Sentiero del Viandante
Un cammino panoramico tra Lecco, Colico e i paesaggi del Lario.
Il Sentiero del Viandante è un percorso a mezza costa che corre lungo la sponda orientale del Lago di Como, unendo Lecco e Colico, toccando tutti i comuni della riviera; prosegue poi verso la Valtellina fino a Morbegno grazie ad una rete di sentieri.
L’intero tragitto, scandito dalle tipiche frecce color arancione, misura circa 75 km e può essere percorso per intero o a tappe, grazie alla presenza delle stazioni ferroviarie presenti in ciascun comune o agli attracchi dei battelli e aliscafi della navigazione del Lario.
Splendidi panorami a contatto con la natura, agglomerati di case rustiche in pietra e ruderi di antichi mulini, castelli e fortificazioni, cappelle e chiesette, terrazzamenti di vite e olivo, straordinario connubio tra attività umana e natura, tra arte e cultura, oltre che all’ottimo stato di conservazione e manutenzione, hanno portato al riconoscimento di questo percorso da parte del Touring Club Italiano come primo cammino italiano certificato dall’ente.
STORIA
Fin da epoca romana e forse anche prima il lago di Como costituì un corridoio naturale facilitando i flussi commerciali da nord a sud e viceversa attraverso le Alpi. I Valichi delle Alpi Retiche (Spluga, alt. 2116; Maloja, alt. 1815; Settimo, alt. 2313) sono a una distanza relativamente vicina, in media 50 chilometri, a quello che anticamente era considerato il ‘porto’ superiore del lago, ovvero Riva di Chiavenna, il punto più a nord ove potessero approdare le imbarcazioni cariche di merci. Prima dell’avanzamento del delta dell’Adda in Bassa Valtellina (XV sec.) e della successiva bonifica del Piano di Chiavenna (XIX-XX sec.), il Lario si estendeva più a nord di oggi: il comune di Samolaco, in Valchiavenna, dal latino summus lacus, ricorda tale situazione. Il laghetto di Novate Mezzola è oggi un residuo del lago di Como, rimasto separato dai materiali depositati dall’Adda. In nessun’altra parte della Lombardia, come nel solco del Lario, è possibile comunicare direttamente con lo spartiacque alpino che, al di là, si ramifica nelle alte valli del Reno, in direzione di Coira e del lago di Costanza. Le Prealpi bergamasche, peraltro decentrate rispetto alle vie di traffico aventi origine a Milano e per un certo periodo della storia appartenute allo Stato Veneto, frapponevano un ostacolo alle comunicazioni ed era sempre necessario vincere un valico, vuoi il passo S. Marco, vuoi quelli di Tartano e di Dordona, per citare i più noti, per accedere alla Valtellina e alle pendici delle Alpi Retiche. Anche la via del Gottardo, che ebbe grande importanza a partire dal XIII sec. con la sistemazione del percorso lungo la pericolosa forra di Goschenen, si poteva raggiungere da Milano solo superando il Monteceneri o aggirando da ovest lungo il lago Maggiore. Della favorevole condizione della ‘via del lago’ furono ben coscienti i Visconti i quali a più riprese confermarono questa come la via recta, cioè l’unica consentita al transito delle mercanzie potendo così esigere prelievi fiscali nei punti di passaggio obbligati. Le stazioni doganali erano situate ai luoghi di imbarco, a Chiavenna, alla Torre di Olonio presso il Passo, alla Punta di Bellagio. Molto diversificati furono i generi merceologici trasportati: rame, ferro, ottone, stagno, pellami e bovini, cavalli nel senso nord-sud; prodotti lavorati, sete e lane, olio d’oliva, vino, allume, spezie, sale nel senso contrario. Se dunque le merci più pesanti e redditizie sotto il profilo fiscale potevano utilizzare la via d’acqua, altre merci più minute, ma soprattutto viandanti, pellegrini e eserciti, tenuto conto che non esisteva ancora un servizio di navigazione, sceglievano come alternativa una via di terra, o meglio due. La prima, di origine romana, nota e passata alla storia con il nome di Strada Regina, seguiva la sponda occidentale del Lario, da Como fino a Sorico e a Chiavenna. La seconda, che sarà oggetto del nostro interesse, risaliva invece la sponda orientale dando spazio a parecchie alternative, la principale delle quali, nel tratto da Lecco a Bellano, seguiva l’agevole via della Valsassina che, a sua volta, mandava una diramazione in Valtellina attraverso la Bocchetta di Trona. Le comunicazioni nel bacino del lago di Como, prima della moderna rete stradale, erano molto articolate. Si tenga presente che per strada si intende, in questi casi, un semplice tracciato mulattiero che solo in qualche tratto poteva essere battuto da piccoli carri a due ruote. Non sto parlando delle strade come attualmente le intendiamo. La prima strada carrozzabile lungo il lago, con larghezza variabile fra 3 e 5 metri, fu completata nel 1832 su disegni dell’ingegner Carlo Donegani
ACQUA
Le fonti di approvvigionamento idrico si trovano soprattutto nei borghi che il Sentiero del Viandante attraversa: qui sono presenti fontane pubbliche e punti d’acqua affidabili.
SERVIZI
Il Sentiero attraversa i Comuni della sponda orientale del Lago di Como e i comuni della sponda orobica della bassa Valtellina. Ogni borgo è fornito di farmacia, di piccoli alimentari o supermercati.
SEGNALETICA
Classici segnavia del Sentiero del Viandante arancioni.
PERICOLI
Il Sentiero del Viandante si sviluppa nel bacino del lago di Como e della bassa Valtellina attraverso un percorso misto fra collina e media montagna con quote comprese tra i 200m di Lecco e i 1000m di Ortanella lungo la variante alta tra Lierna e Varenna, con alcuni tratti più impegnativi ma accessibili anche a camminatori non esperti.
FONDO STRADALE
Il fondo è vario e ben mantenuto: si incontrano tratti lastricati nei borghi storici, sentieri in terra battuta e sassosi nei tratti naturali, e brevi sezioni asfaltate per attraversare centri abitati o collegare segmenti del percorso.
CREDENZIALE
Il Sentiero del Viandante non dispone di una credenziale.
Il progetto Interreg “Le Vie del Viandante” (un insieme di percorsi di cui Il Sentiero del Viandante è un tratto così importante da prenderne il nome) consente, invece, di avere il Passaporto del Viandante che consente di raccogliere i timbri ufficiali lungo l’itinerario. Il primo timbro sarà quello dell’Infopoint del Viandante (Infopoint Lecco), luogo anche di ritiro del passaporto. Successivamente ogni Viandante potrà timbrare la propria credenziale presso strutture ricettive, ristorative, servizi e luoghi visitabili per poi richiedere all’Infopoint del Viandante il riconoscimento ufficiale di:
- “Ambasciatore del cammino Le Vie del Viandante” con 10 timbri rossi in strutture ricettive differenti e oltre all’attestato si riceve uno zaino tecnico con il logo ufficiale de “Le Vie del Viandante;
- “Console del cammino Le Vie del Viandante” con 3 timbri rossi e 6 timbri blu dei vari luoghi visitabili, ristoranti e servizi e, oltre all’attestato, si riceve una bandana con il logo ufficiale;
- “Amico del Viandante” se si collezionano quasi tutti timbri non ufficiali.
Il progetto “Le Vie del Viandante” non comprende la tratta di Sentiero da Piantedo a Morbegno
IN TENDA
Generalmente il campeggio non è consentito ma ogni Comune attraversato ha la sua normativa in materia di campeggio e bivacco. Prima di intraprendere il Sentiero contattare le Polizie locali dei singoli Comuni per precise informazioni.
Nei Comuni di Abbadia Lariana, Mandello del Lario, Dervio e Colico sono presenti dei camping attrezzati.
CONTATTI
Infopoint LECCO
Piazza XX Settembre, 23
+39 0341 481485
leviedelviandante@comune.lecco.it
Ufficio Turistico ABBADIA LARIANA
Via Nazionale, 107
+39 3347952899.
turismo@comune.abbadia-lariana.lc.it
www.visitabbadialariana.it
Infopoint MANDELLO DEL LARIO
Piazza Garibaldi
+39 3384028061
infopointmandello@gmail.com
www.visitmandello.it
Infopoint VARENNA
Via IV Novembre, 7
+39 0341 830367
infopoint@varennaturismo.com
Infopoint BELLANO
Via Vittorio Veneto, 23
+39 335 1752102
infopoint@comune.bellano.lc.it
Ufficio Turistico DERVIO
Via Martiri della Liberazione, 13
+39 0341 040021
ufficioturistico.dervio@gmail.com
Infopoint COLICO
Via Pontile, 7
+39 0341 930930
info@visitcolico.it
www.visitcolico.it
Infopoint MORBEGNO
Piazza Bossi 7/8
+39 0342 601140
info@portedivaltellina.it
INFORMAZIONI IMPORTANTI
Sono state inserite le tappe da Comune a Comune così come riportato sulla cartina escursionistica scaricabile ai seguenti link:
Lecco – Dervio https://link.avenza.com/mKH5W
Dervio – Morbegno https://link.avenza.com/mKH5W
Le tappe possono essere unite per creare tappe più lunghe a discrezione del camminatore.
TAPPA 01: LECCO - ABBADIA LARIANA
Partenza: Lecco
Arrivo: Abbadia Lariana
Distanza: 7 km
Dislivello: +380 m / – 370 m
Da Piazza XX settembre percorriamo il lungolago per 1,3 km fino al distributore di benzina, dove attraversiamo la strada per portarci sul lato destro e imboccare la strada complanare. Al bivio saliamo a destra sulla via dell’Abbadia, che lasciamo al primo tornante per imboccare una scaletta che ci porta sul sentiero, che percorriamo per pochi metri fino ad un bivio dove giriamo a sinistra.
Camminiamo per un chilometro lungo il terrapieno costruito per fare da barriera ai massi e alle frane che talvolta cadono dalla parete del monte San Martino, fino a un bivio dove svoltiamo a sinistra per scendere una scala che ci porta su una strada asfaltata che prendiamo verso destra. Entriamo nel terreno di un ristorante che costeggiamo sulla sinistra per raggiungere l’attacco del sentiero che sale ripido nel bosco, verso le palestre di roccia, fino a un bivio a Y dove imbocchiamo il nuovo sentiero per Abbadia Lariana.
Il sentiero percorre in saliscendi le pendici del monte Coltignone parallelo alla superstrada, camminiamo per circa tre chilometri fino a oltrepassare la SS 36 in corrispondenza dell’imbocco della galleria. Superiamo il dislivello grazie a una scala metallica, per scendere verso il lago e risalire poco dopo e raggiungere la chiesa di San Martino, all’inizio dell’abitato di Abbadia Lariana, dove si conclude la prima tappa.
Se vogliamo arrivare alla stazione ferroviaria e al centro storico di Abbadia Lariana possiamo proseguire sul Sentiero del Viandante e girare a sinistra su via Onedo; giunti su via Nazionale giriamo a destra e, dopo 100m, sulla destra troviamo la stazione ferroviaria, mentre proseguendo dritto arriviamo al centro storico.
TAPPA 02: ABBADIA LARIANA - MANDELLO DEL LARIO
Partenza: Abbadia Lariana
Arrivo: Mandello del Lario
Distanza: 2.4 km
Dislivello: +130 m / – 85 m
Dalla chiesa di S. Martino (alt. 210) sullo spalto appena sopra la strada, si gode una bella veduta sul bacino inferiore del lago fino a Lecco. A Borbino (alt.260) il tracciato sta a monte dell’abitato ma il nucleo merita una visita per le vecchie case strette l’una all’altra, quasi per proteggersi e togliere spazio ai campi. Il tratto fino allo sprone che divide Abbadia da Mandello è tranquillo fra i “campi di paese” e qualche incongrua presenza edilizia. Si supera con un ponticello il T. Zerbo (Val Monastero) che ha formato il conoide su cui si è sviluppata Abbadia. Un’area di sosta sta sotto la collina del Castello dove spicca la chiesa di S. Bartolomeo. Il sentiero raggiunge l’asfalto dinanzi a un alto condominio e piega a sinistra, sottopassa la superstrada e poi piega subito a destra riprendendo il suo aspetto campestre. Dopo i villini di Tirolo si annuncia la salita che porta al cospetto della chiesa di S. Giorgio, in bella posizione panoramica sulla costiera che abbiamo percorso.
TAPPA 03: MANDELLO DEL LARIO - LIERNA
Partenza: Mandello del Lario
Arrivo: Lierna
Distanza: 7.8 km
Dislivello: +540 m / – 515 m
Dalla chiesa di S. Giorgio, la Via del Viandante, come indicato nella toponomastica stradale, scende a Mandello del Lario attraversando una zona urbanizzata. Il segnavia del sentiero segue invece una variante che aggira dall’alto Mandello toccando Maggiana e Rongio per poi superare la cupa forra del torrente Meria.
Dalla chiesa di S. Giorgio si segue allora la strada gradinata che sale a monte, denominata Via dei Rastelli. Oltrepassata la superstrada (alt.295) si tiene a sinistra e poi subito a destra sulle tracce (muriccioli) di un vecchio sentiero che arriva in breve al cimitero di Zana. Ora la strada asfaltata (a sin.) porta a Maggiana (alt. 399) dove si trova la Torre del Barbarossa.
Si esce da Maggiana per Via Vittorio Veneto in contrada Castello; alle ultime case prestare attenzione. Seguire la carrabile che sale verso la montagna. Giunti a un pianoro prativo si imbocca a sinistra un sentiero che si inerpica nel bosco. Si prosegue in salita per circa 10 minuti. Dopo aver superato uno stretto vallone si sale ancora per poi spuntare fra i prati del villaggio di Rongio (alt. 394) che si raggiunge poco dopo, affacciandoci nella piazza della chiesa, intitolata a S. Giacomo.
Si traversa Rongio fra i suoi stretti vicolo e si giunge alla sua estremità dove sono le chiesuole di S. Antonio e un bar. Da notare anche i pannelli con l’indicazione degli itinerari della memoria partigiana. Ora si seguono le indicazioni per il ristorante Al Verde (ripa discesa). Poco prima del ristorante si volge a destra per una strada sterrata e quindi, dopo circa 250 m., a sinistra per l’imbocco di un sentiero che scende a superare il T. Meria (alt. 270) su un ponte naturale. Subito dopo occorre riguadagnare quota con una dura salita su sentiero per raggiungere la soglia di Sonvico, altra frazione di Mandello.
Superata Val Meria, il sentiero risale a Sonvico (alt.377), la più alta frazione di Mandello, dirigendosi poi, per Via Contrada e per la Strada di S. Bernardo, al cimitero e alla cappella di S. Bernardo, sul colmo di una sella prativa. A Sonvico si può lasciare l’itinerario scendendo a Somana (5 minuti; bus per Mandello) o a Olcio (20 minuti; stazione Fs). Il Sentiero del Viandante continua in salita, sull’asfaltata Via ai Saioli. Le rocce sotto le quali si dipana il percorso sono strati di calcare, chiamato “Sasso di Olcio”, impiegati nella costruzione del Duomo di Como.
A un tratto, superato un bel punto panoramico su Olcio, i suoi prati e il ramo di Lecco del lago, vistose tacche arancio e la dicitura Via Belvedere mandano a sinistra della strada (che finisce poco oltre) lungo un sentiero che pian piano scende fra balze boschive. Si transita accanto a oliveti di fresco impianto e alla Baita del Pino.
Poi si giunge a Galdano, dove si ritrovano i prati e un crocicchio con una fontana e un’edicola votiva con la figura dell’Annunciazione: a sinistra si va a Olcio; a destra si sale ai Saioli a alla valle dell’Acqua del gesso. La nostra via prosegue dritta, ma attenzione: fatti pochi passi occorre tendere a sinistra e tenere la superstrada sulla destra imboccando una carrabile in cemento che la contorna per buon tratto. Lungo la via si osservano in primavera larghe distese di pervinca (vinca minor).
Dopo le balze che dividono Olcio da Lierna, il sentiero scende verso quest’ultimo abitato, toccando le sue frazioni a monte.
Si fiancheggia la superstrada passando accanto all’agriturismo Zia Berta; poi ci si stacca dall’ arteria stradale e si torna fra i prati
Si raggiungono l’oratorio di S. Michele e il villaggio di Sornico con case dai portali decorati.
Si esce da Sornico sottopassando una casa per comparire in uno slargo asfaltato, primo segno della zona urbanizzata di Lierna. Ora si procede per Via Sornico, fra villini, ma la successiva biforcazione si tiene a destra in direzione di Genico dove si trova la biforcazione del sentiero fra Variante alta e bassa. Se si vuole chiudere qui l’escursione, una scaletta (Via Genico), 50 metri più avanti scende a sinistra verso la stazione Fs. Non è necessario superare la ferrovia per raggiungerla: giunti al cospetto della trincea basta piegare a destra su Via Parodi e accedere alla stazione (alt.212) dalla parte dei binari.
Appena sotto Genico si trova una biforcazione: qui occorre scegliere fra la Variante bassa (a sin.) o la Variante alta (a destra)
TAPPA 04: LIERNA - PERLEDO
Partenza: Lierna
Arrivo: Perledo
Distanza: 10.7 km
Dislivello: +1144 m / – 1028 m
VARIANTE ALTA
Attraverso il pittoresco nucleo di Genico (alcune case sono del XVIII sec. assieme a una fontana con una meridiana e due oratori), il sentiero, anche indicato con il segnavia 71, sottopassa la superstrada e volge a destra, su una rampa, in salita. Si contorna una radura e, sempre in ascesa, si avvicina l’ombrosa Valle Brentalone. Il sentiero fa intravedere la sua struttura, specie quando si affronta uno scalone dagli enormi gradini in calcare.
Si lambisce la rupe dello Zucco della Pecora (alt.735) e, più in alto ancora, si entra nel vallone fino a traversarlo e riprendere quota con un’ardita serie di serpentine talora battute sulla viva roccia, talaltre selciate.
Quando il fiato inizia a mancare si è alla Croce di Brentalone (alt. 650), uno di quei tipici caposaldi che sui sentieri di montagna annunciano un cambio di pendenza. Si prosegue infatti più facilmente nel castagneto fra tappeti di ciclamini, fino a raggiungere il poggio dell’Alpe Mezzedo (alt.871), dove ancora si scorge la ghiacciaia.
Si riprende il cammino: poco sopra l’alpe, si lascia avanti a sé il sentiero 71 che porta all’Alpe di Lierna e si punta verso sinistra. La soglia del Piano di S. Pietro è ormai vicina, non prima però di aver toccato uno splendido punto panoramico (vedi pagina seguente). Sul limitare del pianoro, dove sono alcune panche e tavoli, sorge la chiesa di S. Pietro (alt. 992)
- Petro è il punto più alto di tutto l’itinerario, a 992 metri d’altezza (795 sul livello del lago). Alla chiesa si incontra la sterrata che proviene da Esino Lario: l’itinerario la segue costeggiando il piano carsico di S. Pietro fino a imboccare, verso sinistra (palina), un sentiero che scende nel bosco e raggiunge Ortanella (alt. 951), una manciata di casette fra i prati. Qui si attesta una bretella che sale da Coria (Variante bassa).
Nelle radure si notano isolati, enormi esemplari di faggio. Sono stati nel tempo risparmiati dal taglio perché fissano i limiti di un confine comunale o di proprietà. Il faggio è l’albero prevalente a questo orizzonte vegetazionale. Attorno al piccolo stagno del Pozza, raro in una zona carsica che mal trattiene in superficie l’acqua, si notano ontani, tigli e la corona di piante acquatiche che protegge la vita di una grande quantità di insetti e anfibi. A Ortanella, se si vuole pernottare o rifocillarsi, si raggiungono gli esercizi citati qui sotto.
Da Ortanella, il sentiero prosegue verso Nord, lungo la strada sterrata e, sterrate le case di Guillo (alt. 952) aggira, fra i faggi, le pendici di M. Fopp con vedute sulla conca di Esino, sulla profonda vallata che scende verso il lago e sulla cresta montuosa che fa da spartiacque con la Valsassina.
Lasciati alle spalle i prati di Ortanella, il sentiero torna sul versante a lago discendendo il crinale che, fra la valle del torrente Esino e la costiera del lago, arriva al colle di Vezio e a Varenna. Si percorre un tratto di grande bellezza, ricavato nel bosco. A tratti si affaccia verso il lago sopra alte rupi. Vi si godono splendide vedute del bacino centrale del lago. “Fopp” è un termine dialettale che significa “depressione”, “conca”: la zona è infatti ricca di cavità carsiche.
Dalla carrabile che aggira il M. Fopp si stacca e si segue verso valle una pista forestale (palina, alt. 981). Ricalca un antico tracciato di cui si rinvengono, scrutando nella boscaglia, paralleli tratti incavati. All’altezza di un isolato cascinale (Alpe dei Fopp, alt.780), la pista si riduce a sentiero. La traccia scende a precipizio a fianco del Sass da Poo (alt. 753) e quindi si protende lungo il crinale alternando tratti ombrosi a radure prative. Fra la vegetazione si scorgono lacerti di mura, fondamenta di costruzioni che furono parti della possente torre del Sass da Poo, usata per segnalazioni in periodo bizantino quando sul Lario incombevano da ogni parte invasioni di popoli ostili. Appena sotto il Sass si incontra, dalla destra, un antico tracciato mulattiero proveniente da Esino.
Il crinale si restringe sempre più in direzione della punta di Varenna (panorama) e giunge alla Croce del Fopp (alt. 577) da cui si scorgono Vezio e il suo castello. Il sentiero, un po’ incavato, prosegue in discesa, lambisce una diruta cappella (alt.510), alcuni bei rustici e infine raggiunge le prime case di Vezio dove confluisce da sinistra la Variante bassa.
VARIANTE BASSA
Dal bivio posto poco sotto Genico (alt. 280) si segue a sinistra su sentiero, fra i campi ‘di paese’, scampoli di un ‘paesaggio di lago’ afflitto dall’espansione degli abitati e, in passato, indispensabile integrazione agricola alle economie della pesca e del bosco.
Allo sbocco su Via Ciserino (a fianco, una fontana in pietra) si piega a sinistra in discesa per l’omonimo nucleo (alt. 243). Qui si piega a destra su Via Regoledo uscendo fra i prati. Dopo un breve tratto lungo una strada di servizio alla superstrada si nota, a destra, il sentiero per Coria. Inizia così, su sentiero, la bella e lunga salita verso l’Alpe di Coria.
Al primo incrocio proviene da sinistra la gradonata che sale da Castello di Lierna. Si passa la cascina Nero (alt. 378) con una diruta edicola votiva e poi, dopo aver toccato un belvedere, si aggirano le pendici del Sasso della Botte fino a guadagnare, fra i castagni, il terrazzo di Coria (alt.780), il punto più elevato della Variante bassa del sentiero.
A Coria si trovano una fontana e un casolare,fra prati inselvatichiti. Alla biforcazione dei sentieri si diparte, verso monte, una bretella che tramite la Bocchetta di Ortanella (alt.961) si collega con la Variante alta. Lungo questa bretella si incontra il Prato dei Spini, una panoramica area attrezzata con un bivacco, accessibile anche agli ipovedenti. La Variante bassa procede invece verso sinistra cominciando la discesa verso Varenna.
Dopo Coria (alt.780), il sentiero raggiunge l’impervio vallone di Vacchera. In passato, fra questi dirupi, gli alpigiani di Esino facevano rotolare a lago i tronchi, lungo canaloni chiamati ‘oghe’. Il sentiero, in moderata discesa, raggiunge Roslina (alt. 699), dove sotto le fronde di un colossale ippocastano restano i ruderi di due baite. Coria e Roslina erano un tempo abitati, forse in modo saltuario, ma qualcuno manteneva viva la presenza umana, sfruttando le naturali risorse del luogo: legno, castagne, fieno.
Si scende nel bosco per superare Val Pietfer, oltre la quale si incontra un suggestivo tratto a gradini intagliati nella roccia. Al sentiero prende posto una larga mulattiera selciata che, raggiunta una croce, perviene infine su una strada di servizio della S.S.36.
Qualche metro prima però, la consueta palina arancione (alt. 330) indica la nuova direzione dell’itinerario che, lungo una pendice di detriti, rimonta e supera la galleria della superstrada. Proseguendo diritto si scende a Pino e a Fiumelatte. Si procede in fregio all’arteria stradale.
Per un certo tratto il sentiero corre in fregio alla superstrada, poi, entrata questa nelle viscere della montagna, si torna nel bosco in un ambiente fresco e umido dove spiccano, più che altrove, pianticelle di epilobio irsuto e di valeriana. A un tratto si lascia, sulla destra, un sentiero che punta con altro giro verso Vezio, e si prosegue in costa aggirando dall’alto la vallecola da cui sgorga il Fiumelatte.
Si transita sotto al Baluardo (alt.310), uno spiazzo erboso cinto da alti cipressi che si scorge da lontano.
In breve si raggiunge la cinta del camposanto di Varenna (alt. 280) e si esce sul piazzale d’ingresso. Pochi passi in discesa e sulla destra si imbocca una rampa verso monte che al culmine, dopo qualche gradino in ferro, si trasforma in sentiero, fra erti prati di trifoglio. La salita si fa un po’ faticosa ma è breve: raggiunto infatti un curioso e decaduto giardino si volge in piano sulla sella ove si distende il villaggio di Vezio, mentre a fianco incombono le balze della collina del castello.
A Vezio (alt. 350) si incontra la Variante alta del sentiero.
TAPPA 05: PERLEDO - BELLANO
Partenza: Perledo
Arrivo: Bellano
Distanza: 4.5 km
Dislivello: +322 m / – 488 m
Dalla piazza Belvadere di Vezio (alt. 250) si prendono le indicazioni arancioni scendono verso Val Grande (di fronte, le case di Perledo); si supera il torrente Esino su un ponte in pietra e accanto al Mulino del Crott (alt. 282). Il ‘crotto’ è luogo di ritrovo dove si mesce fresco vino e si lasciano trascorrere in tranquillità le ore. Dal ponte si ha uno scorcio della gola del torrente dove tempo fa si rinvenne lo scheletro di un rettile preistorico, oggi conservato al Museo di Storia Naturale di Milano, a cui fu attribuito il singolare nome di Lariosauro.
Si rimonta sulla strada si piega a destra poi subito a sinistra per imboccare la gradonata che sale, in breve, alla cappella della Madonna di Campallo. Si prosegue oltre, fra i prati e le terrazze con vista sul colle di Vezio, prima sotto le case e poi all’interno di Regoledo (alt.347), frazione di Perledo fino alla piazzetta ove sorge la chiesa di S. Giovanni Battista.
Il sentiero ora prosegue in piano, fra gli ulivi, e punta in direzione del capoluogo Perledo (alt. 403). Raggiunta una cappelletta spunta sulla rotabile (via per Esino): si tiene a destra e si giunge nella zona del campo sportivo e del giardino pubblico.
Ora si rimonta la Via Faggi che arriva nel centro dell’abitato ove si ammira un pozzo del XVIII sec. ; dopodiché si piega a sinistra giungendo nella piazza della chiesa di S. Martino, dove si gode uno dei più reputati panorami del lago. Passata la piazza si scende per breve tratto fino a municipio; si prosegue a destra verso la strada provinciale che s’incontra a un tornante presso il Bar Milano.
Si continua a destra sulla Via per Esino per poi lasciarla e deviare a sinistra su Via degli Eroi, in direzione del camposanto.
Dopo il piazzale del camposanto (alt. 401), la strada si riduce a un viottolo nella frazione Tondello e scende a imboccare l’altra strada rotabile (via Cava Alta) per Regoledo che ora si seguirà, verso destra, per buon tratto. Tutto il versante sopra di noi, rivestito di annose piante di castagno, porta l’inquietante nome di Bosco delle Streghe.
Si giunge al colmo della salita presso la cappella Maglia (alt. 411), risalente al XVIII sec. Dinanzi a noi si apre una nuova visuale del lago: gran parte del suo bacino superiore, fino a Dervio. Accanto alla cappella si diparte una mulattiera a gradoni che conserva tutta la sua bella struttura un acciottolato scende in pochi minuti alla chiesa di Gittana, della quale si intravede già l’alto campanile.
Il bel selciato che scende a fianco della cappella Maglia porta in breve al sagrato della chiesa di Gittana (alt. 359). Accanto alla chiesa sta un piccolo santuario, dedicato alla Madonna delle Grazie, dove sono immorsati un crocifisso e una stella che furono del primitivo edificio romanico.
Passando a fianco della chiesa si raggiunge la rotabile, attraversata la quale si prosegue lungo il sentiero selciato che arriva subito al cimitero di Gittana.
Si entra nel bosco, aggirando dall’alto le case di Gittana per poi scendere all’impluvio di Valla Masna (da sinistra sale un sentiero da Gittana). Continuando sul sentiero a mezza costa, si aggirano dal basso le case di Cestaglia (alt. 379) e si rientra nel bosco.
A un tratto incontra una profonda trincea che taglia la montagna. È la dismessa sede della funicolare che dal 1903 e fino alla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso collegava la sottostante ferrovia e uno scalo dei battelli con Regoledo. Qui era stato aperto nel 1858 uno stabilimento di idroterapia che ebbe ospiti famosi come Cesare Cantù, Antonio Stoppani, Massimo d’Azeglio, Arturo Toscani. D’altra parte, come recita la guida del Balbiani (Como, il suo lago, le sue valli…, 1877), “nessuno, sano o malato che sia, potrà pentirsi di essere andato a Regoledo a cercavi la gioia, il riposo o la salute”. L’edificio è ancora visibile, in alto, a dominio di una radura. Fatti pochi passi si affianca una cappella con un deperito avanzo di una Crocifissione del XV sec., altre sorprese: tre cippi confinari sul lato sinistro del sentiero con la data 1732 e le sigle dei comuni di Varenna, Bellano, Perledo e un altro più avanti, sulla destra. Il sentiero. Come spesso accade, segnava il limite fra i diversi comuni. Dove il bosco lascia spazio ai prati si arriva a un bel complesso di costruzioni rurali, fra cui la cosiddetta ‘Fabbrica’ (alt. 341), riconoscibile dal portale ornato e da un grazioso balconcino. Fu usata in vari modi, come osteria, bigattiera per l’allevamento del baco da seta, bottega, cantina per la vinificazione.
Si oltrepassa il ponticello, ben rifatto in legno, sulla valletta di Biosio e si scende in vista del delta del Pioverna dove è adagiata Bellano.
La solitaria cappella della Madonna Addolorata (alt.301) procede l’innesto sulla strada provinciale 62 che si percorre verso destra per poche decine di metri per poi riprendere il percorso verso il ponte di S. Rocco. L’attigua chiesa e il sottostante Orrido. Da qui è possibile scendere a Bellano oppure, a destra, accanto alla chiesa, proseguire sul Viandante.
TAPPA 06: BELLANO - DERVIO
Partenza: Bellano
Arrivo: Dervio
Distanza: 5 km
Dislivello: +428 m / – 438 m
Dalla Chiesa di S. Rocco e il camposanto di Bellano sale la gradonata per Ombriaco sottopassando due ponti carrozzabili.
All’altezza del lavatoio, senza entrare nella parte vecchia dell’abitato, si volge a sinistra e intersecando più volte l’asfalto si rimonta la pendice fino all’ampio prato alberato retrostante il santuario di Lezzeno (alt.366). Ottimo luogo per una lunga pausa.
Si riprende utilizzando una breve variante che corre fra le vecchie case e la pendice; passa accanto alla cappella del Miracolo e quindi arriva a un bivio presso un impluvio.
Qui si tiene a sinistra, in ripida discesa; si torna e si attraversa la strada per riportarsi sul sentiero appena sotto. Di fronte si scorge, su un dosso, una bella composizione di paesaggio con alcuni filari di vigna, i terrazzini coltivi e qualche battello. Ora il sentiero cala in uno stretto vallone per poi guadagnare una bella radura con vecchi rustici. Si notano lungo la via delle nicchie ricavate nei muri laterali. Sono ricolme d’acqua che defluisce dal prato sovrastante; in passato erano usate come cisterne in caso di siccità.
Si superano diversi valloncelli, fra cui la Valle dei Mulini, che ricorda la passata presenza di questi manufatti; quindi, al colmo di una breve erta, si lascia a destra il sentiero per Pendaglio, scendendo decisi a sinistra verso Oro (alt. 297).
In passato, Oro era nota, assieme alla vicina Verginate, per la produzione di un buon vino, passito. La chiesa di S. Gottardo, patrono dei viandanti, fu eretta fra il 1569 e il 1579. Si danno due possibilità: seguire la strada asfaltata a destra, oppure scendere qualche gradino e passare nelle case del vecchio borgo per poi riprendere più avanti la strada.
Traversata la linda frazione Oro (alt. 297), il sentiero segue per un tratto la strada e si attesta fra i prati bassi di Verginate (alt.330), ultima frazione di Bellano. Vale la pena di procedere lentamente, gettare lo sguardo alle spalle per ammirare il panorama del lago, oppure cogliere i dettagli del paesaggio. Vi si rinvengono tracce di un popolamento antico, costruito su difficili pendenze, modellato sulle terrazze che recano i segni della coltura della vite e dell’olio.
Al passaggio dell’ombrosa Valle Grande si entra nel comune di Dervio. Il sentiero mostra tutta la sua bellezza: il fondo acciottolato, bordato da un muretto che annuncia un gesuolo di fattura barocca. È un brano del Viandante decisamente ammirevole.
Siamo fra le balze dei Ronchi (alt.362): il termine sta a significare la sistemazione ad arte del pendio in forma di terrazze sostenute da terrapieni artificiali. Alcune case sembrano sospese sul lago. Ai bordi del cammino, da una parte e dall’altra, si affacciano giardini, ortaglie e palmizi che decorano la soglia di vetuste case di campagna. Un masso inciso riporta la data 1693. Diversi tracciati puntano verso l’alto e conducano ai monti, i luoghi del pascolo stagionale del bestiame, intorno alla vetta del Monte Muggio.
Più avanti ancora (Via ai Ronchi), il sentiero procede sulla viva roccia in qualche punto segnato dal secolare passaggio delle slitte. Si notano anche dei gradini intagliati nella roccia. Grazie alla migliore insolazione è il dominio della ginestra e di altre pianticelle termofile. La visuale porge lo sguardo verso Dervio; oltre il solco del lago si ergono le montagne delle vallate occidentali. Da notare anche su un grande masso lisciato dal ghiaccio nei tempi remoti, l’incisione in punta di lama di un disegno geometrico, forse un rudimentale labirinto o un gioco.
Il sentiero degrada al piano; sfiora le umide case di Chignolo, raggiunge la vecchia strada nazionale all’altezza del ponte ferroviario e del Crotto del Cech (alt. 218), simpatico luogo convivio, ormai alle porte di Dervio, cui si accede per la rettilinea Via Duca d’Aosta. Lungo questa via si ponga attenzione a uno degli ultimi rustici in pietra a vista rimasti, sul lato di destra, con una singolare ed elegante doppia finestra arcuata con sovrastanti piccionaie e più avanti alla cascata della Sedeia con area di sosta, lavatoio e fontana di sorgente.
L’ingresso a Dervio avviene con un lungo rettifilo che porta accanto alla Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta con un bel campanile romanico e al ponte sul fiume Varrone, dove nel medioevo i viandanti pagavano il dazio. Da qui si può raggiungere rapidamente la stazione FS di Dervio.
TAPPA 07: DERVIO - COLICO
Partenza: Dervio
Arrivo: Collico
Distanza: 9.5 km
Dislivello: +733 m / – 528 m
Dall’antico ponte sul fiume Varrone, il percorso piega a destra (Via Pietro Giglio), fra edifici un tempo usati come opifici, e si dirige verso il dosso del Castello, cui si perviene salendo una bella gradonata fra alte mura di cinta.
Il borgo del Castello è immutato nella sua raccolta immagine medioevale: viottoli, scuri angoli fra i corpi edilizi, rustici portoni in legno, nicchie dove zampilla una fonte, muri in pietra. Una torre quadrata si erge sulle case, memoria dell’antico ‘castrum de Orezia’, visitabile nei weekend da Pasqua a fine settembre. Attigua è la chiesa di S. Leonardo. Lasciato Castello passato dal lavatoio si torna sulla strada asfaltata.
Si sottopassa la provinciale per Vestreno e si giunge alla rotatoria ‘dei tre cipressi’ da dove sbuca il tunnel di raccordo con la S.S. 36. Si prosegue dritto in lieve discesa per Via al Monastero (alt. 276). L’urbanizzazione e l’insistente superstrada hanno sfigurato il contesto agricolo di questa zona, detta Chiari, un tempo nobilitata dalla presenza di un monastero, oggi riconvertito a residenza privata.
Lasciato finalmente l’accostamento alla superstrada si torna al piacere del paesaggio di lago. Il sentiero è indirizzato da due muretti in pietra e lento scende verso Corenno Plinio, il Borgo dei mille Gradini, pittoresco nucleo a lago, stretto attorno al castello.
Si attraversa la rotabile per una breve quanto consigliabile visita al borgo medievale con le gradinate intagliate nella roccia che scendono a lago, le ville patrizie e lo splendido belvedere sul lago. Il castello-recinto è privato (visitabile solo in particolari occasioni), ma si può visitare la chiesa di S. Tommaso di Canterbury con gli antichi affreschi e vedere le grandi arche degli Andreani. Traversando di nuovo la rotabile e dopo averla seguita per breve tratto si rimonta a destra sulla vecchia e parallela mulattiera (Via Maronasso) che raggiunge subito la cappella della famiglia Andreani-Sormani, decorata da una Crocifissione, opera di G.B. Sertorio (1837).
Restando sempre in costa, a breve altezza sulla sponda del lago, la mulattiera si dirige, attraversata la cascina de il Guasto, lungo Via Panico, al villaggio omonimo (alt. 305); sono poche villette raggiunte da una strada (Via Pertini). Nulla in confronto alla bellezza di Mandonico che si raggiungerà fra poco.
Prima di arrivarvi si passa a guado un rivo (resti di mulini) e si raggiunge la chiesa di S. Giorgio (alt. 299), antica parrocchiale di Dorio, già esistente nel 1412. Vale la pena attardarsi un attimo sul sagrato della chiesuola per la bella veduta sul lago e sulle sottostanti case di Dorio, il capoluogo comunale.
Passando alle spalle della chiesa si arriva a Mandonico (alt. 302), con le sue rustiche case avvolte nel silenzio e conformate all’andamento del terreno, parte lungo il sentiero e parte sulle balze prative. Molte case appaiono modeste nella loro fattura, una invece, all’uscita del villaggio, ha l’imponenza del palazzo, seppure rustico con le pietre a vista. Superata la diversione che a sinistra scende a Dorio e alla stazione Fs., di nuovo si aggirano i solchi della montagna. Fra le chiome degli alberi si scorge il promontorio di Olgiasca che nasconde il lembo superiore del lago. Inizia la salita del castagneto, verso la cappella s. Rocco e la soglia che divide dalla costiera di Colico.
È un tratto di grande bellezza; specie la mulattiera, che appare realizzata, o meglio ritratta, con tecniche tipiche di un centinaio d’anni or sono. È anche interessante notare la struttura della roccia; non siamo più nel dominio del calcare, che abbiamo incontrato fino a Bellano, predomina qui una pietra scistosa (micascisti e gneiss minuti) talvolta traversata da vene di anfiboliti, come nei pressi di S. Rocco. La vegetazione, sulle rocce affioranti, perde la sua veste arborea; si diffondono la ginestra, l’erica e gli altri arbusti che amano l’intensa insolazione di questo versante
La cappella di S. Rocco (alt. 487) annuncia i Ronchi di Vesgallo (alt. 555), culmine di questo tratto del sentiero.
Dopo S. Rocco, due rampe a gradoni guadagnano la soglia del contrafforte che divide la costa di Dorio da quella che affaccia sul laghetto di Piona (punto panoramico). La nuda roccia, lavorata dai ghiacciai quaternari, lascia ampi varchi nella vegetazione, dove ai castagni si avvicendano flessuose betulle e i primi faggi.
La mulattiera corre precipite sul fianco della montagna incontrando qualche gesuolo. Ogni tanto, scrutando i bordi, si notano dei ceppi numerati che indicano i lotti in cui un tempo era ripartito il bosco.
Più avanti il percorso si insinua nell’ombrosa Valle Rossecco (alt. 598); qui la mulattiera vince un salto di quota con uno scalone in pietra; quindi si distende, meno acclive, entro una luminosa radura, vigilata da secolari castagni. È il monte Perdonasco (alt. 616), uno dei molti insediamenti stagionali che occupano il versante settentrionale del Monte Legnone, dove in passato si veniva a far provvista di legna e castagne.
Oltrepassata la Valle di Voh si è subito a Monte Sparesèe (alt. 611) e all’isolata chiesa della Madonna Regina dei Monti. È singolare osservare che questi ‘monti’ appartengono al comune di Dorio e non a quello di Colico, la cui piana si prospetta ormai vicina. Ciò fu dovuto a un arbitrato del 1755 che mise fine a violente dispute fra le due comunità. Questo spiega anche la bella e solida struttura della mulattiera fin qui percorsa. La chiesina fu costruita proprio per con sentire agli alpigiani di onorare le festività senza far ogni volta ritorno alla lontana parrocchiale di Dorio. Oltre Monte Sparse si imbocca una strada cementata che si seguirò in discesa per lungo tratto (scorciatoie), sulla pendice ombrosa del bosco, fino a Posallo (alt. 433) dove si trova un accogliente ristoro e dove, volendo, si può raggiungere la stazione Fs di Colico.
Superato Monte Sparesèe (alt. 611) e imboccata una carrabile, si inizia la discesa in direzione di Posallo. Si scende nel mezzo di un castagneto dove, di tanto in tanto, è ritagliata qualche radura. Nel sottobosco si individuano degli isolati massi trasportati qui dai ghiacciai quaternari; alcuni sono incisi in forma di coppelle, opera di antichissimi abitatori per manifestare culti e riti pagani. La strada compie alcuni tornanti prima di convergere ai piedi della pendice dove, a ventaglio, si apre il penepiano di Colico.
A Posallo (alt. 433) si trovano un agriturismo e una trattoria; se si segue la strada asfaltata si arriva alle prime frazione di Colico (Borgonuovo, Corte) e alla stazione di Piona, servita però da pochi treni. Il sentiero del Viandante piega invece a destra presso un cascinale e prosegue lungo la pendice della montagna; passa su una passerella il rio Perlino e, seguendo una mulattiera, si alza di quota per poche decine di metri fino a raggiungere la chiesa di S. Rocco (alt. 480), amena radura con tavoli in pietra, fra prati e castagni.
La chiesa ha origini antiche, ormai rivela l’abside romanico, ed era intitolata a San Sebastiano come rivela un’immagine del santo all’interno dell’edificio che, peraltro, non ha mai avuto titolo di parrocchia bensì di luogo di devozione. Fra gli affreschi interni, risalenti al XIV-XV sec., si segnalano l’Ultima Cena di ben 6 metri di lunghezza e con una folla di personaggi dai toni popolareschi, e il Martirio di S. Sebastiano. Quest’ultimo è opera del XVI sec. Di notevole valore artistico. Nel 1401, durante un riassetto dell’edificio, furono aggiunti il, campanile e il portico. Superata la chiesa e attraversato un castagneto, si imbocca una strada asfaltata. Le fonti storiche dicono che l’originaria strada verso la Valtellina, passava più in basso, fra le frazioni a monte di Colico evitando i saliscendi che segue oggi il sentiero.
TAPPA 08: COLICO - PIANTEDO
Partenza: Colico
Arrivo: Piantedo
Distanza: 6 km
Dislivello: +419 m / – 593 m
Superato il ciglio di S. Rocco e ripresa una strada asfaltata, si scende allo stretto incavo della valle del T. inganna presso un crucciolo di vie.
Quelle di sinistra riportano a colico (si può seguire qui l’ultimo tratto del sentiero dei torrenti). A monte invece, il Viandante propone una variante, un anello (in tutto 45 minuti) che sale alla Torre di Fontanedo (alt. 539). Vale la pena coprirlo in senso orario, salendo lungo la stradella che, dopo la briglia del torrente, volge a destra e passa davanti al ristoro di Robustello.
La salita è lieve. I prati circondano lo sperone dove si ergono la torre e alcune case in abbandono. È un luogo di solitudine e bellezza. Imboccando il cammino al di là del nucleo si torna, con un giro poco più lungo, crocicchio di prima.
Si segue ora la strada asfaltata verso la piena che sta accanto al dosso boscoso e poi, attraverso prati e orti raggiunge Chiaro.
Si segue ora la strada asfaltata verso la piana che sta accanto al dosso boscoso e poi, attraverso prati e orti raggiunge Chiaro. La si Attraversa volgendo a destra, sempre al piede della montagna, su una stradina stretta che incontra a Chiarello (alt. 260), la massiccia della superstrada che per un po’ avevamo dimenticato.
Il sentiero prosegue su asfalto sotto il viadotto della superstrada fino alle case di Curcio.
Si continua nella stessa direzione (Via Strada Granda). All’incrocio con Via Biasett, si piega a destra e si sovrappassa la superstrada che finalmente si abbandona alle spalle. Subito dopo si continua, su sterrato, in direzione della torretta, un rustico edificio con barbacane e testimonianza della sua originaria funzione di fortilizio in prossimità del confine antico fra lo Stato di Milano e la Valtellina.
Si avvicina di nuovo la pendice sotto pareti di umida roccia scistosa e un rado bosco che cresce su angusti ripiani. Ben presto si torna sul selciato. Stiamo calcando la più antica via di comunicazione con la Valtellina, denominata ‘scalotta’ o ‘scalottola’ per via delle rampe gradonate, tagliate nella roccia. Aggira l’aspro Dosso Croce, ultimo contrafforte del monte Legnone. Verso valle, nei varchi delle fronde, si osserva il paesaggio attorno al Trivio di Fuentes, Compromesso dai contenitori commerciali, area stradale troppo appetibile per restare indenne dallo sfruttamento.
Si sale fino a passare il confine fra la provincia di Lecco a quella di Sondrio, non indicata da cippi o cartelli.
Poco oltre appare una biforcazione: la via di sinistra scende al non lontano santuario di S. Marta della Grazia e dal suffragio, in località Valpozzo, e sfocia sulla strada di fondovalle dove si trova la fermata del bus di Colico; la via di destra è il nuovo proseguimento del Sentiero del Viandante nel tratto valtellinese, alla volta di Morbegno.
TAPPA 09: PIANTEDO - DELEBIO
Partenza: Piantedo
Arrivo: Delebio
Distanza: 4.7 km
Dislivello: +383 m / – 376 m
Aggirato il Dosso Croce (alt. 309), la strada della Scalotta si affaccia alla Valtellina e scende di quota: passa il vallone dell’Acqua della Piodella e avvicina nuclei rurali di Piantedo, molti dei quali ristrutturati. Nella Bassa Valtellina, le case contadine erano disposte attorno a corti, ovvero ‘culundei’, dove prospettavano stalle e fienili. Erano lo spazio comunitario di più famiglie per svolgere mansioni collettive, quali l’essicazione del fiano o la trebbiatura del grano. La dimora aveva una facciata a loggiati profondi e serviti fra loro da una scala che collegava tutti i piani. La struttura in legno delle balconate era arricchita da montanti e listoni orizzontali sui quali si fissavano le pannocchie. La distribuzione dei locali vedeva a piano terra la cucina; al primo e al secondo piano le camere, al terzo un fasto difenile-granaio.
Seguendo via Cavour ci si mantiene a una certa altezza sul fondovalle, toccando nuclei ben conservati, come Piganzoli e Ca’ di Pinoli. Si calcano stradelle e sentieri usati un tempo per i valloni che scendono dal versante, con facili passaggio a guado.
Dopo buon tratto si giunge ai mulini di Piantedo (alt. 330), senza passare a guado il rio, si scende a sinistra il pendio e fra altri edifici in abbandono si arriva al ponticello sul torrente Madriasco.
Ora si entra nel territorio di Delebio presso le case Tavani (alt. 261).
Attraversando le case Tavani (alt. 230) sui torna su un sentiero che, di nuovo, si inerpica sulla pendice nel fitto bosco e fra valloni traversati a guado, saltuariamente percorsi da rivoli d’acqua. La zona è frequentata dai caprioli. Le radure prodotte dal taglio del legno concedono vedute sul fondovalle e sul Piano di Spagna. Si previene a un primo culmine a quota 371, quando il sentiero incontra una strada consorziale che si segue verso valle.
Accostata un’area di sosta, si lascia la strada per rimontare a destra la pendice: salita lieve che si stempera a mezza costa fra castagni sempre più imponenti. L’esemplare più vetusto, segnalato, si trova presso la deviazione a destra per Nogaredo.
Il sentiero sale alla volta di Nogaredo (alt. 291) e dalla sua splendida radura prativa, lodevolmente mantenuta dal proprietar4io. Un terrazzo bordato da un muretto in pietra, un enorme castagno, tra rustici, una fontana, un prato e un panorama sono l’ideale per una meritata sosta. Poi si riprende iol cammino intercettando la strada carrabile che scende a Delebio. Si tratta di un’opera stradale esemplare, perfettamente selciata e a pendenza costante. Approvvigionava le postazioni militari del M. Legnone a oltre 2000 metri d’altezza e fu realizzata durante la Prima guerra mondiale.
TAPPA 10: DELEBIO - COSIO VALTELLINO
Partenza: Delebio
Arrivo: Cosio Valtellino
Distanza: 5.4 km
Dislivello: +491 m / – 265 m
Si giunge a Delebio presso la centrale elettrica: a sinistra si scende in paese e alla stazione; a destra si passa accanto al palazzo Bassi, architettura nobiliare ottocentesca che univa alla funzione residenziale anche quella produttiva essendo la famiglia Bassi precorritrice delle attività economiche locali, per poi accedere al solco della Val Lesina superato da un ponte in pietra accanto alle opere di presa del torrente, sempre copioso di acqua. La disponibilità idrica ha peraltro fatto sì che Delebio sviluppasse fin dal XV sec. Mulini, magli, segherie fianco un setificio (nel XVIII sec.), così da assumere un ruolo economico di tutto rispetto.
Dopo il ponte sul Lesina, il sentiero attraversa la borgata di Torrazza ed entra nel comune di Andalo percorrendo l’antica Via Pedemonte, asse lungo il quale si organizza il centro storico, addossato al versante. Si osservano edifici con loggiato ligneo ben restaurati.
A Rogolo – dalla curiosa dizione locale di ‘Ru’ – il sentiero si attarda nel centro storico, valorizzato grazie a due percorsi tematici, con didascalie, dedicati l’uno all’arte e all’acqua, l’altro alla religione e alla cultura. Si avvicinano così i maggiori beni monumentali, fra cui spiccano un affresco della Madonna col Bambino e S. Antonio abate (XVI sec.) in Via Bongini e diverse fontane. Si esce dall’abitato per via all’argine, entrando in Cosio Valtellino.
TAPPA 11: COSIO VALTELLINO - MORBEGNO
Partenza: Cosio Valtellino
Arrivo: Morbegno
Distanza: 8.5 km
Dislivello: +534m / – 745m
Come fossimo in altalena il nostro sentiero sale e scende dal versante della montagna, ma non sono mai dislivelli importanti e faticosi.
Raggiunta la frazione Sirta (alt. 249), la prima del comune di Cosio Valtellino, il sentiero si riporta nel bosco per poi scendere nella frazione successiva: Piagno (alt. 219).
Fra le case di Piagno si passa il torrente omonimo e si segue Via Biella diretta verso l’abbazia di Vallate. La morfologia del versante qui rivela una trasgressione; infatti un dosso si interpone fra il fondovalle e il versante vero e proprio; la strada, selciata, ne segue l’impluvio e, fra bei prati, raggiunge il pianoro ove sorgono i resti dell’edificio monastico, incantevole per posizione e fattura.
Il percorso prosegue poi in salita sempre sulla strada, ove però sterrata. Dopo alcune curve e un paio di tornanti si raggiunge uno spiazzo da cui, verso sinistra, si diparte un sentiero segnalato con il numero sei e la destinazione ‘Dossa’, assieme ad altre sottolineavano come in passato questa pendice, benché in ombra, fosse ben colonizzata.
Si imbocca dunque il sentiero lasciando la sterrata. I segni bianco rossi del Cai mantengono sicura la direzione. Si continua a salire, ora con facilità, ora con qualche impeto si incontrano alcune biforcazioni, tutte segnalate, ma si mantiene sempre la direzione ‘Dossa’, assieme ad altre sottolineano come in passato questa pendice, benché in ombra, fosse ben colonizzata
Si incontrano le prime baite, ben ristrutturate, due delle quali ospitano invitanti agriturismi.
Dopo la sosta il sentiero riapre seguendo la stradina asfaltata d’accesso a Dossa. È un verdeggiante ripiano, una pausa nel bosco, dove trova spazio una minuscola zona umida, bordata da piante acquatiche: il Laghetto di Dossa (alt. 521). Si passa accanto alla cappelletta che esprime la fede degli abitanti delle baite attorno e si procede a mezzacosta. Sulla parete, accanto alla strada, appaiono sculture lavorate nella roccia. Sono figurazioni sacre e mitologiche dell’artista Angelo Gabriele Fierro, imitanti in piccolo i famosi voti del M. Rushmore nelle Montagne Rocciose.
All’altezza di un tornante si raggiunge la provinciale che collega il fondovalle con la Val Gerola (S.P. 7). La si percorre per circa seicento metri nella direzione della salita, passando accanto a un altro agriturismo.
Giunti sotto le baite della località Canleggia, a quota 502, si abbandona la provinciale e si piega a destra su un sentiero raggiungendo subito la strada di Canleggia.
A quota 581 si riattraversa la strada asfaltata e si continua oltre, sempre in salita fra i muretti che delimitano il percorso.
La fatica si stempera solo una volta raggiunta la località Roncale (alt. 664), dove sono altre baite e una cappellina affrescata con una scena d’inizio XIX sec. Raffigurante una Crocifissione. Messo piede sull’asfalto si piega a sinistra, ma solo per poche decine di metri: a destra, verso monte, s’intercetta subito un sentiero che s’immerge nel bosco, senza più salire. Si procede a mezzacosta; a una fontana.
A un tratto il sentiero sbocca su una strada sterrata in ripida ascesa: la si impegna verso destra, salendo un lieve gradino di quota per arrivare alle baite de la Quiete (alt. 761). Ora la stradella si allarga procedendo fra radure: si trascura una diramazione verso destra e si spunta infine sul pianoro della chiesuola di S. Bernardo affacciandoci sulla valle del Bitto.
L’edificio sacro annuncia l’ingresso a Sacco (alt. 678). Si scende per la strada interna, deviando a sinistra per Via Pirondini fino a incontrare la Casa Museo dell’homo Salvadego. Si esce da Sacco transitando accanto la parrocchiale (begli affreschi su una casa nella piazza) per imboccare la mulattiera per Morbegno (Via Cimitero).
La mulattiera selciata che scende a Morbegno è la secolare via d’accesso, in senso contrario, alla Via Gerola e ai valichi che, attraverso le Orobie, portano nella Val Varrone e nella Valsassina.
Dopo un primo tratto di leggera discesa fra i prati si incrocia la strada provinciale 7: la si attraversa e si prosegue in discesa lungo una strada carrabile che affronta tre tornanti prima di raggiungere il pianoro di Bona Lombarda.
Questo nome corrisponde alla cappellina posta a ricordo delle gesta di Bona Lombarda originaria di Sacco e consorte del capitano visconteo Pietro Brunoro, caduta in battaglia nel 1468 contro i turchi, Superate le baite di Campione e trascurati i sentieri che a sinistra scendono verso Cosio, la mulattiera riprende la sua discesa nel castagneto
Dopo un buon tratto si avvicina un diruto gruppo di edifici con una chiesuola barocca, purtroppo in grave stato di rovina. Si continua a scendere e si aprono vedute sull’ormai vicina Morbegno, sui tetti del centro storico e sul largo fondovalle. A un tornante si può lasciare la via selciata e scendere a destra per un sentiero a gradoni che taglia in modo più diretto le ultime curve.
Sottopassando le prime e più alte case del borgo ci si affaccia infinte su via Cotta, giusto all’altezza del ponte sul torrente Bitto, decorato dalla statua di S. Giovanni Nepomuceno, protettore di coloro che cadono in acqua. Per questa ragione la sua statua è spesso collocata sui ponti. A questo punto, per Via Pretorio, si entra nel centro storico di Morbegno
Proseguendo per la rettilinea Via Nani si raggiunge infinite la stazione Fs di Morbegno punto finale del Sentiero.
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