Camminare a Roma: Dove?

Amici francigeni! Avete già percorso i 1000 chilometri dal passo del Gran San Bernardo a Roma? La notizia (ma non è una novità) è che la Via Francigena continua verso sud, fino a Santa Maria di Leuca, la nostra Finis Terrae, dove i pellegrini del passato si imbarcavano verso la Terrasanta.

Anche se la stagione non è propizia ai lunghi viaggi, nulla vieta che si possa cominciare a esplorare il percorso, già tracciato e quasi interamente segnato. Inutile dire che anche sul tratto meridionale della Via, le cose da vedere e per cui emozionarsi sono davvero tante, a cominciare dai primi passi e dalla prima tappa.

Il suggerimento di oggi è una gita fuori porta, sia per chi a Roma ci vive, sia per chi può prendere un treno e, in giornata o in una fine settimana, organizzare una visita alla capitale fuori dai siti più affollati e dal circuito turistico internazionale.

  1. La prima cosa da fare è scaricare la traccia della prima tappa, Roma – Castel Gandolfo, dal sito ufficiale della Via Francigena. Il percorso prende le mosse dalla fine dell’ultima tappa della tratta settentrionale, quindi da piazza San Pietro. Chi arriva con il treno alla stazione Termini, farà un percorso alternativo, seguendo via Cavour, finché a destra non appare, alla fine di via Annibaldi, nientemeno che il Colosseo. 
  2. Dedicato qualche minuto di contemplazione al monumentale Anfiteatro Flavio e alle vestigia dei non lontani Fori Imperiali, riprendiamo il cammino. Ebbene sì, ci siamo ricongiunti al percorso ufficiale, ed è proprio verso l’arco di Costantino che bisogna andare, calcando anche tratti di basolato romano. Nemmeno sembra di essere in città: il percorso è pedonale lungo la via di San Gregorio, ombreggiato da maestosi pini. A destra, dove si intravedono possenti rovine tra la vegetazione, si trova il colle Palatino, dove sorse il primo insediamento di Roma.

3. Alla fine della via, ecco l’impatto con il traffico, proprio di fronte al Circo Massimo, ma è qui che si trovano già i primi segnavia, che portano ad attraversare un’altra grande area verde, su sentiero, parallelo a viale delle Terme di Caracalla. Siamo già fuori dalla città di epoca repubblicana, poco oltre la porta Capena, e già sulla via Appia Antica. La Regina Viarum, la più famosa delle vie consolari, fu tracciata dal censore Appio Claudio Cieco nel 312 a.C., e fu conclusa nel 190 a.C., quando raggiunse Brindisi.

4. Superate le terme di Caracalla, e un altro snodo viario trafficatissimo, imbocchiamo via di Porta San Sebastiano. La strada è piuttosto stretta e quasi interamente priva di marciapiedi. Si cammina su sconnessi sampietrini, lungo alti muri che nascondono giardini invisibili, o anche le prime tombe romane che sorgevano lungo le principali direttrici viarie. Al civico 9 c’è l’ingresso del sepolcro degli Scipioni, tomba di famiglia della gens Cornelia, tra le più illustri del patriziato repubblicano.

5. Eccoci dunque a porta San Sebastiano, e alle mura aureliane del III secolo. Allora era porta Appia e, infatti, è qui che imbocchiamo, seguendo i segnavia biancorossi, via Appia Antica. La via è stretta, chiusa su entrambi i lati da alti muri coperti di edera e ombreggiata da altissimi pini. Peccato per il traffico, che obbliga a stare addossati al muro, lungo un esile marciapiede. Sono solo 800 m e poi tutto cambia. Al civico 60 c’è un punto informativo del Parco regionale dell’Appia Antica, e anche un bar, unico punto di ristoro lungo il percorso. Poco oltre, alla chiesa del Domine Quo Vadis, siamo a un quadrivio: a destra si diparte la via Ardeatina, a sinistra prosegue la Via Appia Antica, al centro un cancello aperto e l’indicazione per le catacombe di San Callisto. È lì che dobbiamo andare.

6. La strada sale su un dosso prativo che ricorda più una collina toscana che una periferia di città. Sparsi edifici rurali e filari di cipressi  accompagnano verso l’ingresso delle catacombe sorte alla fine del II secolo. Si estendono al di sotto della collina su 15 ettari, con uno sviluppo delle cripte di circa 20 chilometri! La strada scende e si ricongiunge con l’Appia Antica, un rettifilo a perdita d’occhio, lungo cui si alternano vetuste mura e ombrosi giardini. E incredibili monumenti della Roma antica, sparsi tra i prati. A sinistra, ecco la villa di Massenzio e poco oltre il mausoleo di Cecilia Metella, monumento simbolo della Via Appia. 

7. Ancora pochi passi e i sampietrini lasciano il posto al basolato, larghe pietre levigate dal passaggio, e su entrambi i lati svettano, semidistrutti, altri monumenti sepolcrali. E il rettifilo prosegue, ormai nella campagna romana, bordato da cipressi e pini monumentali. In tutto, da porta San Sebastiano alle Frattocchie, sono 15 km senza un accenno di curva. La tappa completa, lunga 26 km, richiederebbe una giornata piena, e con  molte ore di luce. Si può rientrare verso il centro di Roma in due punti: da via Erode Attico, con il bus 765 fino alla fermata della metro di Arco di Travertino, oppure da via di Cecilia Metella, poco oltre il mausoleo, con il bus 660, sempre fino ad Arco di Travertino.

Roberta Ferraris

ROBERTA FERRARIS

Nata in vista del Monte Rosa, ha mosso i primi passi saltando di sasso in sasso lungo le sponde del fiume Sesia.
I suoi studi sono stati intensi ma irregolari, tra Italia e Stati Uniti. Ha fatto lunghi viaggi a piedi soprattutto in Italia.
Grazie alla conoscenza capillare del territorio collabora dal 1994 per vari editori e con Touring Editore dal 1999. È autrice di numerose guide turistiche ed escursionistiche e di racconti di viaggio.
Ha scritto anche di cucina e di stili di vita sostenibili. Contribuisce ai suoi lavori editoriali anche con foto e illustrazioni botaniche. Dal 2014 è guida ambientale escursionistica della Regione Piemonte e accompagna gruppi in prevalenza stranieri, a conoscere luoghi e cultura del nostro paese. Vive in Alta Langa, in una cascina isolata in collina.

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