Vie Francigene di Sicilia
Vie Francigene di Sicilia: storia, origine e rinascita di antichi percorsi medievali oggi riscoperti come cammini tra cultura, fede e territorio.
Quattro sono i documenti che si riferiscono a tratti di vie in Sicilia come ad una “via francigena”, denominazione data dai cronisti e dai notai alle strade normanne. I ricercatori ritrovano sui documenti d’archivio, datati tra il 1089 e il 1267, la citazione, in greco o latino, di viam francigenam riferita a porzioni di strade che risultano come parte di donazioni testamentarie o nei lasciti dei nobili della corte normanna alle diocesi siciliane.
Ci si può domandare perché “francigene”, cosa abbiano in comune con la più conosciuta e continentale Via. Giuseppe Arlotta, studioso e membro della Confraternita di San Jacopo di Compostella, parla di “irradiazione sinonimica”, legata alla vicinanza concettuale con il percorso da Canterbury a Roma. Spiegazione plausibile che si affianca al termine con cui venivano denominati i popoli giunti dalla Francia del Nord, i franchi per l’appunto, che solo successivamente saranno chiamati normanni.
Le vie storiche della Sicilia, un tempo sotto controllo romano, passarono così di mano in mano fino a diventare il cardine del sistema di viabilità normanno. L’espressione “via francigena” sottolineava quindi il controllo, amministrativo e politico, esercitato dai franchi a quel tempo al potere.
Come per molte altre realtà italiane, anche le vie siciliane cominciarono a essere sempre meno percorse, dal XIV secolo in poi, con finalità di pellegrinaggio. Il periodo intenso dei viaggi verso Gerusalemme, Roma e Santiago si era esaurito nel pieno Medioevo e la peste del Trecento, le continue guerre e le mutate condizioni politiche siciliane fecero sì che sorgessero, all’interno dell’isola diversi santuari per il culto delle reliquie dei santi.
La cattolicissima Spagna lentamente allentò la sua presa e col passare del tempo le vie furono percorse quasi unicamente per spostarsi da un centro all’altro o per spostare le greggi. L’avvento dei mezzi a motore nel XIX sec. modificò definitivamente l’andamento delle strade e di molte trazzere si perse la memoria, non più percorse, non più manutenute.
Un rinnovato interesse si sviluppa negli ultimi decenni con qualche studio scientifico di topografia antica e di appassionati che hanno a cuore la storia locale. Su questa scia, il lavoro portato avanti dall’associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia ha ridato spessore e vigore al recupero dei sentieri.
Lo studio dei documenti, insieme al recupero materiale dei tracciati, ha reso la rete delle Vie Francigene di Sicilia in breve tempo una realtà in crescita. Dopo la Magna Via e la Via Normanna, la Via Fabaria è l’ultima nata, a testimonianza di un lavoro sul territorio di rivalutazione e riscoperta… che non finisce di certo qui! Il lavoro continua.
STORIA
Le Vie Francigene di Sicilia sono il risultato moderno di un sistema di viabilità storica che trova testimonianze dal periodo romano fino allo stato Borbonico di fine Ottocento. Sono l’insieme delle trazzere -dal franco provenzale dressier, andar dritti– e dei sentieri di collegamento tra i centri rurali e urbani dell’Isola di Sicilia e ci testimoniano la presenza e il controllo del territorio da parte dei Normanni, il popolo proveniente dalla Francia del nord che cambio nel XI sec d.C. la forma, la cultura e l’amministrazione della Sicilia. Frutto delle donazioni effettuate dalla nobiltà normanna alle varie diocesi, queste strade segnavano il confine controllato dallo stato e le vie pubbliche percorse da militari, mercanti, religiosi e pellegrini, diretti ai porti d’imbarco per l’Oriente o per la Spagna degli Emiri. Sono fasci di vie, ramificate e intrecciate al punto da formare una rete compatta che collegava allora come ora, i piccoli centri agricoli con le città e i castelli dei feudatari. Oggi sono testimonianza viva di un passato illustre, memoria di ciò che siamo e bene culturale da tutelare.
LA MAPPA

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