Cammini
By Alessandra Lanza
19/05/2026

Camminanto, da Scicli a Santiago lungo tutta l’Italia

Antonio Giannone ha 26 anni, viene da Scicli, e il 16 marzo ha cominciato a camminare da casa propria, con l’obiettivo di arrivare a Santiago de Compostela. Quattromila chilometri, quasi sei mesi di viaggio. Ma prima di imboccare la Via Francigena, ha dovuto inventarsi un percorso.

Antonio Giannone è nato a Scicli, in provincia di Ragusa, ha 26 anni e fa, o meglio, faceva!, il videomaker. «Facevo, perché adesso mi sono licenziato». Ci siamo sentiti al telefono mentre riposava a Colle Val D’Elsa, nel Chianti, insieme all’amico Simone che lo accompagna per un piccolo tratto nella sua avventura. 

Insieme nel 2022 hanno percorso la Via Francigena da Lucca a Bolsena, “nel verso giusto”, mentre ora Antonio la sta risalendo al contrario, dopo oltre 54 giorni di Cammino attraverso la Sicilia, la Calabria, la Basilicata, la Campania, il Lazio e ora la Toscana. Si sta arrampicando lungo l’Italia, diretto verso la Via della Costa in Liguria, per raggiungere poi a giugno la Francia e infine la Spagna. Il piano è di arrivare a Santiago a metà agosto. 

Come nasce il tuo rapporto con il camminare?

Nasce a Torino, dove mi ero trasferito per studiare. Ho iniziato a fare escursioni nei colli e tra i boschi intorno alla città con gli amici. Portavo con me la GoPro, mi piaceva registrare le giornate e poi montare i video come ricordo delle uscite. Da lì mi sono appassionato sia al mondo dei video sia al mondo dei cammini. Poi nel 2022 abbiamo percorso un pezzo della Via Francigena: c’era anche Simone, che è con me in questi giorni. Durante quel cammino qualcuno ci disse: “State attenti perché quello zaino non ve lo toglierete più”. Ed è stato vero.

L’anno dopo ho percorso da solo la Via degli Dei in tenda, non ne avevo mai montata una in vita mia! Sono partito dalla Sicilia, sono arrivato a Bologna e la sera stessa, alla vigilia della partenza, sono andato a comprare la mia prima tenda. Nel 2025 ho percorso la Magna Via Francigena, da Palermo ad Agrigento, sempre da solo e in tenda. Un percorso molto più selvaggio rispetto alle altre esperienze. E poi ho deciso per questa grande partenza.

Perché hai deciso di partire proprio per Santiago, e di farlo dalla porta di casa?

Il mio sogno, come penso quello di chiunque inizi a camminare, era proprio percorrere il Cammino di Santiago, ma lavorando era sempre impossibile avere un mese libero intero. Lavoravo come videomaker a Modica in un’agenzia di comunicazione: era un bellissimo lavoro, con splendide persone, ma il luogo mi stava stretto, soprattutto d’inverno. Per scherzo dicevo: “Vabbè, quando mi licenzio vado a fare il cammino”. A un certo punto ho detto: “Sai che c’è? Mi licenzio davvero”. Quando l’ho fatto, ho pensato: “Perché fermarmi a un mese? Adesso posso prendermi tutto il tempo che voglio”. E così è nata l’idea di partire per sei mesi.

Come ti sei preparato dal punto di vista economico?

In realtà non mi sono dato un budget preciso. Ho lavorato cinque anni vivendo coi miei, con  poche spese, e sono riuscito a mettere da parte un po’ di soldi. Mi sono chiesto per che cosa stessi risparmiando, e ho capito che volevo usare quei soldi per qualcosa che mi sarei ricordato tutta la vita. Comunque continuo a essere super parsimonioso: dormo in tenda quando posso, mangio spesso al supermercato, a meno che non ci sia qualcosa di tipico da provare, e cerco di spendere il meno possibile!

Quanto pesa il tuo zaino?

Quando sono partito circa sette chili e mezzo, senza acqua e cibo. Prima della partenza ero maniacale, ma adesso mi sono rilassato: ho aggiunto un cambio di vestiti, una borraccia termica per il caldo estivo, un sacco lenzuolo. E poi lungo il cammino lo zaino si è riempito di cose regalate dalle persone: una bandiera della Sicilia, fazzoletti scout, piccoli oggetti e spille che raccontano il viaggio.

Com’è stata l’accoglienza lungo il cammino?

È cambiata tanto da Sud a Nord, ma non in negativo. In Sicilia tantissime persone si identificavano in me perché partivo dalla loro terra: mi fermavano per strada e mi offrivano caffè, mi suonavano i camionisti. Poi c’erano sia persone che mi ospitavano perché mi seguivano online, sia persone che mi aiutavano senza sapere chi fossi, semplicemente perché si appassionavano alla mia storia. Qualche giorno fa eravamo vicino a Monteriggioni (ndr. in Toscana) e non sapevamo dove mettere la tenda. Una signora ci ha sentiti parlare e ci ha detto: “Mettetela pure nel terreno davanti casa mia”. La mattina dopo abbiamo scoperto che il suocero era Gianni Fanello, artista contemporaneo famosissimo in Toscana!

A Pasqua è successo qualcosa di incredibile. Sarei h dovuto andare verso Sapri (ndr. in Campania), e stavo camminando in un paesino semi deserto. Un ragazzo su Instagram mi aveva scritto che mi avrebbe ospitato a Sapri: non ho fatto in tempo a rispondere e in quell’istante ho sentito un clacson. La macchina si è affiancata ed era lui! Mi ha invitato a pranzo con tutta la sua famiglia, tra nonni, zii, cugini… Immagina quanto ho mangiato! E dal momento che condividendo il pranzo ero diventato parte della famiglia, hanno insistito perché accettassi la busta con 20 euro dentro che i nonni hanno distribuito a tutti i nipoti!

Qual è stato il momento più emozionante finora?

Quando sono arrivato a Bagnara Calabra (ndr. in Calabria), il primo giorno fuori dalla Sicilia. Fino a quel momento era stato tutto molto caotico: persone, incontri, social. In Calabria invece ero da solo e ho cominciato a realizzare quello che stavo facendo. Appena partito mi ero detto: “Chissà se arrivo a Messina”. Ho sentito un nodo in gola, ripensando a quando mi ero ripromesso di inviare a mia madre una cartolina da ogni regione – spoiler: non l’ho fatto! – scrivendole: “Ciao mamma, sono vivo”. Lo dico sempre per scherzo, su Instagram. Però lì ho capito che “sono vivo” non significava “non sono morto”, ma che mi sentivo vivo davvero. Libero. Mi sono quasi messo a piangere in mezzo alla strada. Me ne sono accorto perché a un certo punto ho incrociato una persona in bici e l’ho guardata, ma era tutta sfocata perché avevo gli occhi lucidi.

Come hai costruito il percorso nei tratti senza cammini ufficiali?

Ho usato molto Komoot, soprattutto dalla Sicilia fino a Roma, cercando strade secondarie, sentieri, lungomare. Però spesso dovevo chiedere informazioni direttamente alle persone del posto perché alcune strade erano impraticabili o poco sicure, soprattutto con la pioggia. Già i primissimi giorni ho dovuto allungare il percorso a causa di un’allerta meteo! La mia più grande paura comunque erano i cani randagi, soprattutto dopo un’esperienza sulla Magna Via Francigena: ho portato con me spray al peperoncino e bastoncini per sicurezza. In Toscana li ho lasciati a un’altro pellegrino partito da Aosta e diretto a Sud: ho pensato sarebbero serviti di più a lui! 

Altre persone stanno facendo il cammino con te?

A tratti sì. Simone è con me per una settimana, la mia ragazza mi ha raggiunto per qualche tappa e ogni tanto persone che incontro fanno qualche chilometro insieme a me. Qualcuno su Instagram mi ha scritto: “Posso venire con te quando passi di qui?”. Credo però che un viaggio così debba nascere da un desiderio personale. Un conto è condividere un pezzo di strada, un altro è partire solo perché lo sta facendo qualcun altro. 

Che rapporto hai con i social durante il viaggio?

Sono stato molto combattuto sul raccontare o meno il viaggio. Per anni ho lavorato ai social degli altri e avevo quasi voglia di sparire completamente. Poi però ho pensato: “Ho passato cinque anni a fare video per gli altri, adesso posso farli per me”. La differenza è che cerco di non farmi sopraffare. Se non riesco a pubblicare per giorni, pazienza. Ci sono momenti troppo importanti per perderli dietro al telefono. A un certo punto addirittura ho iniziato a pubblicare in ritardo apposta, perché mi sembrava di perdere la parte più autentica dell’avventura! La cosa che cerco di ricordarmi sempre, quando incontro una bella persona, è di scattare una foto insieme. 

In questi due mesi senti di essere cambiato?

Non mi sento cambiato, mi sento potenziato, e non solo dal punto di vista fisico. Sono orgoglioso di me stesso perché avevo una paura folle prima di partire. Mi sono allenato fisicamente, ho studiato l’attrezzatura, e adesso vedo che sto reggendo. Per ora però mi sento soprattutto molto presente. Sto vivendo il presente in un modo che prima non riuscivo a fare.

Pensi già a cosa ci sarà dopo Santiago?

In teoria non volevo pensarci. Però sì, ci penso. Sono in una fase di brainstorming continuo: un giorno penso al prossimo cammino, un giorno penso di trasferirmi in Danimarca, un giorno penso di continuare con i video. Per ora però non voglio decidere niente. Questo viaggio per me è stato soprattutto un modo per svuotare la testa.

I territori del Sud in cui hai improvvisato il percorso hanno potenziale per nuovi cammini?

Secondo me assolutamente sì. Ci sono sentieri bellissimi, soprattutto in Sicilia e Calabria, che però sono poco mantenuti o troppo dispersivi. A volte esistono già dei tracciati, ma fanno deviazioni enormi e poco pratiche. Il potenziale c’è, soprattutto perché i paesaggi sono incredibili. Servirebbe soltanto più lavoro di collegamento, manutenzione e organizzazione.

Potere seguire Antonio e il suo viaggio verso Santiago sul suo profilo Instagram @camminanto_.

Articolo di
Alessandra Lanza

Giornalista, fotografa, creator, autrice: racconto cose, cammino molto, porto i miei genitori a fare cose che senza di me non farebbero e non bevo. Nel tempo che rimane continuo a camminare!

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