Quello che va dal Lago delle scale (o Lago di Fraele) al Monte delle Scale è uno dei percorsi più famosi e frequentati dell’alta Valtellina. Scopri il trekking, l’itinerario e le leggende e legate ai suoi luoghi.

Dove ci troviamo

Questo meraviglioso e famoso itinerario si trova nella Valle di Fraele (o Valle di Cancano), una piccola valle a nord della Valtellina, nella provincia di Sondrio. Questa valle, con una superficie di 53,09 chilometri quadrati e un’altitudine che va dai 2500/600 metri s.l.m, si caratterizza per la presenza di due laghi artificiali, ovvero i laghi del Cancano, alimentati principalmente dalle acque del fiume Adda che lì scorre. Un terzo lago, ovvero quello di nostro interesse, è il Lago delle Scale. Questi laghi hanno alimentato dal 1928 al 2004 la vecchia Centrale idroelettrica di Rasin, situata ad Isolaccia, nella frazione di Rasin (Valdidentro).

Storia e leggende della valle

La Valle di Fraele è una realtà colma di echi storici e leggendari, in quanto fu, in passato, punto nodale nelle comunicazioni fra contea di Bormio, Livignasco, Valle di Monastero e Tirolo. Il toponimo deriva, probabilmente, da “ferratelle” o “fabrelle”, a sua volta da “Faber”, con riferimento alle miniere di ferro per le quali, in passato, la valle era nota.


A simboleggiare la sua storia si ergono possenti le Torri di Fraele, le quali grazie alla loro posizione strategica nell’antica conta di Bormio, sorvegliavano gran parte della valle e permettevano di segnalare tempestivamente eventuali eserciti invasori. Oltre alla storia prettamente legata al territorio e alla relativa difesa, non possiamo non menzionare la leggenda che si nasconde dietro il punto di partenza del nostro itinerario: quella del Lago delle Scale, lago naturale privo di immissario e di emissario, alimentato esclusivamente da sorgenti sublacustri, con un’estensione di circa 53000 mq. Quest’oscura leggenda viene così riportata in Maria Pietrogiovanna (a cura di): “Le leggende in Alta Valtellina – Raccolta di leggende e credenze dell’Alta Valtellina”, dattiloscritto, Valfurva, 27 giugno 1998:

“L’Angelo Nero ed il mostro Ravan altro non erano che aspetti di una sola diabolica creatura, la quale andava dagli abissi alle creste e dalle creste agli abissi, mutando l’aspetto e non la sostanza. Quando le fornaci del ferro sprizzavano scintille, l’Angelo Nero compariva tra il fumo e le maligne faville. Le sue labbra avevano sorrisi che parevano ringhi, la sua ombra batteva sulle pietraie seguita dal corteo degli spettri vaganti e, dove batteva, schizzavano livide fiamme per l’erta oscura. Allora i montanari, che vivevano in quei luoghi, da buoni cristiani benedicevano animali e minerali con l’acqua del Lago delle Scale e l’Angelo si copriva il volto, sbatteva le ali di folgore e si dissolveva nel fumo, risalendo su per le creste e ruinando polvere e ghiaia dai dirupi fino ai mughi sopra il lago.
L’Angelo Nero lasciava dietro di sé una schiera di esseri invisibili pronti ad assalire i cristiani e a trascinarli nella vorticosa corrente del Vallar, dove l’Angelo Nero piombava dalle creste e si trasformava nel mostro di Ravan. Costui era il capo di tutti i geni maligni, nati dai suoi fittissimi peli, ispidi e duri come le setole. Ravan era spaventoso, aveva dieci teste e, dotato di una forza prodigiosa, faceva tremare e sconvolgere le montagne. Era invulnerabile alle maledizioni umane e terribilmente crudele contro chi aveva accettato di servirlo e poi lo aveva disobbedito come Talp (vedi La leggenda di Talp, servitore del mostro Ravan). Ravan o Angelo Nero odiava la luce del sole e rideva come un pazzo scatenato, quando vedeva l’astro calare e scomparire. Allora urlava nei profondi meandri del Vallar, seguito da una torma di giovani tritoni dalla lunga coda e dal dorso dentellato. Costoro avevano il compito di placare i gorghi dell’Adda per calmare la rabbia di Ravan. Le confraternite religiose del tempo, con camice bianco e cappa rossa di Molina e Premadio, sentenziavano che il mostro fosse nato da un uovo fecondato da un innaturale connubio tra un gigante ed un anfibio usciti fuori dai vapori della terra, quando si era formato il Lago della Scale. Altri, invece, dicevano che fosse nato da un uovo autofecondato da un vecchio gallo e covato in un monte di letame, in cui erano concentrati i veleni di tutti i serpenti del mondo. Tutti, però, concordavano che, fosse angelo o mostro, aveva al suo servizio tutti i furfanti che andavano e venivano per il sentiero delle Scale e per la Val di Fraele. Quei furfanti, ad ogni battito del cuore, gli procuravano un mortale per essere sua vittima sacrificale. I furfanti erano mangiatori di anime. Uscivano dalla nebbia e stavano nell’aria, nell’acqua e nel bosco, seminando paure ed angosce e, trascinando animali ed uomini su per le scogliere, li trasformavano in pietre a guardia delle grotte del tuono.”

L’itinerario: accesso e percorso.

Accesso in auto:
Oltrepassata Bormio, ci si stacca sulla sinistra dalla ss. 38 dello Stelvio per immettersi sulla strada che sale al passo del Foscagno per poi scendere a Livigno. Dopo aver superato il ponte allo sbocco della Valle del Braulio, si giunge alla località di Fior d’Alpe Turripiano, dove, appena dopo la chiesa ed una semicurva a destra, si trova, segnalato, sulla destra, lo svincolo per Pedenosso e Cancano. Si sale, quindi, lungo questa strada e ad un bivio si prende a destra (indicazioni per Cancano). Di qui in poi la strada, sempre abbastanza larga ed interamente asfaltata, taglia il bosco di Arsiccio, sopra Pedenosso, portandosi fino ai piedi della muraglia rocciosa sul cui ciglio si affacciano le torri di Fraele; con un’ultima serrata serie di tornanti affronta, quindi, il traverso finale, con tratto in galleria, che termina proprio alle celebri torri. Parcheggiamo poco più avanti, presso il lago delle Scale

Percorso:
Partenza dal Lago delle Scale, ci si incammina seguendo le indicazioni di un cartello che dà il Forte delle Scale ad un’ora e mezza, la Croce delle Scale ad un’ora e 45 minuti e Premadio a 2 ore. Dopo un breve tratto pianeggiante, prendere la sinistra, seguendo le indicazioni di un secondo cartello. Dopo una breve salita, svoltare a destra al bivio. Si inizia così a salire, in un bel bosco di pini mughi, su un sentiero sempre ben marcato, che procede con pendenza abbastanza severa. Pochi i segnavia, rosso-bianco-rossi, con numerazione 174. Dopo diversi tornanti il bosco si dirada e si esce ad un bel pianoro panoramico, nel quale sono state poste due panchine di legno. Ora il sentiero, infatti, sale, con pochi tornanti, portandosi a ridosso di una fascia di rocce che ci separa dall’ampia sella che separa le due cime del monte. Qui piega a destra, passando sotto una grotta naturale nel quale è posta una statua della Madonna. Questo passaggio richiede attenzione dopo un tratto di facile scalinatura su roccia, bisogna attraversare un canalino di minuti sfasciumi e ci si portia, sulla sua destra, ad uno speroncino che il sentiero risale, con passaggio esposto, ma non difficile. Il sentiero, quindi, piega a sinistra, passa sopra il limite alto del canalino di terriccio e sassi malfermi e conduce in vista dell’ampia sella erbosa che divide le due cime del Monte delle Scale. Al bivio prendere la sinistra, lasciando alla nostra destra l’ingresso al Forte del Monte Scale e seguendo il sentiero che, salendo gradualmente, in pochi minuti ci porta alla grande croce bianca della vetta del Monte delle Scale (m. 2497).

Dettagli:

Segnaletica: rosso-bianco-rossi, con numerazione 174
Partenza: Lago delle Scale
Arrivo: Monte Scale
Durata: 1h e 45 min
Dislivello: 570m
Difficoltà: E (Escursionistica)

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Maria Chiara Tribulini