In un tempo in cui il mondo sembra sempre più diviso, rumoroso e conflittuale, un gruppo di uomini in tunica zafferano sta camminando da sud a nord-est degli Stati Uniti con un messaggio semplice e potente: la pace si pratica, non si grida. La loro marcia, conosciuta come Walk for Peace, è un pellegrinaggio un po’ singolare, lento, profondo e molto umano: più di 3.700 km a piedi verso Washington, D.C.

Lungo questa strada fatta di asfalto e sentieri secondari, oltre ai monaci buddisti viaggia un compagno speciale: un cane chiamato Aloka, simbolo vivente di fedeltà e speranza.
Una marcia senza pari: quando, dove e perché
La Walk for Peace è iniziata il 26 ottobre 2025 presso il tempio buddista Huong Dao Vipassana Bhavana Center, situato a Fort Worth, Texas.
Da lì, un gruppo di 19 monaci ha intrapreso un percorso da sud a nord-est degli Stati Uniti con destinazione Washington, D.C., la capitale del Paese. Attraversando una decina di stati: Texas, Louisiana, Mississippi, Alabama, Georgia, South Carolina, North Carolina, Virginia e infine il Distretto di Columbia.
L’itinerario complessivo copre circa 2.300 miglia, ovvero 3.700 km circa di cammino lento, meditato e silenzioso. E lo si può seguire qui: la mappa che monitora il cammino.(https://dhammacetiya.com/walk-for-peace/overview-map/)
I monaci camminano con una velocità misurata nel corpo e nella mente, fermandosi spesso in comunità, paesi e città per condividere momenti di dialogo, meditazione o semplicemente presenza.
La destinazione finale, Washington, D.C., non è solo una conclusione geografica ma un simbolo: raggiungere il cuore politico del Paese dove i monaci intendono chiedere al Congresso degli Stati Uniti di riconoscere Vesak, la festa che commemora la nascita e l’illuminazione del Buddha, come festività federale.
Camminare per la pace: cos’è e come si pratica
La Walk for Peace non è una protesta né una manifestazione politica. Non ci sono slogan urlati, non ci sono cartelli aggressivi, non viene richiesto niente; c’è solo la presenza silenziosa di persone in cammino. Questo è, in sé, un messaggio: la pace come cammino, non come argomento di dibattito.
I monaci, vestiti con tuniche tradizionali dai toni dello zafferano e dell’ocra, avanzano lentamente. Ogni passo è parte di una meditazione in movimento, una pratica di consapevolezza, che nel buddhismo è chiamata Dhammayatra: la pratica della pace attraverso il corpo che cammina.
In molte tappe incontrano persone, parlano con gli abitanti locali, condividono insegnamenti semplici su compassione e gentilezza, ma senza imporre nulla. Sono incontri che spesso si svolgono nei punti più umani della comunità: piazze, chiese, cortili, sale comunali.
L’idea di fondo è che la pace cominci da dentro, da come ci muoviamo nel mondo, e camminare, con attenzione e lentezza, è un modo per mettere in pratica questo insegnamento.
Il cane Aloka: compagno e simbolo
Non sarebbe la stessa storia senza Aloka, il cane che ha scelto di camminare con loro. Il suo nome significa “luce” o “illuminazione” in pali, la lingua legata alla tradizione buddhista.
Aloka è originario delle strade dell’India, dove fu trovato come randagio dai monaci in un precedente pellegrinaggio. Durante una marcia del gruppo attraverso l’India nel 2022, Aloka iniziò a seguirli, e nonostante difficoltà, incidenti e malattie, non li lasciò mai.
I monaci lo accolsero ufficialmente nella loro comunità, e da allora è diventato parte integrante di ogni passo.Il suo ruolo non è solo di “compagnia”: è diventato un simbolo vivo di accompagnamento, resilienza e fiducia, e ha sviluppato un seguito vasto anche sui social media, con pagine dedicate alla sua storia e alle sue immagini.
Cosa portano con sé (e cosa no)
I monaci portano solo l’essenziale, come vuole la loro disciplina: pochissimi oggetti personali, abiti, qualche utensile necessario, strumenti per la meditazione e protezioni per i piedi.
Una particolarità che ha attirato l’attenzione è il fatto che alcuni monaci, incluso il leader Pannakara, camminano scalzi nelle zone dove il clima lo permette. Questo non è un gesto simbolico fine a sé stesso, ma parte di una disciplina di umiltà e connessione con il suolo, un modo di sentire il cammino nella sua totalità.
Non portano denaro, non cercano sostegno economico diretto lungo la strada, e accettano solo generosità spontanea dagli incontri con la gente. In molti casi, i residenti lungo il percorso offrono acqua, cibo o aiuto pratico.
Dormono principalmente all’aperto, spesso in semplici tende, nel silenzio della notte, aderendo alla tradizione della presenza totale in ogni tappa. In alcune comunità, quando invitati, passano la notte in luoghi offerti da chi li ospita.
Reazioni e impatto lungo il percorso
L’itinerario dei monaci ha catturato l’attenzione delle comunità che attraversa. In molte città e piccoli centri gli abitanti si sono radunati per salutarli, offrire cibo, fiori o semplicemente una parola.
In alcune tappe, come a Columbia, South Carolina, migliaia di persone si sono riunite per ascoltare i loro insegnamenti e condividere un momento di meditazione e silenzio nel cuore di una piazza pubblica.
Molti spettatori descrivono l’esperienza come toccante, rigenerante e “una lezione di calma” in mezzo al turbinio quotidiano, alla polarizzazione politica e alle tensioni sociali.
I monaci non cercano convertire nessuno: la loro presenza è un seme di consapevolezza, piantato nella vita di chi decide di fermarsi e ascoltare.
La pace che si semina passo dopo passo
La Walk for Peace non è solo una lunga marcia attraverso gli Stati Uniti: è un invito silenzioso a trasformare il cuore di chi incontra i monaci lungo la strada. Mentre avanzano, tappa dopo tappa, si crea qualcosa che non si misura con chilometri o applausi, ma con riflessioni, sorrisi, lacrime e piccoli cambiamenti interiori.
Il loro gesto ha già toccato la vita di tante persone. Chi li ha visti passare lungo una strada secondaria, chi ha raccolto un braccialetto benedetto, chi ha ascoltato una parola di gentilezza, e molti testimoniano che quell’incontro semplice ha lasciato un segno profondo.
In questo senso il cambiamento non arriverà alla fine del cammino, né si manifesterà all’improvviso come un evento clamoroso. La pace che i monaci portano si deposita lentamente nell’anima, passo dopo passo.
È un processo lento, silenzioso, ma duraturo. Perché il vero cammino non si conclude quando Washington, D.C. appare all’orizzonte, ma si sedimenta in ogni cuore che ha camminato almeno un istante accanto a loro.
