L’autunno è il momento più propizio per camminare nei luoghi amati da Beppe Fenoglio, lo scrittore albese che a San Benedetto Belbo trascorreva le vacanze estive da ragazzo, ospite di una zia. Torniamo quindi alle Langhe degli anni ‘30, quelle descritte nel romanzo breve La Malora, e in vari racconti brevi. Vedremo come molte cose sono cambiate, a cominciare dalla povertà: la “malora” è davvero un ricordo del passato, nella terra della pregiata nocciola Tonda Gentile delle Langhe, ricercatissima in tutto il mondo. L’Alta Langa è anche prossima al sito Unesco dei Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato. Le vigne qui non ci sono, ma non sono troppo distanti, e molti sono i turisti che dalle Langhe del Barolo e del Barbaresco si spingono in cerca di pace e natura su queste alte colline. Talvolta decidono pure di fermarsi.

 

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Verso Mombarcaro, da Lunetta

Erta selciata

Il percorso 

Un anello, prevalentemente su strade campestri asfaltate o sterrate, con pochissimo traffico esclusivamente locale, scende da Mombarcaro, tetto delle Langhe con i suoi 894 m, fino al fondovalle del Belbo, a San Benedetto, piccolo paese con antiche case di pietra, su un poggio. Si risale con un altro percorso, visitando una bella borgata che è anche un centro d’arte.

Come arrivare in Alta Langa

Mombarcaro e San Benedetto e tutta l’Alta Langa sono un posto fuori dal mondo, lontano da tutto: a circa 100 km sia da Torino sia da Genova, quasi 200 da Milano, sono un luogo dove bisogna proprio aver voglia di andare. L’auto è indispensabile, anche se qualche mezzo pubblico, a servizio degli studenti, viaggia nei giorni feriali. E ci si arriva seguendo strade con infinite curve, ma che ripagano con superbi panorami.

Prati e coltivi a San Rocco

Porta Sottana

Alcune cose da non perdere

Non tutti hanno la fortuna di vederlo, ma nelle giornate fredde e terse, dall’autunno alla primavera, dal bellissimo belvedere del paese si vede brillare il mar Ligure, all’altezza di Savona, e a volte si assiste al lento passaggio di qualche traghetto diretto in Corsica. Verso ovest, invece, la piramide che svetta sopra tutte le altre è il Monviso (3841 m).

Il nostro cammino inizia proprio dal punto più alto del paese, seguendo una carrareccia verso nord, che ci porta alla cappella campestre di San Rocco. L’interno è interessante, e si apre in modo automatico, grazie alla app Chiese a Porte Aperte. Nel ciclo di affreschi gotici che vi sono conservati, uno raffigura il miracolo di Santo Domingo de la Calzada, avvenuto lungo il Cammino di Santiago. Non deve stupire: dal crinale di Mombarcaro passavano i pellegrini compostellani che andavano a imbarcarsi a Savona.

Borgate e cascine tornano a vivere

Il percorso prosegue verso Ca’ di Lu, una bella borgata che ricorda, nel suo nome, la presenza del lupo. Lungo la strada, in parte sterrata, vecchie cascine che solo vent’anni fa apparivano sciancate e sul punto di crollare, sono state recuperate, e nuovamente abitate, sovente da stranieri. A Ca’ di Lu troviamo le prime tabelle che indicano i luoghi frequentati da Beppe Fenoglio e riportano brani dei suoi racconti, nel caso non avessimo portato con noi i suoi libri. Già si vede il borgo principale di San Benedetto Belbo, ma prima di arrivarci passeremo da Monastero, un gruppo di grandi cascine sorte sul luogo del perduto monastero benedettino, fondato qualche anno dopo il Mille. Furono i monaci, che provenivano da Castelletto Parmense, località posta lungo la Via Francigena, a introdurre pratiche agricole evolute, la coltura del castagno e forse anche le tecniche di costruzione dei muretti a secco.

Lunetta

Cappella di San Rocco

A casa dello scrittore

Ed è con l’”erta selciata”, un antico camminamento tra muri a secco, che arriviamo da Monastero alla Porta Sottana, l’entrata inferiore al castello, anche questo perduto, salvo qualche traccia delle mura. Sull’arco campeggia ancora lo stemma della casata dei marchesi Del Carretto, per secoli feudatari delle Langhe. Siamo a metà percorso, e ci conforta la vista di tavolini e la vetrina illuminata di un negozio e caffè, unico punto di ristoro lungo il cammino. Possiamo anche sederci, se c’è il sole, sulla panca all’ombra dei due grandi ippocastani. Proprio dove Beppe Fenoglio scriveva, con la sua Lettera 22 sulle ginocchia.

Nel 2022 ricorre il centenario della nascita dello scrittore, e tra gli eventi ci sarà anche l’apertura alle visite della “censa” di Placido Canonica, cioè la privativa: osteria, locanda e negozio, con licenza (da cui “censa”) per la vendita dei generi di monopolio di stato. Non sarà più bottega, ma un centro culturale e di accoglienza. Chi ha letto La Malora, ma anche il racconto Un giorno di fuoco, darà un volto al personaggio e al luogo.

Quattro passi ancora, tra i noccioli

Per chi non è troppo stanco, imboccando la strada per Mimberghe, al primo quadrivio una bella mulattiera sale nel castagneto, fiancheggiato da muri a secco, fino a un grande pianoro, dove sorge la cappella campestre della Madonna dei Piani. Se vent’anni fa era tenuto a prato da fieno, oggi il luogo è interamente coltivato a noccioleto, per il valore aggiunto che questa coltura assicura al coltivatore. Tornati per la stessa strada a San Benedetto, riprendiamo il cammino scendendo l’erta selciata fino al fondovalle.

Il paese visto da Ca’ di Lu

San Rocco

Arte contemporanea a Lunetta

Seguiamo le indicazioni per la valle Belbo, lungo la stradina asfaltata che si inoltra seguendo il corso del torrente, e deviamo verso Lunetta. Ci attende la salita, ma è dolce e facile. A metà strada possiamo riprendere fiato, con una sosta per curiosare tra le belle case di questa antica borgata, dove si è insediata una comunità di artisti e ha sede una importante galleria d’arte contemporanea. Passandoci in estate, si possono vedere le opere e installazioni a cielo aperto.

Il cammino prosegue verso il crinale, nel paesaggio sempre più aperto e panoramico. La strada sbuca proprio davanti alla chiesa di San Rocco: ancora qualche passo in salita e Mombarcaro accoglie con la sua piazza panoramica e il bistrot, per la merenda o l’aperitivo.

SCHEDA TECNICA

Difficoltà: facile

Lunghezza: 12,5 km

Dislivello in salita e in discesa: 550 m

Cartografia: Langhe Sud, 1:25.000, Fraternali Editore

ROBERTA FERRARIS

Nata in vista del Monte Rosa, ha mosso i primi passi saltando di sasso in sasso lungo le sponde del fiume Sesia.
I suoi studi sono stati intensi ma irregolari, tra Italia e Stati Uniti. Ha fatto lunghi viaggi a piedi soprattutto in Italia.
Grazie alla conoscenza capillare del territorio collabora dal 1994 per vari editori e con Touring Editore dal 1999. È autrice di numerose guide turistiche ed escursionistiche e di racconti di viaggio.
Ha scritto anche di cucina e di stili di vita sostenibili. Contribuisce ai suoi lavori editoriali anche con foto e illustrazioni botaniche. Dal 2014 è guida ambientale escursionistica della Regione Piemonte e accompagna gruppi in prevalenza stranieri, a conoscere luoghi e cultura del nostro paese. Vive in Alta Langa, in una cascina isolata in collina.

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