Diari
By Cristian Feccia
04/05/2026

Cristian lungo la Via Vandelli: il cammino della fatica e dello stupore

Le emozioni e la gratitudine per essere lì, in quell’istante, sono qualcosa di indescrivibile e unico.

In questo nuovo diario, Cristian ci racconta il suo cammino lungo la Via Vandelli, da Modena a Massa, in sette tappe segnate dal caldo, dalla fatica e da paesaggi incantevoli. Dalla pianura modenese agli Appennini, fino alle Alpi Apuane e al mare, insieme a lui attraverseremo i paesini dell’appennino tosco-emiliano, boschi, salite e discese impegnative e incontri inattesi. Un racconto molto personale di una Via Vandelli vissuta senza filtri, tra momenti difficili, meraviglia e la grande soddisfazione della meta finale.

Introduzione

Era da parecchio tempo che pensavo di affrontare la “Strada dei Lumi”, una strada “illuminata” dalla ragione e dall’ingegneria moderna del Settecento: la Via Vandelli. È fine maggio e comincio a prendere informazioni sulle tappe e su dove si può dormire. Decido di seguire quelle classiche e mi rendo conto che il rifugio “Nello Conti”, sul Passo Tambura, apre i battenti a metà giugno. Comincio a organizzare il mio cammino proprio da lì e decido che l’ultima settimana dello stesso mese è perfetta per la partenza.

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Tappa 01: da Modena a Puianello

27.1 km

Il tempo vola ed eccomi qui, a Modena, pronto per questa avventura. Sono arrivato in città la sera precedente, in modo da poter partire con le prime luci dell’alba. Quando, mesi prima, ho organizzato questo cammino, non potevo immaginare che questa sarebbe stata la settimana più calda dell’anno, con temperature che avrebbero raggiunto i 42/43 gradi. Ormai, però, sono qui e l’unica cosa che posso fare è partire molto presto.

Attraverso la “Città della Ghirlandina” quando è ancora buio. È illuminata solo dalle sue luci artificiali e la pace e la tranquillità del suo silenzio lasciano senza parole. Solo il rumore dei miei passi riecheggia tra le vie deserte e sento che è proprio quello di cui ho bisogno.

L’hotel dove ho passato la notte è abbastanza lontano sia dal centro sia dal sentiero: questo mi dà la possibilità di godermi tutto il centro storico e di arrivare fuori dal centro abitato mentre albeggia. Tutto perfetto. Purtroppo, strada facendo, le cose cambieranno.

Il sentiero non è per niente bello: mi trovo su un passaggio pedonale/ciclabile a ridosso di una strada provinciale, dove il traffico è notevole e dove non si incontra nulla. Fortunatamente, verso i 10 km, grazie a una deviazione forzata sul percorso per la costruzione di una nuova strada, arrivo al paese di Portile, dove posso fermarmi per una buona colazione che mi dà la carica.

Se non ci fosse stata questa deviazione, non avrei incontrato nessun paese e quindi nessuna colazione. Sono molto grato di questo. Riparto e la situazione non cambia: cammino su uno sterrato a ridosso di un fiume completamente asciutto, o quasi, e le temperature cominciano ad alzarsi notevolmente.

Le scorte d’acqua che ho con me sono ormai diventate bollenti e la mancanza di fontanelle sul percorso mi manda parecchio in difficoltà. Ho percorso 24 km, sono stremato, ma finalmente trovo una fonte. Mi ci lancio sotto per abbassare la temperatura corporea e per bere finalmente acqua fresca.

Questo mi dà la forza per affrontare la prima vera salita della Via Vandelli sotto il sole che picchia di mezzogiorno. Arrivo distrutto a fine tappa, a “Ca’ dal Veint”, dove la signora Maria Rosa mi accoglie e mi dà tutto per poter recuperare le forze. È stata una tappa durissima e questo mi fa mettere in dubbio qualunque cosa.

Tappa 02: da Puianello a Pavullo nel Frignano

22.5 km

Decido di alzarmi prestissimo. Sono le 4:00 del mattino quando suona la sveglia. Il caldo che ho accusato il giorno precedente mi ha segnato e non voglio più rivivere quei momenti. Quindi luce sulla fronte e si parte con il buio.

La signora del B&B mi ha dato la possibilità di ghiacciare una parte della mia acqua e raffreddare l’altra. Oggi avrò a disposizione le mie scorte fresche fino all’arrivo e questo mi rende tranquillo. Il primo tratto della tappa è tutto in salita su altopiano e, anche se fa buio, mi sento al sicuro. Vedo il sole che lentamente sale alle mie spalle e illumina la mia strada. Le emozioni e la gratitudine per essere lì, in quell’istante, sono qualcosa di indescrivibile e unico.

La salita è tosta e dopo pochi chilometri ho già effettuato un dislivello positivo di circa 500 m. Ridiscendo fino a San Dalmazio, dove decido di fermarmi a mangiare qualcosa. Il paese è molto carino, ma, visto l’orario, è deserto. Fortunatamente ho le mie scorte di cibo e quindi non ho problemi.

Quando riparto, appena prima di affrontare l’ulteriore salita, (oggi sarà tutto un saliscendi),incontro sul sentiero un palloncino con attaccato un biglietto e un bellissimo messaggio: “Speranza, amore, felicità e serenità: questo il mio desiderio”. Sono galvanizzato da questa inaspettata sorpresa e mi rendo conto di essere veramente fortunato a poter vivere emozioni simili.

Si continua a salire fino a incontrare l’incrocio del sentiero che arriva da Sassuolo. La Via Vandelli ha due partenze: quella da Modena e, appunto, quella da Sassuolo. Poco più avanti, mentre sto affrontando ancora una discesa, incontro due pellegrini. E io che credevo di essere tutto solo sulla via! Due signori di Torino che incontrerò strada facendo nei giorni successivi. Il sole comincia a picchiare forte, ma ormai manca poco al paese di Pavullo nel Frignano, dove passerò la notte. Questa tappa è stata ben diversa da quella del giorno precedente e sono carico per affrontare i prossimi giorni.

Tappa 03: da Pavullo nel Frignano a La Santona

22.9 km

Siccome la strategia di partire presto per non soffrire troppo il caldo ha funzionato, mantengo questa linea e, quando sono le quattro del mattino, la sveglia suona. Il tempo di prepararmi e sono già in strada che cammino.

Devo attraversare il paese completamente deserto, ma poco dopo la mia partenza, per colpa del buio, perdo subito i segni che si trovano qua e là sui cartelli stradali. Provo ad andare avanti e indietro per vedere se li ritrovo, ma niente. Quindi decido di seguire quello che dice la mia app. Per fortuna ho sempre un piano di riserva.

Appena fuori dal paese prendo un sentiero CAI che mi porta ad attraversare un boschetto. Anche se ho la luce, la visuale è poca e, com’è normale che sia, mi sale un po’ la tensione. Sento poco lontano da me il grugnito dei cinghiali, che probabilmente mi hanno sentito e si sentono disturbati. Cerco di fare più rumore possibile: batto le mani e parlo ad alta voce. Tutto si risolve: io proseguo per la mia strada e loro per la loro. Non è la prima volta che incontro animali selvatici durante le mie camminate. Non ho paura: nel bosco, se si ha rispetto, c’è posto per tutti.

Ritrovo i segni della Via e proseguo sul sentiero principale fino al paese di Monzone, dove sta sorgendo il sole. Il panorama è bellissimo e decido di fermarmi a fare colazione e a riposarmi un attimo. Da lì fino all’arrivo sarà solo salita: una salita costante che mi porterà a 1250 m s.l.m.

Più salgo di quota e più il panorama diventa meraviglioso. Sono ormai immerso tra gli Appennini Modenesi e quello che vedono i miei occhi lascia letteralmente senza parole. Strada facendo, quando sono immerso nel verde di un bosco nel Parco del Frignano, incontro il “Ponte d’Ercole”. Si tratta di un monolite di oltre 30 metri, scavato nel corso degli anni dagli agenti atmosferici fino a creare un vero e proprio ponte, sopra al quale è possibile anche camminare.

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Arrivo a Lama Mocogno. Da qui all’arrivo non incontrerò più nulla: è tempo di mangiare e recuperare le forze. Qui in paese incontro una scultura con una targa che ricorda le donne massesi che, proprio in questo paese, trovarono ristoro dopo aver valicato le Alpi Apuane e gli Appennini per scambiare sale con farina. Bellissimo questo omaggio.

Attraverso gli ultimi chilometri in faggeta e arrivo a La Santona, dove decido di scattare una foto al cartello del paese con il mio tricolore con inciso il nome del mio paese, Chiavenna Rocchetta, che ho sempre con me. Questi sono i miei gemellaggi personali.

Tappa 04: da La Santona a San Pellegrino in Alpe

25.8 km

Oggi è stata una giornata durissima, ma sono partito presto e col buio, come ormai è diventata l’abitudine. Il buio del bosco non mi spaventa, anzi: la carrareccia che seguo è ben segnata e mi dà sicurezza. Appena comincia ad albeggiare, il bosco si accende di colori e incontro due persone intente a cercare funghi. Saranno le uniche persone che vedrò oggi e mi sembra di essere in un mondo a parte.

Il sentiero che sto percorrendo è antico e mi fa sentire come se fossi parte di una lunga tradizione di viaggiatori. Riesco quasi a vedere carri, cavalli e reggimenti intenti a percorrerlo. Forse è solo la stanchezza che mi provoca allucinazioni!

La giornata si svolge tra passaggi immersi nella faggeta, dove incontro numerosi punti acqua, e aperture che offrono una vista maestosa del Monte Cimone, che ormai mi accompagna da due giorni. La stanchezza si fa sentire, ma la bellezza del paesaggio mi dà la carica. Mancano ancora 6 km alla fine della tappa quando comincia a piovere e la strada a salire. Stringo i denti e affronto 300 m di dislivello in 2 km. È stata davvero dura, ma San Pellegrino in Alpe è lì che mi aspetta.

Tappa 05: da San Pellegrino in Alpe a Poggio

18.1 km

Riparto proprio da San Pellegrino in Alpe, un paese ricco di tradizioni e leggende, il più alto dell’Appennino Tosco-Emiliano, situato a 1525 m s.l.m. e diviso tra due comuni e due regioni: Frassinoro, in provincia di Modena, e Castiglione di Garfagnana, in provincia di Lucca. Nel locale del paese si scherza sul fatto che si beve il caffè in Emilia e si paga in Toscana. Anche i due santi, Pellegrino e Bianco, sono sepolti nel Santuario del paese con la parte alta in Emilia e la parte bassa in Toscana: tutto questo per non fare torti a nessuno!

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Ma torniamo al cammino. La tappa che mi fa scendere dagli Appennini e mi avvicina alle Alpi Apuane non è lunghissima: è solo di 18 km. La discesa, però, è dura: a fine giornata scenderò di 1280 m. Mi riesce difficile pensare che non ci sia un collegamento diretto tra Appennini e Alpi restando in quota, ma se la via è quella, probabilmente sarà così. L’Italia è veramente unica in tutte le sue sfaccettature!

Con la discesa affronto parecchio asfalto e quando arrivo in fondo la fatica e il dolore alle anche si fanno sentire. È stata dura! Mi mancano ancora circa 8 km in piano e questo mi dà la possibilità di recuperare un po’ le forze.

Arrivo al B&B e il tempo sta cambiando. Per fortuna, prima che cominci a piovere, faccio in tempo a farmi un bagno nella piscina presente in loco e a recuperare le forze. Sono pronto ad affrontare la dura tappa che mi porterà sulle Apuane.

Tappa 06: da Poggio a Campaniletti

20.2 km

Sono pronto ad affrontare la dura salita che mi porterà sulle Alpi Apuane. Anche oggi decido di partire presto, quando è ancora buio.

Dopo i primi chilometri su asfalto prendo un sentiero e comincio a salire costeggiando un meraviglioso canale d’acqua. Il canale mi accompagna fino al Lago di Vagli, nei cui fondali giace il paese di Fabbriche di Careggine, sommerso per permettere la produzione di energia idroelettrica.

Il tempo di una buona colazione e da Vagli Sotto si sale a Vagli Sopra. Durante la salita, dietro una piccola curva, mi trovo davanti due cuccioli di cinghiale che mangiano tranquilli. Non posso rischiare, così batto le mani e loro scappano nel bosco. Bellissima esperienza.

Il paesino quasi fantasma di Vagli Sopra è meraviglioso: attraversarlo fa dimenticare la dura salita appena affrontata. Ma la salita di oggi non è finita. Sono ai piedi delle Alpi Apuane, iniziano a salire anche le temperature ed è il momento di stringere i denti.

Per tutta la salita mi accompagna il rumore incessante dei martelli nelle cave. Un vero peccato vedere rovinate queste meraviglie che sono le Alpi Apuane: troppe cave per i miei gusti.

La salita è durissima, ma lo spettacolo che vedono i miei occhi è indescrivibile, soprattutto quando, al Passo Tambura, si aprono davanti a me il mare e buona parte della Liguria.

Stanotte dormirò al Rifugio Nello Conti, incastonato in una gola incantevole. La discesa al rifugio è stata parecchio impegnativa, con un paio di passaggi davvero tosti.

Tappa 07: da Campaniletti a Massa

16.3 km

È l’ultima tappa e stasera alle 18:00 avrò il treno che mi riporta a casa, ma ci penserò dopo. Ora è tempo di tornare a valle percorrendo la bellissima strada originale della Vandelli, costruita con la tecnica del muro a secco.

Come sempre è mattina presto quando saluto il rifugio che mi ha ospitato per la notte. Albeggia appena, ma voglio partire presto per prendermela con calma. La discesa è tosta: si perdono circa 1400 m in pochissimi chilometri.

Poco dopo la partenza le anche cominciano a dare segni di sofferenza e tutti i chilometri di questi giorni si fanno sentire. Mi guardo attorno, ammiro il paesaggio e me la faccio passare.

La discesa dal Passo Tambura finisce e mi restano gli ultimi chilometri in pianura verso il centro di Massa. L’ultimo tratto costeggia il torrente Frigido fino al mare: alcune piccole frane rendono il sentiero impervio.

Arrivo a Massa stanco. Una piccola sosta ristoratrice mi dà l’energia per arrivare fino al mare e godermi la bellissima giornata di sole.

Che dire: è stato un onore ripercorrere quelle strade che le donne massesi percorrevano con grande fatica.

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Articolo di
Cristian Feccia

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