Il lupo? Cattivo solo nelle favole

Dalla reintroduzione in Italia alla sua indole aggressiva nei confronti dell’uomo: i falsi miti (da sfatare) sul re del bosco.

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Chi è il lupo?

Intelligente, abile, ammaliante, il lupo (Canis lupus L., 1758) è uno straordinario carnivoro, capace di percorrere grandi distanze, di sopravvivere in ambienti ostili e con risorse alimentari scarse. Prevalentemente notturno, il re del bosco vive all’interno di branchi, caratterizzati da una complessa struttura sociale: si tratta di vere e proprie unità familiari in cui i membri cacciano, difendono il territorio e allevano la prole. Si distingue, inoltre, per la sua gerarchia sociale ben definita, al cui vertice regnano un maschio e una femmina dominanti, nonché unici animali a riprodursi all’interno del branco. Gli altri individui collaborano unitamente e attivamene alla crescita dei cuccioli e alla caccia. È proprio per mezzo di questa complessa struttura sociale che, da un lato, l’aggressività dei membri viene inibita e, dall’altro, vengono assicurate tanto l’intesa quanto l’integrazione tra le componenti. Queste comunicano necessità e stati d’animo per mezzo di un affascinante linguaggio corporeo, associato ad altre tipologie di comunicazioni, perlopiù di natura acustica. Merita menzione, tra questi, il penetrante ed indimenticabile (così viene descritto da chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo almeno una volta nella vita) ululato, emesso dal lupo principalmente per tre ragioni: come verso di socializzazione per mantenere i rapporti all’interno del branco, per comunicare ad altri lupi che il territorio è giù occupato e per trovare altri membri del proprio branco quando si allontanano.


Carnivoro generalista ed opportunista, il lupo è tipicamente una specie che caccia in branco, la cui dieta piuttosto diversificata che può includere animali selvatici, bestiame domestico (in percentuale localmente variabile e generalmente se vi è carenza di prede selvatiche) ma anche frutta, bacche e rifiuti domestici. È caratterizzato da un’innata e distinta prudenza, la quale lascia spazio ad un impressionante coraggio e una marcata aggressività se spinto dai morsi della fame.

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Il lupo in Italia: dove si trova?

Il Canis lupus italicus è presente nel territorio con due popolazioni, l’appenninica e l’alpina; quest’ultima, ha origine da quella appenninica, con la quale continua ad avere scambi, pur presentando esigenze gestionali, situazioni ecologiche e dinamiche di popolazione differenti. Il confine tra le due popolazioni è stato arbitrariamente posto al Colle di Cadibona, dove geograficamente hanno inizio le Alpi. Essendo un animale che tende a spostarsi dipendentemente dalla presenza di predo e altri branchi nel territorio, è impossibile realizzare un censimento accurato. Si stima, però, che la a sua presenza in Italia interessi praticamente l’intera Penisola, dalla Calabria alle Alpi, comprese le zone separate dalla dorsale appenninica principale (Toscana, Lazio e Puglia). La popolazione alpina è in espansione anche grazie a fenomeni di dispersione dalla popolazione balcanica, mentre quella appenninica avrebbe già occupato gran parte dell’area potenziale.

Il lupo cattivo tra favole e disinformazione.

Da sempre antagonista d’eccellenza delle favole dei bambini, nonostante l’avanzamento delle conoscenze scientifiche, l’immagine antica del lupo quale terrore dei boschi continua a permeare la cultura di un elevato numero di persone. Perché accade ciò? La paura del lupo vede la sua motivazione, in primo luogo, alla mancanza di conoscenza e, in secondo luogo, all’inclinazione che ha l’uomo di attribuire delle terminologie prettamente umane ad animali che altro non fanno oltre ad essere quello che sono, con i loro comportamenti tipici, che li caratterizzano e li rendono unici. Il lupo non è un animale “cattivo”, non esistono animali “cattivi” in natura e la sua rappresentazione in quanto tale è, ancora una volta, parte di un vasto immaginario con cui l’uomo, da sempre, tenta di interpretare la natura.

A fortificare questa assunzione (e la tranquillità di chi teme il lupo) vi è l’assenza di casi documentati di aggressioni dell’uomo da parte del lupo: l’ultimo caso, letale e documentato, risale al 1852 nel Nord Italia, epoca in cui i bambini (così piccoli e totalmente indifesi) venivano lasciati a costudire le greggi. D’altronde, se l’aggressività del lupo verso l’uomo non è documentata da tempo, è triste che si continui a dipingere il lupo come animale pericoloso, sottovalutando totalmente le numerose aggressioni (spesso mortali) compiute ogni anno dalla sua “versione addomesticata”, il cane

Chi è il cattivo?

Ancora oggi è diffuso nei confronti del lupo un atteggiamento ostile che produce atti di barbarie come il bracconaggio con lacci, veleno e armi da fuoco e che continua a mietere centinaia di vittime ogni anno. Infatti, sono circa 300 i lupi che, ogni anno, muoiono a causa dell’uomo: almeno uno su due di questi, è vittima di bracconaggio. È importante sottolineare che parliamo di azioni incivili, nei confronti di una specie protetta (dal 1971) da leggi nazionali e direttive comunitarie e poco tollerabili in un paese che si voglia considerare moderno.

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Sfatiamo qualche mito!

Alla luce di ciò che si è detto, in un articolo che ha come obiettivo la rivalutazione del lupo e la tranquillità dell’uomo nei suoi confronti, ecco qualche mito sfatato sul re del bosco.

Primo: i lupi sono stati reintrodotti in Italia.

Falso! Nessun ripopolamento è mai stato effettuato né in Italia né in Europa. Negli anni ’70, il lupo era ridotto a pochi individui isolati nell’Appennino centrale e meridionale. Oggi ha riconquistato spontaneamente gran parte dell’areale originario e si contano circa 1500 esemplari. Inoltre, non dimentichiamo che la presenza del lupo del territorio è strettamente collegata alla disponibilità di cibo e la presenza di altri branchi, motivazioni che lo spingono a percorrere decine di chilometri e colonizzare continuamente le aree in cui vivevano, grazie anche alle leggi di conservazione, al divieto di caccia e all’istituzione dei parchi.

Secondo: i lupi aggrediscono l’uomo.

Falso! Come abbiamo già detto in precedenza, nonostante l’aggressività sia una caratteristica del lupo che impara a placare in branco, non esistono casi documentati di lupi che aggrediscono l’uomo (oltre all’ultimo, risalente alla fine del 1800). Per di più, come la maggior parte degli animali selvatici, anche il lupo teme l’uomo.

Terzo: i lupi mangiano soprattutto pecore.

Anche questo, Falso! Il 90% della dieta di un lupo è costituita da animali selvatici, come cinghiali e caprioli, contribuendo al contenimento della popolazione di questi animali (a loro volta vittime di bracconaggio). Non si può ommettere, però, il carattere opportunistico del lupo in quanto preda: se trova una pecora incustodita, preferisce cibarsi di questa piuttosto che affrontare un cinghiale agguerrito (chi non lo farebbe!).

Quarto (e tristissimo): per difendere la pastorizia e evitare che i lupi aumentino all’infinito è necessario riaprire la caccia al lupo.

Falso! Gravissimo errore: secondo la letteratura scientifica, quando i lupi diminuiscono, gli esemplari rimasti soli, quindi più deboli e meno efficienti nella caccia rispetto ad un intero branco, si isolano, preferendo predare pecore incustodite rispetto a sfidare in totale solitudine un animale selvatico al fine di sfamarsi. Per quanto riguarda “l’aumento infinito”, ricordiamoci che la presenza dei lupi è direttamente legata alla disponibilità di territorio e di prede da mangiare: una volta raggiunta la popolazione ideale interviene la selezione naturale che riequilibra il numero degli esemplari presenti. Inoltre, non dimentichiamo che, all’interno del branco, gli unici membri a riprodursi sono un solo maschio e una sola femmina dominanti.

Non resta che augurare a tutti i nostri lettori-trekker un buon cammino tra la natura. Non dimentichiamoci che il bosco è la casa di tanti animali selvatici, con i loro connotati e le loro inclinazioni: un po’ di informazione pre-cammino, un tono di voce moderato, una buona dose di calma e la debita distanza in caso di incontri ravvicinati renderanno il vostro cammino più sicuro e piacevole, nel rispetto del silenzio dei boschi e dei suoi abitanti.

Buon trekking e… ATTENTI AL LUPO!

Maria Chiara Tribulini

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