Diari
By Alberto Manassero
31/01/2026

Il Cammino Grande di Celestino di Alberto: 7 giorni di cammino da L’Aquila a Ortona

Dopo la notte, ogni raggio sembra nuovo. Non illumina la meta, ma ciò che il viaggio ha cambiato dentro di noi.

245 chilometri, 64 ore di passi, 7.500 metri di salita. Numeri che dicono molto del Cammino Grande di Celestino, ma non tutto. Quello che resta davvero non si conta, si sente. In questo nuovo diario, Alberto ci racconta il suo cammino in solitaria da L’Aquila a Ortona: la Porta Santa di Collemaggio e il primo timbro, poi l’Abruzzo più ruvido e selvaggio, con pioggia, tenda, salite e discese che mettono ordine nei pensieri. In mezzo la Maiella, gli eremi nella roccia, quel senso di spiritualità che arriva e ti stupisce. E infine il cambio di ritmo: il mare, i trabocchi, fino all’ultimo timbro ad Ortona. Un diario diretto, vero, con ironia quando serve. E che ti fa venir voglia, alla fine, di metterti in cammino.

Articolo in collaborazione con Parco Nazionale della Maiella.

Introduzione

Anche quest’anno sono qui. Ho deciso di assentarmi dalla quotidianità e di intraprendere un cammino. Un viaggio, in solitaria. Ogni cammino comincia quando il piede tocca terra e il cuore accelera. È lì che l’avventura trova il suo respiro. E così ha inizio il mio Cammino Grande di Celestino.

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Giorno 01

È giovedì mattina. Lo zaino è pronto, la tenda ben arrotolata e la mente già proiettata verso la partenza. Oggi il programma è semplice: arrivare a L’Aquila.

Due tratte di treno: Fossano–Torino e poi Torino–Roma Tiburtina attraversano mezza Italia. Da lì, un ultimo tratto in
pullman mi porterà a destinazione. Il viaggio non è ancora il cammino, ma è già parte di esso. Guardando dal finestrino, penso a ciò che mi attende: i monti d’Abruzzo, i silenzi degli eremi, la libertà della strada.

Ogni chilometro in più è un passo in meno verso la routine. Oggi si parte davvero, e ogni partenza è già un piccolo arrivo. Il cammino ha inizio. Da L’Aquila raggiungo la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, cuore spirituale di questo percorso.

Scelgo di partire attraversando la Porta Santa, lasciando alle spalle la quotidianità per entrare in un tempo diverso. Davanti a queste pietre antiche respiro profondamente: il viaggio non è più un’idea, ma un passo concreto.

Appoggio la credenziale sul tavolo del santuario e ricevo il primo timbro dal custode della Basilica: un piccolo gesto
ma una grande emozione.

Pronto per passare la notte. L’aria è pungente, il silenzio quasi totale. Le montagne intorno a me sono innevate e il freddo comincia a farsi sentire. Monto la tenda con calma, cercando un punto riparato dal vento. Sarà una notte molto fredda, la prima di questo cammino.

È proprio qui, sotto questo cielo limpido e gelido, che il viaggio trova la sua verità: nessun comfort, solo essenzialità. Il cammino non è fatto solo di passi, ma anche di notti che imparano a farti compagnia.

A proposito di tenda, ma è possibile dormire in queste bellissime aree naturalistiche? Abbiamo provato a rispondere a questa domanda qui!

Cammino Grande di Celestino
Basilica di Collemaggio

Giorno 02

Il Gran Sasso è innevato e la giornata è limpida e fredda. Il silenzio delle montagne accompagna i primi passi, mentre il cammino ricomincia verso la prossima tappa. La strada chiama, e io rispondo passo dopo passo.

Un borgo medievale, con stradine acciottolate e case in pietra che sembrano ferme nel tempo. Nei vicoli ritrovo la quiete del cammino. Ogni borgo è una piccola scoperta, una pausa tra montagne e sentieri.

Il cammino prosegue. A Beffi la torre domina il borgo, punto di riferimento visibile da lontano. Nel cammino il tempo smette di correre. Resta solo il ritmo dei passi e il battito del cuore.

Seconda notte sotto la tenda: gelida e stanca, ma parte del cammino. Il termometro segna quasi -5 °C, eppure la soddisfazione della giornata trascorsa scalda il morale. I 42 km percorsi mi permettono di scoprire borghi, sentieri e paesaggi incredibili, passo dopo passo. Nel silenzio la strada parla. Ogni rumore che scompare fa emergere una voce più antica: la propria.

Il Gran Sasso innevato

Giorno 03

Il cammino mi porta a Raiano, piccolo borgo che accoglie il viaggiatore con le sue stradine tranquille. Poco fuori dal paese si erge l’Eremo di Venanzio, arroccato tra le montagne, dove il silenzio incontra la storia.

Raggiungo l’abbazia di Santo Spirito al Morrone, alle pendici del monte, a pochi chilometri da Sulmona. Il complesso, di dimensioni notevoli e circondato da torri quadrate, ospita la monumentale chiesa settecentesca e un monastero articolato intorno a cortili grandi e piccoli.

Attraverso l’ingresso principale e mi ritrovo davanti alla facciata monumentale, segnata dal tempo e dalla storia dell’abbazia. Fondata da Pietro da Morrone, futuro papa Celestino V, l’abbazia è stata sede dei Celestini, testimone di secoli di fede e di arte.

Dalla Badia salgo all’Eremo di Sant’Onofrio, arroccato sulle pendici del Morrone. Il sentiero è scosceso, ma il passo è sicuro: il silenzio della montagna accompagna la salita, mentre il panorama della Valle Peligna si apre sotto di me.

L’eremo, piccolo e rupestre, custodisce la memoria di Pietro da Morrone, il futuro Celestino V, con la sua chiesetta e
la grotta dove si ritirava in preghiera. Poco più in basso, il Tempio di Ercole Curino testimonia un’altra storia: un santuario romano dedicato a Ercole, costruito su terrazze monumentali, che in epoca antica accoglieva rituali e assemblee.

Lo sapevi che lungo questo cammino si incontrano tantissimi eremi? Abbiamo preparato un articolo con 10 eremi davvero spettacolari da scoprire sul Cammino Grande di Celestino. Leggilo qui.

Camminare tra questi luoghi significa attraversare secoli di storia: dal culto pagano alla vita ascetica del santo, ogni
pietra racconta un tempo diverso, con lo stesso respiro della montagna.

Dopo l’Eremo arrivo a Pacentro, piccolo borgo che si adagia tra le montagne. Passo la notte nell’oratorio del paese,
insieme ad altri due pellegrini che condividono il mio cammino. Il borgo è vivo: tra le vie si respira l’allegria della festa
patronale, con colori e suoni che rendono speciale questo arrivo dopo una giornata di cammino.

A volte si parte per stare soli, ma ogni volto lungo la strada diventa un compagno di viaggio.

Pacentro: uno dei borghi più belli d’Italia

Giorno 04

Oggi mi aspetta una tappa di montagna, con moltissimo dislivello. Sono partito un po’ prima del solito, cercando di
prendere vantaggio. Il cielo è coperto e una pioggia leggera accompagna la salita, che poi diventerà più intensa durante la discesa. Ogni passo è pesante, ma la vista sulle montagne innevate ripaga lo sforzo.

La fatica non chiede parole. Solo passi che imparano a resistere. Da Caramanico Terme salgo lungo la valle dell’Orfento, tra pareti di roccia e acque limpide, percorrendo il sentiero delle Scalelle.

L’eremo si mostra in tutta la sua antica bellezza, anche se oggi è ridotto a rudere: resta l’arco del portale e un muro
laterale che raccontano secoli di silenzio e meditazione. Camminare qui significa sentire la presenza dei Celestini che vissero in questo luogo, immersi nella natura e nella solitudine della Maiella.

Dall’eremo mi dirigo verso il borgo di Decontra, nascosto sulle pendici della Maiella. La pioggia si intensifica, ma il
vallone davanti a me resta affascinante. Qui i cinghiali si muovono liberi, e tra le capanne in pietra a secco e le vie
tortuose del paese si percepisce la vita autentica di chi ha sempre abitato queste montagne.

L’Altopiano di Decontra

Giorno 05

Oggi il cammino si fa davvero speciale. Lungo il percorso incontro diversi eremi, ognuno con la sua storia. La salita è impegnativa, il dislivello importante, ma il cielo sembra aprirsi e il tempo migliorare.

Eccomi all’eremo più famoso di tutto il cammino. Scavato nella parete rocciosa, il luogo toglie le parole. Mi immagino
i primi pellegrini e Pietro da Morrone, futuro papa Celestino V, rifugiarsi qui in solitudine, tra nicchie e strette stanze. Ogni angolo racconta storie di silenzio e di tempo lontano dal mondo.

Salgo tra le rocce e il bosco fino all’imponente complesso di Santo Spirito, incastonato nella parete come un borgo
sospeso. Anche se oggi le porte sono chiuse, la sua presenza domina la valle con la forza del silenzio. Qui Celestino
V visse e pregò, e ancora sembra che il vento custodisca le sue parole tra le pietre e la montagna.

Le pietre non parlano, ma custodiscono. Camminare tra gli eremi è ascoltare la voce della montagna. Sono quasi a fine giornata quando l’ultima fatica mi porta a questo eremo, arroccato su uno sperone roccioso e illuminato da una calda luce.

Entro e percorro i piccoli vani scavati nella roccia; il silenzio è totale, interrotto solo dal suono lieve della campana. Ogni scala, ogni nicchia racconta secoli di vita eremitica, e la facciata, semplice ma potente, conserva la memoria di chi qui ha cercato pace e preghiera.

In tarda serata raggiungo gli altipiani sopra il vallone di Sant’Angelo. Il sole cala dietro le montagne e il vento muove l’erba come un respiro antico. Decido di fermarmi qui, sopra la grotta che riposa più in basso nella roccia.

Nessun segno d’uomo, solo il silenzio che si stende come una coperta. Al mattino la luce sale leggera e in pochi minuti raggiungo la grotta. La roccia è fredda, l’aria sa di quiete.

Lo stretto passaggio per giungere all’Eremo di San Giovanni

Giorno 06

Tra i sentieri della Maiella emergono le capanne a tholos, costruite in pietra a secco. Alcune semplici e basse, altre
più alte, con muretti a protezione degli animali, raccontano il lavoro e la vita dei contadini e dei pastori di un tempo.
Ancora oggi resistono, testimoni silenziose di un passato che sfida il tempo.

Scendo lungo il sentiero tra le rocce e il bosco, fino a scorgere l’Eremo di Sant’Onofrio, aggrappato alla parete della
Maiella. La chiesa romanica appare semplice e silenziosa, con le tracce del vecchio tetto ancora visibili sopra l’altare.
Attraverso la bassa apertura, entro nel nucleo antico: la piccola grotta custodisce giacigli e la roccia guaritrice, testimoni di chi qui ha cercato salute, pace e spiritualità.

Il silenzio che avvolge l’eremo, interrotto solo dal vento tra gli alberi, rende ogni passo un momento di contemplazione e stupore. Il suono della campana mi accompagna mentre riprendo il cammino, come un saluto antico che attraversa il tempo.

Cammino tra boschi senza fine fino a questa maestosa abbazia che si erge bianca tra il verde e la pietra. La torre veglia
antica sulla valle, mentre lungo il fiume riposano le tombe rupestri. All’interno, il pavimento a mosaico, punteggiato
di luce e di silenzio, custodisce ancora il respiro del tempo.

A San Martino sulla Marrucina esploro la Grotta della Neve, un capolavoro architettonico scavato nella sabbia all’inizio
del XVIII secolo.

La sua volta a cerchi concentrici e l’oculus centrale creano un gioco di luce sorprendente, mentre le pareti conservano ancora tracce di salnitro che in inverno la fanno sembrare coperta di neve. Filetto, il paese del peperoncino, accoglie l’ultimo passo della giornata, tra i vicoli che profumano di tradizione.

La splendida abbazia di San Liberatore a Maiella

Giorno 07

Dopo la notte, ogni raggio sembra nuovo. Non illumina la meta, ma ciò che il viaggio ha cambiato dentro di noi.

La giornata inizia con un sorriso: dopo un breve tratto a piedi, arrivo al Convento della Santissima Annunziata del
Poggio, dove Padre Damiano mi accoglie con un caffè e un biscotto. Mentre sorseggio quel caffè caldo, esploro il
chiostro quattrocentesco con il suo pozzo centrale e il magnifico refettorio affrescato, dove la storia e la spiritualità
si intrecciano in ogni angolo.

La Maiella è ormai lontana e il mare sempre più vicino. I boschi lasciano spazio ai campi coltivati e ai vigneti che
dominano il paesaggio. Dopo numerose salite e discese, raggiungo a Crecchio, dove ci accoglie il Castello Ducale,
simbolo del borgo medievale.

Tornare non è finire, ma portare con sé ciò che la strada ha insegnato. Il cammino continua negli occhi anche quando le scarpe si fermano.

Dopo interminabili vigne, arrivo finalmente alla Basilica di San Tommaso. Qui, l’ultimo timbro segna la fine del
Cammino grande di Celestino. Nella cripta, sotto l’altare, una cassa di rame dorato custodisce le reliquie dell’apostolo:
frammenti delle sue ossa, portate a Ortona nel 1258 da Chios.

La basilica di San Tommaso a Ortona

Una breve visita al Castello Aragonese, che si erge sopra il borgo e il mare. Il cammino si conclude, ma la strada continua. Sono solo a metà giornata. Incuriosito dai racconti sulla Via Verde, l’ex ferrovia riconvertita che corre vicinissima al mare, decido di percorrerne un tratto.

Il vento salmastro prende sapore di libertà e il profumo degli alberi si mescola con quello dell’Adriatico. I primi trabocchi spuntano tra gli scogli, silhouette di legno contro il cielo, mentre il sole disegna riflessi sull’acqua. È un cammino leggero, ma ogni passo parla di tradizione, resistenza, bellezza.

Prima del treno verso casa, mi soffermo davanti a queste straordinarie macchine da pesca sospese tra cielo e mare.
I trabocchi, con le loro travi di legno e le grandi reti, sembrano creature vive che respirano con il ritmo delle onde.

Testimoni silenziosi di un ingegno antico, un tempo servivano ai pescatori per sfidare l’Adriatico senza salpare. Oggi
restano lì, immobili e fieri, custodi della memoria e del vento.

Davanti all’acqua tutto si acquieta. L’orizzonte si apre e ogni passo trova riposo. Ogni timbro racconta un passo, ogni luogo un incontro.

Il Cammino Grande di Celestino non è soltanto una via da percorrere, ma un intreccio di silenzi, fatiche e meraviglia. Tra eremi e borghi, la montagna e il mare il pellegrino ritrova il ritmo del respiro e il senso dell’attesa. La meta non è la fine del cammino, ma l’inizio di uno sguardo nuovo sul mondo.

Dal weekend fuori porta alle grandi traversate, l’Atlante dei Cammini d’Italiaraccoglie oltre 100 itinerari. Una guida pratica per scegliere il percorso giusto e partire! Scoprilo e trova il tuo prossimo cammino.

Finalmente il mare





Articolo di
Alberto Manassero

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