By Matteo Dapporto
27/07/2026

Il Cammino Grande di Celestino di Matteo con l’Abruzzo attorno

Otto giorni di cammino, da Sulmona fino al mare, attraversando alcuni dei paesaggi più intensi d’Abruzzo. Matteo ci racconta il suo Cammino Grande di Celestino seguendo le tracce degli eremi incastonati nella roccia, attraversando boschi, borghi, salite impegnative e lunghi tratti di silenzio. Dalla Valle Peligna alla Majella, fino all’arrivo a Ortona e alla Costa dei Trabocchi, il paesaggio cambia continuamente, ma resta sempre protagonista. Il suo racconto fa emergere il cammino così come lo ha vissuto: la fatica delle giornate più dure, il maltempo, le partenze all’alba, gli incontri lungo la strada e quei momenti capaci di restare impressi nella memoria. Accanto alle emozioni trovano spazio indicazioni sulle tappe, consigli pratici e osservazioni utili per chi sogna di partire.

Introduzione

Sono qui per condividere con voi un percorso molto bello, nella speranza di fornirvi informazioni che vi incuriosiscano al punto da approfondirlo e poi intraprendere questo grande cammino nel cuore dell’Italia. Non mi soffermerò sui dettagli, ma ci sono molte cose da visitare e l’acquisto della guida è consigliatissimo, perché è davvero ben fatta. (Il cammino di Celestino. Il percorso classico nel cuore d’Abruzzo, di Barbara Gizzi)

Ho cercato un cammino che mi consentisse di immergermi in una regione che ho imparato a conoscere nel tempo e che mi ha subito affascinato. Non avevo giorni sufficienti per completare le 12 tappe dall’Aquila a Ortona e quindi ho scelto di iniziarlo a Sulmona (dove inizia il classico Cammino di Celestino), per arrivare in otto giorni a Ortona e raggiungere la Costa dei Trabocchi.

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E se vuoi essere sicuro di non perderti durante il tuo percorso, ricorda di scaricare l’app di Cammini d’Italia prima di partire! Con essa avrai a disposizione tutte le tracce gpx di molti cammini italiani e potrai navigare facilmente, anche offline. Scopri di più a questo link!

Tappa 01: Sulmona – Pacentro

16 km, 650 m D+, 300 m D-

Il mio cammino inizia dal cuore di Sulmona, a 4,5 km dall’abbazia di Santo Spirito al Morrone, primo dei tanti punti di interesse di questo cammino. L’orario di apertura è alle 9:00. Merita una visita. A poche centinaia di metri si trova il Campo 78, campo di prigionia durante la Seconda guerra mondiale che ha ospitato prigionieri alleati catturati dall’esercito italiano durante le campagne in Nord Africa. Non sono riuscito a organizzare una visita, ma vi consiglio di informarvi adeguatamente sulla possibilità di farla. Usciti dall’abbazia, inizia una delle tante salite di questo cammino, che conduce all’eremo di Sant’Onofrio al Morrone, nel quale si inizia a entrare nel mood di questa splendida avventura.

Tutti i punti di interesse di questo meraviglioso cammino li puoi trovare sull’APP Cammini d’Italia. La puoi scaricare gratuitamente da qui!

Da lì si riscende verso Sulmona, attraverso i resti del tempio di Ercole Curino, per poi risalire a Pacentro, in quella che, inaspettatamente, resta impressa nella mia mente come la parte più faticosa del cammino. Sicuramente non lo è, ma arriva alla fine del primo giorno, sotto il caldo sole del primo pomeriggio, sull’asfalto, con il vento di scirocco e una temperatura superiore ai 30 gradi. La sera mi godo un tramonto straordinario dalla signora Stella della Casa Vecchia, davanti a un bicchiere di vino, salumi e formaggi: un quadro che resta ben impresso nella mia memoria.

Tappa 02: Pacentro – Caramanico terme

20 km, 750 m D+, 850 m D-

Quasi tutto il dislivello positivo della tappa è all’inizio, perché si sale da Pacentro verso il Passo San Leonardo. L’avevo già fatto in moto e lo ricordavo meno faticoso. La mia ansia da prestazione mi ha fatto dormire preoccupato e, memore del caldo del giorno prima, ho deciso di partire all’alba per sfruttare l’ombra e le temperature gradevoli. Scelta perfetta. La salita è costante, ma si sviluppa interamente su un sentiero meraviglioso, con il panorama che si apre verso le montagne, vero cuore di questo cammino. Si lascia la Valle Peligna e, dal Passo San Leonardo, si scende nella Valle d’Orta verso Rocca Caramanico, per poi chiudere a Caramanico Terme. La discesa è lunga e costante; il versante è sempre al sole, lungo il monte Morrone, con vista sulla Majella ancora innevata. Gli ultimi 40 minuti di tappa sono su asfalto, con piccoli tratti di saliscendi che ti fanno desiderare una birra ghiacciata.

Tappa 03: Caramanico Terme – Decontra

14 km, 770 m D+, 550 m D-

Caramanico è alle porte della Valle dell’Orfento, riserva naturale dal 1971. Ci si tuffa in discesa nel parco, per poi risalire ai resti del secondo eremo di Sant’Onofrio. Qui il sentiero è interdetto, impedendoci di proseguire lungo il cammino originale; si riscende quindi di circa 2 km per riprendere in direzione di Decontra. Tutto previsto e ben segnalato. Qui, complici l’inizio della stagione e il recente maltempo, la discesa risulta complicata dalla presenza di foglie che rendono scivoloso il passo e richiedono particolare attenzione. La risalita verso Decontra è bella e senza particolari difficoltà.

Tappa 04: Decontra – Macchie di Coco

23 km, 1.350 m D+, 1.350 m D-

mmersi nella quiete di Decontra, si ammirano le montagne circostanti e si ha modo di riflettere e meditare sulla tappa successiva, che si presenta come la regina delle tappe per punti di interesse e difficoltà. Parliamo di una tappa che è più da trekking che da cammino vero e proprio. Il dislivello è importante ed è concentrato per il 90% a inizio giornata, su un percorso quasi interamente scoperto e con una pendenza costante che lascia poco spazio per rifiatare fino all’eremo di San Giovanni. Il panorama è straordinario, con la Majella a portata di mano, il Gran Sasso che si staglia sul fondo e l’orizzonte che lascia intuire il mare. È consigliatissimo partire molto presto, per ragioni di temperatura e lunghezza della tappa (per me sono state otto ore di cammino). Da qui si riscende agevolmente per circa 5 km, prima di affrontare un sentiero che si snoda dentro una ripida faggeta fino al ruscello di Santo Spirito. La discesa è resa impegnativa dalle foglie, che coprono interamente un selciato di pietre ricoperte di muschio. È un tratto scivoloso che richiede molta attenzione (questa condizione, riscontrata al momento del mio passaggio, probabilmente non è quella standard in altri periodi). Dal ruscello si risale nel bosco, per chiudere con 1,5 km di asfalto in salita e all’ombra verso l’eremo di Santo Spirito, altra perla che merita una visita. Da qui ci sono ancora circa 10 km tra discesa e risalita per giungere all’eremo di San Bartolomeo, sempre su sentiero, sempre nel bosco. San Bartolomeo rimane la cartolina più bella di questo cammino, nei miei occhi e nella mia mente. Non perdetevelo. Per chi volesse accorciare la tappa, dall’eremo di Santo Spirito all’eremo di San Bartolomeo si può percorrere la strada asfaltata (con traffico quasi azzerato) per una lunghezza di 4,5 km, invece dei 10 km del sentiero.

Nota importante: in questa tappa, da San Giovanni all’arrivo, si è praticamente sempre senza campo, disconnessi da amici e parenti; avvisate i congiunti deboli di cuore.

Tappa 05: Macchie di Coco – Manoppello

20 km, 780 m D+, 1.300 m D-

La quinta tappa porterebbe a Serramonacesca, dove si conclude il Cammino classico di Celestino; è tuttavia presente una variante che porta a Manoppello, per visitare la basilica del Volto Santo, e io ho deciso di sperimentarla. Ho percorso questa traversata, con un’ampia vista sul Parco nazionale della Majella, durante il maltempo, che le ha donato un tocco di amaro romanticismo che avrei volentieri evitato. La variante risulta meno battuta, con erba alta in molti tratti e visibilità ridotta a causa del maltempo. Il sentiero non è difficile, ma sono arrivato completamente zuppo, soprattutto nelle scarpe, con la conseguente enorme difficoltà di asciugarle per il giorno dopo. La tappa tocca la suggestiva grotta di Sant’Angelo e si fa complessivamente apprezzare per il panorama.

Tappa 06: Manoppello – San Martino sulla Marrucina

21 km, 600 m D+, 550 m D-

Il rientro da Manoppello a Serramonacesca consiste in 5 km di sentiero, che ho trovato in pessime condizioni a causa del maltempo del giorno precedente e, probabilmente, delle settimane precedenti. Ci sono tratti poco battuti nei quali si combatte con rovi e sterpaglie. L’arrivo all’abbazia di San Liberatore ripaga però di tutti i disagi, perché si giunge in un posto magico, di rara bellezza.

Qui si conclude il Cammino classico di Celestino ed è difficile immaginare una conclusione migliore. La mia tappa, invece, prosegue verso San Martino, con il paesaggio che cambia sensibilmente, aprendosi a vigne e uliveti, lasciandosi alle spalle l’ambiente montano (che tuttavia ci accompagna visivamente fino al mare) e degradando dolcemente verso la costa.

Tappa 07: San Martino sulla Marrucina – Crecchio

18 km, 440 m D+, 660 m D-

Lo sguardo è sempre più rivolto verso il mare e deve trascinare il cuore rimasto ancorato alle tappe precedenti. In questa tappa ci si riconcilia con i cammini veri e propri: si abbandonano i grandi dislivelli e si notano le balle di paglia, i filari e gli uliveti. Il clima si fa più umido, ma il vento è fresco e presente, per fortuna. Si ha la sensazione di essere su una tappa di trasferimento, con gran parte del percorso su asfalto. L’arrivo a Crecchio è piacevole, perché il borgo è delizioso e il castello ci attende maestoso.

Tappa 08: Crecchio – Ortona

14 km, 85 m D+, 290 m D-

Ha tutto il sapore dell’ultima tappa del Giro d’Italia, quella che devi fare, ma sai già che non inciderà sulla classifica. Quando leggi le caratteristiche ti commuovi e pensi: “Ora che mi sono allenato, mi fai fare 85 m D+?!” Sono solo 14 km, in sostanziale pianura, e quasi ti viene voglia di percorrerli due volte, non fosse per il panorama, che ha meno da offrire. Per questo pianifico una partenza all’alba, che mi porta a Ortona in circa tre ore. Alle 10:00 metto l’ultimo timbro e ritiro il Testimonium, mi libero dello zaino e noleggio una bicicletta (scelta consigliatissima) per percorrere la stupenda ciclabile lungo la costa verso i trabocchi, tutta pianeggiante e ventilata.

L’esperienza complessiva è molto positiva. Non è il mio primo cammino in solitaria e si conferma una grande esperienza emotiva, arricchita da incontri che aggiungono sale a un viaggio di per sé già molto appagante. Questo “Cammino con l’Abruzzo intorno”, alla fine, lo ricordi come quello con “l’Abruzzo dentro”, perché sei costantemente immerso in un ambiente, in una regione e tra persone che si fanno apprezzare e riconoscere per la loro forte identità.

Per me anche questo cammino è stata l’occasione di osservare meglio zone che credevo di conoscere, di soffermarmi a imprimere immagini in uno scatto e a fermare il tempo in bianco e nero, perché il bianco e nero è la sintesi che toglie il superfluo e ti mostra l’essenziale, proprio come ogni cammino mi riconduce a fare.

Articolo di
Matteo Dapporto

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