Avventura
By Marta Fasolo
28/04/2026

Gioia in cammino: dalla Sardegna ai grandi sentieri d’Europa 

Nel panorama sempre più ricco dei cammini in Italia e in Europa, c’è una nuova generazione di viaggiatori che non si limita a percorrere sentieri, ma li racconta, li condivide e li trasforma in esperienze collettive. Tra queste voci spicca Gioia, conosciuta online come Gioia in cammino: una giovane camminatrice che ha fatto della lentezza, della scoperta e dell’autenticità il cuore del suo progetto.

Gioia in Giappone

Gioia è una camminatrice gentile, capace di scavare in sé stessa durante i suoi viaggi solitari, ma anche guidare altri camminatori nello scoprire la meraviglia del cammino. E si sta per mettere alla prova per un nuovo grande cammino: dal Nord della Danimarca a Santiago. 4000 km a piedi lungo l’Europa, per raggiungere la meta del primo cammino che l’ha fatta innamorare.

Dalla prima fascinazione per i viaggiatori con lo zaino incontrati nella sua Alghero, fino alle lunghe traversate europee, il suo percorso racconta una trasformazione profonda: da osservatrice curiosa a protagonista di un viaggio continuo, dentro e fuori di sé. In questa intervista ci accompagna tra le tappe della sua storia, le motivazioni che la spingono a partire e le sfide del suo prossimo grande cammino.

Come ti sei avvicinata al mondo dei cammini? 

Quando eri piccola andavi in montagna o è una passione che hai scoperto dopo? Mi sono avvicinata al mondo dei cammini durante gli anni delle superiori, ma solo nella teoria. Vengo da una piccola città del nord Sardegna, Alghero, affacciata sul mare e con alcune delle spiagge più belle che abbia mai visto nella mia vita. Perciò sono sempre stata una da mare. Eppure sono sempre stata affascinata da quei particolari stranieri con zaino in spalla che incontravo ogni estate per la città. Ed è forse da li, e dalla mia passione per i camper e i van, che ho iniziato a cercare informazioni sulle avventure zaino in spalla. Ero alle superiori quando sentì parlare per la prima volta di Cammino di Santiago. Ed è proprio dalla ricerca di informazioni sui grandi trekking e cammini del mondo che iniziai a fare un’infinita lista di sentieri che avrei voluto percorrere nella vita. La mia rimase una passione più ideale che pratica fino agli anni della magistrale, quando durante un periodo molto difficile, decisi di comprare uno zaino, metterlo sulle spalle, e partire, per Santiago de Compostela.

Primo timbro sulla credenziale della Via Francigena a Canterbury

I social sono arrivati prima o dopo la passione per i cammini? 

I social sono arrivati sia prima che dopo! Mi è sempre piaciuto condividere ciò che facevo con le persone a me care: video, foto, testi. Trovo nella condivisione con gli altri una grande parte emozionante del viaggio. Ma è rimasto tutto nella mia piccola cerchia di amici e parenti per anni. Ho poi iniziato a condividere in modo più frequente durante il Cammino di Santiago, poi durante il mio viaggio studio e trekking in Giappone, e ancor di più durante l’ultimo cammino sulla Via Francigena, dove pubblicavo dei video giornalieri su Youtube e saltuariamente su Instagram. I social mi hanno permesso di connettermi sempre più a persone affini a me e alle mie passioni, e questo è stato molto importante per sbloccarmi dalle mie paure, e provare a fare qualcosa che nella mia cerchia di amicizie non veniva fatto.

Com’è maturata la decisione di diventare guida e portare altre persone in cammino? 

Sono una grande amante dei viaggi in solitaria. E forse questa prima risposta può sembrare non centrarci molto con la domanda. Eppure per me questo aspetto è centrale! Quando ho iniziato a camminare da sola mi capitava spesso di dire “Qui ci vorrei portare le persone!” oppure “Questo posto è una perla che vorrei far vedere alle persone, un’esperienza che vorrei far vivere alle persone”. Sentivo che la condivisione social non bastava, io volevo far sentire il profumo degli alberi, il vento sulle guance, il caldo sulla testa e la felicità di un gelato fresco dopo pranzo. Dopo la laurea magistrale, che ho conseguito con una Tesi sperimentale sulla pratica del Bagno nella Foresta in Giappone (Shinrinyoku), la voglia di accompagnare le persone in un’esperienza più immersiva ed emozionale sui sentieri è aumentata a dismisura. Una volta conseguita la laurea ho deciso di seguire un corso professionalizzante per imparare la professione di guida e concretizzare anche tante cose sulla natura che, da amante del mare, sentivo mancare in me. Portare le persone in cammino, dopo aver percorso una via in solitaria, è una delle sensazioni più belle e gratificanti che provo nella mia vita. Vedere gli occhi delle persone brillare mi fa scoppiare il cuore di felicità. 

La pubblicazione “2.200km da Canterbury a Roma a piedi” con il suo portafortuna

Riguardo al tuo prossimo cammino, Come mai hai scelto proprio questo percorso e che cammini attraverserai? 

Dopo la Via Francigena sentivo di aver vissuto un’esperienza pazzesca, indescrivibile, di aver vissuto in un mondo completamente diverso, e che mi mancava. L’enorme senso di gratitudine era sempre accompagnato dal “E ora?”. Già durante le ultime settimane di cammino sentivo di non voler tornare a casa. E così, sotto il sole cocente della pianura padana, più per distrarmi dal caldo che per altro altro, iniziai a fantasticare sul prossimo cammino. Volevo tornare a Santiago, e di questo ne ero certa, e volevo partire da nord. Mi ricordo che una delle prime cose che pensai fu “Questa volta voglio cercare di stare al fresco!”. Come biasimarmi viste le temperature. Mi informai sulla stagionalità e sui vari percorsi d’Europa, e così decisi di mettermi ancor più alla prova, con un cammino più lungo e con più dislivello, che fosse in tenda nel modo più wild possibile, e che mi facesse affrontare diversi aspetti rimasti un po’ in stand-by nelle ultime settimane della Via Francigena: la solitudine, i panorami e il farcela da sola. Così è nato questo mio prossimo cammino: partirò dalla costa nord della Danimarca e scenderò verso sud sul Haervejen, famoso sentiero danese, proseguirò in Germania lungo un insieme di Vie di Santiago, E1, e Sentiero della Foresta Nera, per continuare poi in Svizzera sul E4, in Francia sul Cammino di Santiago della Via Podiensis e terminare in Spagna sul Cammino di Santiago francese, 4.000km e circa 6 mesi di cammino. Questa è l’idea generale, ma parto con la consapevolezza che potrebbe essere tanto difficile, perciò se già farò solo un passo, sarà comunque per me una vittoria: non sono mai stata in Danimarca, nè in Germania, non ho mai camminato veramente tra le montagne della Svizzera e mai visitato quella zona della Francia. Guardo a Santiago con tanta nostalgia, consapevole che prima di quella sezione mi attendono mesi e mesi di sfide, difficoltà, paure ma anche tanta tanta bellezza. 

Quali saranno le difficoltà tecniche maggiori che incontrerai? 

Sicuramente il dormire in tenda, soprattutto tra Germania e Svizzera, e l’organizzazione logistica di cibo, acqua e internet. Vorrei condividere il mio viaggio con la mia community, perciò questo sarà uno degli aspetti secondo me più difficili da gestire. Ma sicuramente la cosa che mi spaventa di più è la solitudine: nonostante sia completamente consapevole che sarà difficile trovare camminatori, voglio mettermi alla prova, il più possibile, conoscermi più affondo e prendermi del tempo con me stessa. Spero sempre e comunque nella capacità del cammino di far fare sempre degli incontri straordinari! 

Tenda montata lungo il cammino

Qual è la cosa del vivere in cammino che ti porta a tornare a fare percorsi lunghi? 

Posso rispondere TUTTO?! A parte gli scherzi, quando sono in cammino mi sento sempre molto a casa. Fuori da quel contesto tendiamo a vivere più sotto aspettative degli altri e della socialità piuttosto che seguendo ciò che davvero ci va di fare, quando ci va di farla e come ci va di farla. E in questo discorso mi ci metto pure io. Ma in cammino nessuno ti giudica per come sei vestita, per come sei acconciata, dove mangi, cosa mangi, dove dormi, quanto puzzi. Non devo giustificare ciò che faccio, lo faccio senza pensarci. Le persone che incontri le tratti tutte uguali, e loro trattano te in modo spontaneo. I luoghi che attraversi sono spesso piccoli paesi dove tutti ti aiutano, tutti ti supportano. Certo c’è sempre l’incontro spiacevole, ma tutto ciò che c’è intorno è immensamente bello. Sembra proprio di vivere fuori dal mondo, e in un certo senso è un mondo che non si vede fuori da questi contesti. L’umanità, quella vera, concreta, pratica, fisica, è più bella di ciò spesso tendono a mostrarci, e il cammino te la presenta davanti agli occhi. Essere in cammino, poi, mi da la grande possibilità di rallentare, rimanere con me stessa senza migliaia di stimoli esterni, e godermi il presente. Nelle bellezze che ha da offrirmi e nelle sfide. 

Cos’è che hai imparato durante la tua via Francigena che credi ti sarà utile in questo viaggio? 

La Via Francigena è stata una grande sfida contro la mia ansia e la mia bassa autostima: sono partita con la convinzione che non ce l’avrei fatta, e la prima settimana mi ha subito fatto capire che si, sarà moltooo difficile. Allo stesso tempo, però, mi ha insegnato a cavarmela da sola, in un modo o nell’altro, a non aver paura di chiedere aiuto, e che siamo molto più forti di ciò che pensiamo. Credo che ripensare alle disavventure, spesso disastrose, di quei mesi in cammino mi darà la forza di provarci ancora e ancora, sempre dopo aver pianto un po’, ovviamente!

Gioia e il suo arrivo a Santiago de Compostela

Le parole di Gioia restituiscono con forza il senso più autentico del cammino: un’esperienza che va oltre la meta e si radica nel presente, nei passi quotidiani, negli incontri e nelle difficoltà affrontate lungo la strada. Il suo prossimo viaggio, ambizioso e incerto, è l’ennesima conferma di come il cammino non sia mai davvero una conquista definitiva, ma un continuo mettersi alla prova.

C’è qualcosa di profondamente umano nel suo modo di raccontare: la paura della solitudine, la fatica, i momenti di dubbio convivono con la meraviglia, la gratitudine e la scoperta. Ed è forse proprio questo equilibrio a rendere il suo racconto così vicino a chi sogna di partire, ma non ha ancora trovato il coraggio di farlo.

Articolo di
Marta Fasolo

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