In cammino con i bambini: Ottoscarponi a Santiago!

Siamo Valentina, Fernando, Gaia (9 anni) e Diego (6 anni) e, a Luglio di quest’anno (2023), abbiamo fatto il nostro primo cammino di più giorni in famiglia.

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Premetto che abbiamo sempre fatto trekking in montagna, sin da quando i bambini erano piccolissimi. Prima portandoli in marsupio, poi facendoli gradualmente camminare in autonomia. Era da tanto, però, che pensavamo di fare un vero e proprio cammino. Nello specifico, era tantissimo che veniva fuori sempre lo stesso argomento: fare il cammino di Santiago. E quindi ci siamo decisi! Intraprendere un cammino con bimbi piccoli ha bisogno di una certa pianificazione, soprattutto se è la prima volta.

Motivarli prima di partire

Durante le settimane prima della partenza, parlavamo spessissimo del cammino, abbiamo guardato film, documentari, incontrato persone che lo avevano già fatto e che ci hanno raccontato la loro esperienza. Abbiamo spiegato ai bambini cosa avremmo fatto e come, cosa avremmo visto e dove saremmo dovuti arrivare. I bimbi devono sentirsi parte integrante di una grande avventura, devono essere parte attiva nei preparativi. Siamo andati tutti insieme ad acquistare tutto l’occorrente e, soprattutto, il loro principale compagno d’avventura, lo zaino da trekking! Lo abbiamo personalizzato, testato, riempito col necessario (massimo peso consentito). Alla fine si erano talmente tanto gasati che non vedevano l’ora di partire!

Stanco di leggere? Ascolta il podcast che abbiamo fatto assieme!

Allenarli fisicamente

Nei mesi precedenti la partenza è sempre buona norma (in generale) allenarsi. Noi uscivamo almeno un paio di volte a settimana facendo dei mini trekking, anche di pochi km. Questo servirà, oltre che ad abituarli a camminare per tanto tempo (soprattutto se non sono allenati), anche a testare la loro “resistenza”.


Servirà anche a noi per capire quanto lunghe potranno essere le tappe e, quindi, a suddividere il percorso secondo le esigenze del bambino. A tal proposito è sempre bene studiare in anticipo il cammino per capire cosa ci aspetta e dove è il caso di dividere le tappe in due. Noi, per esempio, ci eravamo accorti che alcune tappe lunghe sarebbero potute risultare troppo faticose perché una di seguito all’altra quindi le avevamo spezzate in modo da renderle più leggere.

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Vietato annoiarsi

Il peggior nemico, per un bambino che sta facendo un cammino (ma anche un trekking in montagna), non è la pioggia.. e nemmeno il vento o il caldo. È la noia.
Un bambino che non si annoia ha capacità e resistenza incredibili. Quindi la parole d’ordine è gioco! Qui diventa fondamentale l’abilità (e forza di volontà) del genitore a intrattenere, distrarre e giocare. Noi facevamo il gioco delle rime, il gioco degli indovinelli, recitavamo filastrocche, cantavamo canzoni, inventavamo storie. E poi cercavamo tracce di folletti ed elfi tra le felci, abbracciavamo gli alberi quando eravamo stanchi e avevamo bisogno di energia.

Di grande aiuto sono anche gli incontri che si fanno durante un cammino. Conoscere persone nuove che, spesso, parlano anche un’altra lingua, è sempre uno stimolo e motivo di curiosità! A noi hanno aiutato tantissimo, per esempio, quando partivamo al mattino presto. Vedere tanti pellegrini che, nonostante fosse l’alba, si mettevano già in cammino, ha reso tutto meno pesante e faticoso per i bimbi.

In conclusione: perché fare un cammino in famiglia?

Fare un cammino è un’esperienza che ogni famiglia, almeno una volta, dovrebbe fare. Perché lascia il segno, ed è una delle cose più educative che un bambino possa fare. I bambini imparano cos’è essenziale davvero, la condivisione e la solidarietà, la costanza, la resilienza e lo spirito di adattamento. Durante un cammino si è tutti uguali, si sviluppano relazioni profonde con altre persone che, spesso, sono anche tanto diverse da te.

Tutto questo è amplificato all’interno di una famiglia. Perché si condivide tutto, ogni minuto, ogni ora, ogni giorno. Gioie, dolori, meraviglia. Si affrontano difficoltà e si superano insieme, ci si conosce davvero in profondità, si diventa complici, ci si sostiene.

Valentina @ottoscarponi

Articolo di
Cammini d'Italia