Diari
By Martina Bastoni
27/04/2026

Martina e la sua Via degli Dei in tenda: partire da sola, arrivare insieme

Partire da sola mi ha permesso di spogliarmi delle aspettative e di farmi conoscere per come sono davvero.

Martina affronta la Via degli Dei da sola, per la prima volta, con la tenda sulle spalle e pochissima preparazione. Nel suo diario racconta cinque giorni intensi da Bologna a Firenze, tra fatica, imprevisti, notti fredde, incontri inaspettati e piccoli momenti che restano addosso. Ne esce il ritratto sincero di un cammino vissuto in modo essenziale e autentico, dove la dimensione più personale si intreccia con quella concreta della vita in tenda e con la bellezza della condivisione lungo la strada.

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Introduzione

Ciao, sono Marty, ho 25 anni e vengo da un paesino nella bassa cremonese, e questo è il racconto della mia Via degli Dei, il mio primo cammino fatto completamente da sola.

E tu? Preferisci camminare sola/o o in compagnia? Leggi questo articolo di Alessandra Lanza!

Questo cammino era da mesi lì nella checklist delle cose da fare prima dei…scherzo non sono così organizzata nella vita, ma sicuramente alla prima occasione disponibile avrei fatto questo cammino.

Nella mia immaginazione sarei stata super organizzata: tappe studiate, mappa alla mano, tutto sotto controllo. Invece giovedì 2 aprile alle 23:00 mi sono ritrovata sul materassino gonfiabile di Laura (la mia amica che studia a Bologna) a scaricare l’app del percorso. Notte praticamente insonne. Solo in quel momento mi sono resa conto che stavo per partire davvero… e zero preparazione!

Hai timore di partire per il tuo primo cammino senza un minimo di preparazione? Abbiamo scritto una guida al 1° cammino che fa per te!

Tappa 01: Bologna – Brento

Venerdì 3 aprile, unica certezza: dovevo fare 30 km. Io che 30 km a piedi non li avevo mai fatti in vita mia (o forse sì, una volta sulla Francigena, ma non mi ricordavo in quali tempi). Sveglia presto, alle 6:30 ero già in Piazza Maggiore.

Inizio a camminare e poco prima dei portici di San Luca mi affianca un signore che stava facendo la prima parte del tragitto. Parliamo di cammini, mi dà consigli sulle calze… poi al terzo gradino della salita mi saluta perché il mio zaino da 12,5 kg non mi permetteva di tenere il suo ritmo.

Portici di San Luca
Vista di San Luca

L’ho salutato sorridendo, pensando: “Ok Marty, il tuo cammino è appena cominciato sul serio”. La salita a San Luca è andata meglio del previsto. La parte peggiore è arrivata dopo, nel Parco della Chiusa: scarpe completamente infangate già alle 9 del mattino, nessuno intorno, e nella mia testa le orme di un cane diventavano tranquillamente quelle di un lupo. Morale: l’immaginazione a volte è una stronza.

Terreno decisamente favorevole al Parco della Chiusa

Per fortuna ho incrociato una coppia con cui ci siamo sorpassati per ore, scambiandoci saluti e sorrisi. Il famoso carrettino delle fragole non era ancora aperto quando sono passata io, ma mi sono presa un sassolino dalla cassetta “vendita sassi frutta” e l’ho eletto portafortuna ufficiale della Via. Arrivo a Brento verso le 14, scendo al campo sportivo e scopro che apre solo alle 17.

Ho aspettato leggendo, lavando i pantaloni dal fango e facendo un pisolino. Se solo mi fossi organizzata meglio sarei stata a conoscenza di questo piccolo dettaglio e forse avrei camminato con più calma. Una volta montate le tende e aperto il bar, iniziano le classiche presentazioni: “come ti chiami, da dove vieni, di cosa ti occupi”.

Ammetto che ho imparato pochissimi nomi quella sera. Cena con polenta liofilizzata non proprio memorabile, poi dritta nel sacco a pelo. Prima notte: freddo + umidità = quasi insonne per molti. Ero partita anche con l’obiettivo di testare il mio equipaggiamento, voto prima notte: “sufficiente con riserva”.

Tendata a Brento

Tappa 02: Brento – Madonna dei Fornelli

Colazione con porridge nel bagno del campo sportivo (l’unico posto caldo). Smonto la tenda e parto. Poco dopo trovo un gruppo di 8 ragazzi e decido di seguirli per non accendere subito l’app. Dopo mezz’ora mi ritrovo in testa… e mi accorgo che stavamo andando dalla parte opposta!

Li fermo, controlliamo la traccia: avevano disegnato loro un percorso a mano per evitare la strada asfaltata. Scelta vincente! A Monzuno li saluto e ritrovo Valentino e Roberto (conosciuti la sera prima, anche loro in tenda). Obiettivo della mattina: comprare un materassino in spugna per isolare meglio la tenda. Spoiler: fallimento totale.

Riparto sotto un sole che picchia. Incontro una coppia simpatica, Angie e il suo compagno; lei l’ultimo giorno mi chiederà il numero per mandarmi una foto scattata quel giorno. Un ricordo bellissimo. Arrivo all’Albergo Poli, monto la tenda nel prato dietro, doccia rigenerante.

Tendata a Madonna dei Fornelli

Con Vale e Roby decidiamo che la soluzione anti-freddo è il cartone: razzia al cassonetto della carta! Arrivano anche Marta e Ilaria, poi altri ragazzi. Aperitivo improvvisato e chiacchiere fino a tardi: arriva il momento di rimettersi nelle tende.

Tappa 03: Madonna dei Fornelli – Monte Fò

I cartoni hanno funzionato! Notte molto meglio, anche grazie al materassino prestato da Virgilio (con lui ed Emanuele avevo camminato l’ultimo pezzo del giorno prima). Dopo il solito porridge, parto. Davanti all’hotel incontro Matteo, un ragazzo che conoscevo da un’escursione a Volterra.

Inizio a camminare con il suo gruppo… e da lì la mia Via cambia completamente. Inizio a chiacchierare con tutti, rido, condivido la fatica. Mattia, la guida, mi dice: “Cammina con noi, è lo spirito del cammino”.

Non smetterò mai di ringraziarlo. Decido di restare con loro fino alla fine della tappa. La fatica diventa più leggera, i dolori si stemperano con le battute, e la sete aumenta più per le chiacchiere che per le salite. Arriviamo al Camping Il Sergente a Monte Fò.

Vista sul campeggio

Loro nei bungalow, io nello spazio tende. Mi invitano a cena al ristorante: per una sera abbandono la gavetta. Poi chiacchiere fino a tardi con altri ragazzi, tra cui Alberto (conosciuto già a Brento).

Tappa 04: Monte Fò – Tagliaferro

Decido di partire da sola, ma presto il gruppo mi raggiunge, provo a tenere il loro passo. Quel giorno chiudo la fila. Su una salita tosta resto indietro, arrivo in cima e li trovo lì: Fede, Andre, Samu e Matti che mi aspettano per vedere se è tutto ok.

In quel momento mi sono sentita davvero fortunata, non ero parte del gruppo ma si stavano preoccupando per me come se lo fossi. A pranzo a Sant’Agata aggiungono un posto a tavola anche per me, senza che io nemmeno lo chiedessi. Siamo solo a metà tappa e la fatica si fa sentire, il caldo non aiuta la progressione. Sant’Agata è un punto di passaggio per tutti: ritrovo Vale e Roby, i ragazzi della sera prima al ristorante, Simone, un ragazzo conosciuto durante un viaggio in Valtellina a Capodanno, Virgilio e Ema.

Foto di gruppo verso San Pietro a Sieve

La seconda parte della tappa è forse la peggiore di tutta la via: una lunga strada sterrata che ci conduce a San Pietro a Sieve, un po’ noiosa nonostante i bellissimi panorami circostanti, completamente scoperta, quindi non il massimo nelle prime ore pomeridiane, e troppo dura per i nostri piedi già compromessi dai 4 giorni di cammino. Dopo una tappa gelato continuiamo fino a Tagliaferro. Al B&B Elisis Elisabetta ci accoglie con il timbro più bello di tutto il cammino. Cena con Albi (anche lui in tenda) e tre ragazzi di Ancona: Giacomo, Anna e Federico.

Timrbo al Beb Elisir

Tappa 05: Tagliaferro – Firenze

Ultimo giorno, porridge ai frutti di bosco come da tradizione, foto di gruppo e si parte. Provo ad andare avanti da sola, ma ormai sono stata ufficialmente adottata da queste 14 persone fantastiche. Primo stop obbligato: shottino di amaro di Abeto al Convento di Monte Senario (esperienza vivamente consigliata).

Più avanti Matti ci annuncia “ultima pettata della via”: Vetta le Croci è la meta. I paesaggi circostanti aiutano a mitigare la fatica che in questo punto si fa veramente dura, ma la parte peggiore per i miei piedini, non messi un gran che bene, deve ancora arrivare. A Fiesole la tentazione del bus per Firenze è fortissima.

Dico la mia intenzione e vengo fulminata da sguardi di fuoco, soprattutto da Gaia (che ha fatto tutta la Via in Birkenstock!). «Dobbiamo farcela a piedi». Stringo i denti. La discesa su asfalto sembra infinita, ma vedere Firenze che si avvicina dall’alto è una cosa che non si dimentica.

Ore 18:28 entriamo in Piazza della Signoria. Finita. Per me è stato impossibile trattenere le lacrime, sarà la tensione che si è allentata o l’emozione per avercela fatta. Sono qui al termine di quella via che ho tanto sognato di fare.

Foto di gruppo all’arrivo in Piazza della Signoria, a Firenze

Conclusione

Ho scritto questo racconto più per me che per chi lo leggerà. Volevo fissare tutti i momenti, i nomi, le sensazioni. È stata una delle esperienze più intense della mia vita. Sono partita da sola con uno zainone da 12,5 kg, zero certezze e l’attrezzatura che già la prima notte ha mostrato le sue lacune.

Arrivare a Firenze con le mie gambe, dopo aver stretto i denti quando avrei voluto mollare e prendere quel bus, è stato un successone personale. Ringrazio me stessa per non aver mollato, ma soprattutto quel gruppo meraviglioso che mi ha adottata dal terzo giorno in poi.

Ho vissuto tre anime di questo cammino: da sola con il mio zaino, la vita da campeggio con gli altri in tenda, e la bellezza di camminare in compagnia. Sono partita da San Luca con una foto al mio zaino (non mi piace farmi foto) convinta che sarebbe stato il mio unico compagno.

Vederlo alla fine in un cumulo di altri zaini è stato il simbolo più bello di tutto. Non avevo mai pensato di fare la Via in solitaria, ma partire da sola mi ha permesso di spogliarmi delle aspettative e di farmi conoscere per come sono davvero. Grazie Via degli Dei per avermi confermato che questa è la strada giusta.

Bologna, 3 aprile 2026

Firenze, 7 aprile 2026

Grazie a: Albi, Vale, Roby, Virgilio, Ema, Simo, Matte, Samu, Albi, Leo, Matte, Matti, Chiara, Laura, Gio,
Fede, Anto, Gaia, Guido, Angy, Sara, Fede, Dave, Fede, Vittorio, Giacomo, Anna e Federico… e a tutti gli altri incrociati lungo la strada. Buon cammino sulle strade della vita, qualunque esse siano, rendetele indimenticabili e uniche!

Consigli utili per chi vuole fare la Via in tenda

Era solo il mio secondo viaggio in tenda, ma questi sono i consigli che mi sento di dare:
● Comodità a fine tappa: avere bagno e doccia calda dopo 25-30 km è una benedizione. Quasi tutte le strutture accettano le tende e il prezzo è onesto (circa 15 €: 5 € posto tenda + 10 € a persona).
● Calze: non risparmiateci. Ne portate almeno 3-4 paia di ricambio. Il fango è tantissimo e lavarle a mano è una guerra. Calze sporche = sfregamenti e vesciche assicurate.
● Carica batterie: problema ricorrente. A volte solo prese industriali, altre pochissime prese per tante tende. Un powerbank con pannello solare è un’ottima idea per essere più indipendenti.
● Isolamento termico: i cartoni sotto al materassino sono un’ottima soluzione low-cost e soprattutto low-peso. Isolano bene dal freddo/umidità del terreno e li trovi (o li chiedi) a ogni tappa, senza portarteli dietro.
● Cibo: a fine tappa c’è quasi sempre un bar o ristorante. Risparmiate peso nello zaino non portando tutte le cene, e portate più snack energetici da mangiare durante il cammino (barrette, frutta secca, gel).

Articolo di
Martina Bastoni

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