I bastoncini da trekking sono uno strumento indispensabile per i camminatori. Vediamone i vantaggi ma soprattutto capiamo come utilizzarli al meglio.

In principio c’era l’alpenstock (e c’è ancora, per i patiti dell’attrezzatura vintage). Per i più giovani che non lo hanno mai visto, era un bastone di legno, con punta di metallo e un’impugnatura di osso a forma di forcella, che poteva servire anche per appoggiarci il fucile in dotazione alle truppe alpine.

I tempi per fortuna cambiano, e all’attrezzo militaresco dagli anni ‘90 si è sostituita la coppia di bastoncini telescopici in alluminio o in fibra di carbonio. Fin dai loro esordi, i bastoncini da trekking hanno avuti sostenitori e detrattori, ma i vantaggi sono di gran lunga superiori a qualunque aspetto negativo.

Bastoncini da trekking
Bastoncini da trekking

Foto di Carlo Cassani

Vediamo in quali modi possono esserci utili in cammino:

  • Equilibrio. Sono fondamentali, soprattutto in discesa, per evitare le cadute, che possono capitare anche ai più allenati e dotati di buon equilibrio: la radice sporgente sotto le foglie, una lastra di ghiaccio, il sasso viscido sono insidie piuttosto comuni, e possono avere serie conseguenze sul nostro cammino, obbligandoci a una sosta forzata o a ricorrere all’assistenza medica. Puntare i bastoncini dà sicurezza e quattro punti di appoggio sono meglio di due. I detrattori – non senza ragione – sostengono che a forza di camminare con una protesi, la nostra capacità di stare in equilibrio un po’ si perde. Consapevoli di questo, il segreto sta nell’utilizzo ragionato di questa attrezzatura: indispensabile su terreno sconnesso o quando siamo stanchi, possiamo decidere sul loro utilizzo o se tenerli chiusi nello zaino se la strada non presenta difficoltà.
  • Scarico del peso. I bastoncini ci aiutano a faticare di meno e a sottoporre le giunture delle gambe a una minore sollecitazione. Usati correttamente consentono di scaricare sulla braccia almeno il 30% del carico che di norma sopportano le gambe e la schiena. E questo vale sia per la salita, sia per la discesa.
  • Forza. Quando camminiamo con i bastoncini è attiva anche la muscolatura delle braccia e del torso. La posizione delle braccia migliora la circolazione e facilita la respirazione. Camminare diventa così un esercizio completo, che rafforza il corpo in modo più armonioso.
Bastoncini da trekking
Bastoncini da trekking

Foto di Roberta Ferraris

Occorre, tuttavia, impugnarli e utilizzarli in modo corretto. L’altezza va regolata in questo modo: 

  • In posizione eretta, si lascia il braccio rilassato lungo il fianco, per poi piegare il gomito e alzare l’avambraccio in modo da formare un angolo di 90 gradi con il braccio. Su questa misura si regola l’altezza del bastoncino. L’avambraccio rimane in posizione orizzontale e parallelo al terreno. 

Durante la camminata, bisogna consapevolmente scaricare il peso, appoggiandoci e facendo forza sui bastoncini. Non basta tenerli in mano e puntarli delicatamente sul terreno. In questo modo il rischio è quello di non controllarli bene, e che finiscano in mezzo alle gambe facendoci inciampare. Questa è un’altra delle controindicazioni che sostengono – non del tutto a torto – i detrattori.

In cammino con i bastoncini da trekking dobbiamo immaginare di essere quadrupedi, spingendo in salita anche con le braccia, come fossero zampe, e frenando in discesa come farebbe un agile stambecco.

ROBERTA FERRARIS

Nata in vista del Monte Rosa, ha mosso i primi passi saltando di sasso in sasso lungo le sponde del fiume Sesia.
I suoi studi sono stati intensi ma irregolari, tra Italia e Stati Uniti. Ha fatto lunghi viaggi a piedi soprattutto in Italia.
Grazie alla conoscenza capillare del territorio collabora dal 1994 per vari editori e con Touring Editore dal 1999. È autrice di numerose guide turistiche ed escursionistiche e di racconti di viaggio.
Ha scritto anche di cucina e di stili di vita sostenibili. Contribuisce ai suoi lavori editoriali anche con foto e illustrazioni botaniche. Dal 2014 è guida ambientale escursionistica della Regione Piemonte e accompagna gruppi in prevalenza stranieri, a conoscere luoghi e cultura del nostro paese. Vive in Alta Langa, in una cascina isolata in collina.

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