Consigli
02 Feb 2023

5 dritte sul camminare da parte di chi sta camminando per il mondo: Pieroad

Nico, con il suo progetto Pieroad sta letteralmente girando il mondo a piedi! Per cui in base alla sua esperienza in quest’articolo ci darà 5 dritte sul camminare!

Alla periferia di Quito, capitale dell’Ecuador, delle lettere cubitali colorate di arcobaleno indicano che ci troviamo alla “Mitad del Mundo”, la metà del mondo a cavallo dell’Equatore. Dalla parte opposta dell’America Latina, a sud, un’insegna meno pomposa ma altrettanto suggestiva è il tradizionale punto di partenza (o arrivo) dei viaggiatori che percorrono la Ruta 40, la spina dorsale che attraversa la Patagonia Argentina.

Su quest’ultimo cartello, nella città di Ushuaia, campeggia una scritta evocativa: “Benvenuti alla Fine del Mondo”. 12.000 km di avventure separano i due estremi: un continente, quattro paesi, la Cordigliera delle Ande, il deserto più arido del mondo e decine e centinaia di meraviglie naturali, storie, persone e sentieri. C’è chi compie questo viaggio in bici, chi in moto, altri ancora in autostop, van o camper. Due anni fa, io sono partito a piedi.

Mi chiamo Nico e il mio sogno è fare il giro del mondo a piedi. Sono partito da casa, in Italia, spingendo un passeggino di nome Ezio che trasporta tutto quello di cui ho bisogno, dal cibo alla tenda. Dopo aver attraversato l’Europa Occidentale camminando e l’Oceano Atlantico in barca a vela, sono arrivato in America Latina e ho deciso di percorrerla da nord a sud, dalla Metà alla Fine del Mondo.

Ho provato a scrivere un breve racconto su quello che è accaduto lungo la strada, ma purtroppo la dote della concisione non è tra le mie. Ho deciso dunque di condividere con voi qualcosa di diverso, dei piccoli accorgimenti che mi sono tornati tremendamente utili e che penso possano aiutare anche voi. Dopo 15.000km di cammino, direi che ve lo posso garantire!

Leggi anche “5 consigli per sopravvivere al deserto – Pieroad”

Dritta #1: mattina o pomeriggio?

Sei mattiniero o ami rigirarti nel letto e rimandare l’alzataccia? Cerca di capire alla svelta in che momento del giorno performi meglio e sfrutta quelle ore. Se ti piace alzarti alle dieci forse partire all’alba non è tra le tue corde e buttarsi fuori dalle lenzuola a quell’ora sarà una lotta perversa contro una lunga messa in moto. Diverse persone partono quando il sole è già alto e vanno avanti fino al tramonto barattando l’aria fresca del mattino con quella dell’imbrunire.

Nel mio caso vale il contrario: preferisco camminare di mattina e, se riesco, concedermi il pomeriggio di riposo. La mia tappa ideale è di 40km, dei quali trenta se ne vanno prima di pranzare. Se devo percorrerne meno mi alzo comunque alla stessa ora, perchè partire “tardi” mi scombina il ritmo e non riesco a farmi piacere allo stesso modo la passeggiata. È di questo che si tratta: cammina quando ti viene facile per godere appieno del contatto con la natura e con te stesso. Dalla preferenza mattina/pomeriggio nasce una considerazione: se vuoi camminare con una persona attiva in un momento del giorno diverso dal tuo, dovrai trovare un equilibrio (o cambiare compagnia).

Dritta #2: setup piede

Per quanto buone possano essere le tue scarpe, il modello è standardizzato e sarà solo dopo un certo rodaggio che il tuo piede si sarà adattato – ammesso che tu abbia fatto l’acquisto giusto. La prima cosa da fare è capire che tipo di appoggio hai: prono, neutro, supino? In base a questo, dovrai scegliere una scarpa che compensa (pronazione/supinazione) o una neutra.

A questo punto una buona idea è comprare un plantare o una talloniera in silicone, in modo che pianta del piede e forma della scarpa si adattino perfettamente e subito. Si trovano in farmacia a pochi euro e sono un investimento duraturo che permette ai piedi di migliorare il loro appoggio naturale.

Le calze senza cuciture sono un must per evitare bolle e vesciche da sfregamento, ma un altro trucco è passare della vaselina sulla pelle prima di iniziare la tappa. La vaselina ammorbidisce la pelle e per i primi 5000 km percorsi in America Latina, dall’Ecuador alla fine del Perù, questo accorgimento mi ha evitato le noie da vesciche. Con il deserto ho dovuto razionalizzare il setup del passeggino ed eliminare ciò che non era strettamente necessario, ma dopo tutti quei km la pelle si era ispessita e non avevo più bisogno della vaselina.

Ultimo consiglio: a fine giornata, se le condizioni igieniche lo permettono, mettiti scalzo e restaci. È una forma di recupero attivo che aiuta anche la postura della schiena.

Dritta #3: mai guardare quanti km mancano

E come si fa a capire quanto manca? Il mio suggerimento è di guardare ai tempi, più che alle distanze. Fatti un’idea di quanti km percorri in un’ora e usa questo dato come misura. Il vantaggio è psicologico perché la classica uscita dopo aver guardato la mappa è “Ma come, mancano ancora dieci km?” Al contrario, il tempo di percorrenza si può solo sommare, dunque non c’è pericolo di rimanere delusi: “Siamo in cammino già da due ore, non me lo aspettavo!”.

Un altro “trucchetto” è calcolare l’arrivo a destinazione lasciando un po’ di margine. Se cammini a una media di 4.5 km/h fai le tue stime sulla tappa usando 4 km/h: tutto il resto è tempo extra per le soste e per la sorpresa finale di essere arrivato prima del previsto.

Dritta #4: mappe

Ormai usiamo tutti maps.me o mapy.cz. Sono app che permettono di scaricare delle mappe offline con buoni gradi di dettaglio, che in alcuni casi comprendono anche le curve di livello (linee che uniscono i punti con la stessa altezza). Su queste mappe è possibile caricare le tracce con i formati più comuni come kml/kmz/gpx e segnare con dei salvaposto i punti di interesse, organizzandoli con etichette e colori.

Le uso da quando sono partito e mi hanno aiutato tantissimo a pianificare il percorso, soprattutto quando dovevo attraversare tratti desertici e preparare distanze da 200km senza punti di approvvigionamento. La costa del Perù a sud di Nazca e quella cilena da Arica a Coquimbo, formano il lungo deserto di Atacama, il più arido del mondo, e un villaggio si può trovare anche a una settimana di cammino dal successivo. Mi ci sono voluti quattro mesi per attraversarlo tutto, da nord a sud: studiare la strada e le sue caratteristiche era diventato un rito pre-partenza.

Spezzo una lancia anche per le mappe tradizionali, quelle grandi e pieghevoli da stendere sul tavolo e guardare per ore innamorati. Queste cartine hanno una prerogativa che le cugine digitali non avranno mai, perché permettono il colpo d’occhio su un’area vasta mantenendo un ottimo livello di informazione. Queste mappe si possono vivere con le mani, solcandone le strade con le dita mentre si cerca di fissare i nomi scritti in piccolo di posti sconosciuti. La carta trasmette un’esperienza che prescinde dall’utilità. Portane una con te, non si sa mai che il telefono ti si scarichi.

Se hai intenzione di percorrere i cammini italiani potresti scaricare gratuitamente l’app di Cammini d’Italia!

Dritta #5: stretching

Ancora e sempre. Il mio allenatore di atletica lo ripeteva in continuazione: stretching prima, dopo e… Durante! Prima di partire per il giro del mondo a piedi ho percorso alcune vie di pellegrinaggio per prepararmi, ma nonostente abbia incontrato centinaia di persone non c’è stata una volta che ho visto qualcuno stirare i muscoli a fine giornata.

I muscoli si contraggono a ogni passo – migliaia di volte al giorno – e dedicare loro dieci minuti a fine attività fisica significa investire nella propria salute per mantenerli in buone condizioni. La scusa è sempre la stessa: a fine tappa sono stanco, lo faccio dopo, ora non ne ho voglia… Sui sentieri si arriva a camminare sei o sette ore ma nessuno dedica una manciata di minuti in più alla cura del proprio corpo facendo qualche esercizio di stretching. È un fatto che non ho mai capito.

Provo a convincervi? In due anni e quindicimila km ho avuto solo una leggera tendinite in Perù, sulla quale ho continuato a camminare per 500km prima di arrivare a Lima e mettermi a riposo per farla sfiammare. Nessun altro tipo di dolore o fastidio da allora, nemmeno nelle tappe più lunghe da 60km. La ricetta è una razione giornaliera doppia di stretching, una a metà mattina e una a fine tappa. Tempo totale impiegato: quindici minuti. Ti sembrerà banale, ma… Quando è stata l’ultima volta che lo hai fatto?

Dritta bonus: dormire è meglio che mangiare

Le powerbank solari garantiscono la carica ai vostri dispositivi, nulla da aggiungere. Ma la tua batteria è quella più importante. Il consiglio arriva ancora una volta dalla pratica. Mangiare bene è importante, dormire è fondamentale. Puoi camminare una settimana mangiando schifezze, ti costerà fatica e gli zuccheri andranno sull’ottovolante ogni volta che metterai sotto i denti uno snack. Ma prova a fare due nottatacce di fila e la mattina del terzo giorno non riuscirai nemmeno a caricarti lo zaino sulle spalle.

Per una serie di motivi ricorro frequentemente al free camping e qualche volta mi è capitato anche di dormire all’addiaccio. Nel sud del Cile, in inverno, pioveva tantissimo e non c’era posto per mettere la tenda, dunque la soluzione migliore era passare la notte nelle pensiline dei bus, con un telo di plastica per terra e il sacco a pelo a proteggermi dal freddo. Se non riuscivo a dormire decentemente il giorno dopo accusavo la stanchezza e la tappa si trasformava in un’apatica successione di passi fino al riparo successivo. Due notti di fila senza sonno non potevo permettermele, quindi cercavo di trovare una soluzione riparata e sicura per passare la notte e recuperare le forze.

Una dormita ristoratrice è meglio di un pranzo luculliano e c’è un adagio, in effetti, che dopo tanti chilometri finalmente ho capito: mangiar da pellegrini, dormire da signori.

Articolo di
Cammini d'Italia