Articolo in collaborazione con Parco Nazionale della Maiella
Il Cammino Grande di Celestino nasce nel 2018 come cammino spirituale all’interno del Parco Nazionale della Maiella, in Abruzzo, per toccare i luoghi di culto rupestri legati all’eremita, poi divenuto Papa – eletto il 5 luglio 1294 a Perugia e incoronato il 29 agosto a L’Aquila. In quel mese di luglio, Pietro Angelerio abbandonò l’eremo in cui aveva vissuto per anni sul Monte Morrone e, scortato da Carlo II d’Angiò, re di Napoli, si recò a L’Aquila, dove fu incoronato Papa con il nome di Celestino V. Titolo a cui rinunciò appena quattro mesi dopo, facendo la storia della Chiesa.
Questa narrazione da eremo a eremo ha guadagnato un nuovo punto di vista, nel 2021, per arricchire il cammino di una nuova parte di percorso che offrisse anche i paesaggi locali, in due direzioni: verso L’Aquila, punto di partenza oggi del Cammino, per avvicinarsi alla Via Francigena, e verso il mare e la Puglia, arrivando fino a Ortona e alla Costa dei Trabocchi, dove oggi si conclude (trovate il dettaglio con tutte le tappe qui).
Oggi il Cammino, che può essere percorso in versione integrale in 12 giorni, per 204 km, e nella sua versione originaria “classica”, da Sulmona a Serramonacesca, in 5 giorni, per 84 km, è in continua evoluzione, sia dal punto di vista dei percorsi, che della sua offerta che punta a essere sempre più accessibile, come ci racconta John Forcone, guida da oltre 20 anni, fondatore del Cammino e oggi all’Ufficio Promozione dell’Ente Parco Nazionale della Maiella, organo di governo del Cammino.
Nascere da “un fallimento” – e farne tesoro
«Il cammino – racconta John Forcone – è nato da un fallimento».
«In Abruzzo ogni montagna ha la sua anima: il Gran Sasso è la grande montagna dall’aspetto alpino, il Parco Nazionale d’Abruzzo è la terra dell’Orso Marsicano, il Parco Nazionale della Maiella nasconde nelle valli boscose almeno 40 luoghi di culto rupestri medievali, alcuni ormai diruti, ma altri ancora in buono stato di conservazione. Celestino V e suoi eremi sono parte dell’identità degli abruzzesi, ma ci accorgevamo di non riuscire a trasformare questi luoghi così straordinari e forse unici in Italia in elementi di valorizzazione turistica. Ad un certo punto intuimmo che per raccontare questi luoghi potevamo strutturare un’esperienza legata al Cammino ripercorrendo allo stesso tempo le vicende storiche di questo eremita che divenne Papa». Ed è così che è nata l’idea del Cammino Grande di Celestino.
Sulla Maiella esisteva già un sentiero tematico, chiamato “Sentiero dello spirito”, che nel 2018 è stato trasformato in “Cammino”. «La prima volta che lo presentammo a “Fa’ la cosa giusta” la gente era molto interessata, ma in tanti ci diedero dei pazzi: solo il primo giorno c’erano 3mila metri di dislivello complessivo. Non avevamo ancora una cultura che ci permettesse di strutturare adeguatamente il cammino! Rispetto alla vicenda storica ci prendemmo allora delle licenze poetiche, per ottimizzare percorribilità e accessibilità, adottando difficoltà medie, dislivelli minori. È stato tutt’altro che facile, ma ci servì molto per crescere e dare vita a un Cammino che potesse funzionare.».

Un progetto in continua evoluzione
Da allora, ogni anno Forcone e l’Ente Parco lavorano sulla traccia, su app e sito, la cartina, la brochure. «Se ci accorgiamo di aver fatto un errore, o qualcuno ci suggerisce qualche modifica che possa migliorare l’esperienza, se cambia la disponibilità delle strutture ricettive, aggiorniamo la traccia…». Ma questi cambiamenti non tradiscono mai lo spirito del cammino. «È un racconto che vuole trasmettere, a chi lo percorre, l’essenza dell’Abruzzo, ed è frutto del nostro amore per la Maiella e per la nostra Regione. Ci piace vedere come le persone lo interpretino scorporando le tappe, o inventando una piccola variante: per noi l’importante è che colgano l’identità dei nostri luoghi e della sua gente.o».
Negli ultimi anni, è arrivata anche l’idea di arricchire il racconto attorno alla vicenda di Celestino, allungando il percorso: nel 2021 il Cammino è arrivato fino a L’Aquila, seguendo a ritroso i passi di Celestino in Valle Subequana e anche la sua fuga verso il mare, quando cercò di scappare fino a Vieste, ma venne poi catturato. «Il progetto è quello di arrivare fino a Roma, per collegarci alla Via Francigena che Celestino avrebbe percorso per andare a Lione, e, verso sud, proseguire fino in Puglia». Questo grande lavoro sui percorsi ha però lasciato in parte indietro il lavoro sulla ricettività, che è un tema centrale per il 2026, soprattutto vista la crescita costante dei flussi. Nel 2025, sono stati consegnati 3817 credenziali e 2227 testimonium, complice anche il Giubileo, rispetto a 1927 credenziali e 1312 testimonium nel 2024, e 1216 e 812 nel 2023. A richiederli, soprattutto la fascia di camminatori tra i 35 e i 60 anni (80%).
Il lavoro del Cammino Grande di Celestino sulla ricettività
Oggi l’ospitalità sul cammino si fonda su b&b, agriturismi, in qualche caso sugli hotel. E c’è qualche parrocchia che comincia ad accogliere. «Siamo coscienti che questa è una tematica su cui concentrare i nostri sforzi, perché le richieste aumentano sempre di più. Grazie al bando del Ministero del Turismo (ndr. quello precedente alla nuova legge da poco approvata) stiamo realizzando 24 nuovi posti letto a Pacentro, dove c’è il nostro punto informazioni. Inoltre a Caramanico Terme – dove oggi ci sono 1500 posti letto, ma tutti alberghieri, stiamo creando dieci posti letto con risorse interne dell’Ente Parco in un piccolo immobile a tre piani».
Sempre grazie ai fondi del Ministero del Turismo, stanno lavorando per accrescere la sicurezza lungo il tracciato del Cammino, con la collocazione di defibrillatori nei luoghi più frequentati, di una nuova segnaletica per le chiamate di emergenza, di segnaletica direzionale sugli attraversamenti stradali e implementato nuove funzioni di orientamento e chiamata di soccorso sull’app del Cammino.

Un cammino sempre più accessibile e per tutti
Ma non è finita qui: ci sono altridue nuovi progetti in partenza. Il primo è legato all’accessibilità. «Tre anni fa la Regione Abruzzo ha proposto alla Presidenza del Consiglio un progetto per l’accessibilità della Costa dei Trabocchi sil mare. Quest’anno è stato approvato un nuovo grande progetto di accessibilità che riguarda il Cammino Grande di Celestino che proprio a Ortona si collega alla Costa dei Trabocchi».
A oggi il cammino è accessibile in bicicletta da L’Aquila a Ortona, è accessibile per i non vedenti accompagnati, ma ancora non lo è per persone ipovedenti che volessero compierlo da sole, o persone in carrozzina. «Stiamo mappando tutto il percorso per avere un approccio corretto e inclusivo, con un’accessibilità che guardi anche alle persone con disabilità cognitive e bambini: parliamo di 34 comuni su 204 km, quindi si tratterà di un lavoro impegnativo della durata di due anni». Nella mappatura verranno delineate le aree accessibili in autonomia, quelle non accessibili o quelle accessibili con accompagnatore, e tutto sarà riportato via app, che sarà progressivamente aggiornata.
È in corso anche la creazione di un parco mezzi con joellette e tandem; è in fase di avvio la formazione di guide e conduttori per le joellete, che vedrà due appuntamenti nei prossimi mesi, e un piano per coinvolgere ragazzi con disabilità nel lavoro sul Cammino. «Vorremmo che questa possibilità si concretizzasse non solo con lo stipendio, ma
anche con una prospettiva di lavoro futura al termine del progetto: proveremo a fare la differenza».
Un Cammino che rispetta il territorio che lo ospita
Per chi abita all’interno delle aree protette è progressivamente cresciuta la cultura della coesistenza con il lupo e con la fauna selvatica. «Il lupo all’uomo non si avvicina, figuriamoci l’orso!», dice Forcone, che insieme al parco fa un lavoro continuo di dissuasione degli orsi confidenti, costruendo sentieri di grano e mais che portino fuori dai paesi, mettendo in sicurezza i pollai e le api.
Il cammino si snoda all’interno di un Parco nazionale e di un Parco regionale, aree protette in cui la tutela dei grandi carnivori appenninici è una priorità. I turisti un po’ di timore ce l’hanno ancora, ma solitamente non i camminatori, più abituati a vivere gli spazi naturali con attenzione e rispetto. «Sul sito web del Cammino c’è una specifica sezione,
al corretto rapporto con gli animali, per aiutare i pellegrini a tenere il comportamento più corretto possibile». Per esempio l’uso del drone è regolamentato e in alcune zone o periodi è vietato. Occorre pertanto chiedere un apposito permesso ai Parchi.

Il nuovo logo del Cammino dal 2025
Il rinnovamento di un cammino avviene innanzitutto a partire dalla sua offerta, ma passa anche per il modo in cui viene raccontato e presentato.
«Dopo il terremoto de L’Aquila del 2009, – racconta Forcone –, sono nati uffici dello Stato che si chiamano “Uffici speciali per la ricostruzione”. Di questi uffici ce n’è uno dedicato al cratere, cioè tutta l’area esterna alla città che si estende per quasi 80 chilometri, dove ora è stato ricostruito quasi tutto con un lavoro enorme, anche dal punto di vista sociale». Negli ultimi quattro anni l’Ufficio Speciale (ndr. USRC) ha dato vita a quattro cammini per questo scopo, includendo il Cammino Grande di Celestino che era già esistente. «L’ufficio ha lavorato con noi sul tratto del cratere sismico che va da L’Aquila a Sulmona, investendo per costruire aree di sosta, paline di ricarica per le bici elettriche».
Da questa collaborazione è nato anche il restyling del logo del Cammino, oggi in bianco e giallo. «All’inizio non avremmo voluto cambiarlo: poi ci siamo innamorati di quello elaborato dal loro; era molto immediato, leggibile – soprattutto in contesti naturali! – e con i suoi colori coerente con quelli papali. Così l’anno scorso abbiamo modificato tutta la segnaletica, sostituendo tutte le targhette – lavoro che sarà completato nel 2026».
Il 2026 sarà un anno decisivo per il Cammino Grande di Celestino. Dopo aver lavorato sull’estensione dei tracciati, ora l’attenzione si concentra sulla qualità dell’esperienza: più posti letto, nuove soluzioni per chi cammina in autonomia, interventi sulla sicurezza e una mappatura puntuale dell’accessibilità lungo tutti i 204 km del percorso, con uno sguardo anche ai bambini.
