28 Aug 2025

Addio al Bivacco Pelino: il “guscio rosso” del Monte Amaro lascia il posto a una nuova struttura

Il Monte Amaro, con i suoi 2.793 metri, non è solo la vetta più alta della Maiella, ma anche la seconda cima di tutto l’Appennino. Per decenni, lassù, il piccolo igloo rosso del Bivacco Pelino è stato un simbolo riconoscibile, un rifugio di emergenza e un punto d’approdo per generazioni di escursionisti.

Vista dal Monte Amaro sul Bivacco Pelino

Dal 19 agosto 2025, però, quella sagoma familiare non sarà più lì ad attendere chi raggiunge la cima: il bivacco è stato smantellato per fare spazio a una nuova struttura, più sicura e funzionale.

Un passaggio di testimone

Il progetto è curato dal CAI di Sulmona insieme al Parco Nazionale della Maiella, con il sostegno della Regione Abruzzo e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nell’ambito del Piano per la Transizione Ecologica. Durante i lavori – che riguarderanno anche il vicino Rifugio Ciro Manzini – l’area della vetta è interdetta in un raggio di 150 metri.

Chi avesse necessità di pernottare può fare riferimento proprio al Rifugio Manzini (2.522 m, 8 posti letto, non custodito), raggiungibile in circa 50 minuti di discesa dalla cima.

Il Bivacco Pelino visto da sotto

Il bivacco e la sua storia

Per chi ama la Maiella e l’Appennino, il Bivacco “Cesare Mario Pelino” non è mai stato soltanto una struttura di metallo. Quel piccolo igloo rosso, arroccato a 2.793 metri sulla cima del Monte Amaro, è stato per oltre quarant’anni un punto di riferimento inconfondibile: un segnale di sicurezza nelle giornate di nebbia, un obiettivo che dava forza negli ultimi metri di salita, un abbraccio silenzioso in cui trovare riparo quando la montagna mostrava il suo volto più duro.

La sua storia racconta di passione e resilienza. Dopo la distruzione del primo rifugio Vittorio Emanuele II nel 1944 e del bivacco costruito nel 1966 – spazzato via da una tempesta nella notte di Capodanno del 1974 – fu il CAI di Sulmona a immaginare una soluzione innovativa: una cupola geodetica in metallo, leggera ma resistente, trasportabile in quota con l’elicottero. I lavori iniziarono nel 1981 e terminarono l’anno successivo, quando il nuovo bivacco venne inaugurato e dedicato a Cesare Mario Pelino, giovane socio prematuramente scomparso.

All’interno offriva dieci posti letto a castello, senza comfort né servizi aggiuntivi, ma con l’essenziale per affrontare la notte: un tetto, quattro pareti, una porta che chiudesse fuori il vento. L’acqua non c’era, e ognuno doveva portarla con sé. Ma chi vi ha pernottato ricorda la sensazione di dormire dentro a un guscio sospeso tra cielo e terra, con il respiro affannato dell’alta quota e le stelle che sembravano toccare le lamiere.

Il Pelino era anche un luogo di incontro. Qui si ritrovavano alpinisti, escursionisti, scialpinisti che risalivano le “rave” innevate del massiccio. Per molti era la meta simbolica di una lunga traversata, punto d’arrivo della terza tappa del Sentiero del Parco e punto di partenza della quarta. Per altri era un semplice sogno: la foto davanti al piccolo igloo rosso, conquista che raccontava più di mille parole.

Negli anni il Pelino è diventato parte integrante dell’identità della Maiella: un’icona visiva, ma anche un tassello della memoria collettiva di chi ama la montagna. Il suo smantellamento segna la fine di un’epoca, ma non cancella il valore di ciò che ha rappresentato. Perché il Pelino non era soltanto un bivacco: era una promessa di accoglienza, un simbolo di tenacia, un frammento di storia sospeso sul tetto della “montagna madre”.

Panorama sull’Appennino da dentro il bivacco 

Monte Amaro e il Parco Nazionale della Maiella

Con i suoi 2.793 metri, il Monte Amaro è la cima più alta della Maiella e la seconda vetta di tutto l’Appennino. Una montagna che domina con la sua mole compatta, riconoscibile da chilometri di distanza, e che da sempre porta con sé un valore che va oltre la geografia: spirituale, culturale e identitario. Non a caso la Maiella viene chiamata la “montagna madre” d’Abruzzo, perché per secoli ha rappresentato rifugio e nutrimento per intere comunità, luogo di pascoli e transumanza, ma anche scenario di eremi e vita ascetica.

Oggi questo cuore selvaggio è tutelato dal Parco Nazionale della Maiella, istituito nel 1991 e riconosciuto come Geoparco UNESCO per l’eccezionale ricchezza geologica e naturalistica. Il parco custodisce oltre 500 chilometri di sentieri, canyon e valli profonde, boschi estesi e altopiani d’alta quota che si aprono a panorami mozzafiato.

 Qui vivono lupi, camosci appenninici, aquile reali e una flora rara che rende la Maiella uno scrigno di biodiversità. Salire sul Monte Amaro significa attraversare paesaggi che cambiano continuamente – dalle faggete della valle alla nudità delle pietraie sommitali – fino a trovarsi sospesi in uno spazio che unisce cielo e terra, dove ogni passo diventa esperienza e memoria.

La croce posizionata sulla vetta del Monte Amaro

Uno sguardo al futuro

Il nuovo bivacco, la cui inaugurazione sarà annunciata nei prossimi mesi, ospiterà circa una decina di persone e manterrà il ruolo di avamposto di alta quota. Sarà diverso nell’aspetto, ma la sua funzione resterà la stessa: garantire sicurezza, accoglienza e memoria per chi sceglie di raggiungere la vetta della Maiella.
 Il Pelino lascia così il posto a un nuovo capitolo. Eppure, per molti, resterà sempre legato all’immagine di quel guscio rosso che, per oltre quarant’anni, ha vegliato sul Monte Amaro.

Articolo di
Davide Nanna
Sono una persona molto ambiziosa e intraprendente. Ho fatto della mia passione un lavoro fondando Cammini d'Italia, un'idea nata nel 2017 sulla Via degli Dei.