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Diari
By Rebecca Righi
13/04/2026

Santuari francescani, monti e campagne: Rebecca e l’Anello della Valle Santa in primavera

Mi godo fino all’ultimo i raggi di sole e il silenzio totale di questo luogo alto e solitario.

In questo nuovo racconto, Rebecca ci porta sull’Anello della Valle Santa Reatina e ci accompagna in tre giorni di cammino tra Rieti, Greccio e Poggio Bustone, dentro un territorio che sa essere spirituale, silenzioso e sorprendentemente accogliente. Tra santuari francescani, boschi, borghi e scorci sul Terminillo, il diario restituisce tutta la bellezza di un cammino breve, ma capace di lasciare dentro qualcosa di intenso. È il racconto di un’esperienza vissuta e narrata con semplicità, che fa venire voglia di mettersi in cammino lungo uno degli itinerari francescani più amati d’Italia.

Introduzione

L’Anello della Valle Santa Reatina mi era rimasto in testa da quando ne avevo sentito parlare da un’amica, parecchi anni fa.

A metà marzo avevo tre giorni liberi: cercavo un cammino ad anello, non troppo distante da Roma, ad un’altitudine bassa per evitare la neve, siccome avrei camminato sola, e che mi desse tempo e spunti per pensare e fare un bilancio degli ultimi anni, alle porte di un grande cambiamento di vita.

Dopo aver scartato qualche ipotesi che non mi convinceva del tutto, la mia testa ha planato su quel racconto ascoltato tanti anni fa, e ho scelto così la Valle Santa Reatina.

Le mie dritte: alcune descrizioni indicano la partenza e l’arrivo dell’anello a Poggio Bustone. Io sono partita e arrivata a Rieti, e consiglio questa opzione per vari motivi: dal punto di vista logistico, Rieti è più facile da raggiungere, sia con l’auto che con i mezzi pubblici.

Se si arriva in auto, più facilmente si può trovare parcheggio. Partendo da Rieti, poi, ci si immerge gradualmente nell’atmosfera del cammino, e si rientra altrettanto gradualmente alla vita cittadina al rientro, godendosi le tappe centrali nella natura e nei piccoli borghi medievali.

Inoltre, Poggio Bustone è un posto molto rilassante e sereno, e merita un pernottamento. Partendo da Rieti anziché da Poggio Bustone, infine, si evita di iniziare il cammino in discesa e soprattutto di concluderlo con una discreta salita!

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Tappa 01: da Rieti a Greccio

Parto un mercoledì mattina da Rieti: come in ogni cammino, i primi chilometri sono quelli che mi allontanano dalla città e dal suo trambusto feriale. Attraverso la campagna e la strada statale, con il suo traffico sostenuto, e nel giro di un’oretta abbandono l’asfalto per iniziare a salire in mezzo ad un bosco di lecci verso la prima tappa di questa giornata.

Campagna fiorita in avvicinamento a Fonte Colmbo

È il santuario di Fonte Colombo, e mi calo un po’ alla volta nell’atmosfera francescana che mi accompagnerà per l’intero cammino. Questo cammino tocca, infatti, quattro santuari legati alla storia e alla memoria di Francesco d’Assisi.

Sapevi che l’Anello della Valle Santa di Rieti è uno degli itinerari delle Vie e Cammini di San Francesco? Scopri tutte le vie qui.

A Fonte Colombo, secondo la tradizione, Francesco si fermò in preghiera e digiuno per quaranta giorni, al termine dei quali scrisse la regola con la quale mise le basi del futuro ordine francescano. Sempre tra queste mura di pietra Francesco tornò, per tentare di curare una malattia agli occhi che lo stava rendendo cieco. Secondo la tradizione, durante l’intervento di cauterizzazione con il fuoco, Francesco non patì dolore.

Bastano poche manciate di secondi di sosta nel cortile del santuario, davanti alla sua chiesa di pietra, nel silenzio accogliente del suo chiostro e della sua fontana, per iniziare a godere del clima del cammino. E allora avanti verso il paese di Sant’Elia, il punto più alto della tappa di oggi, dal quale poi iniziano una serie di saliscendi tra le colline, le campagne e le faggete.

Santuario di Fonte Colombo

La vista si apre spesso sulla valle e sul Terminillo completamente innevato alle spalle di Rieti, e mi fermo per mangiare un boccone in cima al borgo medievale di Contigliano: dalla terrazza che circonda la chiesa, la vista si apre sull’intero tracciato del cammino.

Rudere in arrivo a Contigliano

Da Contigliano il sentiero prosegue, si allontana nuovamente dai centri abitati, e inizia la salita che prima mi porta all’abbazia di San Pastore, complesso benedettino da poco restaurato, e poi al borgo di Greccio. Non mi fermo perché voglio arrivare al santuario di Greccio prima della chiusura e prima della pioggia, ma la strada è in discesa e in breve arrivo ai piedi del convento.

Qualche rampa di scale di pietra mi porta dritta nel cuore di questo complesso abbarbicato sulle rocce, che conserva la grotta dove Francesco inventò per la prima volta il presepe, rappresentandolo nella notte di Natale. Anche qui bastano pochi secondi e un pizzico di immaginazione per tornare indietro nel tempo e immergersi nell’emozione e nel raccoglimento che Francesco e gli abitanti di Greccio dovevano aver vissuto quella notte di Natale del 1223.

Le mie dritte: sia il santuario di Fonte Colombo che quello di Greccio offrono l’opportunità di visitare non soltanto la chiesa, ma anche le strutture circostanti (di solito il primo nucleo abitativo dove vivevano i frati) e i dintorni dei due conventi. Meritano almeno una sosta di mezz’oretta ciascuno, per calarsi nella storia e nella spiritualità originaria di Francesco d’Assisi. Ai piedi del santuario di Greccio c’è un ristoro che per pochi euro fa un’ottima zuppa di cereali e legumi, perfetta soprattutto per chi cammina nei mesi più freschi.

Tappa 02: da Greccio a Poggio Bustone

Senza fretta, la mattina di giovedì riparto da Greccio, dopo aver dormito in una delle tante abitazioni ai piedi del santuario che offrono alloggio ai pellegrini. Il sentiero scende leggermente verso il lato nord della valle, attraversando in diagonale i boschi dove lavorano i taglialegna, e si trasforma in una strada sterrata che costeggia prima un antico borgo ormai abbandonato, poi alcune chiuse idrauliche, e infine si immerge nella campagna assolata.

La traccia costeggia da un lato i campi, alcuni dei quali incolti e abbandonati, e dall’altro la riserva dei laghi Lungo e Ripasottile: scavalcando qua e là il fiume Velino, diventano sempre più frequenti gli avvistamenti di animali, sia quelli da fattoria, sia quelli che abitano gli ambienti lacustri della riserva.

Borgo abbandonato sul fiume Velino

La strada sterrata si dirige verso le sorgenti di Santa Susanna, uno specchio d’acqua azzurro-verde dove nuotano i cigni, e da qui si immerge nuovamente nella campagna reatina, costeggiando fattorie e campi. Ormai sono in vista di Poggio Bustone: gli ultimi chilometri sono in salita, prima al margine di una strada asfaltata e poi su un sentiero che si inerpica sul fianco della montagna dove il borgo è abbarbicato.

Le ultime centinaia di metri si percorrono tra le stradine strette e ripide di Poggio Bustone, fino a toccare il santuario, appena sopra il paese. Secondo le fonti francescane, qui Francesco soggiornò, assillato dal peso delle colpe commesse in gioventù, fino a che non ricevette in preghiera la consolante consapevolezza di essere perdonato. A fine marzo il sole calante illumina il portico del santuario, che affaccia sulla valle reatina e sul lago Lungo quando già il paese è al buio. Mi godo fino all’ultimo i raggi di sole e il silenzio totale di questo luogo alto e solitario.

Portico del Santuario di Poggio Bustone

Le mie dritte: lungo il percorso non si attraversano paesi con luoghi dove fare spesa, se non in prossimità di Piedicolle, vale a dire quasi a fine tappa. A cena sono finita per caso a La Locanda Francescana: consigliata perché il proprietario ha una lunga esperienza di cammini e di ospitalità ai pellegrini, e si scambiano volentieri due chiacchiere.

Questa tappa può essere combinata con la salita al Faggio di San Francesco, ma la variante comporta un aumento significativo di tempi, distanze e dislivello. In alternativa, il Faggio di San Francesco è raggiungibile con un’escursione di una giornata partendo da Poggio Bustone.

Tappa 03: da Poggio Bustone a Rieti

Il venerdì inizia in discesa, mettendomi alle spalle il borgo di Poggio Bustone e il suo santuario. Il sentiero costeggia i boschi e alcune aree abitate sul fianco dei rilievi che, nell’altra direzione, salgono verso il Terminillo: la neve non è lontana e imbianca i rilievi poche centinaia di metri sopra di me.

Il Terminillo innevato

A fine marzo il sottobosco è fiorito di pervinche blu, e l’aria è percorsa dal cinguettio degli uccelli che si nascondono tra le fronde degli alberi. Nel giro di pochi chilometri il sentiero mi porta di fronte al borgo di Cantalice: gradino dopo gradino, le scale che lo attraversano mi danno il tempo di immaginare come doveva essere la vita quotidiana in questo paese, nelle sue piazzette quasi appese una sopra l’altra, negli stretti passaggi porticati tra le case.

Borgo di Cantalice

Ancora una volta mi lascio alle spalle il borgo, e proseguo per una strada asfaltata che mi costringe continuamente a fermarmi per guardarmi indietro e percorrere con lo sguardo le pendici imbiancate del Terminillo, fino a che non scompare dietro le cime dei rilievi più bassi. Soltanto qualche chilometro mi separa dall’ultimo santuario francescano toccato dal cammino, quello di Foresta.

Santuario di Foresta

L’antica cappella è stata inglobata in una chiesa di epoca successiva, la luce che penetra attraverso la stretta finestra di vetro colorata illumina le iniziali di San Francesco. È tempo di avviarsi verso Rieti, e di tornare alla città, ai suoi rumori e ai suoi ritmi. Gli ultimi chilometri seguono la strada asfaltata che da Foresta porta dritti al centro di Rieti, passando per i quartieri residenziali più periferici e arrivando nel cuore della città medievale.

Le mie dritte: quest’ultima tappa è la più corta del cammino, e consente di arrivare a Rieti per pranzo, e dare una sbirciata al centro della città, che è molto piccolo: a me sono piaciuti molto il porticato semichiuso del palazzo vescovile e i giardini sospesi del Vignola.

In quest’area si incrociano diversi cammini: la via di Francesco, che va da Assisi a Roma, e il Cammino di San Benedetto, che va da Norcia a Montecassino. Per chi ha più giorni a disposizione, si può continuare il cammino in tutte queste direzioni. Per gli altri, come è stato per me, sarà piacevole scambiare due parole con i camminatori che si incontrano per strada.

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Articolo di
Rebecca Righi

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