Diari
By Roberto Albasini
29/04/2026

Con Roberto sul Cammino Grande di Celestino: dodici tappe nel cuore d’Abruzzo

Un membro della community di Cammini d’Italia, Roberto, ci racconta il suo viaggio lungo il Cammino Grande di Celestino: dodici giorni a piedi dall’Aquila a Ortona, con lo zaino sulle spalle e l’Abruzzo davanti agli occhi. Il suo diario attraversa centri segnati dal terremoto, eremi nascosti nella roccia, salite impegnative, incontri inattesi e piccoli riti di fine tappa. Da Fontecchio a Sulmona, da Pacentro a Caramanico, fino all’arrivo a Ortona con i piedi nell’Adriatico, Roberto percorre paesaggi legati alla figura di Celestino V e giornate mai uguali, tra fatica, meraviglia e imprevisti. Pronti a partire?

Articolo in collaborazione con Parco Nazionale della Maiella.

Anche tu, come Roberto, hai voglia di condividere la tua esperienza di cammino con la nostra community? Inviaci una mail a info@camminiditalia.org e ti invieremo tutte le informazioni necessarie per raccontare la tua avventura. Se preferisci, puoi anche unirti alla nostra Community su Facebook e condividere direttamente il tuo racconto lì.

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Giorno 01 – da L’Aquila a Fontecchio

Ho dormito in un B&B con 4 stanze e 2 bagni in comune. Bellino, ma le esigenze di un pellegrino e quelle dei giovani turisti sono diverse. Vabbè, fa parte del cammino. Comunque, a un certo punto ho dormito, e bene.

Il primo pensiero è trovare un bar aperto. Ho messo la sveglia per le 6:00, è lunghetta la tappa e le prime ore sono le migliori per camminare. Causa rottura di una bacchetta, alle 7:30 ero ancora alla partenza, in Basilica, davanti alla Porta Santa. Bacchetta messa insieme con il nastro adesivo, ora vediamo se “tiene”. Devo stare attento.

La prima sensazione che ho avuto non è stata l’inizio del Cammino Grande di Celestino, ma la mancanza della mia compagna, che spesso mi accompagna in cammino. Questa volta mi ha dato buca. Condividere le emozioni con lei è il massimo. Da soli, è vero, si ha più libertà, normalmente lo preferisco, ma con Dory è più bello.

Prima sosta a Monticchio, dopo 8/9 km. Paese molto colpito dal terremoto, ancora tutto un cantiere. Mi verrebbe da abbracciare tutti, impossibile non pensare a quanto hanno sofferto qui. Trovato il bar: caffè, ricarica smartphone, una spalmata di protezione solare, un’occhiata alla tappa e riparto.

La giornata è lunga, con tutti quei chilometri: più di 28 alla fine, sotto un sole estivo, quasi tutto in campagna. I borghi sono in riparazione e senza servizi, si vedono solo operai al lavoro.

Dopo 20 km la fatica arriva. Metto il cappello e rallento. Anche se sono allenato, lo zaino e la distanza colpiscono. Lo so, fra tre giorni le gambe saranno rodate e andrà meglio, sciatica permettendo.

Le Grotte di Stiffe sono chiuse, quindi niente visita. Il bel ponte romano apre l’ingresso al Parco Sirente-Velino, e qui si cambia: l’ambiente è più bello, anche se per arrivare a Fontecchio il sentiero è verticale.

Anche qui il terremoto del 2009 ha colpito, ma i lavori nel centro storico stanno rimettendo a posto le bellissime case di sasso. Ma quanto è bello Fontecchio? Stupendo.

Il B&B è in una casa vecchia che ha subito pochi danni. Dentro è arredata come una volta, mi piace. La gestrice, da remoto, mi dà l’occorrente per accedere alla struttura e nel frigo c’è la birra ghiacciata per me.

Faccio bucato e doccia, metto le solite creme salva-Roby e in poco tempo sono a fare la spesa per oggi e domani a pranzo. Trovo il caffè e faccio un giro turistico che conferma la bellezza del posto. Peccato che il museo della torre apra solo la sera dei festivi.

Oggi ho incontrato i primi pellegrini: tre giovani, stracarichi. Loro fanno il cammino alla rovescia e con le tende. Beata gioventù! Erano sorpresi di vedere un pellegrino che va da solo. Figurati io a vedere zaini tipo armadio sulle loro spalle.

Dormire in tenda lungo il Cammino Grande di Celestino è possibile? Abbiamo raccolto alcune informazioni utili in questo approfondimento, qui!.

Sono le 19:30 e non vedo l’ora di chiudere gli occhi. Devo ancora visionare la tappa di domani. Per oggi direi che può bastare. Domani il bar apre alle 6:30, vediamo se è vero.

A domani.

Giorno 02 – da Fontecchio a Castelvecchio Subequo

Dormito da Dio, in una casa piena di storia, in un borgo stupendo. Il bar ha aperto alle 6:32. Caffè ottimo e la barista mi ha accolto con un bel sorriso. Meglio di così non è possibile.

Fontecchio è in collina e, per tornare giù al cammino dove mi aspetta il mio amico fiume Aterno, decido di cambiare sentiero. Non è semplice, ma alla fine ho successo. Vedo un’altra parte del centro storico e un’altra porta del vecchio sistema di difesa.

Scendo su lunghi scalini di sasso. Verso valle si nota una striscia di nebbia sopra il fiume. C’è umidità in basso, ho messo una maglia, mi aiuta un po’.

Oggi in cammino ci sono molte querce. Ieri ho trovato noci, salici e tigli. I ciclamini sono sbiaditi; da noi, in Trentino, sono di colore più vivace e profumano di più. Anche l’origano di montagna è diverso, ha dei fiori bianchi.

Tornando al cammino, dal fiume si sale a Beffi, nei pressi del ponte romano. Ci sono le rovine di un castello del XII secolo, in parte restaurato, poi una chiesa, ma chiusa. Null’altro.

Subito dopo si ridiscende ancora al fiume, ma il sentiero è più selvaggio, con frequenti cambi di direzione e altezza. Lì la bacchetta cede un po’. Allora ho tolto il lavoro di ieri, l’ho ripiegata e messa via. Vado con una, non vorrei fare un volo.

Dopo qualche chilometro di lotta agli insetti volanti, esco dal bosco, in strada. Ero quasi contento. Nonostante mi sia spruzzato alla grande di Autan specifico per tafani e zecche, ero il loro bersaglio. La mia pazienza era esaurita.

Ho trovato diversi scavi di cinghiale, grosse cacche e impronte di ungulati. Niente bar sulla via oggi, almeno fino a ora, e mancano 5 km. La strada sale e il sole picchia.

Per Castelvecchio ancora salita e ancora bosco. In piazza il bar è aperto e approfitto per bere una birretta. Il B&B è a 15 minuti. Solita doccia, bucato ecc. ecc. Mangio il panino e torno in paese per vedere se trovo materiale per riparare la bacchetta.

Ora sono a cena: una ricotta fresca e prosciutto cotto. Domani c’è tappa corta, mi curerò meglio l’alimentazione. Questa sera non ho voglia di ristorante. Ho fatto una piccola spesa, trovato l’occorrente per riparare la bacchetta e domani riprovo l’attrezzo.

Domani probabilmente andrò a bere l’espresso in paese, senza zaino. Il B&B è già avanti sulla traccia. Alternativa: berlo più avanti a Castel di Ieri, se c’è. Decido domani.

Buonanotte.

Giorno 03 – da Castelvecchio Subequo a Raiano

Alle 6:44 lascio il B&B con lo zaino e salgo in paese a bere il caffè. Non saranno un paio di chilometri in più il problema. Se poi al primo paese trovo il bar, tanto meglio; altrimenti uno l’ho bevuto. Un po’ in ritardo. Tappa corta, me la prendo comoda. Lascio la maglia nello zaino. È fresco, ma la salita mi scalderà.

Sono le 8:30 e sono ancora a Castel di Ieri, un borgo bellissimo. Per me, il paese delle rondini. Mai viste così tante insieme. Sono salito alla torre e mi sono piacevolmente perso nei suoi vicoli. Un amore di posto.

Il terremoto del 2009 ha fatto danni pure qui, ma sono avanti con la ricostruzione. Non ho fatto foto alle rovine nei giorni passati, per rispetto alla gente del posto.

Il bar/ristorante ha aperto alle 8:00. Anche qui la gente è gentile e disponibile quando chiedo informazioni. Ieri ho visto segnali di presenza dell’orso e mi hanno confermato i miei dubbi. Ora sono al bar. Cerco di arrivare a un eremo qui vicino, dopo il cimitero, mi dicono.

Qui vicino mica tanto: fra andata e ritorno almeno 90 minuti. Comunque era chiuso, come ho trovato chiuso anche il tempio italico.

La sfiga è che, nel salire all’eremo, ho subito due attacchi di tafani: uno all’andata e uno al ritorno, dove in discesa mi sono messo a correre. Probabilmente mi ha salvato il repellente. Qualcuno si è appoggiato comunque. Questa sera vedrò se ho avuto danni, qualcosa ho sentito.

La famosa tappa corta da riposo è andata a farsi benedire. All’eremo, anche se chiuso. Che bello: questa mattina mi ha attraversato una bella volpe e ora che sono in cima al monte vedo l’aquila, poco sopra di me. È stato bellissimo. Così vicina non mi era mai capitato.

Posti bellissimi. Sapevo che camminare in Abruzzo era una buona cosa, anche se, poco prima dell’inizio della discesa, un po’ la poesia si rompe: a destra una grande cava con macchinari in funzione e all’orizzonte una fila di orrende pale eoliche.

Ora sono seduto in pizzeria. La giornata è andata avanti alla grande. Arrivato a Raiano, dopo la birretta, subito al B&B. Ho una stanza all’ultimo piano con terrazzo tutto mio, ottimo per asciugare i panni.

Mi sono informato: l’eremo che c’è qui vicino è molto bello ed è aperto. Allora, visto che tutti i miei compiti erano svolti, rimetto le scarpe e via leggero, con acqua, repellente, cappello e bacchette in uno zainetto mini.

E qui parte una bellissima variante: l’Eremo di San Venanzio e tutta la zona annessa sono di un bello che più bello è difficile. Farò un post a parte perché lo merita. Inutile descrivere. Solo guardando un po’ di foto e il filmato ci si può fare un’idea, ma dal vero è meglio.

Uno degli aspetti più affascinanti del Cammino Grande di Celestino sono gli eremi che si incontrano lungo la via. Ne abbiamo scelti 10, tra i più suggestivi, e te li raccontiamo qui.

Eremo bellissimo e fruibile. Il torrente, i sentieri dedicati, la sorgente La Solfa, con un odore di zolfo e il suo personale rio, le grotte: tutto visitabile, tutto libero.

Ecco, oggi è uno di quei giorni in cui mi sento privilegiato. Poter godere di tutto questo in modo pieno, tafani a parte. Probabilmente la campagna con il concime ha scatenato il fenomeno. Magari fra qualche giorno non ci sono più. Sono molto stanco. Oggi ho fatto quasi 30 km. Sarà meglio che chiuda e metta le foto. A domani, che forse mi becco la pioggia.

Giorno 04 – da Raiano a Sulmona

Questa mattina mi ha svegliato un temporale. Tuoni e lampi abbastanza importanti. Si è scaricato, ma altrove ha fatto peggio. Questo mi ha fatto perdere un’ora. Era importante partire presto per evitare la pioggia prevista a mezzogiorno. Sarà quello che sarà, basta che non sia temporale.

Sento in lontananza ancora il rumore dei tuoni. Qui qualche goccia, per ora. Spero non cambi. Ho indossato la mantella e coperto lo zaino. Caffè e via, di buon passo, con la speranza di non trovare un sentiero infangato.

Ho ancora la meraviglia di ieri. È un posto che tornerò a visitare meglio. Ci sono molti sentieri da scoprire, e le grotte! Mi porto tuta e luci!

Camminare veloce con la mantella fa sudare troppo. La tolgo e accetto qualche goccia. L’importante è che non si bagni lo zaino. A Corfinio tutti e 4 i bar che ho visto sono chiusi. Pazienza.

Dopo poco ho perso la strada, credo a causa di un cagnolino che era arrabbiato con i miei polpacci. Sulla stradina che ho erroneamente percorso, vuoi la sfiga, un maremmano è uscito da un cancelletto accostato. Mi ha seguito una ventina di metri abbaiando. Figurati se torno indietro.

Ho fatto un giro lungo e sono rientrato sulla traccia. E qui un’altra mezz’ora è andata. Mi spiace aver perso la traccia, questo cammino così ben segnato non lo merita.

Ho visto le prime viti degne di questo nome, poi tanta campagna. Il cammino prosegue a fianco del solito fiume Aterno, questa volta controcorrente. Un bel sentiero. Lì vedo un simpatico scoiattolo scuro con una gran coda.

Correva verso di me con una noce nel guscio verde. Sembrava una palla. Mi sono fermato e, quando si è accorto di me, si è fermato a guardarmi, a 5/6 metri. Allungo la mano alla tasca per prendere lo smartphone per la foto, ma come mi sono mosso è partito fra i cespugli con il suo verde bottino.

Attraversando una strada, vedo in lontananza un distributore. Mi sono detto: a volte c’è il bar. Ho rischiato di fare strada in più per nulla, ma questa volta è andata bene. Caffè e riposo. Mi ricarico io e anche la batteria, poi riparto verso il mio sentiero, dal mio amico fiume.

Ora sono al bar davanti alla birra dell’arrivo, un rito per me. A Sulmona, unico posto dove ho trovato un letto, ho un appartamento a disposizione. Non trovavo altro di più economico.

Questa volta la birra la bevo dopo aver fatto tutti i compiti. Sembrava minacciare pioggia, ancora. Ho messo e tolto quattro volte la mantella. Ci sta nei cammini, è un classico.

Una volta arrivato a Badia, pensavo di venire qui al mio giaciglio. Era nuvoloso e scuro, andare all’eremo era un azzardo. Ma avevo un tarlo: avrei sicuramente perso l’eremo, le previsioni domani sono peggio. Quindi all’incrocio, invece che a destra verso Sulmona, vado a sinistra.

Intanto mi incammino tanto per capire dov’è. Nella mia mente, però, sapevo che non era vero. Quasi in cima a una salita incrocio uno che corre. Lo fermo e chiedo quanto ci vuole. Mi indica il sentiero e mi sprona: “Vai”, mi dice. “Ho visto come salivi qui, non avrai problemi. Non pensare a dov’è, vai e basta”.

Mi sono insospettito e gli dico: “Non è mica quello?”, indicando un’altissima costruzione quasi in cima alla montagna.

“Sì, ma non pensarci. Vai, in poco tempo sarai su!”.

Prendo il sentiero e in poco tempo sale molto. Ho il dubbio: non è che arrivo ed è chiuso? Cerco su Google e telefono. La tipa mi dice che in 40 minuti posso farcela e che alle 13:00 chiude. Sono le 12:10. In 25 minuti ero su, sudato ma orgoglioso della prestazione.

Missione compiuta. Ho avuto il mio eremo, San Onofrio. Molto bello, è valso la pena. Nulla d’altro da raccontare: discesa, pioggia, Sulmona, città molto turistica, la città dei confetti. Ora giro turistico, apericena e nanna.

Ciaoooo.

Giorno 05 – da Sulmona a Pacentro

Ieri sera sono crollato prima delle nove, nonostante il chiasso in strada e il ristorante sotto di me. Parto più tardi. Piove e non ho voglia di partire con la mantella sotto l’acqua. Per fortuna alle 7:00 smette. Caffè e via.

Attraverso Sulmona, dove preparano il mercato. Questa mattina è senza turisti. Davvero un’altra cosa vedere l’acquedotto romano così.

Con l’aiuto delle cartine online, vado verso la traccia ufficiale. Ho già visitato l’eremo ieri, quindi la direzione sarà Pacentro, il fine tappa odierno. Il B&B mi dà la stanza in mattinata. Tappa di riposo, quindi.

A Badia Morronese inizia anche il Cammino di Celestino, quello classico, più breve. Sembra che sia un po’ più frequentato da pellegrini. Vedremo.

Ma quanto mi piace Pacentro. Un borgo di quelli che ci lasci il cuore. Sono arrivato presto, come da programma. Sulla strada un gatto mi ha seguito, voleva adottarmi. Però era curato, sarà ospite in giro. Poi l’ho convinto a lasciarmi andare condividendo la colazione con lui e lasciando pezzetti di merenda a disposizione.

In paese pochi turisti, per ora. Tutti si conoscono e i carabinieri sono amici con cui chiacchierare, come da noi una volta. Il bar ha la macchina del caffè manuale, con leva a pressione.

C’è un castello da visitare e molti vicoli da girare. Saprò come passare il tempo una volta lasciato lo zaino. La camera è pronta, attendo al bar la signora del B&B.

Oggi è un appartamento tutto mio, al prezzo di una camera però. La titolare, Anna Rita, è molto gentile e disponibile. Ha diversi B&B qui in paese. Io l’ho trovata come B&B San Marco.

Nel borgo ci sono dei murales in rilievo, molto belli, vedi le foto. L’artista che crea queste meraviglie è Anna Maria. Ho avuto il piacere di conoscerla: bella persona, umile e imbarazzata ai miei complimenti. È la custode del bellissimo castello, visitabile e pieno di storia.

Nel castello c’è il suo zampino: cartelli e rilievi lo rendono più bello. A pranzo ho preso cibo da strada in un forno, ma per la cena ho prenotato dove Anna Rita mi ha consigliato. Purtroppo prima delle 19:30 non si mangia, accidenti.

Ho visto tutto il visitabile qui. Mi manca solo il Monastero dei Frati. Andrò prima di cena, ma probabilmente vedrò solo l’esterno.

Domani la tappa non è da prendere sottogamba: lunga e con bei dislivelli. Cerco di partire prima del solito. La salita importante è all’inizio, farla senza essere esposto al sole non è male.

A domani.

Giorno 06 – da Pacentro a Caramanico

Giornata senza caffè. Il bar non ha aperto come promesso, allora alle 6:30 mi incammino. Mi aspettano 2 ore e mezza di salita, le voglio fare senza sole a picco. In realtà tengo la maglia fin quasi al passo San Leonardo. Fa fresco, i pantaloni lunghi mi salvano dalle simpatiche piante pungenti.

Poco da raccontare: bei panorami e tanta fatica. Il borgo a metà tappa, Roccacaramanico, è deserto. Carino ma incompiuto. L’ho comunque visitato.

La cosa più interessante è un ramarro che mi ha tagliato la strada, un po’ di pecore, un po’ di mucche e null’altro. In paese tanti gatti. Caramanico è un altro borgo bello. C’è un parco faunistico dove si trovano punto informativo e timbro per la credenziale.

Vuoi scoprire tutti i cammini in Abruzzo? Qui te ne parliamo!

Sono in un appartamento, si chiama “Lu Glicine”. Sarà la mia dimora anche domani. La gentile gestrice domani mi viene a prendere al fine tappa e mi riporta qui per la notte. Il giorno dopo, alle 6:00, mi riporta all’inizio della tappa.

Che bello, tanta disponibilità. Per un giorno cammino più leggero, solo tanta acqua e il necessario per la giornata. Il resto rimane qui.

Oggi ero particolarmente stanco. Dopo i compiti sono crollato a letto a pisolare, ma sono rimasto cotto. È tardi per me, mi metto a nanna.

Ciao.

Giorno 07 – da Caramanico a Decontra

Ore 6:20, già in uscita dal borgo. Con il dormire di ieri non è servita la sveglia. Niente bar aperti prima delle 7:00, lo sapevo. Faccio a meno.

Senza traccia avrei faticato a trovare la via, segnata solo dopo le case. Ma che giornata oggi. Roba da “pelo sul petto”, per me che non ne ho. Impegnativa.

A metà della stupenda gola, la batteria dello smartphone mi dà il 20%. Non è possibile, sono appena partito. Attacco la batteria esterna per ricaricare, ma rimango un po’ in ansia.

Decido comunque di avanzare verso l’eremo. Se la carica provvisoria finisce, torno al bivio e vado al fine tappa senza visitare l’eremo, collegando la seconda batteria di riserva. Il tutto per sicurezza. Fra il resto, in tutta la gola il segnale è assente. Questi sono posti che solo raramente sono frequentati. Senza batteria vuol dire senza traccia, e sono solo, quindi nessun rischio.

Aumento il passo. Voglio arrivare all’eremo, anche se so che è solo un povero muro in rovina. È questione di orgoglio. Il cammino lo voglio fare tutto, senza un metro in meno. E vengo premiato: ho il mio eremo, in meno tempo delle indicazioni.

Probabilmente questa è la tappa più bella in assoluto. Inizio in una gola con fiume e cascate, poi in un bosco di faggi per salire all’eremo, infine su un sentiero che taglia la montagna con panorami stupendi.

Ho appuntamento con Cristina del Lu Glicine al ristorante Al Cervo, al fine tappa a Decontra. Il problema è che non ho segnale e non so dove sia il ristorante. Dovrei chiamare Cristina per avvisarla che sono arrivato prima del previsto, ma niente: no segnale, no chiamate.

Per fortuna c’è una donna dietro a una casa. Anche se non capisce l’italiano, Il Cervo lo sa indicare. E fu così che in un solo colpo ho: Wi-Fi, ricarica smartphone, caffè e birra con stuzzichini. Gentilissimi al Cervo. Cercherò di passare in camper e cenare da loro con Dory.

In poco tempo arriva il mio angelo che mi porta all’appartamento. Domani viene alle 6:00 per riportarmi su, dove inizierò l’ottava tappa, la più dura del cammino.

La bacchetta ha riperso la punta e io l’ho rimessa con più colla. Spero tenga. Il borgo è carino e offre varie possibilità di alimentazione. Questa sera sarà pinza con una birra artigianale alla spina. A domani, se non mi addormento mentre scrivo.

Giorno 08 – da Decontra a Macchie di Coco

Eccomi alla temuta ottava tappa. Scrivo nell’attesa del passaggio alla partenza, Decontra. Cristina è proprio gentile. In maggio farà il Cammino di Santiago, via portoghese. Chissà se noi pellegrini l’abbiamo stimolata.

Ieri probabilmente è stata la tappa più bella, ma oggi ci sono tre eremi molto interessanti, 1350 metri di salita e quasi altrettanti in discesa, in 22 km, dice la guida. Vedremo come andrà.

Lo zaino torna a essere pesante. Ho i sali anche per domani, non ci saranno da comprare. Una scusa per avere mezzo litro di liquidi in più.

Un eremo è libero e l’altro lo trovo aperto. Si paga un biglietto, ho telefonato per sicurezza. Il terzo è prima del fine tappa. Non so quando avrò accesso al B&B, il gestore è stato evasivo in merito.

Non vedo l’ora di partire. Un’emozione. È la tappa più popolare di entrambi i cammini di Celestino. Magari trovo qualche pellegrino.

Partito alle 6:20 da Decontra, arrivato alle 16:20, quasi senza pause, perché negli eremi si gira parecchio. Mai seduto, nemmeno all’Eremo di Santo Spirito, dove ho bevuto 2 caffè: uno prima della visita e uno dopo.

Alla fine l’applicazione mi dà più di 24 km fatti. Ma torniamo alla partenza. Mentre salgo vedo due cerve attraversare. Poco dopo, ancora in paese, una cavalla con il suo puledro galoppano liberi. Non male come partenza.

Partenza in salita, sulla pancia della montagna. Praticamente tutta salita fino al bivio per l’Eremo di San Giovanni, quello con accesso esposto, quello famoso. Ho promesso a Dory che non sarei andato su perché pericoloso. In verità, già per arrivare sotto e vederlo, ho lasciato zaino e bacchette. Ci sono delle prese scavate nella roccia per scendere, in semi-sicurezza.

Una volta sotto mi rendo conto che le scale sono abbastanza sicure, quindi le faccio e lì mi fermo. Da lì in poi si è più alti e, nonostante il desiderio di proseguire, ho mantenuto la promessa. Mi sono girato e sono sceso senza proseguire.

In effetti dà molta adrenalina anche solo salire le scale. Mettersi in pancia con una gamba nel vuoto per qualche metro sarebbe interessante. La penitenza si fa nel ritorno alla traccia: una bella salita!

Il cammino prosegue con saliscendi in un bosco di faggi meraviglioso. Prossimo obiettivo è l’Eremo di Santo Spirito. Ultimo chilometro in salita su asfalto. Qui arrivano con le auto, si paga un biglietto e si visita l’eremo, molto, ma molto bello. Una bella esperienza.

Dopo i caffè mi rimetto di buon passo con la mantella. Piove. Decido di proseguire comunque sul sentiero ufficiale, senza ascoltare i consigli della barista di fare la strada per risparmiare chilometri e tempo. Avrei saltato il terzo eremo, San Bartolomeo. Mai e poi mai. Sono in questo cammino soprattutto per le visite e la storia. Voglio godermi tutto.

E ho fatto bene. Dopo un po’ smette di piovere e sono tornato nel bellissimo bosco di faggi. Tanti chilometri su e giù, giù e su, fino ad arrivare alla gola dove vedo San Bartolomeo in parete. Devo solo scendere e risalire.

Qui mi si scolla un pezzo di suola delle mie scarpe nuove. Poi dei rovi mi strappano il fazzoletto per il sudore, che io uso soprattutto per scacciare mosche e tafani. Si è rotto il fermo.

Stacco il pezzetto di suola, recupero il fazzoletto rimasto nei rovi e faccio una serie di scale scavate nella roccia per visitare l’eremo. Bello anche questo. Da lì, in mezz’ora, sono in B&B sotto la doccia.

Riparo le scarpe. Anche la seconda si sta scollando. Vedo che hanno risparmiato con la colla. Io ci provo, vediamo se funziona. Il fazzoletto non sarà un problema. Ora sono in attesa di cena e poi immediatamente a letto. Sono molto stanco.

Domani sarà sicuramente meno dura, anche se ho allungato la tappa originale di 6/7 km. Non trovavo una camera a prezzo umano a Serramonacesca e così ho trovato a Pretoro.

A domani.

Giorno 09 – da Macchie di Coco a Pretoro

Questa mattina mi sono svegliato presto. Aspetto il chiaro per partire. Fuori solo boschi e prati, niente caffè. Sicuramente oggi non sarà dura come ieri, ma ancora non so quanto dovrò camminare. La guida dice 15 km, ma la traccia scaricata si interrompe molto prima di Serramonacesca.

In più dovrò fare altri chilometri per arrivare al B&B che mi ospita, a Pretoro. Farò un pezzo di tappa di domani. Ancora cervi, tre: un maschio, credo, e due femmine, una più grande. Ho sentito il loro “canto”. Mi guardavano da lontano. È stato bello.

Accidenti ai cani aggressivi. Passo davanti a un cortile con tre maremmani, recintato, ma uno esce. È sempre una paura. Arriva vicino, fino a toccare le bacchette allungate per difesa. Solo lanciando un sasso si è convinto a lasciarmi andare.

Anche oggi due eremi. La grotta molto carina e l’Eremo di Sant’Onofrio non è così bello e ben tenuto come altri, ma è sempre un luogo particolare.

Decido di andare a Serramonacesca per il caffè, visto che la traccia scaricata si ferma all’eremo. Poi ho ripreso il tragitto ufficiale prima di Pretoro. È diventata una tappa non male pure questa, lunghetta: alla fine quasi 27 km.

Altri due cani, di media stazza, sono venuti a farmi le feste. Non ho capito se fossero vagabondi o in fuga da case locali. Mi hanno seguito, ma uno, il nero, l’ho dovuto mandare via di forza. Lui mi ha scortato per tanto e non aveva intenzione di cedere.

Pretoro è carino. È tutto in pendenza, un borgo verticale. Il B&B è carino da matti, molto curato, in una casa antica. Si chiama Casa Milà. Domani è giorno di riposo: solo 10/11 km. Le mie gambe ringraziano in anticipo. Oggi in lontananza si vedeva il mare. Questo mi fa pensare che manca poco a Ortona: -3.

A domani.

Giorno 10 – da Pretoro a San Martino Marrucina

Tappa corta. Volevo partire tardi, dopo le 8:00, quando apre il bar in cima al paese, ma no: non sapevo cosa fare per un’ora. Allora mi sono incamminato un po’ alla volta.

Pensavo: vado piano così passa il tempo. Subito nel boschetto dei mulini rupestri e poi nelle campagne. I tafani mi fanno accelerare, poi cani di tutti i tipi che escono da campagne e case. Altro che andare piano! Il mio caffè è a Rapino, un paesino più giù, sperando di trovare un bar aperto.

Eccome se c’è il bar aperto. Due: uno sulla via e uno nel bellissimo centro storico. Che meraviglia la parte vecchia di Rapino. Vale la pena fare una variante e salire in visita. Due le chiese, chiuse entrambe, ma il borgo è top!

Parlando con la barista di sotto, il vero problema sono i figli che vanno a studiare altrove e poi, causa lavoro, non tornano qui a vivere. Lei ha tre figli e nemmeno uno qui. Poverina. Io soffro ad averne solo una lontana.

Il turismo potrebbe essere la soluzione. In questa zona hanno borghi fantastici, sentieri nei boschi e attrazioni storiche. Qualche visitatore nordico lo sa. Vedo solo loro in giro. La gente del posto non è di sorriso facile, ma molto disponibile e gentile.

Qui torno a vedere olivi come qualche giorno fa, vigneti in collina e ghiande in terra, sulla salita che mi porta a San Martino, fine mini-tappa odierna.

Proprio all’inizio della salita, la bacchetta famosa perde ancora la punta. Allora apro l’officina e riparo alla buona. A casa sistemerò in modo permanente. Per ora va bene così. Comunque dovevo fare sosta per mettere la crema solare.

Arrivato al borgo, noto cerchi di cotone fatti all’uncinetto, colorati, un po’ ovunque. C’è stata una festa a tema. Niente bar aperti. Uno è in ferie, l’altro, dice Google e spero, apre dopo le 17:00. Però sono fortunato: un negozietto di alimentari ha due tavoli e così posso bere la birra d’arrivo.

Dormo in un agriturismo, a 15 minuti dal centro. Non fa ristorazione, solo camere. Se non apre il bar delle 17:00, dovrò fare dieta. Ho solo una banana, tre biscotti e due pacchetti di crackers. Domani vi racconterò se ho fatto un po’ di dieta.

Giorno 11 – da San Martino Marrucina a Crecchio

Alle 6:30 in cammino. Grande discesa su strada di campagna e poi a risalire dall’altro versante. Ieri il bar era aperto e mi sono nutrito. In più, la signora della camera mi ha portato un bel panino che mangerò a pranzo.

Il caffè spero di berlo in un paese qui vicino. Si passa con il cammino, si chiama Filetto e, a vedere dal grafico, poco prima mi aspetta una bella rampa al 20%. La prenderò con molta calma. Filetto, il paese del peperoncino. Tutti gli anni, ad agosto, fanno la festa e si mangia piccante.

Anche qui, a 20 km dal mare e 20 dalla montagna, il paese si svuota. Troppe volte, nei vari cammini fatti, ho “sentito” questo dramma: i vecchi rimangono senza i figli, soli.

Qui ho bevuto due caffè: uno all’andata e uno al ritorno, dopo aver visitato il paese e pensato alla cena. Oggi arrivo in un posto dove c’è solo un bar, sempre se è aperto. Quindi nello zaino ho tutto quello che mi serve oggi per nutrirmi.

Sono passato da boschetto a oliveto, viti, campagna, collina, ancora boschetto su strada bianca. Noci, ghiande e nocciole. Camminata rilassante. Tafani? No, oggi no.

Cani? Sì, ma nulla di che. Uno era vicino alla pensione: un abbaiare spento, ha fatto due metri ed è tornato indietro. Uno, da un prato, si è ben guardato dallo scendere in strada. Il terzo e ultimo è arrivato fino a cinque metri. Come l’ho guardato, è filato via con la coda fra le gambe.

Tutto tranquillo fino a Canosa Sannita, dove vedo un distributore e becco un bar. Manca poco a Crecchio, ma ancora non ci sono, quindi niente birretta. Caffè, riposo un po’, ricarico lo smartphone e mi avvio. Un po’ di discesa e un po’ di salita per l’arrivo, come tutta questa giornata.

Arrivo alla meta e scopro che ci sono almeno 4 bar, di cui 3 aperti. Scopro anche che nel pomeriggio apre un alimentari. Mi hanno informato male, meglio così. Questa sera pizza alla romana.

In tutto il paese non c’è segnale, o quasi. Il traffico voce è molto scarso. Per i dati bisogna andare in certi punti. Al B&B hanno il Wi-Fi fuori uso, sembra per un fulmine di qualche giorno fa.

Borgo bello, piccolino, con un bel castello, ma visitabile solo in parte. All’interno quasi tutto smaltato, niente sassi a vista, solo una torre da salire su quattro. Museo praticamente etrusco e un po’ medievale, senza i mobili. C’è un letto a baldacchino, molto bello, ma solo quello. Un po’ una delusione. Il castello esternamente è stupendo.

Ho recuperato ancora un tubetto di Attak. A forza di usarlo è finito. Mi tiene insieme bacchetta e suole delle scarpe. Domani è l’ultimo giorno di cammino. Rientro con il treno il giorno stesso. Pochi chilometri e sarò al mare, con i piedi nell’Adriatico. Massimo 4 ore!

Manca poco. Oggi dalla torre del castello vedevo il mare più vicino. Ora riposo, cena e letto. Domani sveglia alle 5:30. Ortona mi aspetta.

Giorno 12 – da Crecchio a Ortona

Confesso che oggi le avevo proprio girate. La batteria dello smartphone non ha caricato. Ho aspettato la carica completa e lì ho perso un po’ di tempo.

Esco, mi porto ai segnavia che ho cercato ieri e mi accorgo che portano nel nulla. La traccia uguale. Giro come uno scemo, ma non c’è proprio il modo di scendere alla Valle dei Mulini dalla parte medievale.

Mi porto sulla traccia con la strada normale, facendo un bel giro. Poi trovo anche il Cammino di San Tommaso, che passa lì.

Più avanti trovo un grande cantiere della De Cecco. È chiuso e sbarra la strada. Segnali e traccia puntano lì, ma non si passa, anche facendo i furbi. Torno indietro e trovo una strada alternativa, un giro largo.

Queste ultime tappe non sono così ben segnate come all’inizio, ma comunque accettabili. Oggi un po’ di sfiga. Saranno da aggiornare.

Andando fra vigne e olivi, trovo, con grande sorpresa, un bar. Wow. Caffè e pizzetta, e l’umore cambia. Perbacco, non posso mettermi di malumore il giorno del traguardo!

Come in tante città, in periferia, qualche idiota abbandona sacchi di immondizia. Non è un bel vedere, ma non cancella le meraviglie di questo cammino. Sono tante le emozioni godute in questi giorni.

Grazie ai tanti volontari che lo rendono fruibile. Si vede la loro passione nella cura dei sentieri. Grazie, grazie, grazie. Ortona si apre davanti a me. Il mio obiettivo è la spiaggia del faro. Lì sostituisco le scarpe con i sandali, metto i piedi nel mare.

Ecco, adesso il cammino è compiuto. Certo, i 267 scalini al faro, per tornare in centro a ricevere l’attestato con ceralacca, mi fanno sudare.

La signorina dell’accoglienza è molto gentile. Mi fa i complimenti e mi offre un dolce locale a base di cannella. Prepara con molta cura la pergamena. È un bel momento.

Nel corso centrale, pieno di turisti, mi sento diverso. Cerco il bar, carico lo smartphone e mi lavo alla meglio in bagno per non puzzare in treno. Cambio maglietta e lavo le ascelle in bagno.

Il caffè e la birra d’arrivo sono d’obbligo. Giretto, mi nutro, prendo due pizzette e le metto nello zaino. Vado alla stazione a prendere il treno. Anche questo cammino è finito.

Articolo di
Roberto Albasini

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