Dopo la fase 2 torneremo in montagna? Non si sa ancora niente, ma si pensa già alla sanificazione di rifugi e strutture e alla prenotazione.

Ph. Sara Grunewald

Sono davvero numerose e variegate le domande poste dagli appassionati di escursionismo: quando potremo tornare in montagna? I rifugi saranno aperti? Si potranno raggiungere i versanti che si trovano al confine di un altro Stato? Come sarà possibile mantenere la distanza di sicurezza in funivia?


“Le montagne sanno aspettare”: noi amanti della natura ce lo siamo ripetuti molte volte, il CAI stesso ha lanciato questo slogan di speranza e unione. Ma come qualsiasi altro settore, l’economia che gira intorno alla montagna deve muoversi. Quando pensiamo alla nostra escursione, ai sentieri e alle nostre vacanze nella natura ci immaginiamo la tranquillità, i paesaggi incontaminati, la solitudine tra i boschi. Eppure, le mete preferite dai trekkers e gli amanti della natura sono spesso affollati e ci si ritrova ad essere tutt’altro che soli e “a distanza”. Per non parlare dei rifugi, che spesso sono organizzati, proprio come gli ostelli, in camerate da 30 posti letto.

“Chi gestisce il rifugio va aiutato”, spiega il presidente del CAI Vincenzo Torti “i prati vicino ai rifugi potrebbero ospitare tende, un suggerimento che permettere al rifugista, che è anche imprenditore, di poter comunque offrire colazione e cena alle persone”. Anche le cucine dei rifugi potranno rivelarsi un problema, così come la sicurezza del personale che in queste strutture lavora.

Ph. Michael Martinelli

Come ripartire dunque?

Le abitudini cambieranno. Sarà un dovere e un diritto di tutti tornare in montagna con intelligenza, prudenza ed attenzione. I sentieri verranno puliti dai volontari del CAI che, ogni anno, curano la manutenzione: non si fermeranno neanche quest’anno, momento particolare in cui la natura ha avuto la possibilità di riprendersi i propri spazi.

La parola d’ordine per gli escursionisti sarà responsabilità: sarà opportuno uscire con ancora più prudenza rispetto a prime, non solo nel rispetto delle distanze, ma anche per la propria incolumità. Evitare zone più “wild” o estreme si rivela una scelta caldamente consigliata, specie per gli escursionisti meno esperti, evitando così di sovraccaricare di lavoro dei soccorsi, impegnati ancora nella lotta al Covid-19. Non si conoscono ancora le eventuali linee guida nel caso in cui la persona da soccorrere (in elicottero, per esempio) risulti positiva.

Ph. Alessandro Ranica

Per quanto riguarda le guide, si stima che ognuna di loro abbia già perso il 30% del proprio reddito, percentuale che potrebbe aumentare al 60% se si conta anche l’estate come periodo di chiusura. Optare per al prudenza e la responsabilità vuol dire anche scegliere di essere accompagnati da una guida nei propri cammini che, nel rispetto delle distanze, (probabilmente il numero massimo di partecipanti alla singola uscita diminuirà) ci accompagna in sicurezza alla scoperta delle nostre amate montagne, dandoci consigli ed evitando spiacevoli inconvenienti.

Nulla è certo sulle Funivie. Quella del Bianco rimane chiusa fino a giugno e non si sa ancora con che regole verrà riaperta. Per quanto riguarda i rifugi, sì alla sanificazione con gli spray ma è molto probabile che sarà necessaria una prenotazione per il pernottamento.

Ph. Samuele Errico Pittarini