Diari
By Alfredo Pascuma
26/10/2026

Un cammino da quattro stagioni, e non solo meteo: i Borghi Silenti di Alfredo

Io ho iniziato questo cammino in inverno e sono tornato in autunno. La domanda è: tu da che stagione parti, e in che stagione tornerai?

Alfredo parte per il Cammino dei Borghi Silenti con lo zaino in spalla e poca voglia di chiacchierare. Cerca silenzio, ma lungo i sentieri umbri si ritrova a condividere salite, pioggia e cene con compagni conosciuti strada facendo. Tra partenze nella nebbia, un tramonto sul lago e piccoli gesti di amicizia, il gruppo diventa invece parte integrante del viaggio. Con ironia e sincerità, Alfredo racconta cinque giorni in cui a cambiare sono il tempo e il suo umore: le “quattro stagioni” di un cammino iniziato da solo e concluso con nuovi amici.

Introduzione

Inizio subito dicendo che in questo racconto non parlerò di altimetrie, km e paesaggi mozzafiato: quelli ormai sono super descritti, e fatti da gente più esperta e autorevole di me. Vi racconterò qualcosa che succede in cammino, qualcosa di unico ma non raro, qualcosa di magico, che solo nei cammini può succedere.

Prima di partire avevo già il titolo: Un cammino da quattro stagioni e non solo meteo. Perché in cammino le stagioni che contano non sono solo quelle meteorologiche. Ci sono quelle umorali, quelle dell’anima. E la mia, alla partenza, era inverno.

Non avevo scelto il Cammino dei Borghi Silenti per chissà quale richiamo. Era il più comodo e il più economico, e se avessi potuto scegliere senza guardare il budget forse sarei andato altrove. Per il giovedì c’era allerta gialla su tutta l’Umbria: all’ultimo momento ho preso le scarpe alte. Pronto a quello che ci sarà.

E tu preferisci scarpe alte o basse? Noi abbiamo scritto un articolo con alcuni consigli. Leggilo qui!

Ogni cammino comincia così: con il passaggio da una grande città al silenzio. Il mio è passato da Roma. Il primo treno, quello per Perugia, era strapieno. Persone ammassate, non ci si poteva muovere, e ognuno chiuso tra uno schermo e le cuffie, isolato nel proprio mondo. A Orte il cambio, e un treno meno affollato. Uno di quelli vecchi, con le leve per aprire le porte e non i tasti elettronici.

Il passaggio da un treno moderno ed ecologico, pieno di gente di fretta che corre verso qualcosa, a un treno che ha ancora le leve sancisce l’inizio di un viaggio più lento: il cammino.

Ad Alviano mi aspettava il transfert: un ragazzo che di mestiere porta i camminatori al punto di partenza. Nel pomeriggio ero a Tenaglie. In piazza si incrociavano due correnti: chi aveva appena finito il cammino e chi arrivava per farlo, come me. Forse è il posto dove ho visto più camminatori che abitanti e, come nella maggior parte dei borghi, più gatti che abitanti. Il cammino ha dato vita e dignità a borghi che non avevano futuro. Un modello che tanti piccoli paesi che vogliono rinascere dovrebbero prendere ad esempio.

Doccia, riposo, e alle 19:30 la cena. Una tavolata di quattordici persone, tutte in partenza il giorno dopo. Quasi tutti più grandi di me, quasi tutti del nord, più una coppia di ragazzi romagnoli. Tutti in gruppetti. Da soli eravamo in due: io e una ragazza. Io mi ero messo a capotavola, apposta, per avere una sola persona accanto. Lei si è seduta lì.

Due parole, non di più. Le ho consigliato di aggregarsi a qualche gruppetto, visto il maltempo. Lei aveva diviso le tappe in un altro modo: non ci saremmo più incontrati.

Nei cammini di gruppo è diverso: passi i giorni con gli altri, vuoi o non vuoi, e la guida fa da collante. Qui no. Qui la tavolata era imbarazzante, forzata, senza una conoscenza fatta strada facendo. Ho deciso che sarei partito da solo. Quella sera la mia stagione era ancora inverno.

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Se non vuoi perderti lungo la strada, ti ricordiamo di scaricare l’app di Cammini d’Italia prima di partire! In un unico strumento avrai tutte le tracce dei cammini italiani, permettendoti di navigare (anche in modalità offline!). Te ne parliamo a questo link!

Tappa 01: Tenaglie – Melezzole

Allerta gialla, si diceva. Alla fine solo pioggia sparsa, nulla di che, un po’ più forte nell’ultimo tratto. Le scarpe alte hanno fatto il loro.

Da solo ho fatto solo i primi chilometri. Eravamo partiti tutti insieme, a distanza di qualche minuto, eravamo tutti a vista, sempre a poca distanza, e mi sono ritrovato con un gruppo di quattro veneti. Con loro ho fatto gran parte della prima tappa; loro avevano diviso la tappa in maniera diversa, fermandosi al borgo prima di Melezzole, e nel frattempo al gruppo si era unita anche la coppia di romagnoli, e con loro sono arrivato a fine tappa. L’ultimo tratto lo abbiamo fatto sotto la pioggia, su una salita parecchio impegnativa, tutti e tre con zaini da quasi 10 kg, e non c’era tanto fiato e voglia di parlarsi, se non per necessità. Con le ultime energie residue siamo arrivati a Melezzole, poi ognuno è andato nei posti dove avrebbe soggiornato la notte.

A Melezzole il locale per la cena era pieno. Da solo, mi hanno chiesto di aggiungermi a un tavolo: quattro ragazzi e una ragazza campani, sui trent’anni, partiti verso le dieci, mai visti prima. Abbiamo parlato di tutto, di cammini, di serie tv. Una serata interessante e divertente. Facevano il cammino in quattro tappe: non li avrei più rivisti (forse).

Sapevi che in Umbria puoi avventurarti in molti cammini? Ecco a te una lista per scegliere il prossimo!

Tappa 02: Melezzole – Morre

Alle sette, a colazione, fuori c’era una nebbia spettrale. Non si vedeva nulla. Ho fatto colazione al bar con calma, ero il primo camminatore della mattinata, e ho scelto di risalire in camera ad aspettare che si alzasse, che uscisse un po’ di luce. Verso le otto sono uscito.

Appena chiusa la porta, chi vedo arrivare? I quattro veneti, che si erano già fatti un’ora di strada in mezzo alla nebbia. Quattro pazzi. Un incontro del tutto casuale, e loro tutti contenti: vieni con noi? Allora, mentre io sono andato a fare un panino nel piccolo alimentari, loro facevano colazione, e dopo il giro dei timbri siamo partiti insieme.

Sul sentiero c’era tanta gente, forse quaranta o cinquanta persone: in un cammino non mi era mai capitato. Alcuni tratti avrei preferito farli da solo, ma i gruppi si mischiano, e in tre giorni avevo già fatto due chiacchiere con una ventina di persone.

C’è chi i cammini li fa da anni, gli piace farli e prova quelli più pubblicizzati. E c’è chi si vede che è lì controvoglia, per moda o per suggestione, e lo vive male. Come il ragazzo incazzatissimo con la sua ragazza perché il ristorante era pieno e non prendevano più nessuno. In questi borghi la sera c’è un solo ristorante; se no il bar, se c’è ed è aperto, con una pizzetta o un panino, o l’alimentari, e prendi quello che c’è. Poverina, non era colpa sua.

Forse è il destino che mi ha voluto qui: un cammino che è quasi impossibile fare da soli, perché su cinquanta e più persone trovare qualcuno o qualcuna con cui sincronizzare i propri passi e respiri è veramente facile. Ho fatto anche un pezzo breve sulla cresta in mezzo alla nebbia con tre ragazze romane, poi, per ritmi diversi o magari perché non avevano tanta voglia di conversare con me, il ritmo ci ha divisi e sono ritornato al gruppo che si era creato. In cammino, soprattutto quando sei da solo e magari ci sono vari gruppetti, diciamo che sono loro che devono adottarti, e c’è sempre quell’imbarazzo di capire se si ha realmente interesse o voglia di parlare con te o è solo cortesia, ma questo si scopre strada facendo.

Quella notte non dormivo in paese ma in un agriturismo a un chilometro e mezzo da Morre. In mezzo al nulla, bellissimo: cavalli, mucche, una bella sala, belle stanze. Sono arrivato verso le due e mezza, forse troppo presto, ma in tempo per evitare ormai il quasi classico temporale delle 15.

Nell’agriturismo non c’erano molti camminatori, solo due signore milanesi e forse una coppia di ragazze, che però non avevo mai visto, e ognuno ha mangiato per conto suo: il posto era grande e i posti non mancavano.

Eppure quella sera, dopo la nebbia che si apre e le persone che continuavano a ritrovarmi, il cammino mi ha dato un accenno di primavera, come il tempo che durante la giornata è migliorato strada facendo.

Tappa 03: Morre – Civitella del Lago

I primi quattro chilometri li ho fatti da solo. Poi ho ripreso la coppia di ragazzi, che era molto più avanti di me, e la tappa l’abbiamo fatta insieme. A un certo punto gli ho detto: se volete vado avanti, ci vediamo alla fine. E loro: no no, ci fa piacere la tua compagnia. Io ci ho provato.

In questi giorni succedono cose che, se le programmi, non riescono così, sincronicità che solo il cammino può creare.

Tappa fatta di salite e discese, tante, e nelle salite lo zaino sulle gambe si faceva sentire. Il paesaggio era perfetto per un cammino, tra sentieri che cambiavano strada facendo, cambiavano di colori, di vegetazione, di tipo di terreno, per non parlare di temperature e umidità che cambiavano di ora in ora: capire come vestirsi o svestirsi era quasi impossibile, visto che ogni tanto pioveva per 10 minuti e poi smetteva.

Con la coppia siamo arrivati insieme fino a fine tappa, conoscendoci meglio strada facendo, per poi dividerci come al solito arrivati in città, visto che si dormiva in posti diversi. Ci saremmo visti sicuramente a cena, visto che come in ogni borgo il posto dove mangiare era uno, specificando che questa volta a cena non avrei fatto il terzo incomodo in un posto così romantico.

A Civitella dormivo in un appartamento vero, su due piani, con le scale, affacciato sul lago. Con la lavatrice sarebbe stato perfetto. Un super posto, molto romantico devo ammettere, e troppo grande per una persona sola.

Anche il team di Cammini d’Italia ha percorso il cammino a Novembre 2024. Guarda qui il docu-film che abbiamo prodotto!

Mi ero messo in un punto un po’ isolato a guardare il tramonto sul lago. Il rosso porpora che si rispecchiava sul lago era un quadro. Sono arrivate le tre ragazze romane, le stesse che ho incrociato di sfuggita il giorno prima, a chiedere se potevano mettersi lì. “Il posto non è mio, il tramonto è gratis e per tutti.” Una di loro indicava quali paesi erano in lontananza; ho cercato di seguirle un po’, ma ho preferito guardare quello spettacolo irripetibile che per qualche minuto la natura ci stava regalando. Ma si sa, le donne sono multitasking e possono fare più cose contemporaneamente; io, da uomo semplice, la mia attenzione poteva essere su una cosa sola.

Finito il tramonto era ora di cena e si va al ristorante, che era lì, cioè era tutto, e ci sono già i veneti con la coppia che mi aspettavano. Ovviamente il ristorante era piccolo, dovevano fare due turni per mangiare, per servire tutti, quindi il tavolo da uno era per loro scomodo; quindi, per logica, ho cenato con i quattro veneti e ovviamente, dopo essere stato bullizzato, ripeto giustamente, per essere astemio, abbiamo passato una cena divertente e ci siamo accordati per partire il giorno dopo insieme, anche alla coppia: ormai il gruppo era formato.

Tappa 04: Civitella del Lago – Baschi

La mattina il lago era coperto dalle nuvole, come fosse un cuscino appoggiato sopra: si era passati dal rosso fuoco della sera prima al bianco latte della mattina, il lago non si vedeva, o meglio sembrava un lago di nuvole. Qualcosa di magico.

Quindi, in questa atmosfera piena di nuvole e nebbia, siamo scesi verso il lago con il gruppo che si era formato e, spesso e volentieri, ci siamo superati e risuperati con le tre ragazze romane. Siamo arrivati insieme a una cantina che offre degustazioni ai camminatori, ma era chiusa per due giorni per ferie ed erano tutti un po’ tristi della cosa, tutti tranne me, ovviamente. Con le ragazze romane per un piccolo tratto abbiamo condiviso qualche chiacchiera, poi le nostre strade si sono divise: noi prendevamo la deviazione verso il lago, loro avrebbero proseguito per finire il cammino quel giorno, facendosi quasi 30 km e altre due ore per tornare a casa. Alle tre ragazze tutta la mia stima per la forza di volontà, e credo che ripenseranno spesso a quella giornata e a quanta forza sono capaci.

La deviazione al lago non era proprio il massimo e il gruppo voleva fare un’ulteriore deviazione per vedere un castello, che a me sinceramente non interessava, e così abbiamo diviso momentaneamente le nostre strade.

Sono arrivato abbastanza presto a Baschi, in tempo per mangiare e riposare, e nel pomeriggio sono andato a fare due passi nel borgo: carino, ma nulla di che. Appena finito il giro del paese, chi c’era al bar? Tutto il gruppone, ad aspettarmi, ovviamente a bere un bel bicchiere di bianco per festeggiare; e vista la delusione di aver trovato la cantina chiusa per la degustazione, era giusto che quel vino fosse offerto dall’unico astemio del gruppo.

E dopo l’aperitivo c’è stata una piccola operazione al piede. La ragazza della coppia aveva una vescica, e le sue calze le stavano distruggendo i piedi. Le ho regalato un mio paio, pulite e nuove. È una mia tradizione, non voluta: dai cammini torno sempre con un indumento in meno. Succede e basta. Questa volta pensavo che non potesse succedere, e invece.

Quella sera ho capito una cosa sola: per quanto ci abbia provato a fare l’asociale, in questo cammino non ci sono riuscito in nessun modo. La stagione? Non lo so. Autunno, forse.

Tappa 05: Baschi – Tenaglie

L’ultima tappa l’ho fatta tutta con il gruppo che si era creato strada facendo. La necropoli, interessante. Non abbiamo fatto le corse: ci siamo goduti tutto il cammino.

Negli ultimi chilometri c’è sempre quel velo di tristezza e di soddisfazione. La tristezza di qualcosa che finisce e non vorresti. La soddisfazione di esserci riusciti.

Negli ultimi metri abbiamo preso la pioggia: la piccola nuvola di Fantozzi che in questi giorni ci ha accompagnati nel nostro percorso era quasi un saluto, anche la nuvola si stava congedando.

Il gruppo ha deciso di fermarsi un’altra notte a Tenaglie, solo per cenare insieme. E a cena è finito tutto come era iniziato. Con una differenza: cinque giorni fa, a quel tavolo, eravamo tutti in partenza. Questa sera eravamo noi gli arrivati, e gli altri in partenza. Loro erano i noi di cinque giorni fa.

Ci siamo dati appuntamento per colazione, poi ognuno avrebbe preso la strada di casa. È sempre strano salutare qualcuno con tanto affetto quando cinque giorni prima non sapevi nemmeno della sua esistenza: è una cosa che non si può spiegare a chi non ha fatto un cammino.

Avevo il transfert verso la stazione di Alviano e mi ha accompagnato direttamente Marco Fioroni, che ha costruito e porta avanti questo cammino. Ci siamo scambiati un po’ di opinioni sul suo cammino e su altri, su quello che in cammino può succedere e su quali potrebbero essere i prossimi sviluppi dei cammini: una chiacchierata molto interessante e, dal mio punto di vista, costruttiva.

Arrivato ad Alviano, la stazione era deserta. Per assurdo, quel silenzio che cercavo in cammino, e che quasi mai ho trovato, visto che in pratica l’ho fatto quasi tutto in gruppo, l’ho trovato lì, in quel momento di attesa, anche grazie a Trenitalia che mi ha regalato 20 minuti in più. Il viaggio a ritroso, dal silenzio al caos di Roma, tra gente di fretta e quei contrasti che puoi vedere solo in una grande città, come una suora e un monaco buddista che passano indifferenti accanto a una ragazza che, beh, in quel momento magari non voleva sentire tutte quelle voci, fa da contraltare a tutti questi piccoli borghi dove si conoscono tutti, e tutti sono disponibili e pronti ad aiutare e a fare due chiacchiere con i camminatori che passano, dove vivono circondati dalla natura e spesso dal silenzio. E se fossero loro ad aver trovato il giusto equilibrio per la felicità?

Conclusioni

Il Cammino dei Borghi Silenti è ben organizzato e ben tenuto, e c’è sempre qualcuno, strada facendo, pronto a darvi una mano o a offrirvi qualcosa di caldo o di freddo se serve. È un cammino che si può benissimo iniziare da soli, ma credo sia impossibile finirlo da soli: sarà la strada ad assegnarvi un gruppo, se ne siete sprovvisti. Buon cammino a te che hai letto questo racconto, perché, se lo hai letto tutto, è il primo passo per fare questo cammino.

Io ho iniziato questo cammino in inverno e sono tornato in autunno. La domanda è: tu da che stagione parti, e in che stagione tornerai?

A Chiara, Laura, Matteo, Michelangelo, Roberto, Tobia, che mi hanno accompagnato in questo cammino, a tre tenaci ragazze romane (Daniela, Alessandra e Giorgia) che il cammino mi ha fatto conoscere e al gruppo campano che per una sera non mi ha fatto sentire in netta minoranza sul cammino.

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Articolo di
Alfredo Pascuma

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