Quest’oggi parleremo di pellegrinaggi. Di un’eredità che parte da lontano ed ha radici che hanno segnato la storia dei cammini italiani e non solo.

peregrinationes maiores

 

Peregrini

Nella seconda metà del primo millennio si assistette ad una rinascita sociale e culturale in gran parte grazie al lavoro dei monasteri, nei quali si raccoglievano classici soprattutto greci e latini, e anche documenti riferentisi a resoconti di pellegrinaggi.  Un altro fattore storico si aggiunse poi dopo il mille: il continente europeo entrò in un periodo di relativa pacificazione, per cui le tensioni confinarie vennero ad affievolirsi. Queste condizioni e il diffondersi di una nuova spiritualità, favorirono il desiderio di tanti a muoversi per andare a visitare i luoghi da cui provenivano gli insegnamenti della cristianità.

Questa fu la genesi dei pellegrinaggi in Europa, cioè di quella vera e propria “intrapresa” fatta dal pellegrino. Questo termine deriva dalla costruzione latina andar-per-campi (per agros ire), naturalmente a piedi (allora), oggi estesa anche a chi si reca a luoghi di culto con mezzi vari. Secondo alcuni il primo pellegrinaggio cristiano a Gerusalemme fu quello compiuto dalla madre di Costantino Imperatore. Ma non solo cittadini europei, e non solo i cristiani facevano (e fanno) pellegrinaggi: già i greci antichi si recavano all’acropoli di Atene, a Delfi e in tanti altri luoghi; altrettanto i musulmani e i fedeli delle principali religioni erano soliti recarsi ai loro luoghi di culto.


Nonostante la situazione socio-politica come detto sopra fosse meno pericolosa rispetto ai secoli precedenti, il viaggio era purtuttavia ancora una cosa molto complessa: i costi erano alti e le categorie abbienti potevano permettersi modalità ben diverse, più confortevoli e sicure di quelle che toccavano ai poveri; a volte si vendevano i propri beni per finanziarsi ed era prassi diffusa fare testamento (a volte in favore della chiesa). Si doveva (e si voleva) sottostare ad un cerimoniale (una vera liturgia) piuttosto complicato; particolare cura si riservava alla vestizione basata su elementi fissi, molto simbolici:

  1. Un corto mantello da indossare sulle spalle (detto sanrocchino – dal santo patrono dei pellegrini oppure pellegrina)
  2. Il cappellaccio a larghe tese (petaso)
  3. La bisaccia (scarsella), stretto sacchetto di pelle animale, senza lacci; questo “strumento” era estremamente evocativo: il materiale simboleggiava la mortificazione della carne; la dimensione era coerente con il messaggio di povertà cui il pellegrino doveva orientarsi; la mancanza di legacci di chiusura stava ad indicare che il pur poco che si portava, doveva essere condiviso con i compagni.
  4. Un lungo bastone con puntale metallico (bordone), il terzo piede del pellegrino, ma anche arma di difesa da animali e briganti. 
  5. La credenziale, il più importante dei “signa peregrinationis”. Purtroppo oggi è considerata spesso un raccoglitore di timbri-souvenirs da mostrare poi orgogliosamente agli amici, dopo averla inserita in una bella cornice ed appesa su una parete ben visibile; oppure una specie di tessere sconto (tipo fedelity card di una catena di supermercati). La credenziale era un documento ufficiale, da esibire all’arrivo o al transito nelle frontiere. Serviva ad attestare l’identità del pellegrino e lo scopo del viaggio, distinguendo il pellegrino da ogni altro viaggiatore. 

La benedizione solenne del Vescovo avveniva davanti all’altare delle cattedrali (solo ad alcuni “altolocati”, ai più la benedizione era impartita da un semplice parroco).

Questo accadeva prima della partenza, e al rientro? Il pellegrino si adornava dei segni dell’avvenuto pellegrinaggio, diversi a seconda della meta raggiunta. Chi tornava da Gerusalemme recava con sé un ramo di palma (di qui l’appellativo di “palmieri”). Chi era stato a Santiago aveva la conchiglia. I romei portavano le chiavi o immagini di san Pietro e san Paolo. Al ritorno a casa, il reduce era coperto di tutti gli onori, entrava in una condizione di rilievo sociale. A sottolineare la loro rilevanza i pellegrini vennero cantati dalla letteratura coeva, tra cui le chancons provenzali e la Divina Commedia. Questo comportò una progressiva diffusione della pratica del pellegrinaggio, tanto che nacque anche una produzione di “guide” che offrivano suggerimenti e segnalavano i pericoli del viaggio, sia relativamente ai luoghi che alle situazioni. I pellegrini cominciarono a muoversi in gruppi numerosi, per ridurre l’esposizione ai rischi dovuti a briganti, animali, ospitaleri truffaldini (o peggio). 

Alla motivazione del pellegrinaggio tipicamente spirituale, pian piano se ne aggiunsero altre, più “mondane”. Anche per questo aumentarono a dismisura i numeri, per l’aggiunta ai “devoti” di turisti veri e propri, e persino persone “condannate” ad effettuare un pellegrinaggio. 

Un evento che diede un grande impulso ai pellegrinaggi fu l’istituzione degli anni santi, il primo dei quali fu celebrato nel 1300. Fu un evento davvero epocale: citato da tanti cronisti del tempo, secondo cui oltre 200.000 persone giunsero quell’anno a Roma (Villani). Lo stesso Dante, come detto sopra, lo ricordò.

Infine possiamo dire senza tema di smentita, che i pellegrinaggi hanno influenzato la storia politica e civile europea, contribuendo alla circolazione delle diverse culture nazionali e locali ed alla loro progressiva integrazione (come ogni forma di spostamento solo fisico all’epoca, non essendo la tecnologia d’allora quella che consente la comunicazione esasperata che abbiamo oggi).    

Peregrinationes maiores. 

Detto dei pellegrini, dedichiamoci ora alla loro meta. I luoghi di culto furono diversi, ed aumentarono negli anni. Bastava una reliquia (a volte di dubbia veridicità) e nasceva una nuova meta. Signorotti locali, ma anche autorità religiose, spesso si impegnarono per accaparrarsene la disponibilità al fine di accrescere la propria visibilità e l’interesse per le città ove regnavano. I casi sono infiniti, e molto noti ancora oggi.

In questa situazione di proliferazione di reliquie e mete di pellegrinaggio, cominciò a svilupparsi una sorta di gerarchia, e nacque la definizione di peregrinationes maiores, cioè le più importanti: Gerusalemme, Roma e Santiago di Compostella.

Occorre dire in premessa che l’itinerario per il luogo di culto sarebbe da smitizzare. Fissi il luogo di partenza (la propria dimora di residenza) e il luogo di arrivo (la meta), il percorso era definibile come un fascio (o area) di strade, una “direttrice viaria”. Le antiche strade romane erano spesso andate in disuso e piene di ostacoli, mancando la manutenzione assicurata fino al tramonto dell’Impero. Tanti erano i tracciati, spesso paralleli, che consentivano alternative da scegliere in base ad eventi atmosferici o bellici, alla presenza di ospitalità o di conoscenze amiche. 

    

Il pellegrinaggio a Gerusalemme (e Terrasanta).

Notizie certe di questo pellegrinaggio risalgono al IV secolo. Le stesse basiliche di Gerusalemme e Betlemme hanno caratteristiche architettoniche di fabbriche adatte a ricevere pellegrini. Il flusso si bloccò quasi completamente nel VII secolo, causa la conquista islamica. 

Poi arrivarono le crociate, e nelle fasi favorevoli ai cristiani, ripresero i flussi di pellegrini e la costruzione di nuove strutture di accoglienza. A proteggere i cristiani che viaggiavano dalla costa a Gerusalemme provvedevano i Cavalieri del Tempio, che svilupparono anche in Europa tante “case”.

Per arrivare in Terrasanta si poteva scegliere il percorso terrestre o via mare. Quello via terra si basava sulle consolari romane che ancora garantivano le migliori opportunità. Il più antico di cui ci sono arrivate prove, è l’Itinerarium Burdigalense, il cui nome dipende dal luogo di partenza (Burdigala, oggi Bordeaux). Risale al 333, e narra del pellegrinaggio di un anonimo attraverso la Francia meridionale e l’Italia settentrionale, la penisola balcanica, Costantinopoli e la Siria. 

A differenza di tanti pellegrini d’oltralpe, gli italiani preferivano le molte vie del mare: va ricordato che gli itinerari dovevano basarsi su punti fermi, i ponti e i passi montani; e i grandi fiumi erano ostacoli più duri dei monti, data la scarsità di ponti. Per questo, e per la grande quantità di porti, i nostri antenati sceglievano le acque del mare. Brindisi, Otranto e gli altri porti pugliesi venivano raggiunti soprattutto mediante la via Francigena, precisando che molte erano le strade così identificate che convergevano su Roma, anche se principalmente chi adottava tale percorso provenendo dal nord attraversava gli appennini al passo di monte Bordone. Altri itinerari proseguivano sulla via Emilia verso sud, fino a Bologna e Rimini per utilizzare i numerosi passi del crinale tosco-emiliano e romagnolo, o per imbarcarsi nella stessa Rimini, o ad Ancona. Dopo Roma la strada principalmente utilizzata era la via Appia, la prima consolare romana, che da secoli collegava il mondo ellenico. Spesso i pellegrini aggiungevano una deviazione ad un altro luogo di grandissima devozione: la grotta dell’Arcangelo Michele, a monte sant’Angelo. Dalla Puglia si poteva attraversare l’adriatico e proseguire dalla Grecia via terra, o direttamente arrivare per nave fino alle coste d’Israele. In particolare si può affermare che i viaggi via terra (nei diversi itinerari) erano la maggioranza fino al XII secolo, dopo la via del mare prese il sopravvento. Ciò avvenne anche per la crescita del dominio veneziano sui mari, che consentì lo sviluppo di pellegrinaggi organizzati secondo modalità più commerciali che spirituali.       

 

Il Pellegrinaggio a Roma 

Il devoto che si reca ad onorare la tomba di Pietro, percorre la via romea e prende l’appellativo di romeo. Forse dai primi pellegrini romipeti entrò in voga il concetto secondo cui “tutte le strade portano a Roma”, mentre al tempo delle strade consolari sarebbe stato più corretto dire che “tutte le strade partono da Roma”.

Quanto sopra va ricordato in quanto la viabilità antica (e anche molta della moderna) utilizzava le strade romane, uno dei cardini su cui si costruirono la Repubblica e poi l’Impero romani. 

Per tantissimi anni la principale direttrice che collegava Roma e l’Europa fu la via di Monte Bardone: questo nome era la contrazione di monte Langobardorum, infatti proprio quel popolo sviluppò tale area di strade, che doveva collegare Pavia alla Toscana al centro Italia. Il loro scopo era di avere un corridoio interno alle terre sotto il loro dominio, al sicuro dai bizantini che si trovavano più ad est: venne pertanto abbandonata la Cassia “antica” che passava da Arezzo, appunto in zone molto vicine al confine guerreggiato. Si sappia infatti che gli itinerari di TUTTE le strade hanno subito nei secoli infiniti aggiustamenti, dovuti sia ad eventi atmosferici, orografici, e comunque naturali, ma soprattutto a motivi politici, derivanti dalla scomposizione storica della penisola in tanti stati e staterelli, quasi mai in pace tra loro.

Peregrinationes Maiores

Tornando al passo di Monte Bardone, prima dei Longobardi era poco più di un sentiero, o meglio era una serie di più spezzoni di percorsi locali che, uniti tra loro, consentivano di raggiungere anche luoghi molto lontani. In Toscana infatti proseguiva verso Lucca, la val d’Elsa, Siena e infine Bolsena. Questo riferimento è importante del punto di vista viario perché segna la ripresa, poco a sud dell’omonimo lago, della Cassia “antica” tramite la quale si poteva infine arrivare a Roma. Detto dei Longobardi sono stati però i Franchi a sviluppare definitivamente la via, e anche a darle il nome per cui ancor oggi è famosa (almeno tra i nostri appassionati caminates): via Francigena. Questo popolo aveva necessità più rilevanti di quelle dei loro predecessori, in quanto doveva collegare Roma al nord-ovest dell’Europa. Fu in quegli anni che vi transitò anche il più famoso utilizzatore della via, cioè il Vescovo di Canterbury Sigeric, nel 990. 

Col tempo, come naturale, i percorsi si moltiplicarono, sia di qua che al di là delle alpi. Vennero utilizzati diversi valichi alpini, oltre il Gran San Bernardo si ricominciarono ad usare il Moncenisio e il Monginevro: questi due passi riprendevano la via Domitia (consolare romana!) che, riammodernata, consentiva una comoda percorrenza per Francia del sud e Santiago. In Italia, percorreva la Val di Susa e, dopo Torino, si ricongiungeva con il percorso proveniente dal Gran San Bernardo a Borgo san Donnino (Fidenza).

Queste erano le direttrici viarie provenienti dall’Europa occidentale, ma nei secoli successivi aumentarono i flussi commerciali provenienti dall’Europa centrale, per cui vennero ripresi altri passi, tra cui i Passi del Brennero e di Resia, da cui passava la via Claudi Augusta (consolare romana!). Stessa dinamica ebbero i passaggi appenninici: dopo il Monte Bardone, altri passaggi, più ad ovest e soprattutto più a est, lungo tutta la dorsale tosco emiliana e romagnola, divennero molto utilizzati. Non solo i pellegrini, ma soprattutto i commerci provocarono questa proliferazione di strade; in particolare fu la crescente importanza di Firenze, e dei suoi banchieri, che comportò la rinascita di percorsi est-ovest (la via Cassia, consolare romana!) e di nuovi itinerari nord-sud (tra cui la via dell’Osteria Bruciata, che collegava Bologna, la pianura Padana e Venezia, con Firenze e Roma).

 

I cammini per Santiago

La terza delle grandi peregrinazioni oggi è sicuramente la prima, per notorietà e frequentazione. Nel 2019, ultimo anno prima del sarscovi2, sono andati a ritirare la Compostela quasi 350.000 persone, di cui oltre 28000 italiani. Ricordo alle ultime due persone che non lo sanno, che la compostela è il certificato di avvenuto cammino (almeno gli ultimi 100 km) ed è rilasciato dalla oficina del peregrino, a Santiago. Poiché non tutti coloro che arrivano a Santiago passano a ritirarla, poiché non tutti percorrono gli ultimi 100 km. in quanto fanno il cammino a “rate” in più anni, poiché ci sono spesso degli accompagnatori dei pellegrini pedestri, i numeri dei frequentatori del camino sono molti di più: c’è chi parla di un “giro” ben superiore al mezzo milione. E non si fa fatica a capirlo dal fatto che ogni anno aumentano ospitales e altri servizi 

Abbiamo detto sopra che sono molti gli italiani che percorrono il cammino di Santiago (siamo secondi solo agli spagnoli) e questa è una tradizione millenaria. Già il codex calestinus cita pellegrini provenienti da ogni stato italiano. Le strade percorse dagli italiani erano naturalmente diverse: la francigena era naturalmente una delle più importanti, ma non era l’unica. Si arrivava ai passi delle alpi occidentali per poi raggiungere la via tolosana, e di qui ai Pirenei, attraversati a Roncisvalle ma, soprattutto a Somport. Gli abitanti del centro Italia però a volte raggiungevano i suddetti passi alpini dopo aver attraversato l’appennino mediante passi più a est del m. Bardone, per esempio dalla via del Giogo, per la quale scendere a Bologna, o ancora dalle vie casentino-romagnole (p. Serra) e percorrere la via Aemilia fino a Fidenza. Altro itinerario era quello della costa ligure, che si raggiungeva dalla francigena. Questo per quanto riguarda i percorsi terrestri dei pellegrini a piedi. Ma molti, per guadagnare tempo, si imbarcavano dai porti della Toscana e arrivavano in Spagna via nave.

Peregrinationes Maiores

Ma come nacque la tradizione del cammino? Ben prima del 1000 un galiziano venne svegliato da bagliori notturni simili a stelle che gli indicarono un luogo ove trovò il corpo decapitato di san Giacomo, uno dei 12 Apostoli, evangelizzatore della Spagna e delle terre d’occidente “fino alla fine del mondo”. Il luogo venne chiamato “campo delle stelle”, vi si costruì una prima chiesa, poi distrutta dagli arabi che in quel tempo dominavano la Spagna. Ricostruita, divenne luogo di pellegrinaggio cristiano e simbolo della resistenza religiosa agli arabi che terminò con la “reconquista” dell’intera penisola iberica. Il pellegrinaggio a Santiago perse attrattività per alcuni secoli, ed è ritornato in auge negli anni ottanta del secolo scorso: alcuni fatti possono definirsi come concause di ciò. 1- Il parroco del Cebreiro cominciò a spennellare frecce gialle in ogni muretto del nord della Spagna. 2- furono scritti libri e girati film (Coelho – Bunuel). 3- soprattutto Paolo Giovanni II che chiamò ragazzi da tutto il pianeta alla giornata mondiale della gioventù. Oltre questi fattori una intelligente politica spagnola che ha intuito le potenzialità di sviluppo economico che il cammino aveva. Investirono sia lo stato nazionale che tutte le regioni attraversate (soprattutto la Galizia), furono veicolati forti investimenti europei sulla promozione e sulla realizzazione di attività e servizi: segnatura e manutenzione perfette, creazione da parte dello stato e delle istituzioni religiose di ospitalità distribuite su tutto il territorio, cui negli ultimi anni si sono aggiunte imprese private che hanno moltiplicato tali strutture su tutti i cammini. Anche i servizi di ristorazione sono aumentati in quantità e qualità; il trasporto zaini, inizialmente gestito dal Correos (le poste) in modo molto efficiente e professionale è oggi fornito anche da tantissimi taxi mochilla privati. Infine i prezzi, di tutti questi servizi, sono estremamente bassi, inconfrontabili con quelli che vengono praticati (quando ci sono) negli altri paesi europei, Italia compresa. Circa la metà dei pellegrini arrivano a Santiago per la via cosiddetta “francese”, cioè la direttrice più classica, ma oggi i cammini diretti a Santiago sono diversi, tra ufficiali e spontanei, e costituiscono un reticolo che copre tutta la Spagna, tutti col nome di Camino di Santiago, per sfruttare il “brand”. Efficienza organizzativa ed economicità sono i due fattori che si sono aggiunti alla suggestione spirituale che ha permeato il cammino per secoli, facendolo diventare un fenomeno mondiale.

Mentre oggi è normale prendere aeri e treni per arrivare al luogo individuato come punto di partenza, i pellegrinaggi antichi si facevano partendo dalla propria abitazione (v. sopra). A titolo di mero esempio, segnalo il mio ultimo itinerario per Santiago: da Pavullo (MO), ho raggiunto il crinale tosco emiliano, sono sceso ad Aulla, di qui a Sarzana; ho attraversato tutta la costa ligure e la costa azzurra, sono risalito ad Arles (con Avignon e Nimes) e imboccato come gli antichi la via Tolosana. Dopo Lourdes sono salito al passo di Somport arrivando in Spagna e intrapreso il camino Aragones (poi il francese, il salvatore, il primitivo e proseguito dopo Santiago con il Finisterre: tot 2400 km).