Trekking e Disabilità sono da sempre due concetti che hanno trovato poco da condividere: forse perché si è
sempre pensato che coloro che convivono con una situazione di difficoltà fisica o cognitiva siano preclusi da
tutta una serie di opportunità che il mondo offre, tra queste quella dell’arte più antica: camminare.
E fino al 2012 è stato cosi anche per Pietro Scidurlo, ragazzo ribelle e paraplegico dalla nascita a causa di un
errore medico, in cerca di risposte o di quell’unica risposta che non gli permetteva di condurre una vita
come gli altri: “Perché doveva capitare proprio a me?!”.
Nell’agosto di quell’anno però cambia tutto, forse anche a sua insaputa. Parte e percorre con la sua handbike quasi 1000 chilometri lungo il Cammino di Santiago.
Ero alla ricerca di qualcosa, ma non sapevo cosa; e prima che potessi trovarla, lei trovò me”.
Nel punto più alto del percorso si ritrova a fare ciò che lui definisce “le tre P”: ossia pedalare, piangere e
pregare. Ecco come ciò che doveva essere un lungo trekking in bici si trasforma in un’occasione per Pietro
Scidurlo di rinascita. Il cammino verso Santiago De Compostela lo ha rifatto altre tre volte, non pensando
più ai suoi limiti ma a tutto quello che poteva fare nonostante questi. Alle opportunità che comunque
poteva cogliere.
Partendo non ho trovato una risposta ma una strada da seguire”.
Dalla sua esperienza nasce la guida “Santiago per tutti” (di cui è autore assieme a Luciano Callegari, di
Terre di Mezzo Editore) con tre itinerari possibili: quello storico, quello adatto per le carrozzine da fuori-
strada e quello asfaltato. È la prima guida europea (probabilmente anche al mondo) destinata anche a
“persone con esigenze specifiche” anche se ognuno di noi, in un modo o nell’altro, ha le proprie necessità.
Anche chi vede nella disabilità un limite, ha un altro tipo di handicap, dato dal pregiudizio e dalla paura di
ciò che non si conosce.
Il grande Maestro Ezio Bosso – con disarmante ironia – disse: “Sono un uomo con una disabilità evidente in
mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”.
Ed è proprio dopo il primo cammino che concepisce – assieme all’amico Haitham Gaber – l’idea di Free
Wheels (www.freewheelsonlus.com): un’associazione che aiuta tutte le persone a intraprendere
esperienze di cammino lungo gli itinerari della Fede e della Cultura di cui la nostra Europa è disseminata; e
un messaggio importante porta con se lungo queste vie: “le barriere più grandi sono quelle della mente”.

Free Wheels, Weekend per tutti all’Andirivieni di Sala Biellese. Foto di A. Conte (Movimento Lento)

Free Wheels, Weekend per tutti all’Andirivieni di Sala Biellese. Foto di A. Conte (Movimento Lento)


Free Wheels, Via Francigena tra Radicofani e Ponte a Rigo. Foto di A. Guerrini (ostello di Ponte a
Rigo)

Cammino di Santiago, Galizia. Foto di B. Scidurlo (Free Wheels)

Guida al Cammino di Santiago per tutti di Terre di Mezzo Editore

Free Wheels, dopo aver sviluppato un protocollo sulla base dell’esperienza di camminatore di Pietro e facendosi le ossa proprio durante la mappatura del famoso pellegrinaggio spagnolo, diventato poi il cameo dell’associazione grazie a Terre di Mezzo, ha perfezionato un approccio all’itinerario culturale capace di
rendere questo viaggio un’esperienza per tutti, a piedi o in bicicletta (declinate a carrozzina o special bike
per persone a mobilità ridotta).
Grazie al loro know-how, da allora ad oggi, più di 10000 mila persone li hanno contattati per realizzare un grande sogno: percorre un cammino in autonomia ponendo però al centro i loro specifici bisogni. Ebbene si
perché – come esordirà poi un altro grande esploratore che guiderà Free Wheels lungo la Ciclovia Francigena nel 2016, Giancarlo Cotta Ramusino (Girumin, anch’egli autore di Terre di Mezzo) – una persona con esigenze specifiche non può porre al centro il viaggio, non può camminare nel “dove”, ma deve camminare nel “come”. Certo perché un tale viaggiatore non dovrà pensare al percorso che sta per affrontare, ma in primis a come poter affrontare ciò che lo aspetta.
Tanti sono negli anni stati i mentori che si sono avvicinati a Free Wheels: forse per la spiccata capacità di coinvolgimento che Pietro esercita, forse per il tema di certo innovativo, forse per filantropia al fatto che “i cammini devono essere un’esperienza per tutti”.

Di recente lo scrittore Fabrizio Pepini – parlando di loro – scrisse come piantare alberi per permettere ad altri di godere dell’ombra fosse una gran bella cosa. Di fatto, studiare il territorio per georeferenziare nuovi
percorsi e varianti, nonché servizi e strutture ricettive capaci di offrire ospitalità di qualità anche a persone con esigenze specifiche è ciò che fa Free Wheels.
Con questo metodo, oltre al Cammino di Santiago (cammino francese) e al Cammino di Finisterre (entrambi inclusi nella guida di Pietro Scidurlo e Luciano Callegari (pellegrinando.it), Free Wheels ha portato la sua
attenzione anche su altri cammini dove è stato fatto un lavoro più o meno capillare:
Cammino di San Benedetto: tracciatura e mappatura di un percorso completamente asfaltato
Via Francigena toscana: mappatura delle criticità nelle ospitalità religiose e municipali
Via Francigena laziale: mappatura delle criticità lungo il percorso ufficiale
Via Francisca del Lucomagno: tracciatura di un percorso completamente asfaltato
Via di Francesco (da Firenze ad Assisi, in fase di sviluppo): tracciatura e mappatura di vari percorsi
Su quello che è il panorama odierno dei cammini in Italia, tutto ciò è solo una piccola goccia ma sono
sempre di più le realtà che contattano Pietro Scidurlo e Free Wheels per pensare ad una nuova forma
d‘approccio agli itinerari, più inclusiva, che introduca concetti come accessibilità e fruibilità universale
come perni determinanti di una progettazione.
Si parla troppo spesso di come l’itinere di camminatori con esigenze specifiche rappresenti un’impresa, e
purtroppo in alcuni casi direttamente dalle bocche dei protagonisti, come dipingersi dei di un olimpo che
non esiste. “Personalmente – dice Scidurlo – penso che la vera impresa non sia tanto percorrere il cammino,
quanto fare di tutto per permettere ad altri di compiere la medesima esperienza. Purtroppo, o per fortuna,
non siamo tutti uguali e quando leggo di persone che si lodano e si imbrodano in questo modo penso solo
che il loro cammino sarà ancora molto lungo”.
Ruolo fondamentale in questo lungo cammino verso una cultura più inclusiva lo ha la Comunicazione. Un
bel progetto, un cammino fruibile a tutti, se non raccontato rimane di chi l’ha tracciato. Ma un costruttore
di cammini, oggi li chiamano così, se non per il prossimo per chi traccia un itinerario? Per questo il ruolo dei
media diventa anch’esso fulcro insostituibile. Radio Francigena, Movimento Lento, NoisyVision onlus sono
di certo tra le prime realtà che hanno creduto in questa visione. Ma a ruota si susseguono tantissimi altri
nomi di autori di guide – colleghi di Pietro Scidurlo – giornalisti, camminatori fino ad arrivare al MIBACT, che
per la prima volta ha inserito <<l’accessibilità>> nel Piano Generale del Turismo. Per questo oggi, anche noi
di Cammini d’Italia, troviamo giusto iniziare a parlarne.
Si sta forse finalmente comprendendo che “un camminatore con disabilità è un camminatore”. Ora sarà
difficile girarsi dall’altra parte anche se siamo certi che “il vizietto” qualcuno non lo perderà, ma
innumerevoli sono le conferme d’interesse su questo tema che giungono dai tanti cammini che si snodano
dalla Valle D’Aosta alle Isole Sicilia e Sardegna perché – come diceva Christopher McCandless – “la felicità è
autentica solo se condivisa”.
E quando chiediamo a Pietro se è felice e realizzato la sua risposta è “Si, ma quando cammino lo sono di
più, anche perché oggi lo faccio con la mia Giulia che ha scelto di camminarmi accanto ogni giorno”.

Pietro e Giulia giungono a San Pietro durante il cammino per “A Ruota Libera”. Foto di V. Muscella
“A Ruota Libera – la valorizzazione del cammino spirituale della via Francigena laziale”, progetto
cofinanziato dal POR FESR Lazio 2014/2020 azione 3.3.1 b – codice CUP F64B20000020007, di M.
Neri. Partner: Area Comunicazione e Informatica s.r.l, Land Comunicazioni s.r.l. e Forma-Tec s.r.l. in
collaborazione con Free Wheels