Il Cammino Grande di Celestino è un itinerario che collega idealmente due poli molto diversi dell’Abruzzo: la Basilica di Collemaggio a L’Aquila, dove Pietro Angelerio viene incoronato Papa con il nome di Celestino V, e Ortona, affacciata sull’Adriatico. È un cammino che, seguendo il filo della storia del Papa dal quale prende il nome, tiene insieme interno e costa, e che lungo il percorso cambia paesaggio, ritmo e “logica” di attraversamento: dai tratti tra borghi e vallate dell’entroterra si passa progressivamente a una dimensione più montana, fino alla discesa finale verso il mare.
Articolo sponsorizzato da Parco Nazionale della Maiella

Dentro questo disegno, la Maiella non è una parentesi: è il passaggio che ridefinisce l’esperienza. Qui il cammino entra in un ambiente più strutturato, dove la montagna impone traiettorie, distanze e scelte di percorso meno “addomesticabili”. Ed è qui che il Cammino Grande si innesta su un tracciato promosso dall’Ente Parco e creato nel 2018, con l’obiettivo di valorizzare gli eremi rupestri della Maiella e del Morrone. In pratica, il Cammino Grande non si limita a “passare” nel Parco: incorpora quella dorsale di eremi e la rende parte di un itinerario più ampio, trasformando un tema storico e spirituale in un’esperienza fisica di attraversamento, fatta di gole, rupi e ambienti isolati.
Il Cammino Classico di Celestino e l’ingresso nel cuore della Maiella
Sul Cammino Grande di Celestino, l’ingresso più netto nella Maiella coincide con il segmento che attraversa gli eremi, un tratto di circa 5 giorni e 84 km, noto come Cammino Classico di Celestino, che nel racconto del cammino corrisponde alle tappe 5–9. Da qui in avanti cambia la scala del territorio. Le distanze tra i punti abitati si allungano, i passaggi diventano più isolati e l’ambiente si fa più “verticale” nel modo in cui costringe il sentiero a infilarsi in gole, valloni e boschi fitti, alternando tratti più aperti a sezioni dove la roccia e la morfologia guidano ogni scelta di percorso.
Gli eremi non sono un elemento “aggiunto” al paesaggio: sono la ragione fisica per cui il cammino si sviluppa attraverso dei sentieri definiti. Li raggiungi perché il tracciato entra in luoghi che, per natura, sono poco comodi da attraversare: rupi, tagli di versante, impluvi dove l’acqua ha scavato la roccia. In questo tratto l’isolamento non è un’idea romantica, è un dato pratico. Lo percepisci nella continuità del bosco, nella distanza dalle strade, nel modo in cui il sentiero resta a lungo dentro ambienti chiusi e profondi prima di riaprire il panorama. È un segmento più impegnativo rispetto ad altri non perché “vuole metterti alla prova”, ma perché la Maiella, in molti punti, non offre scorciatoie.
Dentro questo contesto dominato da boschi, versanti più aspri e zone poco antropizzate, si inserisce anche la presenza del lupo appenninico (Canis lupus italicus), che nel territorio del Parco è documentata e monitorata dall’Ente. Non è una promessa di avvistamento, né un motivo per cambiare il proprio passo: è un’informazione che aiuta a leggere dove stai camminando, in un ambiente dove la fauna selvatica è parte dell’equilibrio e dove il comportamento del visitatore (gestione dei rifiuti, del cibo e dei cani) fa la differenza.
Quando il bosco parla: leggere la presenza del lupo

Nel Parco Nazionale della Maiella il lupo appenninico è una presenza stabile e documentata. L’Ente Parco indica che la popolazione “si è stabilizzata” ed è costituita da circa una decina di branchi riproduttivi, con una consistenza complessiva stimata in circa 70–80 individui, includendo sia gli animali inseriti nei branchi sia gli individui in dispersione. È un’informazione utile per capire l’ordine di grandezza e la struttura della popolazione, ma va letta correttamente: si tratta di una stima gestionale, non di un conteggio puntuale di tutti gli individui presenti in un dato momento.
Per un camminatore questa distinzione conta, perché spiega come funziona davvero il monitoraggio di un grande carnivoro in ambiente montano. Non si “contano” i lupi come si contano le persone in una piazza. Si ricostruisce la presenza attraverso indizi e dati raccolti con continuità, incrociando più strumenti. Il Parco descrive un lavoro che include, ad esempio, il rilevamento di tracce sulla neve in inverno, quando impronte e piste possono rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto; il wolf howling estivo, utile a rilevare la presenza e l’organizzazione dei branchi in periodi specifici; l’osservazione indiretta di segni e resti; e l’utilizzo di strumenti come il fototrappolaggio per documentare passaggi e frequentazioni in aree strategiche. In alcuni casi vengono impiegati anche collari GPS su individui catturati per finalità di ricerca, che consentono di ricostruire spostamenti e uso dello spazio con un livello di dettaglio altrimenti impossibile. Tutto questo non serve solo a dire “ci sono lupi”, ma a comprendere dove si muovono i branchi, come utilizzano il territorio e quali aree risultano più sensibili in certe stagioni.
Questa esperienza di monitoraggio e gestione non resta confinata a un racconto divulgativo. In una sintesi tecnica presentata in ambito EUROPARC, il Parco collega le attività di ricerca e raccolta dati anche a procedure più strutturate per la gestione della coesistenza: dalla comprensione dei territori dei branchi e dei siti riproduttivi, fino agli strumenti operativi per affrontare in modo standardizzato i casi di conflitto con le attività umane, con particolare attenzione alla valutazione del danno e alla pianificazione della prevenzione. In altre parole, i dati non vengono raccolti “per curiosità”, ma perché aiutano a prendere decisioni più solide e a rendere la convivenza un insieme di pratiche verificabili, non una questione di percezioni.
Abruzzo e Maiella: cosa dicono le stime
Quando si prova a capire “quanta” presenza di lupo ci sia in un territorio, la parola che arriva subito è densità. Sembra semplice, ma non lo è: la densità non è un numero “assoluto” e uguale per tutti, dipende da come misuri, su quale area misuri e con quale incertezza. Proprio per questo, se si vuole restare su basi solide, conviene usare solo stime costruite con metodi confrontabili e dichiarati.
In Italia, il riferimento più robusto e comparabile oggi disponibile a scala ampia è il monitoraggio nazionale del lupo 2020–2021 per le regioni dell’Italia peninsulare, coordinato da ISPRA. Il report riporta stime di densità calcolate su aree campione sottoposte a monitoraggio intensivo (con metodologie standardizzate, in particolare genetica non invasiva) e restituisce un intervallo di densità medio-stimata che, nelle aree considerate, arriva fino a 9,6 lupi ogni 100 km². È un dato importante perché nasce da un impianto metodologico uniforme e permette confronti sensati tra aree monitorate con lo stesso schema.
Dentro lo stesso report, l’area indicata come Abruzzo (L’Aquila–Chieti–Pescara) viene associata a una densità media di 7,0 lupi/100 km². Questo valore è utile per collocare l’Appennino centrale nel quadro italiano e per capire che parliamo di un contesto in cui il lupo è presente in modo strutturato. Ma va letto con un limite chiaro: non è la densità “del Parco”, perché l’area campione è più ampia del solo perimetro del Parco Nazionale della Maiella e include porzioni di territorio con caratteristiche diverse. In altre parole, è un dato che orienta sul contesto regionale, non un’etichetta numerica da incollare direttamente sulla Maiella.
È proprio qui che nasce una regola comunicativa che conviene tenere stretta, soprattutto se l’obiettivo è fare informazione seria. La Maiella può essere descritta correttamente come area di grande importanza per il lupo nel contesto appenninico e italiano, con una presenza stabile e oggetto di monitoraggio da parte dell’Ente Parco. Lo dicono le stime e lo dicono i metodi di lavoro dichiarati sul territorio.
Quello che invece non è sostenibile, con le fonti tecniche qui richiamate, è trasformare questi numeri in un primato europeo o in un “record” attribuito a una specifica porzione del Parco. Per affermare una cosa del genere servirebbero dataset europei armonizzati, stessi metodi e stessa scala di analisi, cosa che non emerge né dal monitoraggio nazionale né dalla documentazione istituzionale utilizzata. La forma corretta, quindi, resta quella che unisce ambizione e rigore: la Maiella come area chiave dell’Appennino centrale per la presenza e la conservazione del lupo, senza scorciatoie retoriche.

Convivenza in pratica: cosa fare (e cosa evitare) – il manuale base del camminatore
Per un camminatore l’incontro con il lupo non è un obiettivo realistico né un rischio da ingigantire. Nel Parco Nazionale della Maiella la specie è presente, come abbiamo visto, ma l’osservazione diretta resta difficile: il lupo è schivo e, nella maggior parte dei casi, evita l’uomo. Il punto pratico, quindi, non è “devo avere paura per possibili incontri?” o “come fare per vederlo”, ma come evitare di creare condizioni che rendano possibili interazioni anomale, soprattutto in prossimità di aree frequentate, punti di sosta o contesti più antropizzati.
Qui entra in gioco un riferimento operativo molto utile anche per chi cammina: il protocollo ISPRA per l’identificazione e la gestione dei lupi urbani e confidenti. Il documento chiarisce un meccanismo semplice e ripetibile: la confidenza verso l’uomo può essere favorita da condizionamento positivo, cioè da situazioni in cui l’animale associa la presenza umana a un vantaggio, soprattutto alimentare. La variabile più importante, in questi casi, non è il “bosco” in sé, ma la disponibilità di risorse alimentari antropogeniche: rifiuti organici accessibili, scarti di cibo, resti lasciati nei pressi di rifugi, bivacchi, parcheggi, aree pic-nic o punti di sosta lungo i sentieri. Per questo la misura più efficace, anche per chi percorre un cammino, è la più concreta: gestione impeccabile di rifiuti e cibo. Tutto quello che entra nello zaino deve uscire dallo zaino. Nessun avanzo “appoggiato un attimo”, nessun sacchetto lasciato a bordo sentiero, nessuna scorciatoia del tipo “tanto si degrada”.
Lo stesso protocollo aiuta anche a capire cosa si intende, in modo operativo, per comportamento “confidente”. ISPRA introduce una soglia gestionale legata alla tolleranza ripetuta della presenza umana a distanza ravvicinata (sotto i 30 metri, con persone chiaramente riconoscibili). Non è una misura pensata per “misurare col metro” durante un’escursione, ma serve a distinguere un incontro casuale, in cui il lupo si allontana, da situazioni in cui la distanza ravvicinata si ripete e indica una riduzione della diffidenza, spesso legata a fonti di cibo o a contesti antropizzati. Il messaggio, per chi cammina, è chiaro: se un animale non si allontana e resta a distanza ravvicinata, non bisogna cercare l’avvicinamento, né trasformare l’episodio in un “gioco” o in un tentativo di fotografia a tutti i costi.
Poi c’è un tema molto concreto per chi percorre il Cammino Grande di Celestino, ma in generale, che si può estendere a chi percorre sentieri o pratica attività outdoor in tutta Italia: il cane. L’eventuale sua presenza va presa come informazione operativa di pianificazione: chi cammina con un cane deve impostare il viaggio prendendo in considerazione che possono esserci limitazioni dovute all’attraversamento di aree protette o di zone adibite al pascolo, e non solo. Anche che quando il passaggio del cane è consentito, il tema non è solo “poterlo portare”, ma gestirlo bene. Il protocollo ISPRA richiama la necessità di custodia adeguata degli animali da compagnia e inquadra gli scenari in cui la presenza di un cane può aumentare la criticità di un’interazione ravvicinata con altri animali: un cane che si allontana dal proprietario, che corre verso la fauna, o che resta libero in un punto di sosta può modificare la dinamica dell’incontro e aumentare il rischio di situazioni non desiderate. La regola più semplice e più efficace resta quella che vale sempre in ambiente naturale: controllo reale e guinzaglio, soprattutto in prossimità di boschi fitti, valichi, aree di sosta e tratti poco frequentati.
Sul Cammino Grande di Celestino, dentro la Maiella, “cosa cambia” non è la tua libertà di camminare, ma la tua responsabilità nel non lasciare tracce che possano trasformare un ambiente selvatico in un ambiente attrattivo. E in un territorio dove la presenza del lupo è monitorata e gestita, questo tipo di attenzione fa parte dell’esperienza tanto quanto il passo.
Dove la tutela diventa pratica: tra bosco e pascolo: le regole che permettono la convivenza
Sul Cammino Grande di Celestino, soprattutto nel tratto che attraversa la Maiella, capita spesso di passare vicino a pascoli, recinzioni, stazzi e aree di margine tra bosco e attività umane. È il punto in cui la presenza del lupo smette di essere un tema “naturalistico” e diventa anche una questione di gestione quotidiana del territorio. In questo contesto la convivenza non si regge solo su parole come tutela o biodiversità, ma su regole operative e atti formali.
Nel Parco esiste un Disciplinare che definisce in modo preciso cosa può essere indennizzato in caso di danni da fauna selvatica e con quali condizioni. Il documento include, tra le tipologie di danno trattate, quelli a colture, patrimonio zootecnico e cani da guardiania, e stabilisce procedure di accertamento e verifiche, proprio per evitare che l’indennizzo sia lasciato a valutazioni generiche o alla discrezionalità del momento.
A questo si affianca un livello europeo: una decisione della Commissione Europea ha descritto e valutato un regime di compensazione relativo ai danni da fauna selvatica nel territorio del Parco. Anche questo è un fatto concreto, perché colloca la gestione del conflitto dentro un quadro di regole verificabili, non dentro una gestione casuale.
Per chi cammina, tutto questo non serve a “entrare nel merito” delle pratiche amministrative, ma a leggere meglio il territorio che sta attraversando. Quei pascoli, quelle recinzioni e quelle attività non sono fuori dal Parco: sono parte dell’equilibrio che il Parco prova a governare. Sapere che esistono strumenti formali di gestione significa una cosa semplice: la convivenza non è affidata solo alla fortuna o alle emozioni, ma a procedure e responsabilità che tengono insieme tutela della fauna e vita delle comunità locali.

Quando il cammino finisce, resta il comportamento, senza alterare l’equilibrio
Il Cammino Grande di Celestino, quando entra in Maiella, attraversa un territorio in cui la natura non fa da sfondo: è la sostanza stessa dell’esperienza. È un ambiente dove la presenza del lupo è documentata e monitorata dall’Ente Parco, insieme a una gestione che tiene insieme conservazione e convivenza. Questo cambia il modo giusto di raccontare ciò che hai vissuto. Non serve trasformare il lupo in un trofeo mancato o in una paura da portarsi dietro. Serve capire che cammini in un sistema che funziona anche grazie a equilibri delicati e a comportamenti corretti.
La storia “giusta”, per chi cammina, non è quella dell’avvistamento. È quella delle scelte piccole e concrete che mantengono il territorio com’è. Il protocollo ISPRA sui lupi “urbani e confidenti” chiarisce che una parte delle situazioni problematiche nasce quando gli animali associano l’uomo a un vantaggio, soprattutto alimentare, attraverso condizionamento positivo legato a risorse alimentari antropogeniche. Tradotto in pratica: i rifiuti e gli scarti lasciati lungo i sentieri o vicino alle aree di sosta non sono un gesto neutro, possono diventare un fattore che altera le abitudini della fauna.
Per questo il rispetto, qui, non è un concetto astratto. È una disciplina quotidiana fatta di cose semplici: portare via tutto ciò che porti dentro, non lasciare resti di cibo “perché tanto spariscono”, non creare punti di attrazione involontari in prossimità di bivacchi, rifugi, parcheggi o punti acqua. Sono gesti che proteggono la tua esperienza e quella di chi verrà dopo, ma soprattutto proteggono l’ambiente in cui stai camminando.
Se vuoi portarti via una regola unica, che valga più di qualunque racconto: la forma migliore di rispetto è non rendere il bosco “comodo” per la fauna, cioè non aggiungere cibo, scarti e abitudini umane dove non devono stare. Camminare leggeri significa anche questo: lasciare dietro di te un territorio che non abbia imparato nulla di sbagliato dal tuo passaggio.
Riferimenti
- Ente Parco Nazionale della Maiella, “Il Lupo appenninico”.
- Ente Parco Nazionale della Maiella, “Il Cammino Grande di Celestino”.
- Cammino di Celestino, sito ufficiale, schede integrale e classico degli eremi.
- Cammini d’Italia, scheda Cammino Grande di Celestino (incluse indicazioni su percorrenza con cane e tappe con divieto).
- ISPRA, La popolazione di lupo nelle regioni dell’Italia peninsulare 2020/2021 (relazione tecnica).
- ISPRA, Protocollo sperimentale per l’identificazione e la gestione dei lupi urbani e confidenti (in collaborazione con LIFE Wild Wolf).
- Commissione Europea, decisione su indennizzo danni da fauna selvatica nel Parco nazionale della Majella.
- Angelucci S., Antonucci A., Wolf/human coexistence. Research and management in Maiella National Park (EUROPARC).
