In cammino lungo i sentieri europei per raggiungere l’Atlantico – Mattia Molinari

A poco più di un mese dalla partenza per Il Grande Viaggio, vi racconto cosa mi ha spinto a partire e vi svelo il significato più profondo del mettersi in cammino.

Ognuno di noi possiede un mazzo di chiavi, che usa in momenti diversi della propria vita per aprire nuove porte dentro se stesso ed accedere ad un nuovo livello di conoscenza. Nei momenti difficili della nostra esistenza abbiamo l’opportunità di elevare la nostra consapevolezza e le chiavi nel mazzo sono gli strumenti che ci aiutano a farlo. Abbiamo chiavi di ogni taglio: grandi, piccole, dalla forma strana ed altre anonime. Ognuna di queste apre una porta specifica dietro alla quale si celano nuove prospettive, insegnamenti, cambiamenti radicali, insomma qualcosa di indispensabile per noi stessi. Qualcosa che ci serve per “crescere”.

Mattia Molinari

Poi c’è il “Cammino”, una sorta di passe-partout che tutti inconsapevolmente, conserviamo in un taschino a parte, distaccato dal mazzo di chiavi.

Lungo il corso della vita, può capitare di ritrovarsi bloccati in circostanze in cui sembra di soffocare, da cui apparentemente non abbiamo via di uscita. In quei casi ogni chiave presente nel nostro mazzo appare come un aggeggio inutile. È così che spesso iniziamo a cercare al di fuori di noi stessi, un’altra persona, un nuovo sport, un nuovo lavoro, una vacanza, insomma iniziamo ad aprire porte all’esterno cercando quella via d’uscita, che ci porti alla luce di una “vita nuova”.

Secondo il mio punto di vista, c’è una soluzione molto più semplice!

Il grande viaggio

Era la fine dell’estate 2022 quando ho immaginato per la prima volta “Il Grande Viaggio”. Un giorno di settembre ho acceso il GPS e tracciato una linea dalla porta di casa mia, che si trova a Forlì, fino a Tarifa sulla costa atlantica della Spagna. Non so perché proprio quel posto, ma il vento soffiava in quella direzione e non mi sono fatto altre domande. Non ho fatto altro che immaginare la strada più spettacolare per raggiungere quella meta. Non la più veloce o la meno faticosa, ma la più spettacolare.

Volevo vivere tutta la bellezza interiore ed esteriore del cammino.

Mi è servito un po’ di tempo per organizzare la partenza e ho sbattuto la testa diverse volte, soprattutto contro me stesso, contro i miei limiti, le aspettative, le insicurezze, le paure.

Poi un giorno, durante una meditazione, qualcosa dentro mi ha detto che il mio sogno era facile da realizzare. Che in realtà non avevo bisogno del coraggio, non dovevo aspettare il momento opportuno e nemmeno mi sarebbe servito un piano dettagliato. Quello che dovevo fare era un passo, poi un altro e poi un altro ancora.

Mi ha detto che solo così avrei potuto percorrere quei 2300 km che mi separavano dalla mia destinazione e realizzare il mio sogno.

L’inizio del cammino

Così appena ho realizzato quanto fosse semplice la realtà, mi sono messo in cammino. Sono partito l’1 marzo 2023 con l’intenzione di percorrere e mentre scrivo questo articolo sono in viaggio da poco più di un mese.

In questo lasso di tempo ho attraversato l’Appennino tosco-romagnolo, affrontando la neve e il freddo dovuti ad una perturbazione meteorologica che ha interessato la prima settimana di viaggio. Sono stato costretto a camminare per quattro giorni interi nella neve e a passare notti in tenda con temperature ben al di sotto dello zero.

Ho attraversato in solitaria le Alpi Apuane, percorrendo una parte della storica Via Vandelli e la spettacolare cresta del Monte Cavallo, in una giornata in cui il cielo era così limpido che mentre camminavo a 1800 metri di quota potevo ammirare il Mar Tirreno davanti alla costa Toscana fino al golfo di La Spezia . Ora a causa di un’infiammazione al tendine d’Achille, sto riposando in una comunità montana al confine tra Toscana e Liguria. Approfittando dell’accoglienza di una famiglia cerco di rispettare i tempi del mio corpo, per recuperare la forma necessaria a riprendere il cammino.

I prossimi giorni di viaggio mi vedranno impegnato a percorrere tutta l’Alta Via dei Monti Liguri fino al confine francese.

Così in appena 30 giorni di viaggio, di cui 16 passati lungo i sentieri e altrettanti fermo per recuperare energie o semplicemente per godermi la bellezza dei luoghi, ho incontrato diverse difficoltà e momenti in cui la perdita motivazione mi avrebbe sicuramente indotto a lasciar perdere.

Perché sono ancora in viaggio dopotutto?

Beh! Se è vero che ho incontrato momenti difficili è vero anche che ho vissuto altrettante circostanze di indescrivibile entusiasmo e di accoglienza da parte delle persone incontrate lungo il cammino, che non mi hanno permesso di desistere.

Ho provato un fortissimo senso di umanità, vissuto la generosità nel gesto di sconosciuti che mi hanno aperto le porte di casa per ospitarmi, sentito l’euforia del vento lungo i sentieri di crinale, respirato l’odore del mare stando in piedi sulla cima di una montagna e ammirato la sconfinata bellezza dei paesaggi incontrati.

E ogni giorno che mi ritrovo a camminare sul sentiero, nel sole o sotto la pioggia, non penso mai alla mia destinazione. Ho sempre la ferma sensazione che la meta sia sotto ogni passo, ed in quel sentimento lascio andare i miei piedi incontro al presente, alla voglia di vivere il momento e di continuare il cammino un passo alla volta. 

In quest’avventura non cammino da solo. Oltre al supporto di molti che mi scrivono sui profili social, a quello della mia famiglia, delle persone incontrate lungo la strada, ho anche l’appoggio della associazione @InYourShoes (sito web InYourShoes) della quale sono portavoce. InYourShoes (tradotto NeiTuoiPanni) è una ONLUS che ha lo obiettivo di supportare le comunità di sportivi nei paesi in via di sviluppo e di incoraggiare e sostenere l’educazione scolastica dei futuri atleti.

La collaborazione con questa realtà ha come scopo quello di raccogliere fondi tramite la campagna su gofund.me a sostegno dei progetti presso la comunità sportiva di Iten, in Kenya e di alcune comunità di portatori in Nepal. Mettersi in cammino significa porsi in uno stato di vulnerabilità e in questo essere vulnerabile il camminatore riscopre capacità dentro se stesso che non pensava di avere. Misurandosi ogni giorno con circostanze attese e non, avendo a disposizione il minimo, ovvero ciò che può portare in spalla, è costretto ad utilizzare le proprie risorse personali. Inoltre attraverso l’incontro diretto con gli altri con il mondo il camminatore all’opportunità di sperimentare alcuni fondamentali della vita: la fiducia, l’accoglienza, la condivisione, l’accettazione.

Tutto questo, unito alla bellezza dei luoghi incontrati in viaggio, rendono il cammino un mezzo per crescere, riscoprirsi, cambiare e liberarsi. Per tornare al nostro mazzo di chiavi, il cammino è la chiave capace di aprire ogni porta, un passe-partout dentro se stessi per riscoprire che tutto ciò di cui abbiamo bisogno, è già dentro di noi.

Quando non trovi la chiave per aprire la porta giusta, ricordati che hai a disposizione il passe-partout.

Mettiti in cammino!

Mattia Gridelli Molinari

Potete seguire il viaggio sui canali:

Articolo di
Cammini d'Italia