BOM Art Trail
Avventura
By Alessandra Lanza
24/02/2026

Gioia in Cammino e i suoi 2200 km lungo la Via Francigena

In ogni cammino, soprattutto in quello più lungo che ti sia mai capitato di fare, arriva un momento in cui smetti di chiederti se ce la farai e continui, semplicemente, a camminare. A volte quel momento arriva quando ti allacci le scarpe, indossi lo zaino e muovi i primi passi verso la tappa numero uno. Altre volte devi prima superare le prove più difficili, che ti si presentano una dopo l’altra, finché non ti poni più questa domanda senza nemmeno che tu te ne renda conto. 

Per Gioia Castigliego, che nell’estate 2025 ha deciso di percorrere la Via Francigena da Canterbury a Roma senza aver mai tentato prima un’impresa così lunga, quel momento è arrivato dopo una tempesta di fulmini durante la prima notte in tenda, una settimana psicologicamente durissima e incontri sfortunati che non vorremmo mai capitassero. Quel momento per Gioia è arrivato quando nonostante le difficoltà ha deciso con entusiasmo di continuare un cammino durato 95 giorni e oltre 2mila km, attravesando quattro Paesi diversi. Non male per una persona che, ammette, ha sempre sofferto di ansia.

Guida ambientale escursionistica nata ad Alghero nel 1999, Gioia racconta il suo approccio al cammino e la vita in camper sul suo canale YouTube e su Instagram: un modo di avvicinarsi alla natura lontano dalla performatività che è sempre più facile trovare online e che fa venire la voglia di sentirsi più liberi e coraggiosi, anche quando sembrano esserci degli ostacoli che la società vuole ancora convincerci siamo insormontabili.

L’inizio di Gioia in Cammino, fino alla Via Francigena 

Gioia descrive il suo percorso scolastico come un po’ caotico, e spiega come solo a posteriori per lei abbia avuto un senso, a partire da una grande passione per le lingue e per il mondo giapponese, in particolare per le sue opere pittoriche che rappresentavano la natura. Da Alghero, sua città di origine, si trasferisce così a Torino per studiare Lingue e Culture, e poi a Venezia, per una Laurea Magistrale in Antropologia dell’Asia, dove si specializza proprio nelle pratiche sociali relazionali tra uomo e natura nel contesto della Forest Therapy in Giappone. «Ho ritrovato molto del mio approccio alla natura, più lento che performativo». 

L’idea di diventare Guida Ambientale Escursionistica (GAE) arriva mentre si sta laureando. «Non avevo fatto tantissime esperienze in natura prima, perché ero insicura e soffrivo di ansia, ma volevo mettermi in gioco, ampliare la mia conoscenza teorica e pratica». E i nonni le fanno il miglior regalo di laurea possibile: il corso per diventarlo!

L’ansia è per Gioia una compagna di viaggio costante, soprattutto nel 2021, quando al primo anno di Università a Venezia attraversa la fine di una relazione importante. Ma due anni dopo, quando conosce il suo attuale compagno e gli racconta del suo sogno di percorrere il Cammino di Santiago lui la sprona e quell’estate Gioia compie quella che ricorda come “l’esperienza più bella della mia vita”, trasformando davvero il camminare in qualcosa di quotidiano. Nel 2024 vola in Giappone per fare ricerca, e compie due cammini in tenda: uno in coppia, l’altro, in montagna, completamente in solitaria.

I fondamentali di un cammino

Il primo criterio per scegliere un cammino, per Gioia, è capire dove passa: «Non significa che debba essere fatto di paesaggi (per un mese in Francia ho visto solo campi!), ma mi chiedo sempre se il sentiero sia tracciato in modo logico, oppure se fa arzigogoli strani».

Il cammino deve essere un’occasione di conoscenza e condivisione. «Lungo o corto, per me l’importante è che a un certo punto diventi sociale. Non sarei in grado di fare un cammino totalmente in solitudine, perché per me significa condivisione».

Un cammino, poi, deve essere “tenda friendly”. «Devo aver la possibilità di dormire in tenda in caso di emergenza, senza quindi transitare in zone dove di notte mi troverei con la paranoia». In caso di cammini lunghi, spiega, è spesso necessario dormire in tenda anche per motivi economici. L’importante è che ci sia la possibilità di collegamenti con le grandi città almeno ogni tanto, così da poter rifornire l’attrezzatura, comprare farmaci e così via.

E poi deve esserci qualcosa di nuovo da raccontare. L’idea di percorrere la Via Francigena nasce prima del 2025, insieme alla voglia di camminare per più mesi, da sola, e mettersi alla prova, portando con sé anche la tenda. Ne aveva sentito parlare dalle superiori, ma su YouTube «in pochissimi l’avevano raccontata a partire da Canterbury. A me sarebbe piaciuto se qualcuno lo avesse fatto… Così l’ho fatto io!»

Screenshot

Come cambia il rapporto con lo stare in cammino nel tempo di tre mesi

Una volta tornata a casa, a ottobre, Gioia riguarda tutti i video che ha pubblicato su YouTube e si rende conto di essere cambiata. «Sono partita dicendomi che sarei durata una settimana, che non ce l’avrei fatta. L’ho confessato anche su Instagram e quella sera mi sono fatta un pianto perché avevo paura di fallire». Eppure ha una voglia di camminare incredibile, ed è «gasatissima» per tutti gli incoraggiamenti raccolti durante lo Yunka Festival, il Festival organizzato da Cammini d’Italia, appena qualche giorno prima. 

«La primissima notte ho trovato le peggiori condizioni possibili: una tempesta di fulmini che mi ha costretta a fuggire e a cercare riparo. I primi due o tre giorni sono stati letteralmente una catastrofe e la prima settimana si è rivelata molto difficile: era qualcosa di diverso dal Cammino di Santiago o dal Giappone. Ero molto stanca, e non solo non avevo incontrato nessun altro pellegrino, ma avevo incontrato quasi esclusivamente problemi». A rendere ancora più sfidante l’esperienza c’è anche il lavoro che Gioia svolge da remoto, ogni pomeriggio, con il computer portatile che pesa nello zaino. 

Davanti a sé Gioia però ha tutta l’Europa e continua. Con il morale ancora alto, incontra però un altro ostacolo, che non avrebbe mai potuto aspettarsi: subisce una molestia da parte di due uomini, che la seguono in automobile e poi le sbarrano la strada. Per fortuna, tra le decine di guidatori che tirano dritto senza neanche chiedersi se sia tutto ok, una donna intuisce, si ferma e la aiuta. Gioia prende un paio di giorni di pausa, affronta l’accaduto al telefono con la sua psicologa, e si dà il tempo di capire come sta. 

Ricomincia a camminare, ancora una volta, e dopo una settimana incontra quelli che saranno i suoi compagni di cammino dalla Francia in avanti. «È migliorato tutto». Dalla terza settimana Gioia comincia a ridere degli imprevisti insieme ai nuovi amici e ritrova una serenità che solo poche settimane prima non avrebbe immaginato. 

Gli incontri sul cammino

Come si concilia il camminare da sola e il farlo in compagnia?  «Dipende. – dice, – c’è un equilibrio. Forse la cosa più bella è camminare con gli altri, ma in solitaria. In cammino, quando parti da solo, sai che avrai il tuo tempo, e che nessuno si offenderà quando vi ritroverete al bar, a cena, in ostello. È una magia quando incontri gli altri e la solitudine diventa una libera scelta». 

Ma gli altri non sono solo i pellegrini, bensì le comunità locali e le singole persone che abitano i luoghi attraversati, in grado di fare la differenza. «Durante la prima nottata in Inghilterra ho trovato un angelo che mi ha ospitato – e anche il resto della Via Francigena in Francia non sarebbe stata tale senza le persone che ci abitano. Ricordo tutti coloro che mi hanno aiutato con l’acqua, il dormire, compreso il centro di accoglienza migranti che mi ha fatto vedere da vicino una realtà che non avevo mai osservato. Nonostante quel brutto incontro, ne ho fatti centinaia di belli».

La Svizzera passa veloce, in appena dieci giorni, in cui Gioia dorme soprattutto in campeggi turistici. E poi l’Italia, casa. «Mi è capitato più volte di essere aiutata dalle persone al bar quando non trovavo da dormire, di incontrare ospitalità parrocchiali già piene, ma che trovavano sempre un posto. Dopo la Pianura Padana, invece, ho trovato molto distacco, forse perché ci sono flussi molto più importanti di pellegrini e viene meno l’aiuto della comunità. 

Essere una donna che cammina nel 2026

Camminare in quanto donna «è una delle cose che mi spaventava, ma come in tante altre situazioni della mia quotidianità – racconta. – Quando a 18 anni sono andata a vivere a Torino, tornavo da sola di sera sui mezzi. La questione è che una molestia può succedere ovunque: perché dovrei limitare la mia libertà quando non ci sono situazioni più o meno sicure? E mi dico sempre che se io queste cose non le faccio adesso, non le farò mai più».

Essere una donna che cammina da sola e lo racconta sui social, dice, «nonostante mi renda più vulnerabile ai commenti, mi rende davvero tanto felice quando ricevo i messaggi di chi mi dice che ho trasmesso la forza di fare qualcosa che non è poi più pericoloso di uscire e andare a correre intorno a casa. Sento di avere un grande privilegio in questo momento storico, e lo voglio usare, riappropriandomi del miei spazi e dei miei tempi».

«Lo so che non ci si sente mai davvero pronti per partire, ma è brutto limitare la propria libertà. Basta prendere qualche precauzione». Gioia, ad esempio, non condivide mai la posizione in tempo reale e ho pubblica sempre con qualche giorno di scarto. «Ho perso incontri con persone che mi avrebbero ospitato, ma dovevo pensare prima di tutto alla mia sicurezza».

Il rapporto con il corpo quando si compie e si torna da un cammino

Prima di partire per Canterbury Gioia è serena, nel suo peso ideale e piena di energia, rispetta il suo corpo e spera che la accompagni per il meglio. «Ho sempre avuto molti problemi con il mio corpo, a causa del bullismo che ho subito. Ma poi ho ricominciato ad amarlo e anche in quel momento mi sono avvicinata al giusto peso». 

Dopo un mese di cammino quotidiano, il corpo reclama cibo. «Mangiavo 3500 calorie al giorno e non prendevo un grammo: facevo 28 km al giorno e portavo con me 12 chili di zaino. Mi sentivo bella e forte!». Al ritorno a casa però Gioia passa da camminare per ore e ore a muoversi molto meno, mentre l’appetito resta lo stesso. «Lo stomaco e il cervello non capiscono che non sei più in cammino: ho avuta moltissima difficoltà a gestire la cosa e ora sto seguendo un piano alimentare più bilanciato, mentre faccio più sport. Nonostante abbia ripreso dei chili che in passato avrei odiato, ora mi guardo e penso che il mio corpo è bello, in grado di fare cose grandi». 

Il corpo, per Gioia, ora non è più un numero, ma un modo di sentirsi e di stare in movimento. Non è una figurina, come spesso accade per le donne, non è fatto per piacere, ma per vivere e fare esperienze.  «Il rientro è sempre difficile, ma resta quella sensazione di essere una macchina che può fare cose bellissime. Sarebbe bello parlarne di più, è un punto zero per la prossima avventura!». 

La prossima avventura, per ora, Gioia non vuole spoilerarla. «Lo sto organizzando. Sarà qualcosa più lungo e più difficile, ma rimarrò in Europa, perché c’è ancora tanto da vedere. Voglio mettere in gioco un po’ di più la mia solitudine e soprattutto dormire in tenda!».



Se questo articolo vi ha incuriosito, non perdete l’intervento di Gioia in Cammino a Fa’ la cosa giusta! (13-14-15 marzo a Rho Fiera), nello spazio di Cammini d’Italia.

Articolo di
Alessandra Lanza

Giornalista, fotografa, creator e project manager: racconto cose, cammino molto, porto i miei genitori a fare cose che senza di me non farebbero e non bevo. Nel tempo che rimane continuo a camminare!

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