Imponente, silenzioso e suggestivo. Il Vesuvio è uno dei simboli più importanti di Napoli e non solo, fonte d’ispirazione per gli artisti di ogni parte del mondo.

Vesuvio

Immaginare la Campania, Napoli e il suo Golfo senza il Vesuvio è impossibile. Emblema del territorio da secoli alimenta curiosità e fantasie popolari, affondando le sue radici tra miti, tradizioni e leggende.

Il Vesuvio è uno tra i vulcani più studiati e rischiosi, raro esempio di “vulcano a re-cinto” in quanto il cono è circondato da un cratere molto più antico con una circonferenza di 11 chilometri.


Il nome Vesuvio, che deriva dal latino Vesuvius, è probabilmente di origine indoeuropea composto da aues che vuol dire illuminare e eus bruciare.

Tuttavia, esistono alcune etimologie e spiegazioni popolane. Considerato consacrato dal semidio Ercole, di cui la città alla base del vulcano prese il nome, si credeva che il vulcano seppur indirettamente, prese il nome dall’eroe greco. Ercole come spiega la storia antica, era il figlio del Dio Giove e di Alcmena. Uno degli epiteti di Giove era Hýēs cioè, “colui che fa piovere”, cosi il figlio divenne hyiós cioè “figlio di Hýēs” da cui poi, a sua volta, sarebbe derivato il latino Vesuvius.

Altri si rifanno alla mitologia che intitolano il vulcano “Vesuvinum” associato al Dio Bacco, il famoso dio dell’ebbrezza e del vino; il tutto si ricollega ai notevoli vigneti e produzione di vino vesuviano.
A seguito dell’eruzione del 79 d.C. che distrusse Pompei ed Ercolano si radicò l’idea che ogni eruzione del Vesuvio corrispondesse alla collera divina. Difatti, da quel momento in poi, secondo l’iconografia cristiana, il Vesuvio veniva rappresentato come la bocca dell’inferno e abitazione del Diavolo.

Le leggende che abbracciano il Vulcano Campano

E proprio dall’accostamento del Vesuvio all’abitazione del Diavolo sono nate diverse leggende popolari che si tramandano da secoli.

Una di queste è legata alla famosa maschera carnevalesca emblema di Napoli, Pulcinella. Secondo un racconto, a seguito di una richiesta da parte di due fattucchiere fatta al Dio degli inferi e dei morti, Plutone, nacque da un guscio di uovo magico comparso dalla sommità del Vesuvio proprio Pulcinella.

Un racconto popolare della seconda metà dell’800 racconta la storia di un uomo di nome Mauro. Quest’uomo soffriva di una strana patologia per cui era nato con il volto totalmente nero, motivo per cui si recò sul Vesuvio per chiedere una grazia, ossia quella di esser trasformato in un uomo normale.
Il Vulcano, commosso dalle preghiere di Mauro, esaudì la sua richiesta e inviò un angelo che lo condusse nel cratere e soffiandogli sul volto la cenere, il giovane ragazzo acquistò il colorito bianco. Da quel momento i due crateri del Vesuvio furono chiamati Angelo e Mauro.

Altra triste leggenda è legata ai terreni del Vesuvio. Si narra che un monaco si presentò in cima al cratere chiedendo al Vesuvio di esaudire una sua richiesta per attuare un piano malvagio. Il Vesuvio stizzito decise di vomitare una grande colonna di fuoco e un cavallo magico dagli occhi infuocati e da una criniera fatta di serpi. Il monaco spaventato fuggì via inseguito dal mostruoso cavallo che, con un colpo di zoccolo, lo fece sprofondare all’interno di una voragine di fiamme e fuoco. Proprio quel punto, oggi, è conosciuto come Atrio del Cavallo mentre il burrone Fossa del Monaco che da verso Napoli.

Un’altra leggenda che accerchia il Vesuvio è una storia d’amore che vede tre protagonisti: la Ninfa Marina Leucopetra, Vesevo e Sebeto.
La storia narra che un giorno mentre la giovane e bella fanciulla raccoglieva conchiglie sulla spiaggia, giunsero i due uomini che innamorati della fanciulla desideravano rapirla. La giovane donna per difendere la sua virtù, si gettò a picco nel mare e si trasformò in pietra. Per la disperazione del perduto amore anche Vesevo decise di trasformarsi in pietra lavica. Il giovane dalla rabbia crebbe come una montagna e a causa della sua passione divorante, iniziò a sputare fuoco. L’altro giovane, Sebeto, consumato dall’amore per la Ninfa, pianse cosi tante lacrime da trasformarsi in un fiume che sfociava nel mare.
Sebeto fu in origine il nome del fiume scomparso misteriosamente da Napoli e Leucopetra è il toponimo compreso tra Portici e San Giovanni.

Curiosità del dormiente Vesuvio

Carl Barks famoso illustratore creò il famoso personaggio dei fumetti Disney cioè “Amelia, la strega che ammalia”. Difatti, la strega dalle sembianze di una papera dimora sul Vesuvio, in compagnia del suo fedele merlo. L’illustratore americano, innamorato dell’Italia, creò questo personaggio ispirandosi alla bellezza stravolgente di Sophia Loren. L’accento napoletano di Amelia è riconoscibile da qualsiasi cittadino del mondo.

Il Vesuvio oggi è conosciuto come il gigante dormiente.

Studiato e controllato costantemente il vulcano napoletano pare sia in fase di riposo. Gli esperti però sono molto vigili considerando l’imprevedibilità della natura e del pericolo e dei danni che potrebbe causare. Oltre 600.000 persone vivono intono al vulcano, in un perimetro di 10 chilometri.