Michele torna sulla Via degli Dei per la seconda volta, ma si sa, ogni nuova partenza porta a una storia diversa. Questa volta il viaggio da Bologna a Firenze diventa un diario ironico, sincero e molto umano: cinque giorni lungo l’Appennino tosco-emiliano, con uno zaino forse un po’ troppo pesante, una tenda non sempre domata alla perfezione e due compagni di avventura, Lucia e Luca, pronti a condividere fatica, risate, salite infinite e qualche decisione presa più con l’entusiasmo che con la lucidità. Un diario per chi ha già amato la Via degli Dei e per chi sta cercando il coraggio giusto per partire per la prima volta.
Introduzione
Ogni anno mi riprometto di uscire dall’inverno con dignità atletica. Ogni anno fallisco. Nonostante questo, quando arriva la primavera, torno a camminare sul serio.
Via degli Dei: cinque giorni tra Bologna e Firenze con uno zaino troppo pesante, una tenda legata male e due compagni di viaggio scelti con criteri discutibili: una fidanzata che ama il mare e un amico con uno zaino grande quanto una navicella spaziale.
Questa è la storia della mia seconda volta lungo l’Appennino tra Bologna e Firenze: cinque giorni di cammino con Lucia e Luca.
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Tappa 01: da Bologna a Brento
33 km, 1.000 m.+
La partenza da Bologna è una piacevole carrellata nei ricordi di un recente passato universitario: dalla stazione alla sede di Ingegneria a Porta Saragozza, passando per la casa in cui Luca ha abitato durante gli anni della magistrale, fino alla salita per San Luca.
Un paio di foto alla basilica e scendiamo verso il lungo Reno. Da qui, un lungo tratto pianeggiante e monotono, ma non è un problema: siamo freschi ed entusiasti.

Ci addentriamo nelle prime colline e la freschezza e l’entusiasmo vengono presto meno quando imbocchiamo la salita per il Monte Adone. Ricordavo fosse dura, ma non ricordavo così tanto. La salita al Monte Adone è breve ma cattiva, soprattutto con zaini come i nostri. Evidentemente il tempo ammorbidisce i ricordi… e spiana le salite.
Una breve discesa e siamo a Brento: il circolo ci accoglie con un posto tenda e tre meritate birre fresche.
Tappa 02: da Brento a Madonna dei Fornelli
21.4 km, 900 m.+
Non dormivo così profondamente da settimane. Eppure bastavano un tappetino da venti euro e nove ore di cammino alle spalle.
Doloranti e fortemente dubbiosi sulla nostra sorte, raccogliamo i nostri averi e ripartiamo. Il percorso alterna tratti di strada provinciale e sentiero. La giornata si fa via via sempre più calda e Monzuno sembra non arrivare mai.
Stai pensando di percorrere il tuo primo cammino? Scopri in questo articolo perche dovresti scegliere o non scegliere la Via degli Dei!
Giunti in paese, facciamo sosta al negozio di alimentari, piccolo ma fornito per ogni necessità del camminatore. Riprendiamo poi a peregrinare e il paesaggio cambia: saliamo in cima alle colline, la città è ormai troppo lontana per inquinare l’orizzonte alle nostre spalle e davanti a noi restano solo montagne, con il verde degli alberi a dominare la scena in contrasto con il bianco dell’ultima neve di stagione sulle pareti esposte a nord.

Le pale eoliche sono il nostro obiettivo di giornata: raggiunte quelle, è tutta discesa fino all’Hotel Poli di Madonna dei Fornelli.
L’oste Michele ci accoglie nel suo giardino, lasciandoci piantare la tenda. Chiacchiere con altri camminatori e cena al ristorante dell’hotel. Un’umida notte ci aspetta.
Tappa 03: da Madonna dei Fornelli a Passo dell’Osteria Bruciata
24 km, 1.100 m+
È Pasqua. Per qualche motivo siamo tra i primi a svegliarci e tra gli ultimi a partire. Il Passo della Futa ci aspetta e ci sentiamo incredibilmente in forma e motivati, soprattutto Luca, che la sera prima ha speso diciotto euro per un pacco di cerotti antivesciche nel distributore automatico del paese.
L’ambiente diventa presto montano: neve e faggi sono protagonisti. I miei sensi da stambecco si attivano e i chilometri passano senza che me ne accorga.

Superiamo il confine tra Emilia-Romagna e Toscana, gli antichi resti della Flaminia Militare e, in un attimo, ci ritroviamo alle Banditacce, il punto più alto del cammino, dove optiamo per un pranzo veloce.
Da lì tutta discesa fino alla Futa, dove visitiamo il cimitero germanico e ci beviamo una bibita al bar del passo. Qui arriva la scelta: restare al camping della Futa o partire verso l’ignoto.
È ancora presto e il meteo è buono. La tappa successiva, Sant’Agata, è troppo lontana, ma nella mia memoria ero passato due anni fa da un passo con un nome particolare: Osteria Bruciata. Ricordo di aver pensato: posto perfetto per mettere una tenda.
In forza di questo sfocato ricordo, ripartiamo. Percorriamo un bellissimo tratto vista lago e raggiungiamo il passo: effettivamente è proprio come lo ricordavo. Un’ora dopo ci raggiungono altri quattro ragazzi, che passeranno la notte “selvaggia” a poca distanza da noi.
Tappa 04: da Passo dell’Osteria Bruciata a Bivigliano
34 km, 900 m+
Qualche abitante del bosco deve averci fatto visita durante la notte: dei resti del riso allo zafferano lasciati da Luca vicino al tavolo da picnic non c’è più traccia.
Quando si passa una notte all’aperto non si dorme mai troppo sereni. I sensi restano all’erta e si smonta presto, prima dell’alba. La giornata che ci aspetta è lunghissima, quindi va bene così.
La Via degli Dei è il primo cammino certificato sostenibile. Leggi qui l’articolo che abbiamo redatto.
Recuperiamo tutto e, poco dopo le 7, siamo già in cammino. La discesa verso Sant’Agata è interminabile e i motori del circuito del Mugello ruggiscono già di prima mattina.
Giunti in paese, pausa bar obbligatoria con focaccia e finocchiona. Da lì ci cospargiamo di crema solare e ripartiamo per un tratto pianeggiante verso il versante opposto della valle, San Piero a Sieve.
Potremmo fermarci qui. Mentre ci riflettiamo, beviamo una birra. Ripartiamo. La forza del luppolo ci traina in salita fino a Trebbio e poi in discesa verso Tagliaferro. Siamo KO.

L’anziano gestore del bar del paese, appresa la nostra volontà di proseguire alle 17 verso Monte Senario, increspa lo sguardo. In lui è evidente la sicurezza e l’esperienza di chi ha percorso quella salita centinaia di volte, insieme a un certo timore nel vederci così stanchi e un po’ sbandati, all’avventura.
Con un gesto sicuro alza la mano sinistra e indica tre. Tre ore per la cima. La strada diventa una ripida sterrata e poi un ripidissimo sentiero. Io e Luca siamo stanchi. Lucia ha smesso di parlare da un paio d’ore.
Giunti a un bivio, decidiamo di piegare fuori via per un paio di chilometri, in direzione del Camping Poggio agli Uccellini di Bivigliano. La vetta si farà l’indomani.
Arrivati al camping, ci coccoliamo con una doccia calda, la prima del viaggio, e una cena che definire luculliana è riduttivo. Finalmente nel sacco a pelo.
Tappa 05: da Bivigliano a Firenze
27.5 km, 680 m+
Il risveglio e la ripartenza sono immersi nelle nuvole. Quella cima che il giorno prima non siamo riusciti a raggiungere resta ancora celata, proprio sopra di noi.
Saliamo tra i castagni e all’improvviso, all’orizzonte, vediamo la cupola di Santa Maria del Fiore. La meta è vicina. Passiamo Monte Senario e ci tuffiamo in un paesaggio meraviglioso: prati verdi attorno a noi e Firenze là sotto.
Vediamo distintamente tutta la strada che ci resta da percorrere e iniziamo a rallentare. L’ultima risalita verso Poggio Pratone e poi un’infinita discesa verso Fiesole e Firenze. Godiamoci gli ultimi chilometri.

Più ci avviciniamo alla destinazione e più la città si rivela, rompendo quella magia che l’Appennino e la natura sanno regalare: spazi e momenti di intima connessione con noi stessi e con pochi altri, fidati compagni. Cade l’incantesimo, ma quello che resta è forte: un legame con il territorio e tra di noi.
Ormai l’arrivo al Duomo e poi a Piazza della Signoria è pura formalità. Due foto di rito e diretti verso la stazione. Neanche il tempo di un saluto e, zoppicanti, rientriamo.

