Cammino di Guglielmo
Il Cammino di Guglielmo collega l’Abbazia di Montevergine a Barletta: 320 km in 15 tappe, dalle montagne dell’Irpinia al mare Adriatico, tra borghi, castelli e abbazie sulle orme del santo pellegrino.
Il "Cammino di Guglielmo" è un percorso dell'anima che parte dalle verdi montagne d’Irpinia per arrivare all’imbarco blu per la Terra Santa, alla scoperta di antichi borghi, castelli e abbazie.
Si svolge lungo 320 km, attraversando 3 regioni del Sud Italia, 5 parchi regionali e oltre 30 comuni, in 15 tappe. Traccia una linea, da occidente ad oriente, che va dall’Abbazia di Montevergine, dove sono le spoglie del Santo, alla Basilica del Santo Sepolcro, a Barletta, all’epoca tra gli importanti porti di imbarco per la ‘Terra Santa’: meta agognata e mai raggiunta dal giovane Guglielmo.
Il tracciato è un susseguirsi di paesaggi di estrema bellezza, molto diversi di tappa in tappa. Variano le altimetrie, le visuali, le alberature, le architetture, l’aria, il cibo, il vino … e gli abitanti. Ogni tappa giunge in un luogo dove si scopre sempre qualcosa di nuovo oltre che trovare sempre un buon ristoro.
È un cammino unidirezionale dalle montagne al mare, incrociando il corso del fiume Ofanto, la via Appia e i binari delle ferrovie, alla scoperta di abbazie, castelli e piccoli paesi di un’Italia ancora sconosciuta.
Il lungo attraversamento di luoghi, storie, tradizioni e popolazioni, sui passi del santo pellegrino Guglielmo, è quindi un’immersione nell’esperienza umana, spirituale e mistica sul senso e il significato del vivere e del condividere la fatica del cammino.
Il Cammino intreccia valori culturali, artistici, antropologici, naturalistici e spirituali; cristiani. Un cammino spirituale che parla di Vita, di Luce e di Acqua che parte dalle montagne irpine e segue il sinuoso corso del fiume Ofanto; un cammino che fa sperare in una condivisa visione sistemica eco-sostenibile.
STORIA
Il cammino ripercorre le tracce del giovane pellegrino Guglielmo, nato a Vercelli nel 1085, vissuto prevalentemente in eremitaggio tra Campania, Basilicata e Puglia, fondando in Irpinia le Abbazie di Montevergine e del Goleto e ispirando la costruzione di numerose altre badie, conventi e chiese tra i monti del Vulture, delle Dolomiti Lucane e dell’Alta Murgia.
Guglielmo, a soli 14 anni compie il suo primo pellegrinaggio a Santiago de Compostela per devozione all’Apostolo Giacomo il Maggiore; si ferma lì alcuni anni. Secondo i biografi, dopo 5 anni, seguendo la via Francigena arriva a Roma per onorare le spoglie degli Apostoli Pietro e Paolo; seguirà quindi la via Appia, fermandosi per circa 5 anni a Melfi, all’epoca capitale del ducato normanno; segue il corso del fiume Ofanto e poi ancora l’Appia per tentare l’imbarco dall’est della costa pugliese verso la Terra Santa.
Ridotto in fin di vita da predoni nei pressi di Oria, illuminato da un’apparizione, rinunciò all’imbarco e con la sua esperienza di cammino e di fede fondò complessi monastici di eccezionale importanza, in primis le Abbazie di Montevergine (1124) e del Goleto (1133) in Irpinia; ispirò, inoltre, l’edificazione di ulteriori conventi e badie tra le quali ricordiamo la Badia di Pierno, l’Eremo di Chiusano e il Convento di Montemarano così come ricordiamo la Grotta sul lago Laceno, il Convento e la Chiesa rupestre di Melfi e l’Eremo di Calciano.
Le vicende storiche, l’opera di evangelizzazione e i miracoli legati alla sua vita sono tramandati dalla ‘Legenda de vita et obitu sancti Guilielmi confessoris et heremitae’, un prezioso manoscritto della prima metà del XIII secolo, oggi gelosamente custodito presso l’Archivio dell’Abbazia di Montevergine.
Il tracciato nasce per ripercorrere i passi terreni del giovane pellegrino alla ricerca della propria spiritualità, prima ancora che divenisse fondatore di ordini monastici e venisse proclamato Santo e Patrono d’Irpinia. Infatti, Guglielmo è divenuto ‘santo’ dopo il suo lungo pellegrinare, dopo la morte avvenuta al Goleto il 24 giugno del 1142.
Ecco perché il Cammino di Guglielmo e non di San Guglielmo.
SEGNALETICA
Sono tre le tipologie di segnaletica presenti lungo il Cammino di Guglielmo: a) istituzionale, b) direzionale, c) conferma.
Istituzionale: si tratta di bacheche e cartelli che identificano e segnalano il punto di partenza e di arrivo del Cammino. Sono collocati anche nei punti di maggiore interesse lungo il percorso e all’inizio del territorio comunale che insiste lungo il tracciato.
Direzionale: si tratta prevalentemente di cartelli segnaletici standard (frecce 55×15 cm) su palo. Anche per essi ci sono due tipologie: una per uso urbano ed extraurbano in lamiera, l’altra in legno per percorsi rurali e lungo le stradine interpoderali.
Di conferma: si tratta di ‘segnavia’ a vernice con strisce bianco e rosso, con logo e freccia verde; concordata con il CAI, si incontra prevalentemente lungo i sentieri naturalistici per rassicurare il viandante e confermare che il percorso intrapreso è quello giusto.
SERVIZI
Tappa 1
Servizi utili, in ogni centro abitato attraversato: farmacia, ufficio postale, bancomat, bar, alimentari, guardia medica (dalle 20 alle 8): Tufo fa riferimento ad Altavilla Irpina (a 5 km.). Il presidio ospedaliero di riferimento è la Città Ospedaliera di Avellino 0825.203111. Soccorso Alpino Regionale 331.4597777
Trasporti (Mercogliano / Montevergine, inizio del Cammino): l’Abbazia di Montevergine è raggiungibile in funicolare da Mercogliano (Av). Mercogliano è raggiungibile dalla stazione di Napoli Centrale o dall’aeroporto di Napoli Capodichino mediante i bus di AirCampania (ogni 20 minuti circa): fermata ‘Torrette di Mercogliano’, è la prima fermata una volta usciti dal casello autostradale; Mercogliano, inoltre, è collegato all’Autostazione bus Air di Avellino con autolinee urbane. L’Abbazia di Montevergine è raggiungibile anche a piedi dal centro di Mercogliano su sentiero CAI segnalato (2 ore circa). Partendo da Napoli in bus, scesi a Torrette di Mercogliano e salendo a piedi, si può raggiungere l’Abbazia in 4 ore circa; arrivando entro le 18,30 si può cenare e pernottare. Il capoluogo della provincia, Avellino, è collegato ai paesi attraversati dal cammino (prime 7 tappe) mediante AirCampania e bus di altre compagnie.
Trasporti (Tufo, arrivo 1^ Tappa): Tufo (Av) è collegato ad Avellino con bus di AirCampania; per via ferroviaria (servizio sostitutivo) è collegato anche a Benevento. Navette private: Willi 328.8020846 (anche trasporto zaini) / Kuruma Rent 327.3564971 / Info Irpinia 320.0272502 / Lo Russo Gerarda 320.3879388
Tappa 2
Servizi utili, in ogni centro abitato attraversato: farmacia, ufficio postale, bancomat, bar, alimentari, guardia medica (dalle 20 alle 8): Chiusano fa riferimento ad Atripalda (7 km.). Il presidio ospedaliero di riferimento è la Città Ospedaliera di Avellino 0825.203111. Soccorso Alpino Regionale 331.4597777
Trasporti: Chiusano di S. Domenico (Av) è collegato ad Avellino con bus di AirCampania. Navette private: Willi 328.8020846 (anche trasporto zaini) / Kuruma Rent 327.3564971 / Info Irpinia 320.0272502
Tappa 3
Servizi utili, in ogni centro abitato attraversato: farmacia, ufficio postale, bancomat, bar, alimentari, guardia medica (dalle 20 alle 8). Il presidio ospedaliero di riferimento è la Città Ospedaliera di Avellino 0825.203111. Soccorso Alpino Regionale 331.4597777
Trasporti: Cassano Irpino (Av) è collegato ad Avellino con bus di AirCampania. Lo snodo di Montella (a 4 km.) è collegato anche da Caputo Bus e Di Maio. La linea ferroviaria di riferimento, Avellino-Rocchetta S. Antonio (stazioni di Cassano e di Montella), funziona con treni turistici nel fine settimana. Navette private: Willi 328.8020846 (anche trasporto zaini) / Carmine 339.1156926 / Imbriano bus 333.6442655
Tappa 4
Servizi utili, Laceno: si fa riferimento al centro abitato di Bagnoli Irpino (lungo la Tappa 4). Presidio ospedaliero di S. Angelo d.L. (a 20 km da Laceno) 0827.2771 – Soccorso Alpino Regionale 331.4597777
Trasporti: Lago Laceno non è collegato da servizi di trasporto pubblico. Si fa riferimento al paese di Bagnoli Irpino (a 9 km.) che è collegato ad Avellino con bus di AirCampania. Navette private: Carmine 339.1156926 / Willi 328.8020846 (anche trasporto zaini).
Tappa 5
Servizi utili, Goleto: si fa riferimento ai centri abitati di S. Angelo dei Lombardi (Av) a 7 km. o di Lioni (Av), a 7 km. Presidio ospedaliero di S. Angelo d.L. (a 5 km dall’Abbazia del Goleto) 0827.2771 – Soccorso Alpino Regionale 331.4597777
Trasporti: L’Abbazia del Goleto non è collegata da servizi di trasporto pubblico. Si fa riferimento ai paesi di Sant’Angelo dei Lombardi o di Lioni, entrambi collegati ad Avellino con bus di AirCampania. Lioni è collegato anche da Caputo Bus / Di Maio / Liscio. La linea ferroviaria di riferimento, Avellino-Rocchetta S. Antonio (con stazione a Lioni, centro abitato), funziona con treni turistici nel fine settimana. Navette private: Imbriano bus 333.6442655 / Willi 328.8020846 (anche trasporto zaini) / Carmine 339.1156926 / Vitale Viaggi 0827.58457
Tappa 6
Servizi utili, Materdomini/Caposele (Av): farmacia, ufficio postale, bancomat, bar, alimentari, guardia medica (dalle 20 alle 8). A Lioni (lungo la Tappa 6) c’è una lavanderia self-service: 393.0080035. Presidio ospedaliero di S. Angelo d.L. (a 20 km. da Materdomini) 0827.2771
Trasporti: Materdomini, frazione di Caposele, è collegata ad Avellino con bus di AirCampania. Navette private: Vitale Viaggi 0827.58457 / Imbriano bus 333.6442655 / Miele 320.4827383 / Margotta 335.5435137
Tappa 7
Servizi utili, S. Andrea di Conza (Av): farmacia, ufficio postale, bancomat, bar, alimentari, guardia medica (in genere dalle 20 alle 8). Presidio ospedaliero di Pescopagano (a 6 km. da S. Andrea) 0971.611111
Trasporti: S. Andrea di Conza è collegata ad Avellino con bus di AirCampania. Navette private: Caputo bus 0827.39097 / Miele 320.4827383 / Imbriano bus 333.6442655 / Margotta 335.5435137
Tappa 8
Servizi utili, Rapone (Pz): farmacia, ufficio postale, bancomat, bar, alimentari, guardia medica (in genere dalle 20 alle 8). Presidio ospedaliero di Pescopagano (a 14 km da Rapone) 0971.611111
Trasporti: Rapone (Pz) è collegata con bus di Sita Sud e Cotrab Basilicata. Navette private: Margotta 335.5435137 / Ing. Russo 338.1917874 / Miele 320.4827383
Tappa 9
Servizi utili: bisogna fare riferimento a San Fele (attraversata lungo la Tappa 9) o Atella (tappa successiva). Info Proloco: 338.4765551 – Presidio ospedaliero di Melfi (a 32 km da Pierno) 0971.611111
Trasporti: Pierno è frazione del Comune di San Fele (Pz); è collegata con bus di Sita Sud, Cotrab Basilicata e Autolinee Moretti sia a San Fele (centro) che ad Atella. Autolinee Liscio collega Napoli con S. Fele (dal lunedì al venerdì, solo feriali); da Napoli parte alle 14,30 e arriva a S. Fele alle 17,35 – da S. Fele parte alle 5,10 e arriva a Napoli alle 8,30. Navette private: Vultureyes 333. 9675749 / Ing. Russo 338.1917874 / Margotta 335.5435137
Tappa 10
Servizi utili: bisogna fare riferimento a Melfi (arrivo della tappa successiva) o Atella (attraversata lungo la Tappa 10). Punti Info ‘Vultureyes’: 333.9675749 – Presidio ospedaliero di Melfi (a 12 km da Monticchio) 0971.611111
Trasporti: Monticchio Laghi è frazione dei Comuni di Atella e di Rionero in Vulture (Pz); la frazione Foggiano (a 7 km. da Monticchio Laghi) è collegata a Melfi (Pz) con bus di Sita Sud, Cotrab Basilicata. Navette private: Vasca 338.5970112 / Giubileo 2000 339.7396137 / Margotta 335.5435137
Tappa 11
Servizi utili, Melfi (Pz): farmacia, ufficio postale, bancomat, bar, alimentari, guardia medica. A Melfi c’è una lavanderia self-service: 328.2775434 – Presidio ospedaliero di Melfi 0971.611111 – Punto Info Giubileo 2000: 339.7396137
Trasporti: Melfi è collegata con bus di Sita Sud, Cotrab Basilicata e Autolinee Moretti. È servita dalla linea ferroviaria Foggia-Potenza (RFI). Navette private: Vultureyes 333.9675749 / Vasca 338.5970112 / Mossucca noleggio 349.1349686
Tappa 12
Servizi utili, Venosa (Pz): farmacia, ufficio postale, bancomat, bar, alimentari, guardia medica. A Venosa c’è una lavanderia self-service: 353.3948157 – Presidio ospedaliero di Venosa 0972.39111
Trasporti: Venosa è collegata con bus di Sita Sud, Cotrab Basilicata e Autolinee Moretti. È servita dalla linea ferroviaria Foggia-Potenza (RFI). Navette private: Manieri bus 339.1664944 / Mossucca noleggio 349.1349686 / Vasca 338.5970112 / Murgolo Viaggi 0883.691228
Tappa 13
Servizi utili, Montemilone (Pz) e a Minervino (BAT): farmacia, ufficio postale, bancomat, bar, alimentari, guardia medica. Presidio ospedaliero di Venosa (a 16 km da Montemilone) 0972.39111 – Info Montemilone: Pro Loco 349.8442095 – Info Minervino: Coop. Dromos 348.2789339
Trasporti: Montemilone (Pz) è collegata con bus Sita Sud e Cotrab Basilicata; utile, da Venosa a Montemilone: orario scolastico: 14:00 / orario non scolastico: 10:30 e 18:45 – Navette private a Montemilone: Francesco 347.8365647
Trasporti: Minervino Murge (BAT) è collegata con bus di Cotrap Puglia e Sita Sud. È servita dalla linea ferroviaria Barletta-Spinazzola (RFI). Navette private a Minervino: Toninho 320.0984195 / Murgolo Viaggi 0883.691228 / Sassi Massimo Viaggi 0883.766681
Tappa 14
Servizi utili, Canosa di Puglia (BAT): farmacia, ufficio postale, bancomat, bar, alimentari, guardia medica. A Canosa c’è una lavanderia self-service: 392.8970676 – ProLoco 348.0350378 – Presidio ospedaliero di Canosa 0883.641111
Trasporti: Canosa di Puglia (BAT) è collegata con bus di Cotrap Puglia e Sita Sud. E’ servita dalla linea ferroviaria Barletta-Spinazzola (RFI). Navette private: Murgolo Viaggi 0883.69122 – Toninho 320.0984195 – Ncc Puglia 335.8187628
Tappa 15
Servizi utili: Barletta (92.000 ab.) è una città capoluogo di provincia a vocazione turistica; ci sono tutti i tipi di servizi: farmacia, ufficio postale, bancomat, bar, alimentari, guardia medica, lavanderia – Presidio ospedaliero di Barletta 0883.577258
Trasporti: Barletta è collegata con bus di Cotrap Puglia e Sita Sud; Marino Bus collega Barletta con Grottaminarda, Avellino e Napoli, utile quindi se si intende recuperare l’auto lasciata alla partenza. E’ servita dalla linea ferroviaria Adriatica, Lecce-Ancona (RFI). Taxi (nei pressi della stazione ferroviaria di Barletta): 0883.521469 – 371.1914565 – Navette private: Puglia 335.8187628 – Murgolo Viaggi 0883.69122
DOVE CENARE / PERNOTTARE: strutture convenzionate e non > clicca QUI
COLLEGAMENTI / Bus / Treni / Navette private per spostamenti e/o trasporto zaini > clicca QUI
ACQUA
Ogni Tappa è dotata di fontane lungo il tracciato; per l’esatta ubicazione si fa riferimento alle tracce sull’app Cammini d’Italia.
LOGISTICA E TRASPORTI
- come si raggiunge il punto di partenza del cammino, specificando le eventuali possibilità in treno, auto e aereo;
L’Abbazia di Montevergine (inizio del Cammino di Guglielmo) è raggiungibile in funicolare da Mercogliano (Av) che a sua volta è raggiungibile dalla stazione di Napoli centrale o dall’aeroporto di Napoli Capodichino mediante i bus di AirCampania (ogni 20 minuti circa): fermata ‘Torrette di Mercogliano’.
L’Abbazia è raggiungibile anche a piedi dal centro di Mercogliano su sentiero CAI segnalato (2 ore circa).
Partendo da Napoli in bus e salendo a piedi, si può raggiungere l’Abbazia in 4 ore circa; arrivando entro le 18,30 si può cenare e pernottare.
Il capoluogo della provincia, Avellino, è collegato ai paesi attraversati dal cammino (prime 7 tappe) mediante AirCampania e bus di altre compagnie. Trasporti (Tufo): Tufo è collegato ad Avellino con bus di AirCampania; per via ferroviaria (servizio sostitutivo) è collegato anche a Benevento. Navette private e autolinee bus: per info su orari e siti web di riferimento: www.camminodiguglielmo.it/collegamenti-bus-treno
- dove è possibile parcheggiare nei pressi del punto di partenza;
Si può parcheggiare nel centro di Mercogliano (Av), nei pressi della Funicolare che porta all’Abbazia di Montevergine (partenza del cammino); il costo biglietto della Funicolare (4 euro) permette di parcheggiare gratuitamente nel piazzale. Inoltre, nei dintorni, si sono parcheggi sia gratuiti che a pagamento.
- come si può tornare al punto di partenza dal punto di arrivo;
Da Barletta (arrivo del Cammino al termine della Tappa 15) si può tornare a Mercogliano (Av) mediante autolinee bus: Marino Bus collega Barletta con Grottaminarda, Avellino e Napoli. Info: www.camminodiguglielmo.it/collegamenti-bus-treno
Inoltre, per chi intende compiere solo una parte delle tappe:
-dall’Abbazia del Goleto, nel Comune di Sant’Angelo dei Lombardi, arrivo della Tappa 5 (Campania), portandosi a Lioni (Av) > 5 km., collegamento diretto con Avellino e Napoli > Air Campania, Caputo Bus, Di Maio, Autolinee Liscio
-dalla Badia di Santa Maria di Pierno, nel Comune di San Fele, arrivo della Tappa 9 (Basilicata), collegamento diretto con Avellino e Napoli > Autolinee Liscio
Info dettagliate e link: www.camminodiguglielmo.it/collegamenti-bus-treno
- come si può ripartire dal punto di arrivo con i mezzi, in particolare verso le principali direttrici del Centro, Nord e Sud Italia.
Barletta (arrivo del Cammino al termine della Tappa 15) è servita sia dalla linea ferroviaria alta velocità che da autolinee bus che collegano con Avellino, Napoli e Roma
Info dettagliate e link: www.camminodiguglielmo.it/collegamenti-bus-treno
PERICOLI
Si possono incontrare cani pastore a guardia delle mandrie podoliche lungo le tappe montane, in particolare lungo le tappe 3, 5, 7, 8 e 9. Opportuno dotarsi di un bastone; è preferibile camminare almeno in coppia.
FONDO STRADALE
52% di sentieri sterrati, prevalentemente nelle aree montane
18% di strade con fondo misto, si tratta di stradine interpoderali in ambito rurale
16% di strade pavimentate con selciati, acciottolati, basolati, soprattutto in ambiti urbani
14% di strade asfaltate a bassa percorrenza veicolare (tutte strade secondarie)
0,2% di strade asfaltate a scorrimento veloce (si tratti per lo più di incroci stradali).
IN TENDA
Al momento, non sono state censite aree autorizzate per ospitare campeggiatori.
CONTATTI
Il Cammino è governato dall’Associazione Cammino di Guglielmo APS.
- E-mail: info@camminodiguglielmo.it
- Telefoni di riferimento: 348.6063901 – 338.9706923 – 340.3517357 – 392.4787170
- Facebook: facebook.com/camminodiguglielmo/
- Gruppo camminatori: facebook.com/groups/gruppocamminodiguglielmo
- Instagram: instagram.com/camminodiguglielmo/
REFERENTI di TAPPA / Amici del Cammino: ecco i riferimenti, tappa per tappa > clicca QUI
I LUOGHI di GUGLIELMO: per approfondire la conoscenza storica e artistica dei luoghi attraversati durante il Cammino > clicca QUI
DOMANDE RICORRENTI e risposte sul Cammino di Guglielmo > clicca QUI
Il Podcast
Il Podcast ha registrato emozioni in presa diretta durante la Tappa 5 del Cammino di Guglielmo (giugno 2024), camminando in gruppo dall’altopiano del Laceno all’Abbazia del Goleto. Un podcast che cattura per la spontanea testimonianza dei partecipanti. Da ascoltare ad occhi chiusi.
Una produzione fortemente voluta dal compianto Dario Bavaro e commissionata dall’Associazione Irpinia 7X che nel 2012 immaginò e tracciò il primo cammino. La realizzazione audio e la supervisione editoriale del podcast sono state realizzate da ‘Produzione A-Loud’. Per ascoltare il podcast: camminodiguglielmo.it/podcast/
CREDENZIALE E TESTIMONIUM
Si può ritirare la ‘Credenziale’ alla partenza, nell’Abbazia di Montevergine o all’arrivo della tappa 5, nell’Abbazia del Goleto. In alternativa, si può richiedere scrivendo a info@camminodiguglielmo.it Non ha un costo, si accettano donativi.
Il Cammino attraversa oltre 30 Comuni: si può timbrare anche presso gli uffici municipali (timbro proprio comunale). Il Cammino propone la visita a oltre 40 chiese: si può timbrare quindi anche presso gli uffici parrocchiali (timbro proprio, in genere nella sacrestia). Il Cammino segnala numerosi punti di accoglienza e di sosta nei luoghi di arrivo delle 15 tappe: si può timbrare presso esercizi convenzionati (B&B, ristoranti, cantine, musei, ecc.): valgono i timbri propri degli esercenti.
Punti di ritiro e punti di timbratura: camminodiguglielmo.it/credenziale-e-altro/
Il ‘Testimonium’ viene rilasciato ai camminatori che hanno percorso a piedi almeno 10 tappe; tra queste, ve ne sono 4 indispensabili:
-l’Abbazia di Montevergine (reliquie di Guglielmo, partenza del Cammino)
-l’Abbazia del Goleto (luogo amato da Guglielmo, arrivo della Tappa 5), Campania
-la Badia di S. Maria di Pierno (arrivo della Tappa 9), Basilicata
-la Basilica del S. Sepolcro a Barletta (meta finale del Cammino), Puglia.
anche in più mesi o anni, oppure a chi avrà percorso gli ultimi 100 Km in bicicletta.
Il Testimonium verrà rilasciato su richiesta inoltrata alla segreteria dell’Associazione Cammino di Guglielmo APS: info@camminodiguglielmo.it inviando una scansione leggibile della Credenziale completa dei dovuti timbri. La spedizione avverrà tramite servizio postale. In prossimità di eventi istituzionali, quali ad esempio il Forum annuale dei cammini storico-religiosi, è prevista la consegna a mano.
GUIDA CARTACEA
Edita nel mese di maggio 2026, è in formato 14×22, 180 pagine, 110 foto; 15 mappe. La guida, per il momento, non è in vendita; è sfogliabile al link: https://www.camminodiguglielmo.it/la-guida-del-cammino-di-guglielmo/.
La Cartografia
La nuova mappa cartografica ha richiesto 8 mesi di lavoro a più mani; ha una definizione superiore agli standard: traccia del cammino ben evidente, arrivi delle 15 tappe, nomi dei comuni attraversati, km progressivi, profilo altimetrico delle 15 tappe, isoipse, fiumi, laghi, viabilità ordinaria, confini comunali, provinciali, regionali, fontane, monumenti, punti panoramici, foto, QRcode e altro…
Caratteristiche tecniche e credits:
Formato 70×100, pieghevole, fronte/retro
Scala 1:80.000
Registrazione tracce: Claudio Ferraro
Base cartografica: Edimap, Torino
Grafica: Marciano & partners
Contenuti e direzione di esecuzione: Ruralis srl sb, Verderosa studio
Stampa: Azzurra Comunicazione
Punti di ritiro della mappa stampata: camminodiguglielmo.it/mappa-stampata/
TAPPA 01: DA MONTEVERGINE A TUFO
Partenza: Abbazia di Montevergine
Arrivo: Tufo
Distanza: 22.5 km
Dislivello: +591m / – 1635 m
Sintesi
È la prima tappa del cammino, ognuno vi ripone speranze e aspettative; c’è il desiderio di camminare, di riflettere e, soprattutto, di conoscere. Partiamo dal principio, dal primo luogo costruito da Guglielmo in Irpinia e dalle sue spoglie custodite sotto l’altare maggiore. Nel 1099, a soli 14 anni, intraprese la via per Santiago de Compostela dove vi restò per 5 anni. Al ritorno si recò a Roma sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo e, subito dopo, seguì la via Appia per tentare l’imbarco verso Gerusalemme… ma di questo avremo modo di parlarne. Fondò la sua prima comunità proprio qui, a Montevergine. Ci attende una delle tappe più belle e paesaggisticamente più interessanti del Cammino. È il primo giorno e sperimenteremo già diversi tipi di tracciato, oggi prevalentemente in discesa, verso nord-est.
Descrizione
Dal piazzale dell’Abbazia [km 0,0] si segue la discesa; sulla sinistra troviamo l’imbocco del sentiero storico della ‘Juta’ che portava i pellegrini a Montevergine; brevi tornanti con fondo sterrato attraversano boschi di faggi e di castagni, collegando la montagna ad Ospedaletto d’Alpinolo. In prossimità del ristorante ‘Il Casone’ [km 2,0] deviamo a sinistra imboccando un sentiero che presenta gradini a riporto o intagliati nella roccia. Facciamo una breve sosta presso la ‘Sedia della Madonna’, un antico trono in pietra dove i pellegrini si siedono tuttora per devozione. Giunti alle prime case di Ospedaletto [km 3,3] prendiamo a sinistra il sentiero detto ‘Niespolo’; attraverso antichi castagneti raggiungeremo una pedemontana in acciottolato [km 4,9] che ci permette di guardare dall’alto l’ampia valle del fiume Sabato e -in primo piano- il castello di Summonte. Prima di una stretta curva [km 6,0] rinunciamo a scendere verso il rifugio Urupreta -a meno di non aver bisogno di rifornirsi alla fontana- e proseguiamo tenendo la sinistra. Da qui inizia un sentiero pedemontano, stretto, con tratti su fondo spesso roccioso, dove -nel caso di pioggia- è facile scivolare… Con deviazione indicata [km 7,1] è possibile raggiungere il Santuario di S. Silvestro Papa dov’è una bella vista panoramica che spazia dall’Irpinia al Sannio; tra andata e ritorno per il santuario bisogna mettere in conto almeno un’ora; conviene andarci d’estate quando le giornate sono lunghe. Rientrati sul sentiero, proseguiamo in discesa fino a raggiungere un’area parcheggio e un tratto asfaltato della SS.374 che ci conduce verso Sant’Angelo a Scala; tenendo la destra, in prossimità del cimitero [km 8,4] seguiremo la stradina interpoderale ‘via Malfitana’ che, prima in discesa fino al fondovalle, e poi in ripida salita, ci porterà nel centro abitato di Grottolella [km 13,2] dove, orientativamente, arriveremo a fine mattinata. Troveremo una fontana, una piazza, una chiesa e un castello: l’ideale per una sosta. Il cammino riprende in direzione sud-est seguendo via Carrara, la discesa è dolce; attraverseremo un bel contesto paesaggistico rurale con alti noceti e diffusi noccioleti; iniziamo a intravedere la valle del fiume Sabato. Su terreni arricchiti dalle ceneri vulcaniche del Vesuvio si possono ammirare gli estesi vigneti del noto ‘Greco di Tufo’. Troviamo una fontana [km 20,9] che siamo ormai quasi giunti alla meta; il tempo di attraversare il ponte sul fiume ed eccoci di fronte alla grotta dell’Arcangelo Michele. Dopo 22,5 km di cammino compiuto in direzione Nord-Est, siamo a Tufo!
I luoghi di Guglielmo, l’Abbazia di Montevergine; la partenza
Dalla ‘Legenda della vita del Santo’, codice del XIII sec., apprendiamo che il giovane Guglielmo, dopo essere giunto in Irpinia e fermatosi presso Atripalda, nel 1118 salì sul monte Partenio, sovrastante Mercogliano, eleggendolo a luogo ideale per l’eremitaggio e la preghiera. Qui, in prossimità di una sorgente e delle rovine di un tempio dedicato alla dea Cibele, Guglielmo costruì una piccola cappella dedicata a Maria Vergine; ben presto si formò una comunità di religiosi ai quali diede una ‘regola di vita’ ispirandosi alla ‘regula monasteriorum’ di S. Benedetto. A Montevergine sono riportati diversi miracoli: ‘L’orso che intorbida l’acqua’, ‘L’episodio del ligure Gualtiero’, ‘La leggenda delle colombe’, ’La guarigione di una donna muta’, e -sicuramente l’episodio più famoso-: ‘La leggenda del lupo e dell’asino’. Le spoglie di Guglielmo sono custodite e venerate ai piedi dell’altare maggiore, nella basilica nuova. Approfondimenti in santuariodimontevergine.it
TAPPA 02: DA TUFO A CHIUSANO DI SAN DOMENICO
Partenza: Tufo
Arrivo: Chiusano di San Domenico
Distanza: 18.1 km
Dislivello: +613m / – 154 m
Sintesi
Partiamo dal piccolo paese di Tufo, famoso per l’omonimo ‘Greco di Tufo’ tra i più pregiati e noti vini bianchi Docg italiani. Risalendo il fiume Sabato si arriva, dopo circa un’ora, alla Basilica Paleocristiana della Ss. Annunziata. È tra i più antichi luoghi di culto della Campania e c’è tempo per una visita. Dal fondovalle si sale attraversando piccoli paesi e frazioni abitate fino a Montefalcione, interessante per chiese e centro storico. Si continua a salire per vie interpoderali tra bei vigneti, fino a Chiusano di S. Domenico dove, all’ingresso del centro abitato, ci aspetta la grande scultura con zaino e bastone (con testa di lupo) che guarda Montevergine. È una tappa dove prevale una costante salita in direzione sud-est.
Descrizione
Lasciamo Tufo [km 0,0] risalendo, su sfondo sterrato, il corso del fiume Sabato; giungiamo presto dinanzi alla Basilica paleocristiana della Ss. Annunziata, nel comune di Prata Principato Ultra [km 3,0]. È un luogo tra i più antichi d’Irpinia e merita una visita (avvisare per tempo il parroco o l’ingegnere che sta seguendo i restauri; sono ‘Amici del Cammino’ e ci accompagneranno volentieri). Il Cammino riprende attraversando la parte bassa del centro abitato fino al fiume Sabato [km 4,4] che segna il confine comunale con Pratola Serra. Attraversata la piazza del paese, seguendo la SP.61, saliremo verso il cimitero di S. Michele di Pratola [km 5,9] dove, a breve distanza, attraverseremo il sottopasso dell’autostrada Napoli-Bari. Continuando in salita saremo costretti ad attraversare la SS.7 [km 6,4]; bisogna fare attenzione, gli automobilisti non sono abituati qui a vedere camminatori con gli zaini sulle spalle, potrebbero distrarsi… All’ingresso del centro abitato di San Michele di Pratola prenderemo sulla destra via Cocciacavallo; la seguiremo per meno di 1 km, poi proseguiremo sempre in direzione S-E su un bel tratto sterrato, attraverso un bosco, fino a svoltare sulla destra [km 7,8] in prossimità della contrada San Fele. Ancora in salita, si giunge nel centro storico di Montefalcione [km 11,2] dove, a fine mattinata, si può sostare per la colazione e la visita che merita il paese nel suo complesso; ci sono due fontane. Volendo allungare di una mezzora il cammino, dalla parte alta dell’abitato si può seguire una bella stradina panoramica in discesa, arricchita da belle opere d’arte di una via Crucis. Attraversata la contrada Iantosca, a mezza costa (evitando di scendere fino alla sottostante stazione ferroviaria), seguendo una stradina rurale tra bei vigneti in salita, si raggiunge Chiusano di S. Domenico dove all’ingresso dell’abitato [km 17,8] troveremo il grande zaino colorato. Converrà andare subito nel borgo ‘Ripa’ per ammirare i bei murales dedicati a Guglielmo; se c’è tempo, si potrà visitare il Museo Multimediale dedicato al Cammino mentre all’Eremo di S. Guglielmo ci andremo per la partenza della tappa successiva.
I luoghi di Guglielmo, l’eremo di Chiusano
La fondazione dell’Eremo di S. Maria della Valle, detto anche di S. Guglielmo, potrebbe risalire tra il 1128, anno della partenza di Guglielmo da Montevergine e il 1133, anno di fondazione del Goleto. Attualmente, l’eremo è costituito da due corpi di fabbrica di epoca e stili diversi. Il più antico, è a base quadrata e sormontato da una cupola; il più recente, invece, è a cielo aperto ed è costituito come una navata unica di chiesa con quattro archi a tutto sesto per lato. Questa parte, che risale alla fine del sec. XVI, fu costruita come cimitero della Congrega della Buona Morte. Sulla parete di fondo della chiesa, un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, ascrivibile alla prima metà del ‘500, ricorda al passante: ‘Chi si rivolge a Lei con fede pura e sincera, Lei è generosa di grazie e favori’.
TAPPA 03: DA CHIUSANO DI SAN DOMENICO A CASSANO IRPINO
Partenza: Chiusano di San Domenico
Arrivo: Cassano Irpino
Distanza: 24.4 km
Dislivello: +690 m / – 841 m
Sintesi
Questa tappa è un inno alla bellezza: dai murales narrativi di Chiusano alle pietre storiche di Castelvetere, fino ai ritmi ancestrali di Montemarano. Ti attende un sentiero che si snoda tra montagne silenziose, boschi di latifoglie e sorgenti cristalline, dove il tempo sembra essersi fermato per accogliere il passo lento di ogni pellegrino. Lasciati avvolgere dai colori cangianti delle faggete e dal profumo dei castagneti secolari nel cuore del Parco dei Monti Picentini. Questo tratto del cammino è stupore continuo, un invito a ritrovare il proprio mondo interiore tra vette che si guardano e valli dorate. Alla impegnativa salita iniziale segue una lunga e leggera discesa attraverso borghi e magnifici castagneti; andiamo in direzione sud-est.
Descrizione
Partiamo dall’Eremo di S. Guglielmo [km 0,0], nel comune di Chiusano di S. Domenico. Salendo su strada comunale per circa 600 m., sulla sinistra troveremo l’imbocco del sentiero Taraldo-Alano; affrontiamo una salita ripida per raggiungere prima la Cascata in località ‘Varco’ e poi l’area attrezzata della Sorgente ‘Pila’ [km 3,2]. Poco più avanti è la piana della sorgente di Sant’Agata [km 4,1], posta a 1.100 metri di altitudine. Ci troveremo al bivio segnato dal fenomeno carsico di un inghiottitoio; dobbiamo proseguire tenendo la sinistra. Man mano sulla destra si apre la vista sulla piana del Dragone e sul massiccio del Monte Terminio mentre a sinistra siamo dominati dalla vetta del monte Tuoro. Il sentiero prosegue su fondo sterrato in direzione est attraverso un fitto bosco fino a raggiungere il borgo Castelvetere sul Calore [km 9,3]. Ci dirigiamo verso ‘La Ripa’, un antico insediamento medievale interamente restaurato posto su uno sperone calcareo. Proprio nel borgo, sulla destra troveremo una discesa che ci porta attraverso un sentiero-natura fino a Montemarano [km 11,5] noto per le sue storiche cantine e il centro storico d’impronta medievale. Proseguendo in direzione sud si consiglia una sosta presso i ruderi dell’antico monastero di San Leonardo: c’è una deviazione al [km 14,8]. Per la sosta della colazione e il ristoro di fine mattinata, il luogo ideale è il Bosco Morroni di Montemarano [km 16,0]; quest’area è ben attrezzata con panche, tavoli e una fontana di acqua sorgiva. Ripreso il cammino e superata l’area boschiva, il tracciato conduce verso la strada statale 7 Ofantina bis; è necessario attraversare con prudenza utilizzando il sottopasso situato nei pressi di un distributore di benzina [km 18,5]. L’ultima parte del tracciato si sviluppa lungo una stradina interpoderale con fondo in buona parte asfaltato che attraversa castagneti secolari fino a raggiungere il centro storico di Cassano Irpino [km 24,4]. I viandanti entrano nel borgo incontrando il castello recuperato per arrivare poi alla chiesa di S. Bartolomeo. Questa tappa rappresenta uno dei momenti più significativi del cammino poiché unisce la bellezza naturalistica dei boschi del Parco dei Monti Picentini alla storia millenaria di quattro splendidi borghi irpini.
I luoghi di Guglielmo, i ruderi del monastero di S. Leonardo
Quello che rimane dell’antico monastero -di fondazione verginiana/benedettina- è situato a N-O del territorio comunale di Montemarano, al confine con la piana di Volturara Irpina, lungo la strada Saba Maior (via Salernitana); l’area è sovrastata da un alto costone denominato Pietra Pagana; alla sua base sgorga ancora oggi una sorgente di acqua. La prima notizia risale al 1136 quando Atto, signore di Montemarano, dona il sito a Guglielmo da Vercelli. Molto probabilmente questo monastero fu soppresso come tanti altri agli inizi del ‘500. Ne resta l’impronta architettonica, ancora ben delimitata dai ruderi dei muri portanti, anche se ingombrati in parte da alberature e rovi. Il ‘Campanariello’ è ancora ben leggibile.
TAPPA 04: DA CASSANO IRPINO A LAGO LACENO
Partenza: Cassano Irpino
Arrivo: Lago Laceno
Distanza: 16.1 km
Dislivello: +740 m / – 216 m
Sintesi
Questa tappa è un’ascesa nel cuore del Parco dei Monti Picentini, un sentiero dove la fatica si trasforma in stupore. Dai riflessi delle sorgenti di Cassano Irpino alla sacralità francescana di Folloni, i pellegrini salgono la montagna per raggiungere il silenzio arcaico dei boschi di castagni e di faggi. È il cammino della bellezza incontaminata, un’escursione che conduce i viandanti verso la leggendaria Grotta di S. Guglielmo sul Lago Laceno. La caratteristica principale è la forza rigenerante di una natura selvatica che offre un incontro profondo con il mistero dell’eremitaggio. Un percorso dell’anima che invita a guardare oltre l’orizzonte, tra alberi secolari e antiche pietre vive. Alla pianura iniziale segue la salita in montagna, continuiamo verso sud-est.
Descrizione
Il cammino inizia dal centro storico di Cassano Irpino [km 0,0] noto per le sue preziose sorgenti che dissetano il Mezzogiorno d’Italia; si procede in direzione sud verso la piana di Montella. Qui, immerso in un’atmosfera di pace secolare, si raggiunge il Convento di S. Francesco a Folloni [km 5,6]. A breve distanza, seguiamo sulla destra una stradina interpoderale pianeggiante, arricchita da alberi di noci, roverelle e pioppi. Grazie a un ponticello pedonale attraversiamo i binari della ferrovia storica [km 8,1] Avellino-Rocchetta. Il cammino conduce quindi nel centro di Bagnoli Irpino [km 9,2], un vero scrigno d’arte definito anticamente “domus deorum”. È il luogo ideale per una visita e una sosta sotto il carpino della Torre dell’Orologio -un albero monumentale cresciuto miracolosamente tra le pietre della facciata- dov’è la fresca fontana del Gavitone. Usciti dall’abitato, in salita e in direzione sud-est, si incontra il campo sportivo; da qui si sale per circa 1,3 km seguendo la strada provinciale 368. Giunti nel tornante chiamato ‘curvone di Caliendi’ [km 11,0], si lascia l’asfalto e si segue un sentiero su fondo roccioso che richiede impegno ma regala emozioni uniche. Il paesaggio vegetale muta progressivamente dai castagneti ai carpini, fino a incontrare poi maestosi faggi secolari in quota che creano una volta naturale sopra il viandante. Ancora per un breve tratto incontreremo di nuovo la SP368 se non altro per fare un rifornimento d’acqua presso la Fontana dedicata a Marco Pantani [km 13,3] che su queste salite vinse una gara leggendaria del Giro d’Italia 1998, legando il suo nome a queste montagne. Riprendendo la via del bosco su una pista montana immersa nel silenzio dove la luce filtra a fatica tra le fronde, si arriva ai 1.200 metri per poi scendere dolcemente verso il Lago Laceno. Questo è il punto di arrivo della tappa con la Grotta di S. Guglielmo [km 16,1], situata su uno sperone di roccia affacciato sul lago. È un luogo di alta spiritualità: qui la tradizione vuole che il Santo abbia avuto la visione divina che gli indicò di non fermarsi (“Ne stes in loco isto”) ma di proseguire la sua missione. La principale caratteristica di questa tappa, che la rende imperdibile, è l’eccezionale contrasto tra i monumenti storici della valle e l’ascesa verso una natura montana primitiva e silenziosa, offrendo un perfetto equilibrio tra cultura, fatica fisica e contemplazione.
I luoghi di Guglielmo, la grotta sul lago
In prossimità del ‘Casone’, sul Lago Laceno, si accede alla Grotta di S. Guglielmo che l’antico ‘Codice della vita del santo’ riporta come rifugio del nostro eremita pellegrino. Qui, a Guglielmo e a Giovanni da Matera, apparve il Signore: “Ne stes in loco isto, Johannes in orientem et Guillelmus in occidentem”; i due eremiti dovevano separarsi: Giovanni doveva recarsi ad oriente e Guglielmo ad occidente. La tradizione popolare la chiama anche grotta di Santa Nesta, per le parole “ne stes”. Guglielmo scese nella valle dell’Ofanto dove fondò il monastero del Goleto mentre Giovanni andò sul Gargano (a est) dove ancora oggi è l’abbazia di S. Maria di Pulsano.
TAPPA 05: DA LAGO LACENO A ABBAZIA DEL GOLETO
Partenza: Lago Laceno
Arrivo: Abbazia del Goleto
Distanza: 22 km (al netto della bretella per Fontigliano)
Dislivello: +407 m / – 860 m
Sintesi
Lasciato il Lago Laceno e la millenaria Grotta di S. Guglielmo, il percorso guadagna quota fino alla Valle dei Lupi. Dal Pozzo di S. Guglielmo inizia la discesa verso l’alta valle del fiume Ofanto. Il camminatore è ripagato da una vista mozzafiato che domina l’ampia valle fino alle balze del Formicoso e fino al lontano Vulture, in un silenzio che profuma di faggio e castagno. La discesa verso Fontigliano e Campo di Nusco è un dolce ritorno alla campagna coltivata che prepara all’incontro con l’Abbazia del Goleto: un approdo di pietra antica e solenne bellezza che accoglie il viandante al termine di un viaggio tra cielo e terra. Alla impegnativa salita iniziale segue una lunga discesa panoramica, a tratti nei castagneti; andiamo in direzione nord-est.
Descrizione
Dalla Grotta di S. Guglielmo [km 0,0] situata sullo sperone di roccia che domina il Lago Laceno, procediamo verso nord su sterrato, parallelo e sottostante alla SP 368; in prossimità di una fontana [km 1,4], si attraversa e si imbocca una stradina sterrata che coincide col sentiero CAI 112; si affronta una salita costante immersi in un contesto boschivo dov’è facile incontrare pastori con i bivacchi fino a raggiungere la ‘Valle dei Lupi’ [km 6,3], una idilliaca pianura che ad inizio giugno si riveste di fioriture colorate; da qui si prosegue fino ad arrivare su una stradina montana, in parte brecciata; tenendo la sinistra si raggiunge in breve il ‘Pozzo di S. Guglielmo’ [km 8,2] situato alle pendici del Montagnone di Nusco (quota 1.314 m.) Il toponimo è sopravvissuto e giunto a noi dopo 900 anni dal passaggio dell’eremita Guglielmo… È presente una piccola fonte d’acqua. La seconda parte della tappa è in discesa seguendo una stradina di manutenzione montana, asfaltata, con un’abbreviatoia attraverso un esteso e acclive castagneto. Si arriva, in posizione piana e pedemontana, alla fontana e area picnic soprastante la ‘Badia di Fontigliano’. Dopo la pausa e la visita alla vicina Chiesa di S. Maria di Fontigliano (dal 2026 anche Santuario) si raggiunge, seguendo la viabilità interpoderale, la stazioncina ferroviaria di Campo di Nusco [km 18,5]. Attraversati i binari, si procede lungo un ambito rurale ben ordinato, dove a tratti, si avverte la presenza dei numerosi torrentelli che alimentano il fiume Ofanto. L’Abbazia del Goleto, nel comune di S. Angelo dei Lombardi, è ormai vicina e segna il traguardo di questa tappa [km 22] che unisce la spiritualità della montagna alla storia della valle Ofantina. I luoghi di interesse storico e spirituale toccati dal tracciato sono descritti nel paragrafo successivo mentre nel ‘focus’, c’è la descrizione del Goleto, il luogo più intimamente legato a Guglielmo.
I luoghi di Guglielmo, l’Abbazia del Goleto
E’ il luogo centrale della vita del Santo, qui diede vita al ‘disegno’ del doppio monastero con a capo una badessa e qui scelse di morire e di essere sepolto; è un luogo riportato molte volte nella ‘Legenda della vita del Santo’; vi sono narrati vicende e miracoli: ‘La visione degli angeli al Goleto’, ‘Le biade scampate al fuoco’, ‘L’ultimo incontro col Re Ruggero II’, ‘La morte di Guglielmo’. Oggi, il nuovo museo multimediale documenta la vita di Guglielmo tra le mura del Goleto; la sala immersiva ci permette di essere con lui pellegrini alla fine del XII secolo. Suggestiva, a sera, è la multi-proiezione sulla possente Torre Febronia. Si può soggiornare nella nuova foresteria. Approfondimenti in goletomuseo.it
TAPPA 06: DALL'ABBAZIA DEL GOLETO A MATERDOMINI-CAPOSELE
Partenza: Abbazia del Goleto
Arrivo: Materdomini-Caposele
Distanza: 16.9
Dislivello: +349 m / – 413 m
Sintesi
Questa tappa collega due giganti della fede in Irpinia: S. Guglielmo (1085-1142) e S. Gerardo (1726-1755). Lasciati i possenti archi del Goleto, il viandante guadagna le alture di Cerrete Casaglie fino a incontrare l’esteso centro abitato di Lioni dove il vetusto Ponte romano attraversa l’Ofanto. Ma è l’impegnativa ascesa delle ‘Scalelle’ a definire l’anima di questo percorso: un’antica via di preghiera e fatica che sale tra querce e silenzi fino alla chiesa rupestre di S. Vito. Qui, dissetati dalla sorgente, si scende infine verso Materdomini. Essendo una tappa alquanto breve, consigliamo di impiegare il pomeriggio per visitare le sorgenti di Caposele, paese ‘bandiera arancione’ del Touring Club Italiano.
Descrizione
Dall’Abbazia del Goleto [km 0,0] si segue sulla sinistra (verso nord-est) la strada asfaltata che ci porta al sottopasso dell’incrocio stradale [km 1,1]; si tiene ancora la sinistra; una volta passati a lato del guardrail, tenendo la destra si raggiunge il fondovalle; si inizia quindi a salire in direzione nord-est fino al quadrivio [km 2,0] che dirama, a destra, verso la contrada Cerrete Casaglie; dritto si prosegue invece per il centro di S. Angelo dei Lombardi (a 3,3 km). Siamo ben presto sull’altura panoramica tra coltivi e vegetazione spontanea; verso ovest si può ammirare il percorso della tappa precedente, dal Montagnone di Nusco all’Abbazia del Goleto lì dove inizia la valle del fiume Ofanto che ritroveremo a Canosa di Puglia (Tappa 14). Si scende gradualmente verso il centro urbano di Lioni dove incroceremo la via S. Bernardino [km 5,6]. Il percorso proposto attraversa l’intero paese che si presenta oggi interamente ricostruito dopo che il nefasto terremoto del 1980 lo ridusse in macerie, causando 228 vittime. Vedremo la chiesetta di S. Bernardino, il ponticello in ferro e legno, il nuovo Municipio, la Chiesa Madre, la Villa Bianchi e l’ampio viale su cui prospetta il Santuario di S. Rocco; da qui scenderemo verso la stazione ferroviaria dove, tramite un sottopasso, si raggiunge il Ponte Romano sul fiume Ofanto [km 7,9]. Proseguendo in direzione sud, a breve distanza si incontra la Badia di S. Maria del Piano e dopo circa 900 m in direzione sud-est, si incrocia la SP 368 [km 8,8] dove ha inizio la storica via delle ‘Scalelle’. Ci attende una salita alquanto impegnativa caratterizzata da tornanti ombreggiati da robuste querce e da minuscoli alberi da frutta (fichi, ciliegi, meli, carrubi). Al termine dell’ascesa troveremo un bivio [km 12,4] dove manterremo la sinistra lungo la via Contrada Bosco; si apre un pianoro panoramico che funge da spartiacque idrografico tra Tirreno e Adriatico. Una deviazione segnalata sulla destra conduce alla Chiesa rupestre di S. Vito [km 14,0]; quest’area, dotata di alberature, tavoli e una fonte d’acqua sorgiva, è il luogo raccomandato per la sosta e la colazione al sacco. Il cammino riprende su un sentiero sterrato che -dopo 600 m- si immette sulla SS 165; tenendo la destra, la seguiremo fino a trovare una fontana. L’ultimo tratto coincide con una stradina in salita che, dal grande svincolo, ben presto entra nell’abitato e raggiunge il piazzale del Santuario di S. Gerardo [km 16,9] in Materdomini frazione del Comune di Caposele, punto di arrivo della Tappa 6.
Caposele, le sorgenti e la Bandiera Arancione
A valle del Santuario si adagia Caposele, un borgo di elevato valore ambientale e turistico, insignito del prestigioso marchio di qualità ‘Bandiera Arancione’ dal Touring Club Italiano. Si raggiunge, in ripida discesa, con una bella bretella pedonale di 2,2 km. ca. Il vero tesoro di Caposele è l’acqua: qui sgorgano le monumentali ‘Sorgenti del Sele’, un vero fiume sotterraneo che alimenta l’Acquedotto Pugliese, una delle opere di ingegneria idraulica più importanti d’Europa che disseta milioni di persone nel Sud Italia. Per vivere appieno questa esperienza, è fortemente consigliato visitare le sorgenti e le gallerie di captazione affidandosi alle guide locali, capaci di narrare l’affascinante storia di quest’opera ciclopica.
TAPPA 07: DA MATERDOMINI-CAPOSELE A S.ANDREA DI CONZA
Partenza: Materdomini-Caposele
Arrivo: S. Andrea di Conza
Distanza: 15.3
Dislivello: +375 m / – 225 m
Sintesi
Lasciandosi alle spalle il Santuario di S. Gerardo, il cammino risale la dorsale appenninica fino alla Sella di Conza, spartiacque dove i venti del Tirreno incontrano quelli dell’Adriatico. È un percorso di orizzonti aperti e crinali ventosi, dove lo sguardo del viandante abbraccia sia la valle del Sele che la valle dell’Ofanto. La traccia si snoda tra pale eoliche e antichi tratturelli, costeggiando terre di confine tra Irpinia e Lucania. Non è solo un transito geografico, ma un’immersione in un paesaggio di resilienza e bellezza austera, che prepara l’anima all’ingresso nelle terre d’Oriente, guidati in lontananza dal profilo del Vulture. Alla impegnativa discesa iniziale segue una impegnativa salita fino a camminare poi in piano fino per raggiungere la meta; prevalentemente in direzione est.
Descrizione
Dal piazzale del Santuario di S. Gerardo [km 0,0], fatta una scorta di acqua sorgiva, il cammino procede in direzione nord lungo Corso S. Alfonso. Al bivio con la SS 165 [km 0,4] bisogna prendere a destra la strada secondaria seguendo le indicazioni per ‘Tenuta Vittoria’. Si affronta inizialmente una ripida discesa su una stradina interpoderale scarsamente trafficata fino a raggiungere il fondovalle [km 1,0]. Poiché non vi sono fontane lungo il tracciato è indispensabile partire con adeguato rifornimento. Inizia quindi una salita costante che conduce verso il crinale della Sella di Conza, geograficamente rilevante come spartiacque appenninico tra il versante tirrenico e quello adriatico. La pendenza è impegnativa; si attraversa un habitat caratterizzato da rade querce, roverelle e ginestre. Salendo, a partire dal [km 4,2] vedremo a sud-est i piccoli paesi di Castelnuovo di Conza e di Santomenna, in provincia di Salerno, e l’ampia valle del Sele fino alle montagne degli Alburni. Superata la ‘Tenuta Vittoria’, il fondo diviene più dissestato fino all’incrocio con lo ‘spartiacque’ rappresentato dalla SS 7 Appia [km 6,2]; qui si apre la vista sul lago di Conza, sbarramento dell’Ofanto, e sui numerosi paesi dell’Alta Irpinia. Imboccando la stradina brecciata sulla destra, avanzeremo paralleli alla statale, evitando così il traffico veicolare. La sterrata si ricongiunge presto alla Statale per poi raggiungere un bivio strategico presso la ex-casetta cantoniera [km 8,4]. Si deve imboccare la stradina brecciata sulla destra (è l’unica in salita), realizzata a servizio del parco eolico, evitando così l’asfalto della statale. Il percorso, panoramico e agevole, procede in parallelo alla viabilità principale, offrendo visuali sulle alture del Formicoso e sulla valle dell’Ofanto. Siamo nel territorio del Comune di Conza della Campania. Al [km 12,0] la traccia rientra definitivamente sulla statale 7. Si prosegue fino all’ingresso del bel centro storico di S. Andrea di Conza, dove la meta è il Palazzo dell’Episcopio [km 15,3]. Data la brevità della tappa, la sosta per la colazione può essere fatta all’arrivo, in uno dei due rinomati forni del paese; una buona pasticceria -con ombroso giardino- è proprio all’ingresso del paese a lato del ‘sali e tabacchi’ dove è anche possibile timbrare la credenziale. Il pomeriggio potrebbe essere dedicato alla visita del vicino Parco Archeologico di Compsa (6 km a valle) attraversando l’insediamento post- terremoto ’80 di Conza della Campania; oppure si può valutare di raggiungere Pescopagano (4 km a monte), dove è comunque possibile pernottare.
La memoria del terremoto, il Parco Archeologico di Conza
A breve distanza da Sant’Andrea, sorge il Parco Archeologico dell’antica Compsa, nel comune di Conza della Campania. E’ un luogo di bellezza e memoria: la città, rasa al suolo dal terremoto del 1980, non fu ricostruita in sito ma trasformata in un parco archeologico a cielo aperto. Passeggiando tra le rovine, si osservano le stratificazioni della storia: dal foro romano ai resti della Cattedrale di S. Maria Assunta di cui sopravvivono le mura e la cripta. Per cogliere appieno il valore di questo luogo, dove la storia antica si intreccia con la tragedia recente, è vivamente consigliato affidarsi alle guide locali della Pro Loco.
TAPPA 08: DA S.ANDREA DI CONZA A RAPONE
Partenza: S. Andrea di Conza
Arrivo: Rapone
Distanza: 17.4
Dislivello: +511 m / – 358 m
Sintesi
Lasciandosi alle spalle Sant’Andrea e l’Alta Irpinia, il cammino sale verso Pescopagano, porta d’ingresso della Basilicata. La salita al Monte Mauro è un’ascesa verso la luce: dal santuario, sospeso a mille metri, lo sguardo abbraccia l’infinito degli altipiani lucani. Il camminatore attraversa poi un pianoro silenzioso, dove il tempo sembra essersi fermato tra terra battuta e cieli vasti, scivolando dolcemente verso Rapone, borgo di pietra e racconti magici, custode di fiabe antiche. È un percorso di quiete e bellezza austera, che riempie gli occhi e pacifica il cuore. E’ sicuramente una delle tappe più gradite ai camminatori, fatta di salite e discese in direzione est, fino a conquistare l’altopiano. Da qui si abbraccia la prima luce che sa di oriente.
Descrizione
Il cammino riprende dal Palazzo dell’Episcopio [km 0,0] nella parte alta del centro abitato di Sant’Andrea di Conza, procedendo in direzione est verso il confine regionale. Dopo aver superato l’area de ‘La Fonte’, caratterizzata da un antico mulino in pietra, il tracciato affronta una salita costante che passa il confine amministrativo tra Campania e Basilicata e porta al paese di Pescopagano [km 4,5] dove nella piazza principale c’è una fontana. Attraversato il bel centro storico nella sua interezza, restaurato dopo il disastroso terremoto del 1980, il percorso prosegue in salita fino a raggiungere il bivio del cimitero [km 5,3]. Da qui si imbocca, a sinistra della statale, una stradina che si sviluppa per circa 6 km, caratterizzata da un andamento altimetrico vario con saliscendi, immersa in un ambiente rupestre ricco di acque sorgive, ginestre, ruderi di una centralina idroelettrica e tanta vegetazione rigogliosa. Il tracciato scende verso l’alveo del torrente ‘Ficocchia’ [km 8,7] e da qui inizia a salire fino a raggiungere i 1.002 m del Santuario della Beata Vergine Maria di Monte Mauro [km 10,9]. Data la posizione a metà tappa e la presenza di una fontana e di panche all’ombra di tigli, è il luogo ideale per la colazione al sacco; da qui lo sguardo spazia sugli altipiani lucani, sul lago Saetta e sul profilo del Monte Vulture che ci accompagnerà (e orienterà) visivamente fino a Minervino Murge (arrivo della Tappa 13). La seconda parte della tappa attraversa un suggestivo altopiano; c’è da aprire (e richiudere) un cancello di protezione delle mandrie di vacche podoliche, una razza rustica che si nutre di erbe, cespugli e sottobosco; potrebbero esserci dei cani pastori, è opportuno procedere accompagnandosi con un bastone. Si procede su una pista in terra battuta fino a scavalcare la statale per poi raggiungerne l’incrocio [km 14,3]. Si prende a destra e si prosegue lungo la contrada Carosello su fondo prevalentemente sterrato, attraversando un silenzioso paesaggio rurale. La direzione si mantiene verso est/sud-est fino all’ingresso nel centro abitato di Rapone dov’è una fontana [km 16,9]. La meta è la Chiesa Madre di San Nicola, situata nel cuore del borgo storico [km 17,4]. Siamo a quota 840 m., nel ‘paese delle fiabe’ dove è possibile incontrare ‘U Scazzamauriedd’.
Rapone, il Giardino Rupestre e il Museo delle Fiabe
A Rapone e dintorni, il cammino incrocia l’arte e la leggenda. A breve distanza dal centro, in località Mancusi, si nasconde il “Giardino delle sculture rupestri”, opera dell’artista locale Angelo Repole. È un luogo intimo e sorprendente, visitabile su appuntamento, dove la creatività umana dialoga con la pietra e la natura. Nei pressi del borgo, invece, è d’obbligo visitare il Museo Multimediale delle Fiabe (C.E.R.A. una volta…), che celebra l’identità di Rapone narrando, tra le altre, le storie dello “Scazzmauriedd”, il folletto locale. Per cogliere appieno il fascino di questi luoghi è vivamente consigliato affidarsi agli ‘amici del Cammino’ del luogo, custodi appassionati delle storie e delle tradizioni di questo angolo di Basilicata.
TAPPA 09: DA RAPONE ALLA BADIA DI PIERNO
Partenza: Rapone
Arrivo: Badia di Pierno
Distanza: 16.4
Dislivello: +479 m / – 375 m
Sintesi
Lasciato il paese delle fiabe, il cammino si snoda lieto tra le alture lucane, offrendo ai viandanti orizzonti vasti e incontaminati. A partire da Pescopagano avrete notato come le campagne lucane diventino man mano più disabitate rispetto a quelle attraversate in Irpinia: meno case a fronte di terreni vocati al pascolo più che alla coltivazione. Il frastuono rigenerante delle cascate di San Fele accompagna la risalita dal fondovalle. Il passo si fa lento e meditativo per arrivare al centro abitato, l’irta scalinata sottostante la chiesa madre invita ad una sosta. La strada verso Pierno è un dolce saliscendi che prepara lo spirito all’arrivo: la Badia, solitaria custode di fede tra i boschi, appare come un approdo di pace, dove la natura e il sacro si fondono sotto lo sguardo del Vulture. Una tappa in prevalente direzione est.
Descrizione
Lasciata la chiesa di S. Nicola [km 0,0] si scende in direzione sud-est seguendo via Galliano fino alla nuova ciclo-pedonale. Giunti in prossimità di un supermercato, ci si immette sulla vecchia strada provinciale che porta a S. Fele. Al primo bivio [km 2,2] prenderemo sulla destra la strada in salita per Contrada Mancusi. Incontreremo a breve distanza il ‘Giardino delle sculture rupestri’ (area privata, senza insegna) punteggiato da numerose sculture. Da questo punto il cammino segue una stradina sterrata a mezzacosta, mantenendo una quota costante superiore alla provinciale sottostante. Il fondo diviene terroso e compatto; si attraversa un paesaggio rurale, caratterizzato da piccole masserie in pietra e da un laghetto, fino a intersecare nuovamente la provinciale per S. Fele [km 4,7]. Si prende a destra, in discesa verso il fondovalle. Al primo bivio, prendendo a sinistra arriveremo all’area naturalistica delle Cascate di San Fele [km 7,0] punto di notevole interesse naturalistico e idrogeologico. Qui è possibile rifornirsi presso una fontana situata a breve distanza dal punto informativo. Percorso l’intero alveo delle cascate, riprenderemo a salire su fondo brecciato, costeggiando il torrente e i resti di antichi mulini. Un sentiero sulla destra impone un deciso cambio di pendenza; ci aspetta una fontana nella parte bassa dell’abitato di S. Fele [km 8,5]. L’attraversamento del borgo richiede impegno fisico, risalendo l’intricata rete di vicoli lastricati in pietra, fino a guadagnare la sommità. L’ampia scalinata della Chiesa Madre -con la vicina pasticceria- è il luogo ideale per una sosta con colazione. Seguendo Corso Vittorio Emanuele si attraversa una galleria per uscire dal paese; più avanti, in prossimità di un piccolo gruppo di case, al bivio [km 10,5] si prende a sinistra la strada secondaria indicata verso Pierno: non bisogna seguire la SP381. L’ultima parte della tappa si svolge su strada asfaltata a bassissima intensità di traffico; si cammina in direzione est per circa 6 km superando il ristorante ‘Casale Acque A Moneche’, visibile in alto sulla destra. Da qui, avremo un’alternanza di leggeri saliscendi e modeste salite, immersi in un contesto silenzioso e semi-boschivo. Raggiunto il pianoro della frazione Pierno, a 949 m di altitudine, ci troveremo al cospetto della Badia di S. Maria di Pierno [km 16,4].
I Luoghi di Guglielmo, la Badia di S. Maria di Pierno
Rappresenta uno dei luoghi fondamentali della geografia guglielmina in terra lucana. La tradizione narra che fu proprio Guglielmo a fondare il santuario intorno al 1139, dopo aver ritrovato miracolosamente in un anfratto del monte una statua lignea della Madonna, nascosti secoli prima da eremiti basiliani per proteggerla dalle iconoclastie. Storicamente documentata come dipendenza diretta dell’Abbazia del Goleto sin dal XIII secolo, la Badia rientra a pieno titolo tra le grandi fondazioni del Santo, insieme a Montevergine e al Goleto stesso. L’edificio, che conserva un austero impianto romanico a tre navate, è stato restaurato dopo i danni del sisma del 1980 e rimane ancora oggi un vibrante centro di devozione mariana e pellegrinaggio, testimone della profonda eredità spirituale lasciata dal Santo pellegrino tra le montagne lucane.
TAPPA 10: DALLA BADIA DI PIERNO AI LAGHI DI MONTICCHIO
Partenza: Badia di Pierno
Arrivo: Laghi di Monticchio
Distanza: 26.4
Dislivello: +557 m / – 788 m
Sintesi
Lasciato il paese delle fiabe, il cammino si snoda lieto tra le alture lucane, offrendo ai viandanti orizzonti vasti e incontaminati. A partire da Pescopagano avrete notato come le campagne lucane diventino man mano più disabitate rispetto a quelle attraversate in Irpinia: meno case a fronte di terreni vocati al pascolo più che alla coltivazione. Il frastuono rigenerante delle cascate di San Fele accompagna la risalita dal fondovalle. Il passo si fa lento e meditativo per arrivare al centro abitato, l’irta scalinata sottostante la chiesa madre invita ad una sosta. La strada verso Pierno è un dolce saliscendi che prepara lo spirito all’arrivo: la Badia, solitaria custode di fede tra i boschi, appare come un approdo di pace, dove la natura e il sacro si fondono sotto lo sguardo del Vulture. Una tappa in prevalente direzione est.
Descrizione
Lasciata la frazione di Pierno [km 0,0], a quota 949 m., ci aspetta una tappa alquanto impegnativa per la lunghezza e i dislivelli da affrontare; si inizia con una lunga discesa lungo la strada provinciale ‘Bosco della Pietra’; non abbiamo alternative se non tagliare qualche tornante per provare l’ebbrezza dello sterrato… Giunti all’innesto con la SP 381 [km 4,6] la percorriamo per meno di 500 m e prendiamo sulla sinistra una bretella sterrata in direzione ovest per Monte Sirico. Attraversando una macchia boschiva, troveremo prima la ‘Fontana del Guardiano’ [km 6,4] e poi la ‘Fontana della Monaca [km 7,6]. Incrociamo quindi la provinciale Atella-Montesirico, prendiamo prima a destra e subito dopo, a sinistra, seguiamo un lungo rettilineo fino ad arrivare al sottopasso della SP 219 [km 10,0]. Si raggiunge così il fondovalle della Fiumara di Atella [km 13,7] a quota 450 m, dominato dalle imponenti arcate in pietra del Ponte-canale dell’Acquedotto Pugliese. Da qui, risaliamo fino alla vicina Atella [km 16,0]. La chiesa romanica, i resti del castello e, soprattutto, due ottimi forni fanno propendere per una sosta con colazione. Se si è stanchi e si vuole godere del paese è possibile pernottare in una delle strutture convenzionate. In alternativa, lasciato il centro, possiamo seguire la SP 91 oppure potremmo optare per una stradina semi-rurale che dalla contrada Portiello sale in direzione nord-ovest. L’obiettivo è raggiungere le propaggini del complesso vulcanico del Vulture che ci aspetta con la sua iconica sagoma. In ogni caso affronteremo una salita costante di circa 6 km. fino a raggiungere l’innesto sulla SP 167 [km 21,0]. Seguiamo l’inevitabile provinciale fino al punto di valico a quota 845 m, noto come ‘Valico 113’ [km 22,6] e identificabile dal serbatoio idrico. La strada inizia a scendere: si procede lungo la SP 167 per 1,4 km fino a individuare sulla destra l’imbocco di un sentiero segnato dal CAI che si inoltra nel bosco, in discesa, sui fianchi della caldera del vulcano spento. Questa è la fase conclusiva e naturalisticamente più rilevante dell’escursione: si abbandona definitivamente l’asfalto per un sentiero in terra battuta che scende verso i laghi. Raggiungiamo l’ingresso del complesso dell’Abbazia di S. Michele Arcangelo [km 26,4]. Allungando di qualche km. potremmo arrivare agli agriturismi convenzionati lungo la strada che porta a Monticchio Bagni o raggiungere proprio questo piccolo borgo dov’è l’Info-point ‘Vultureyes’ con annessa piccola foresteria. Questa scelta è rafforzata dal fatto che -soprattutto durante la stagione invernale- all’indomani è preferibile seguire la bella (e storica) bretella alternativa per Melfi che ci porterà lungo il ‘Tratturello di S. Guglielmo’, passando alle pendici del Monte Crugname dov’è una roccia con una piccola statua del Santo.
L’Abbazia di San Michele Arcangelo
Dominando il Lago Piccolo con la sua mole bianca che si specchia nelle acque, l’Abbazia è il fulcro spirituale dell’area del Vulture. Il cuore pulsante del complesso è la suggestiva grotta naturale dedicata all’Arcangelo, antico luogo di preghiera dei monaci italo-greci che abitavano la zona, poi inglobata nell’edificio sacro sorto nell’VIII secolo. La struttura attuale racconta secoli di devozione e passaggi di ordini religiosi, dai Benedettini ai Cappuccini, fino all’ordine Costantiniano. La chiesa settecentesca e l’imponente convento offrono un rifugio di pace per il pellegrino. Affacciarsi dal loggiato dell’Abbazia regala un panorama mozzafiato sulla caldera vulcanica e sui laghi, permettendo di cogliere appieno la bellezza del Creato in un luogo dove natura e fede si fondono armoniosamente.
TAPPA 11: DAI LAGHI DI MONTICCHIO A MELFI
Partenza: Laghi di Monticchio
Arrivo: Melfi
Distanza: 13.8 (al netto della bretella che porta al punto panoramico sui laghi)
Dislivello: +567 m / – 763 m
Sintesi
Questa tappa è un rito di passaggio geologico e spirituale. Lasciatevi alle spalle l’acqua dei due laghi per risalire i fianchi antichi del Monte Vulture. Il cammino vi condurrà nel cuore di un fitto bosco dove gli alberi invertono il loro ordine naturale, sfidando le leggi della botanica in un abbraccio di verde e silenzio. Raggiunta la vetta, il paesaggio svelerà la sua anima bizantina: la terra di Federico II si stende ai vostri piedi, con le mura e le torri di Melfi, segnali di storia antica. Si procede sulle orme di imperatori, papi e santi, in un dialogo continuo tra la forza del magma che fu e l’immanenza del presente. Qui il giovane Guglielmo vi dimorò e studiò per 5 anni. Una tappa che scavalca l’antico vulcano e ci porta tra gli affreschi della chiesa ipogea di Santa Margherita: Federico II e il santo Guglielmo. Si va in direzione nord; da Melfi ci aspetta l’est assoluto…
Descrizione
La breve lunghezza della tappa permette di visitare di buon mattino l’Abbazia di S. Michele Arcangelo con l’annesso Museo di Storia naturale del Vulture [km 0,0]. Partiamo da quota 735 m; a 600 m dall’Abbazia, si imbocca sulla destra il sentiero segnalato CAI: ci aspetta la salita del monte Vulture per poi scendere verso Melfi. Il fondo in terra battuta è caratterizzato dalla presenza di ceneri e lapilli eruttivi. La peculiarità botanica è data dall’inversione delle fasce fitoclimatiche, un fenomeno raro dovuto al microclima dell’ex-caldera vulcanica. Nel tornante più stretto si trova il bivio [km 3,0] per allungarsi a visitare un bel punto panoramico sui laghi. Ci si arriva in circa 15 minuti. Ritornati al bivio, si continua a salire fino all’intersezione con la stradina di manutenzione forestale [km 3,9]; si mantiene la sinistra per raggiungere la quota di 1.250 m al bivio [km 4,7] in prossimità dell’ex-rifugio del Monte Vulture. Siamo sullo spartiacque fisico e visivo del cammino odierno: da qui, ignorando la salita al rifugio e tenendo la destra, seguendo le indicazioni per Melfi, inizia una dolce discesa su un soffice tappeto erboso. È in questo tratto che lo sguardo si apre verso oriente; ai piedi della montagna vediamo i centri di Rionero, Barile e Rapolla. A nord-est avremo anche la prima visione aerea della città di Melfi, dominata dalla sagoma inconfondibile del Castello federiciano e del campanile romanico-normanno della Cattedrale. Per la sosta ci aspetta il pianoro panoramico in località ‘Femina Morta’ [km 6,9], attrezzato con tavoli e panche; possiamo godere dell’ampio panorama a sud-ovest che segna la transizione tra i paesaggi irpino-ofantini in lontananza e le prossime pianure pugliesi. Ripreso il cammino, la discesa si fa più decisa, alternando tratti sterrati a segmenti cementati che richiedono cautela, specialmente se bagnati; costeggiamo imponenti castagneti secolari. Superato il centro Aias, si passa con un ponticello sopra la SS 658 [km 11,6]. L’ingresso nel centro abitato avviene dal lato del campo sportivo; superato il cavalcavia della linea ferroviaria Rocchetta-Melfi-Potenza si trova il bar della stazione [km 12,3]. Seguendo via S. Sofia, si sfiora la Villa Comunale e si arriva dinanzi alla magnifica Porta Venosina; si sale verso Corso Garibaldi con i suoi bei palazzi: siamo nel centro storico; il cammino termina dinanzi alla Cattedrale di S. Maria Assunta [km 13,8]. Da valutare, soprattutto nella stagione invernale, la bretella che parte da Monticchio Bagni e segue il ‘Tratturello di S. Guglielmo’, descritta in sintesi alla tappa precedente.
I Luoghi di Guglielmo, la chiesa di S. Margherita
Scavata interamente nel tufo vulcanico, la chiesa rupestre di S. Margherita, a Melfi, è un gioiello ipogeo di inestimabile valore storico e artistico. Questa cripta custodisce un ciclo di affreschi del XIII secolo di straordinaria vividezza e conservazione. Tra le immagini sacre colpisce il celebre ‘Memento Mori’ o ‘Incontro dei vivi e dei morti’, che raffigura Federico II e la sua famiglia al cospetto di tre scheletri, potente monito sulla caducità della vita. Tuttavia, per il pellegrino del Cammino, l’emozione più grande è trovarsi di fronte all’affresco che ritrae il santo Guglielmo che si fermò a Melfi per 5 anni. L’affresco è un’opera unica, quasi coeva al Santo, che lo raffigura con il saio monastico, testimonianza visiva preziosissima del suo passaggio e della devozione a lui dedicata in queste terre fin dalle origini.
TAPPA 12: DA MELFI A VENOSA
Partenza: Melfi
Arrivo: Venosa
Distanza: 20.3
Dislivello: +419 m / – 557 m
Sintesi
Questa tappa è un pellegrinaggio a ritroso nel tempo, un’immersione mistica dove le pietre raccontano millenni di storia. Lasciate le mura federiciane di Melfi, da Porta Venosina il cammino ci conduce ben presto sulla Regina Viarum: l’Appia Antica. Non è solo un sentiero, ma un rito di passaggio dove i nostri passi ricalcano quelli di legionari, santi e poeti; attraverseremo il Ponte romano in località d’Aguzzo; sfioreremo necropoli silenziose e villaggi rurali abbandonati, fino a raggiungere Venosa, la città di Orazio. Qui, tra la magnificenza del Castello, della Concattedrale e della casa del sommo poeta, raggiungeremo infine le navate a cielo aperto dell’Incompiuta. È una tappa densa di storia e di interesse geografico; si cammina in piano, in prevalente direzione est.
Descrizione
Da Melfi, varcata la storica Porta Venosina [km 0,3] iniziamo, tenendo la sinistra, una discesa verso un primo fondovalle che attraversiamo su di un ponticello; a breve distanza, raggiunto un bivio [km 1,0] bisogna prendere a destra e subito dopo a sinistra. Segue una salita su fondo brecciato fino raggiungere un incrocio [km 1,9]; prendiamo a destra la ‘strada vicinale di Venosa’; iniziamo a scendere, tra belle alberature di ulivo, nell’ambito del territorio del Comune di Rapolla; raggiunto il fondovalle, incrociamo al bivio la SS 93 [km 5,7]. Al fine di evitare la statale, la traccia ci porta a tenere la sinistra; si segue una stradina asfaltata per 1 km. (esatto); bisogna lasciare l’asfalto e prendere a destra (direzione est) un viottolo tra i campi, tenendo sulla destra l’oliveto; ci aspetta il ponte, 600 m. più a valle… camminiamo così sul suggestivo Ponte Romano d’Aguzzo [km 7,7]. Il ponte sembra fuoriuscire dai campi di grano; non proviene da nessuna strada se non dalle tracce sepolte dell’antica via Appia che attende ancora, qui, di essere portata alla luce; scavalca la fiumara di Ripacandida con le sue arcate a tutto sesto e segna il primo concreto contatto con la memoria della via Appia. Proprio di fronte al ponte si intravede una stradina in salita, la prendiamo: è l’Appia, la regina Viarum patrimonio Unesco… Costeggiando la Necropoli di Toppo d’Aguzzo (la si intravede in alto, sulla collina a sinistra), si arriva al bivio con la SP 110 Piano del Cerro [km 8,9]; proseguiamo nella stessa direzione est anche all’incrocio con la SP 168 fino a raggiungere il bivio [km 11,5] per la località Sarzanello. Qui, nei pressi di una chiesetta rurale e di una stazione di posta (ruderi), si trova una fontana in pietra con un abbeveratoio: è il luogo per la sosta; tra antiche masserie e grotte emergono i basolati dell’Appia. Ritemprati, si riprende la traccia che ora procede in piano. Dopo aver guadato un piccolo torrente (o aggirato) e affrontata l’ultima salita, si entra nell’abitato di Venosa attraverso via Melfi. Il centro storico accoglie il camminatore con la possente mole del Castello Aragonese [km 19,3] e l’eleganza di Piazza Umberto I. All’interno del borgo, si consiglia di cercare il murale dedicato al miracolo di Guglielmo e della Beata Agnese. La meta d’arrivo, il Complesso della Ss. Trinità è appena fuori l’abitato [km 20,3]; dista quindi 1 km dal Castello. Se si è stanchi, conviene raggiungerlo all’indomani considerato -come per tutte le altre tappe- che coincide con il punto di partenza della tappa successiva.
Il Complesso della Ss. Trinità e il Parco Archeologico
Situati appena fuori l’abitato di Venosa, sono tra i monumenti più significativi del Meridione. Questo luogo straordinario è un libro di pietra che racconta secoli di fede, dai Romani ai Longobardi fino ai Normanni. Il sito si compone della ‘Chiesa Antica’, che funge da Pantheon per la famiglia Altavilla custodendo la tomba del condottiero Roberto il Guiscardo, e della suggestiva ‘Incompiuta’, un grandioso ampliamento mai terminato le cui mura a cielo aperto regalano un’atmosfera mistica unica. Il complesso è in continuità con l’adiacente ‘Parco Archeologico’, dove i resti dell’antica città romana, tra terme e domus, si fondono con le strutture monastiche, offrendo al pellegrino una visione d’insieme della continuità storica di questo territorio sacro.
TAPPA 13: DA VENOSA A MONTEMILONE E MINERVINO MURGE
Partenza: Venosa
Arrivo: Montemilone/Minervino Murge
Distanza: 35 km (19,8 da Venosa a Montemilone + 15,3 fino a Minervino)
Dislivello: +530 m / – 592 m
Sintesi
È un itinerario di lenta metamorfosi che dagli orti e dai campi di grano venosini sale prima verso il vasto altopiano di Montemilone e scende poi verso lo specchio d’acqua del Locone. Si attraversa la soglia tra Basilicata e Puglia in prevalente direzione nord-est. Il paesaggio cambia radicalmente: i boschi montani e i piccoli borghi attraversati in Irpinia e in Lucania sono ormai lontani… La risalita verso Minervino è un’ascesa verso la luce: all’orizzonte appare il ‘Balcone delle Puglie’, pietra chiara che si staglia contro il cielo bizantino. L’arrivo alla Grotta dell’Arcangelo Michele non è solo la conclusione di una lunga tappa ma l’ingresso in una dimensione sacra e ipogea nella frescura millenaria del culto micaelico. La tappa è alquanto impegnativa per la sua lunghezza, soprattutto se affrontata durante le giornate calde; è da valutare l’opportunità di dividere la tappa in due giorni concedendosi un pernottamento a Montemilone.
Descrizione
Avendo alla spalle la Chiesa della Ss. Trinità di Venosa [km 0,0] prendiamo a sinistra, ritornando verso il centro abitato; alla prima rotonda teniamo la sinistra e iniziamo a scendere dolcemente verso le Catacombe di Venosa e, subito dopo, verso la stazione ferroviaria [km 3,0]. Superata la stazione, bisogna attraversare i binari e, subito dopo, mantenere la destra. Sulla sinistra abbiamo alcune fabbriche nuove, altre dismesse; al bivio [km 3,6], manteniamo ancora la destra, evitando quindi la SP 18 (Ofantina). Ben presto incontreremo orti e campi coltivati nel fondovalle, accompagnati dalla ferrovia (a valle, linea attualmente dismessa, 2026). Al primo bivio [km 6,1], prendiamo a sinistra: si tratta di uno sterrato tra i campi. Nel caso non fosse facilmente praticabile bisogna ritornare al bivio e seguire l’asfalto fino ad arrivare sempre sulla SP 77. Arrivati, dopo una faticosa salita, all’incrocio con la SP 77 [km 8,3] prendiamo a destra e la seguiamo per 1,2 km. Al bivio [km 9,5] prendiamo a sinistra, dopo meno di 300 m. troviamo il sottopasso della SS 655 (Bradanica); appena usciti dal sottopasso dobbiamo tenere la destra, in parallelo alla Statale per 800 m. (parte sterrata, parte nel coltivo); quindi a sinistra, proseguendo tra sterrati e campi per oltre 2,5 km. Avrete la sensazione di smarrirvi, bisogna seguire il nord fino a incrociare la SP 86, detta della Lupara [km 14,1]. A destra troviamo un ponticello con arcata in pietra. Da questo fondovalle iniziamo a salire seguendo la provinciale per 1 km; al primo bivio [km 15,1] prendiamo la stradina a sinistra, poi la prima destra e quindi, di nuovo a sinistra, fino a raggiungere, in posizione isolata, il Santuario della Madonna del Bosco [km 17,1]. Si tratta di una piccola chiesa romanica (con foresteria) al margine di un bosco; c’è una gradonata e una fontana: è il luogo per la sosta. Attraversato il centro storico di Montemilone, ultimo comune della provincia di Potenza al confine con la Puglia, arriviamo dinanzi alla Chiesa Madre di S. Stefano [km 19,8]. Decidendo di fermarsi per la notte, si inizia col fare una sosta all’ottima pasticceria e gelateria; si possono quindi visitare la chiesa e i due musei di cui uno con reperti archeologici e uno interattivo. Nel caso si decida invece di proseguire, il cammino riprende in direzione nord-est con una ripida discesa su stradina sterrata; all’incrocio con la SP 115 [km 21,3] la seguiremo per circa 1 km; prenderemo quindi una stradina a sinistra fino ad arrivare sul ponticello che scavalca il torrente Locone [km 25,0]. Ci aspetta l’ultima e più impegnativa fase: saliamo in direzione nord-est; incroceremo una serie di bivi fino ad arrivare su un altipiano su cui si staglia la visione della bianca Minervino Murge. Attraversata la ferrovia e la periferia del paese, si raggiunge -dopo 15,2 km da Montemilone- la Grotta dell’Arcangelo Michele [km 35,0].
La Grotta dell’Arcangelo Michele e i luoghi micaelici
Il cuore spirituale dell’arrivo a Minervino è una suggestiva cavità carsica formatasi milioni di anni fa e divenuta luogo di culto presumibilmente già in età paleocristiana. Situata ai piedi del paese, la grotta conserva un altare e svariate testimonianze che ne attestano la frequentazione di pellegrinaggi millenari. E’ l’ultimo nodo della ‘linea micaelica’ che interseca il Cammino di Guglielmo: abbiamo già incontrato la Grotta dell’Arcangelo Michele a Tufo, in Irpinia, e l’Abbazia di S. Michele Arcangelo a Monticchio, sui laghi di Monticchio. È un filo celeste di devozione che, sulle orme dei pellegrinaggi storici e di Guglielmo, unisce le montagne interne dell’appennino irpino e lucano al promontorio del Gargano e alla via per la Terra Santa.
TAPPA 14: DA MINERVINO MURGE A CANOSA DI PUGLIA
Partenza: Minervino Murge
Arrivo: Canosa di Puglia
Distanza: 21 km
Dislivello: +92 m / – 306 m
Lasciando Minervino, il cammino si fa dolce discesa tra le geometrie dei vigneti e il respiro degli ulivi secolari. È un viaggio in prevalente direzione nord, nella luce del Tavoliere sottostante che si apre all’ampio sguardo; un percorso di avvicinamento lento verso la memoria dell’antica Roma. La terra cambia colore, la roccia delle Murge cede il passo alle sabbie scure e fertili della piana. L’incontro con il fiume Ofanto, scavalcato dalle schiene di pietra del grandioso Ponte Romano, è un abbraccio con la stessa acqua che nasce in prossimità dell’Abbazia del Goleto. Ogni passo è in dialogo con la storia, tra archi trionfali e basiliche antiche, in una terra dove il sacro si mescola all’eternità della pietra e il viandante diventa testimone del tempo. L’imbarco sull’Adriatico è ormai prossimo, ci porta il tauriforme Ofanto.
Descrizione
Partiti dalla Grotta dell’Arcangelo Michele [km 0,0] ci aspetta una tappa in costante discesa verso la piana del fiume Ofanto; non troveremo fontane lungo il percorso. Procedendo in direzione nord, la traccia interseca brevemente la SP 230 per poi imboccare, sulla sinistra, una stradina con fondo misto. Troveremo prima un ponticello sulla ferrovia e, subito dopo, un sottopasso stradale. Dopo le fatiche (e le incertezze) della tappa precedente, oggi si perde quota dolcemente immergendosi in un paesaggio agrario di notevole pregio, dominato da ordinati vigneti, mandorleti e uliveti secolari. Andiamo su stradine interpoderali quasi tutte asfaltate. Alcune masserie in pietra locale appaiono abbandonate. In prossimità di un grande ‘pinus pinea’ isolato, al bivio [km 1,2] prenderemo a destra; voltandoci, possiamo salutare lo scenografico profilo di Minervino. Attraversati i binari della ferrovia [km 5,0] la traccia costeggia la vasta tenuta della cantina ‘Bocca di Lupo’ fino ad incrociare la SP 24 [km 8,4]; bisogna proseguire dritto, verso nord, su una stradina interpoderale fino ad incontrare un fabbricato isolato (ex scuola rurale) ombreggiato da alberature di medio fusto [km 10,1]: è il luogo ideale per una sosta. Il cammino prosegue su belle stradine sterrate fino ad incrociare a valle la SP 143 [km 11,4]; la si segue con prudenza per circa 850 metri per poi deviare a sinistra verso il ‘Ponte Vecchio’ [km 13,1] unico varco utile per scavalcare la ferrovia. Ci sono svariate stradine alternative tra i campi sia prima che dopo l’incrocio con la detta SP 143; bisogna però ormai puntare verso nord, su un terreno ormai definitivamente pianeggiante; incrociamo la SS 93 [km 14,8]: è un attraversamento pericoloso a causa del traffico veicolare, bisogna procedere con molta attenzione. Ci aspettano le maestose arcate del Ponte Romano sull’Ofanto [km 17,5], snodo geografico e idrografico fondamentale: le acque che vi scorrono sotto sono le stesse che nascono in Alta Irpinia. Riprendiamo il cammino, su vialetto pedonale, per raggiungere il centro di Canosa che appare in alto. Percorso 1 km dal ponte romano, dovremmo attraversare l’incrocio con la SP 231 ma è complicato e molto pericoloso; bisogna assolutamente evitare la grande rotonda carrabile e fare una deviazione lungo stradine comunali; in prossimità del Mausoleo di Bagnoli, prendiamo a destra e subito dopo a sinistra per circa 1,2 km.; poi di nuovo a sinistra per 600 m. scavalcando così prima la SP 231 e poi un fosso-canale. Ci troveremo all’incrocio con via Anfiteatro; bisogna salire per circa 1 km fino a trovarci in Piazza della Repubblica da cui avvistiamo la meta di arrivo di questa tappa: la Concattedrale di S. Sabino [km 21,5].
La Concattedrale di S. Sabino e il Mausoleo di Boemondo
La grande basilica nel centro di Canosa di Puglia è un gioiello dell’architettura romanico-pugliese con forti influenze bizantine, testimoniate dalle caratteristiche cupole. Edificata nell’XI secolo e dedicata al vescovo Sabino, la chiesa custodisce al suo interno preziose testimonianze artistiche, tra cui il magnifico ambone e la cattedra episcopale. La visita non può dirsi completa senza ammirare, addossato al transetto destro, il Mausoleo di Boemondo d’Altavilla. Questo piccolo sacello a pianta quadrata custodisce le spoglie del celebre eroe normanno della Prima Crociata. Le porte di bronzo del mausoleo rappresentano un capolavoro assoluto, narrando un incontro unico tra culture diverse e rendendo questo luogo un simbolo della stratificazione storica che permea l’intero Cammino.
TAPPA 15: DA CANOSA DI PUGLIA A BARLETTA
Partenza: Canosa di Puglia
Arrivo: Barletta
Distanza: 25.3 km
Dislivello: +113 m / – 209 m
Sintesi
Questa tappa rappresenta l’ultimo orizzonte, il respiro finale di un cammino che dalle verdi montagne dell’Irpinia e della Basilicata scende ad abbracciare il blu del mare che ci separa da Gerusalemme… Il tracciato si snoda tra le colline canosine dov’è il silenzio di uliveti e pescheti. È il momento in cui la fatica del passo si trasforma in attesa: scorgere il blu in lontananza significa pensare ormai alla meta di questo cammino. Alla stazioncina di Canne c’è una quiete sospesa; il viandante diventa un tutt’uno con la storia archeologica delle antiche battaglie che videro umiliati da Annibale i romani. Barletta ci attende col suo Santo Sepolcro, dove la terra finisce e inizia l’oltremare; il cammino non si conclude ma si apre all’infinito, consegnando al pellegrino la chiave di un viaggio interiore ormai compiuto. Chissà che un giorno non ci imbarcheremo verso oriente per realizzare l’agognato sogno del giovane Guglielmo.
Descrizione
Lasciata la Concattedrale di S. Sabino [km 0,0] si cammina in direzione del cimitero; poco prima, al bivio si imbocca sulla sinistra la via vicinale Santa Aloia [km 0,8] una strada rurale inizialmente asfaltata che procede con un andamento altimetrico vario, caratterizzato da saliscendi tra uliveti, pescheti e muretti di calcarenite a secco. Al termine del primo tratto pavimentato, il fondo diviene sterrato e pianeggiante; da qui in avanti si attraversano colture e frutteti pregiati dove prevalgono le rinomate ‘Percoche di Loconia’ (PAT). Superato il cavalcavia dell’autostrada A14 [km 3,3] il sentiero riprende a salire verso una masseria bianca visibile in altura, offrendo passaggi suggestivi incassati tra ‘tagliate’ di calcarenite. Proseguendo tra vigneti protetti da teli, si giunge al bivio in prossimità della SS 93 [km 7,3]. Qui la traccia richiede attenzione: si consiglia di seguire il percorso su terreno battuto (parallelo alla strada a scorrimento veloce, in posizione sottostante) che punta verso la monumentale, seppur abbandonata, masseria ‘Casa Longa’ [km 7,6] per poi immettersi brevemente su una strada parallela all’arteria a scorrimento veloce; percorsa per circa 1 km, bisogna svoltare a sinistra su stradina interpoderale. È in questo frangente che l’orizzonte si apre, svelando per la prima volta la linea blu del mare e il profilo del campanile del Duomo di Barletta in lontananza. Si prosegue su una piacevole sterrata ombreggiata da ulivi secolari; superato il borghetto ‘La Boccuta’ e la Casa S. Ruggiero, si procede su bella sterrata parallela ai binari fino a giungere alla piccola stazione ferroviaria di Canne della Battaglia [km 12,8]. Quest’area, caratterizzata da alberature di fichi e ciliegi e da un rustico pergolato, rappresenta il luogo ideale per la sostando; bussando, potrete avere qualche birra e un caffè. Ripreso il cammino, passiamo dinanzi all’ingresso del Museo e Parco Archeologico di Canne della Battaglia [km 13,4]; è un luogo di incredibile fascino e interesse storico; calcolando almeno un’ora, potremmo concederci una sosta con visita: è un luogo da non perdere… In attesa che i treni riprendano a passare per la stazioncina di Canne , si prosegue lungo la via vicinale Perazzo, un tracciato rettilineo e pianeggiante in rigorosa direzione est, alquanto trafficato e di scarso interesse paesaggistico; dovremo seguirlo per circa 10 km (sic), fino ad entrare a Barletta; un’alternativa potrebbe essere procedere zigzagando tra le tante stradine campestri ma richiederebbe ancora più tempo sotto il sole cocente… un’altra possibilità (a breve dovrebbe essere riattivata la linea) è aspettare un treno che ci porti fino a Barletta centro… In ogni caso, il cammino termina solennemente dinanzi alla Basilica del Santo Sepolcro [km 25,1].
La Basilica del Santo Sepolcro: l’arrivo a Barletta
La meta conclusiva dei 320 km del Cammino è situata strategicamente dove un tempo si incrociavano le vie dei pellegrini diretti agli imbarchi per la Terra Santa. L’edificio sacro, di straordinaria bellezza nel chiarore della pietra pugliese, presenta uno stile gotico-borgognone risalente alla fine del XIII secolo, testimoniando il legame profondo tra la Puglia e l’Oriente. La basilica custodisce la memoria spirituale di quel viaggio verso Gerusalemme che il giovane Guglielmo desiderava ardentemente, rappresentando il compimento del suo itinerario dell’anima. Sul fianco della basilica si erge il ‘Colosso’ di Barletta (detto Eraclio), una gigantesca statua bronzea di imperatore romano. È in questo luogo sacro che il pellegrino riceve l’ultimo timbro sulla credenziale, chiudendo la lunga linea del cammino compiuto.
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