Il dibattito sulla scelta di Cristopher McCandless di abbandonare le proprie certezze e vecchia vita per partire all’avventura nelle terre dell’Alaska è destinato a rimanere aperto per l’eternità. C’è chi ritiene che Chris sia un eroe, simbolo di autodeterminazione, libertà e indipendenza; altri lo ritengono un incosciente che ha pagato con la vita la leggerezza tipica di un ragazzo che si dichiara stanco della società. Ad ogni modo, la sua storia raccontata da Jon Krakauer nel libro “Into the Wild” e da Sean Penn nell’omonimo film ci ha fatto battere il cuore a mille. Ci siamo emozionati, immedesimati, lo abbiamo maledetto ed invidiato. E forse quel suo senso di insoddisfazione causato da standard imposti, apparenze, radici, vita artificiosa e priva di avventura lo abbiamo provato anche noi.

Chi è Christopher Johnson McCandless?

Christopher Johnson McCandless, Chris per gli amici, era un ragazzo di buona famiglia cresciuto in un ricco sobborgo di Washington DC. Nell’estate del 1990, dopo essersi laureato decide di abbandonare tutto, famiglia, casa, soldi, persino il suo nome e, dopo aver donato in beneficienza i 24 mila dollari che aveva sul conto, abbandona l’auto con buona parte dei suoi beni personali e inizia la sua avventura. Attraversa gli Stati Uniti e, nel 28 aprile 1992, imbocca lo Stampede Trail, nel Denali National Park, nel cuore della taiga dell’Alaska.


Qui vivrà in completa solitudine per oltre tre mesi dormendo in un autobus abbandonato che ribattezzò “Magic Bus”, lo stesso in cui morì intorno al 18 agosto 1992, a soli ventiquattro anni.

Sulle cause della morte di Chris sono state formulate diverse ipotesi. L’unica certezza che è rimasta dopo la sua morte quella legata ad un breve messaggio d’addio, colmo di positività: “Ho avuto una vita felice e ringrazio il Signore. Addio e che Dio vi benedica!”

Non sapremo mai se Chris abbia trovato ciò che cercava nella sua solitudine e lontano dai comfort, se abbia vissuto delle esperienze, durante quei tre mesi, che possano realmente giustificare la morte prematura, se nonostante i 30 chili del suo corpo Chris si sentisse appagato e sazio di vita. Quello che sappiamo e che nessuno potrà mai negare è che la sua storia ha toccato il cuore di tantissime persone che per lui si sono emozionati ed in lui si sono riconosciuti.

Piuttosto che esprimere opinioni e giudizi sulla sua scelta, vi lasciamo un breve pensiero scritto da Krakauer e, probabilmente, balenato della giovane mente di Chris:

“C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo.”

Perché si è deciso di rimuovere il Magic Bus?

Il Magic Bus in cui Chris trascorse gli ultimi momenti della sua breve ma intensa esistenza è rimasto lì immobile nel parco nazionali di Denali, circa 382 chilometri a nord di Anchorage, in Alaska. Simbolo di libertà e icona etera della fuga dalla società moderna, il pulmino era diventando una meta di pellegrinaggio troppo pericolosa. Per raggiungerlo, infatti, era necessario attraversare il fiume Teklanika e raggiungere l’area selvaggia in condizioni atmosferiche imprevedibili.  La pericolosità del percorso ha provocato la morte di diversi avventurieri e numerosi sono stati gli interventi di soccorso. Proprio per questo motivo, dopo aver bocciato l’idea della costruzione di un ponte per favorire il passaggio dei fan di Into The Wild, lo Stato dell’Alaska ha deciso di rimuovere l’indimenticabile bus.

Le operazioni sono state coordinate dal Department of Natural Resources e condotte dai militari dell’Alaska Army National. Dopo aver disboscato l’area adiacente al Magic Bus i soldati della Guardia Nazionale hanno sollevato il bus e l’hanno trasportato aHealy, dove ora è sotto la custodia e la responsabilità dello Stato dell’Alaska. Nel corso delle operazioni è stato anche recuperata e consegnata alla sua famiglia una valigetta con effetti personali di Chris McCandless dal grande valore affettivo.

Si conclude così la permanenza del Magic Bus nelle terre selvagge dell’Alaska. Il suo ricordo, però, rimarrà. Ne ricorderemo i colori, le sue ruote bucate, le lamiere fatiscenti e arrugginite, simbolo di avventura, storia e libertà.

Cammini d’Italia
Maria Chiara Tribulini