Buona parte del Paese è ancora confinato in casa e ci sono consentite solo brevi passeggiate nel nostro comune. Passerà, e bisogna essere pronti a ripartire. Vogliamo essere ottimisti e per questo vi diamo 4 buoni motivi per fare il Cammino d’Oropa. Infatti, questo è un cammino per tutti, anche per chi non ha mai camminato molto prima d’ora, e soprattutto per chi è stato fermo per oltre un anno.

Il Cammino di Oropa si articola in quattro tappe, nessuna delle quali presenta difficoltà, e porta dalla pianura del riso di Santhià ai 1200 metri del Santuario di Oropa, nelle Alpi Biellesi. Siccome le tappe sono quattro, vi diamo quattro buoni motivi per mettervi in cammino, appena le normative lo consentiranno.

I buoni motivi per scegliere il Cammino di Oropa sarebbero anche molti di più, ma li lasciamo scoprire a voi …

  • Un’esperienza alpina. Si sa, i dislivelli a volte spaventano, e scartiamo i sentieri di montagna per la paura della salita. Il Cammino di Oropa ha dislivelli accettabili e attraversa un territorio di media montagna, dolce e domestico, tra boschi, prati, antiche cascine. Si cammina infatti prevalentemente sulla Serra d’Ivrea, la più estesa morena laterale in Europa, lascito dell’epoca glaciale. Arrivati a Oropa, lo scenario è quello di una cerchia di monti tutta ben oltre i 2000 metri. Si potrà respirare a pieni polmoni l’aria fine e frizzante della montagna e bere alla fontana cinquecentesca del Burnell, attingendo con i cassuij, ossia i caratteristici mestoli di ferro, l’acqua ghiacciata.
Quattro buoni motivi

Foto di Valeria Janno from Pixabay

Quattro buoni motivi

Monte Mucrone, foto di Sacri Filippo

  • Il lato spirituale. Il cammino tocca alcuni luoghi importanti per la fede. L’arrivo al Santuario di Oropa è solo l’ultimo passo. Già nella seconda tappa si passa dal monastero di Bose, fondato da Enzo Bianchi nel 1965. La comunità, formata da religiosi di varia provenienza, si ispira ai principi dell’ecumenismo, e si impegna per l’unità dei cristiani. Il monastero è anche una fiorente e operosa azienda agricola, e vi si coltiva, oltre all’orto e al frutteto, anche tanta bellezza. Una breve deviazione da lì porta alla chiesa romanica di San Secondo, isolata nella campagna e sede di suggestivi concerti serali di musica antica a lume di candela. La terza tappa si conclude al settecentesco Santuario di Graglia, un luogo di pace e silenzio che vi accoglie nella sua foresteria.
  • Un cammino di bellezza. Ora dopo ora, si cammina immersi nel paesaggio, in vista del lago di Viverone o della cima innevata del Mucrone, nel bosco o tra i prati. Man mano che ci si alza di quota, la vista spazia sulla Pianura Padana. Ma l’attrattiva, per chi ama l’arte, è il grandioso complesso del Santuario di Oropa, iscritto nel Patrimonio dell’umanità dell’Unesco tra i Sacri Monti di Piemonte e Lombardia. Fondato nel IV secolo, secondo la leggenda, da Sant’Eusebio vescovo di Vercelli, sorse molto probabilmente sul luogo di un tempio pagano. Nella chiesa antica si venera la statua della Madonna nera, opera trecentesca di un anonimo scultore valdostano. L’area sacra è racchiusa dal chiostro e dagli edifici riservati ai pellegrini (ma c’è anche il lussuoso appartamento reale dei Savoia).
  • Qualcosa di buono. La cucina biellese è semplice ma utilizza al meglio i prodotti della montagna. All’arrivo a Oropa il piatto da assaggiare è la polenta concia, cioè abbondantemente condita di burro e formaggio, la toma biellese. Altri piatti hanno nomi indubbiamente strani, come il riso “in cagnone”, anche lui a base di grassi formaggi, o la frittata “rognosa”. Nessun timore, l’uovo è mescolato con gustosi pezzetti di salame: un piatto ideale anche da asporto, durante il cammino. Non manca il vino, in particolare l’Erbaluce di Caluso, prodotto sulle colline affacciate al lago di Viverone. Infine qualcosa di dolce: i torcetti della Serra biellese, le paste di “meliga”, cioè di farina di mais, e i canestrelli biellesi, sorta di grosso wafer ripieno di cioccolato fondente.
Quattro buoni motivi

Foto di Cristian Giordano from Unsplash

Se non vi sono ancora bastati questi quattro buoni motivi per programmare il Cammino di Oropa, un breve video di Sara Massarotto, che l’ha percorso, vi potrà ispirare.

Buon Cammino! 

ROBERTA FERRARIS

Nata in vista del Monte Rosa, ha mosso i primi passi saltando di sasso in sasso lungo le sponde del fiume Sesia.
I suoi studi sono stati intensi ma irregolari, tra Italia e Stati Uniti. Ha fatto lunghi viaggi a piedi soprattutto in Italia.
Grazie alla conoscenza capillare del territorio collabora dal 1994 per vari editori e con Touring Editore dal 1999. È autrice di numerose guide turistiche ed escursionistiche e di racconti di viaggio.
Ha scritto anche di cucina e di stili di vita sostenibili. Contribuisce ai suoi lavori editoriali anche con foto e illustrazioni botaniche. Dal 2014 è guida ambientale escursionistica della Regione Piemonte e accompagna gruppi in prevalenza stranieri, a conoscere luoghi e cultura del nostro paese. Vive in Alta Langa, in una cascina isolata in collina.

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