Chiara Bordi e Chiara Valerio si sono incontrate grazie a un’esperienza comune e hanno scoperto di averne moltissime altre: hanno costruito un’amicizia e la prima di molte avventure. A giugno 2026 sul Cammino Minerario di Santa Barbara, in Sardegna, si sono messe alla prova in cinque giorni di cammino, prendendo le misure con trekking più lunghi e con il proprio corpo, e scoprendo una volta in più che con una protesi si può fare praticamente tutto quello che si desidera. Da questa esperienza è nato Chiaraxdue, un canale Youtube e un profilo Instagram in cui condividere viaggi, cammini e la voglia di mettersi in gioco, senza aspettare a tutti i costi “il momento perfetto“.
Chiara Bordi ha 26 ed è nata a Tarquinia, un piccolo paese sulla costa laziale al confine con la Toscana, e divide la sua vita tra mondo del cinema come attrice, il lavoro di protesista – costruisce cioè protesi ortopediche – e una grande passione per surf e surfskate. Chiara Valerio invece ne ha 27, ed è originaria di Parma, ma ora vive a Roma, dove si è trasferita dopo la laurea in Logopedia per frequentare un Master nell’ambito della riabilitazione nella neuropsichiatria infantile.
Entrambe sono nate a settembre, entrambe amano follemente viaggiare – ed entrambe, lo avrete notato, si chiamano Chiara. Si sono incontrate grazie ai social, e dopo essere diventate amiche hanno deciso di affrontare insieme il Cammino Minerario di Santa Barbara in Sardegna. Hanno creato un profilo Instagram e un canale YouTube, Chiaraxdue, per raccontare la loro voglia di fare nuove esperienze e mettersi in gioco.
Dopo un incidente, in seguito al quale Chiara Valerio ha subito l’amputazione parziale della gamba, il suo ex ragazzo aveva trovato sui social Chiara Bordi: anche lei aveva vissuto un’esperienza simile. Le aveva scritto, per chiederle di mandare un messaggio di incoraggiamento a Chiara V. «Così è stato: Chiara [ndr. Bordi] mi ha scritto e abbiamo iniziato a conoscerci. Ci siamo legate ancora di più quando mi sono trasferita a Roma per studio e abbiamo avuto modo di frequentarci e condividere molto più tempo insieme. E, come se non bastassero le coincidenze, è anche diventata la mia tecnica ortopedica!»

Partite da un’esperienza condivisa, hanno con il tempo scoperto di avere molte altre cose in comune, tra cui il modo di vedere e di vivere la vita. «Col tempo», raccontano, «è nata un’amicizia e, a un certo punto, ci siamo rese conto che insieme potevamo anche creare qualcosa di bello». All’inizio l’idea di Chiara e Chiara era di fare un viaggio in Cile, ma per questioni organizzative i piani sono cambiati.
Entrambe hanno sempre amato camminare e anche in seguito agli incidenti avevano continuato: «Ci era capitato di fare delle belle camminate, ma sempre nell’arco di una giornata. Non ci eravamo mai messe così tanto in gioco, affrontando più giorni consecutivi, con la fatica che si accumula e la necessità di capire come gestire le energie e ascoltare il proprio corpo». Qualcuno, allora, ha consigliato loro la Sardegna, suscitando la loro curiosità e voglia di lanciarsi in un’avventura tutta nuova, una vera e propria sfida: «Non tanto per i singoli chilometri, ma per l’idea di metterci alla prova per più giorni di seguito e vedere come sarebbe andata. Era qualcosa che desideravamo fare, ma che fino a quel momento non avevamo ancora avuto il coraggio di provare».
Le ragazze hanno comprato i biglietti per l’isola senza avere ancora idea di come avrebbero organizzato il Cammino. «Fino a poche settimane prima della partenza,» confessano, «non sapevamo nemmeno esattamente quali tappe avremmo fatto! Alla fine abbiamo deciso di iniziare con le prime quattro, un po’ seguendo l’istinto e un po’ lasciandoci trasportare dalla voglia di partire e vedere come sarebbe andata». Dal 7 al 12 giugno, da Iglesias a Nebida, da Nebida a Masua, da Masua a Buggerru e da Buggerru a Portixeddu.
Ho chiesto quand’è nata l’idea di raccontare il cammino e se quel canale Youtube nato in occasione di questa esperienza continuerà a esserci. «In realtà,» rispondono, «le nostre pagine social sono nate al nostro ritorno. Da tempo parlavamo di creare qualcosa insieme e avevamo già tante idee, ma questo viaggio, prima di tutto, era un’esperienza che volevamo vivere noi due, da amiche. Durante il cammino abbiamo iniziato a fare video, vlog e a raccogliere riflessioni su quello che stavamo vivendo, senza avere necessariamente l’idea di pubblicare tutto…»
Poi, alcune persone, lungo il percorso, hanno cominciato e ripetere loro: «Ragazze, state facendo una cosa molto bella, raccontatela!». E una volta tornate a casa è arrivata la decisione di condividere quei momenti. È così che è nato Chiaraxdue, un contenitore di idee, viaggi e progetti da realizzare insieme. «I canali continueranno sicuramente a esserci, ma non vogliamo limitarci al trekking: ci piacerebbe spaziare tra avventure diverse, viaggi e nuove sfide. Il cammino è stato solo l’inizio!».
Nei loro video c’è tutto: i risvegli, le partenze in ritardo, gli errori di chiunque affronti per la prima volta un cammino, lo stupore per le piccole cose.

La sfida più impegnativa, per entrambe, è stata la gestione della fatica, soprattutto con il caldo e le salite. «Cinque giorni consecutivi sono diversi da una singola escursione: devi capire come dosare le energie, ascoltare il corpo e trovare il tuo ritmo». Con le protesi, poi, ci vuole qualche attenzione in più: «Bisogna anche fare attenzione a come risponde il corpo, ai possibili sfregamenti e ai piccoli problemi che possono diventare importanti quando devi continuare a camminare anche il giorno successivo».
La parte davvero più impegnativa però, ammettono, non è stata quella prettamente fisica. «È stato accettare che non tutto si può controllare. Devi adattarti, trovare soluzioni e continuare a goderti quello che stai facendo, anche quando non va esattamente come avevi immaginato».
A ripagarle i paesaggi, sicuramente, ma anche la sensazione di essere lì per averlo deciso e voluto fortemente, e di vivere davvero, giorno dopo giorno. «Ci è rimasto impresso soprattutto l’ultimo giorno, a Capo Pecora, davanti al mare. In quel momento ci siamo ritrovate a pensare a quante volte, dopo quello che abbiamo vissuto, la paura o l’idea di non essere pronte possano portarci a rimandare. E invece eravamo lì. Non perché fosse stato tutto semplice, ma perché avevamo deciso di provarci. E forse la cosa più bella è proprio questa: rendersi conto di quante esperienze potremmo perderci se aspettassimo sempre il momento perfetto».
“La struttura di Chiara e Chiara non è adatta al cammino, ma loro non lo sanno e camminano lo stesso,” scherzano su Instagram, citando la nota massima sulla struttura alare del calabrone, erroneamente attribuita ad Einstein e priva di fondamento scientifico, ma che fornisce sempre un’immagine efficace. “Abbiamo percorso a piedi i primi 60 km del Cammino Minerario di Santa Barbara, e forse se ce l’avessero detto anni fa non ci avremmo mai creduto.”
Chiedo loro se fare un cammino possa essere complesso anche per motivi di accessibilità. Mi rispondono che grazie alle protesi sono in grado di fare praticamente tutto quello che desiderano, sia in città sia in natura, ma che naturalmente ci sono situazioni in cui sono chiamate ad adattarsi, o a fare qualche valutazione in più. «Non ci sentiamo di dare un giudizio generale sull’accessibilità, né di fare un confronto tra contesti urbani e naturali: sappiamo che ogni disabilità porta con sé esigenze e difficoltà molto diverse dalle nostre e non vorremmo generalizzare partendo soltanto dalla nostra esperienza. Preferiamo raccontare quello che viviamo in prima persona, consapevoli che il tema dell’accessibilità è molto ampio e che ciò che funziona per noi potrebbe non funzionare per qualcun altro».
Chiara e Chiara ammettono che non si aspettavano di ricevere tanto da questa esperienza, di essere partite pensando alla meta. «Poi, mentre cammini, succedono un sacco di cose che non avevi programmato: gli incontri, le risate, gli imprevisti, i momenti in cui sei stanca e quelli in cui ti fermi a guardare un paesaggio e pensi che sei proprio felice di essere lì. E non ci aspettavamo nemmeno quanto raccontare tutto questo potesse diventare parte dell’esperienza stessa. Non stavamo solo facendo un cammino: stavamo dando forma a qualcosa che poteva continuare anche dopo essere tornate a casa».

Ora resta la voglia di affrontare nuovi cammini e, perché no, anche tornare sul Cammino Minerario di Santa Barbara. «Sarebbe bello riuscire a completarlo tutto, magari un po’ alla volta. Ci piace l’idea di non dover fare necessariamente tutto in un’unico viaggio, ma di poter costruire un percorso nel tempo, continuando a scoprire posti nuovi e a metterci alla prova».
