BOM Art Trail
Diari
By Marianna Ferrara
02/03/2026

Il vero cammino sono le persone: Marianna e il suo Cammino di Santiago

Il Cammino di Santiago non è solo un percorso fisico, ma un’esperienza che trasforma. In questo diario, Marianna ci condivide il suo viaggio, raccontando non solo le bellezze naturali, ma anche gli incontri e le riflessioni che hanno arricchito il suo cammino. Ogni tappa diventa una scoperta, non solo del mondo, ma anche di sé stessa. Un racconto che coinvolge, emoziona e ispira, facendo vivere al lettore l’esperienza del Cammino come se fosse sua. Se hai mai pensato di percorrerlo, o semplicemente ami le storie di crescita e trasformazione, questo diario è quello che fa per te. Buona lettura!

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Introduzione

Una volta ho letto che un vero viaggio inizia molto prima della partenza. Il vero viaggio inizia quando lo si inizia a sognare e ad immaginare. Il vero viaggio inizia dentro noi stessi, quando desideriamo che qualcosa cambi, o ci cambi.

Tappa 01: Saint Jean Pied-De-Port – Roncesvalles

Sono sempre stata una frana con l’orientamento, ma ho giurato NIENTE Google Maps! Alle porte di Saint Jean mi sono imbattuta in Josè, per gli amici Pepp, che mi ha dato qualche utilissimo consiglio sullo zaino e sulla camminata in montagna (senza di lui probabilmente sarei tornata indietro).

Sono partita completamente ignara di ciò che avrei affrontato, e i 1400m di dislivello dei Pirenei sono stati una giusta iniziazione a quello che poi sarebbe arrivato. La salita è stata avvolta dalla nebbia, ma una volta arrivata in cima le montagne si sono rivelate in tutto il loro splendore: colori vividissimi, aria pura e silenzio assoluto.

Tra i Pirenei

Le mie gambe andavano spedite e quasi non avvertivo il peso smisurato dello zaino, ero lì dove dovevo essere e mi sentivo leggera, una sensazione così intensa che gli occhi hanno iniziato a lacrimare.

Non sai come organizzare il tuo zaino prima di un lungo cammino? Abbiamo scritto la guida che fa per te! Guida al 1° Cammino!

Ho camminato senza sosta per quasi 5 ore, prima di imbattermi in un gruppo di ragazzi italiani con i quali ho affrontato la discesa verso l’ostello che (spoiler) non era al completo, come mormoravano tutti. E’ incredibile quanto ci si possa sentire capiti da perfetti sconosciuti.

Tappa 02: Roncesvalles – Larrasoana

Sono partita quando il cielo era ancora buio e l’aria decisamente fresca, alternando qualche leggera salita a lunghi tratti in piano. David è stato il mio incontro della giornata, camminava con suo figlio David di 9 anni, David Senior ha fatto 7 cammini e il bastone con cui cammina conserva i ricordi di ciascun pellegrinaggio, mi ha detto che solo una volta arrivata “lì dove la terra finisce” avrei capito il vero senso del cammino.

La fatica ha cominciato a farsi sentire, soprattutto al tendine d’achille, così arrivata a Zubiri (tappa ufficiale) ho subito messo i piedi in ammollo nell’acqua fredda del fiume. Qui ho incontrato Elena, con la quale ho condiviso la prima tortilla del cammino e gli ultimi 6km per arrivare a Larrasoana. Qui l’ostello è stato monopolizzato da noi italiani che non abbiamo atteso troppo per organizzare una cena comunitaria.

Tappa 03: Larrasoana – Pamplona

E’ stata la prima partenza non in solitaria con il gruppo italo-maltese, con il quale è stato incredibilmente semplice aprirsi come non si è abituati a fare nella “vita vera”. Lungo la strada, a Zabaldika, abbiamo preso una strada in salita che ci ha condotta ad una piccola chiesa, qui ci è stata donata la Benedizione del Pellegrino, poche righe, molto intense che facevano molto ragionare sulle motivazioni che spingono a partire e su quelle che invece fanno continuare.

Girasoli sorridenti lungo il percorso

E’ stato un momento molto intenso e commovente. Una volta a Pamplona, essendo arrivati molto presto, ci siamo accaparrati i posti letto all’ostello Municipal, una vecchia chiesa sconsacrata con due camerate di letti a castello.

Fila di zaini per il posto fuori l’ostello

Tappa 04: Pamplona – Puente La Reina

Oggi abbiamo camminato tra campi di grano e di girasole fino a raggiungere Alto del Perdòn, il punto più in alto della tappa. Qui si trovano le famose sculture giganti dei pellegrini che, a piedi o a cavallo, ti indicano la direzione. Dopo una salita c’è sempre una discesa e quella di oggi era davvero molto ripida, sentita tutta sulle ginocchia.

Tappa 05: Puente La Reina – Estella

La colazione con pane e tortilla sta diventando la mia parte preferita della giornata. Non è stata una tappa particolarmente faticosa e partendo molto presto si riescono ad evitare le ore più calde della giornata che ad agosto vanno dalle 14 alle 16.

Arrivati ad Estella abbiamo trovato la città in festa: una marea di persone vestite di bianco e di rosso, musica, balli e urla ovunque. Non il massimo dopo quattro giorni passati a contatto così stretto con la natura.

Tappa 06: Estella – Viana

Stamattina mi sono svegliata consapevole che non stavo percorrendo appieno il “mio” cammino. Così ho camminato, ho camminato tanto, da sola, sotto al sole cocente, percorrendo gli ultimi 18km senza riuscire a trovare neanche un riparo dal caldo asfissiante. Lasciavo andare e mi sentivo bene.

Dopo quasi 40km ho raggiunto Viana, dove ho travato vecchi amici e il brillante Edu, dal Brasile, che affronta il cammino una birra alla volta.

Tappa 07: Viana – Ventosa

Dopo i 40km di ieri il mio passo di quest’oggi è stato blando e senza forze. Il caldo è sempre molto intenso e gli ultimi km sono sempre sfiancanti. Ma per fortuna ci sono i pellegrini!

In ostello abbiamo trovato Daniel, 7 cammini, la sua cagnolina Churrita, 2 cammini, e Joaquìn che ha cucinato per noi delle ottime tortillas.

Tappa 08: Ventosa – Santo Domingo de la Calzada

Ceci per colazione e di nuovo in marcia. E’ rigenerante svegliarsi presto e camminare, aria fresca e venticello, e poi assistere ad ogni singola alba è un lusso di cui non sapevo di aver bisogno. I colori sono così vividi e l’aria è cosi pulita e senza umidità.

Per fortuna lungo il percorso ci sono tantissime “fuentes” sotto le quali puoi abbeverarti e bagnarti i capelli, irrinunciabile con questo caldo. Oggi abbiamo attraversato i verdi vitigni de La Rioja, dorati campi di grano e rosse montagne, un paesaggio estremamente cangiante.

Tappa 09: Santo Domingo de la Calzada – Tosantos

Ho passato un anno intero a fotografare tramonti che per quanto belli rappresentano comunque delle fini; invece ora sono qui a meravigliarmi davanti ad ogni alba, forse questo è metafora di nuovi inizi?

ll corpo si sta abituando a tutti questi chilometri. Lungo il percorso ho incontrato un uomo dell’Uruguay, camminava perché era il suo sogno da venticinquenne, e dopo aver scoperto di avere un tumore all’ipofisi ha smesso di programmare e ha iniziato a vivere giorno per giorno.

Come se dovessimo scoprire di avere i giorni contati per iniziare a farlo. Oggi mi sono fermata nel primo donativo dall’inizio del cammino. Si tratta di una specie di oasi per i pellegrini che non chiedono soldi ma un’offerta a piacere.

La gentilissima signora dopo avermi preparato un panino con omelette super e una spremuta d’arancia, mi ha consigliato di fermarmi in un ostello donativo tipico del cammino.

Oggi mi sono imbattuta ancora una volta nella scritta “Ultreia et suseia”, un vecchio augurio tra pellegrini in cui ci si augurava di vedersi oltre, più avanti.

L’ostello donativo aveva delle regole: si cena insieme quello che si è cucinato insieme, si prega insieme e non ci si alza prima delle 6. Abbiamo effettivamente pelato le patate per la nostra cena e partecipato ad una funzione. Molto toccante è stato leggere le lettere di altri pellegrini, parole che ti entrano dentro, forse perché eravamo noi ad esserci dentro.

Tappa 10: Tosantos – Cardenuela Riopico

Oggi abbiamo trovato parecchie salite, alcune davvero ripide, passando in mezzo a boschi di querce, abeti e betulle, alte e fitte, perfetto per ripararsi un po’ dal caldo. La scoperta della giornata è stata Angelo, che aveva il suo stand di rifornimento nel bosco, pieno di energia e di poesie, ci ha regalato un bel discorso sul tempo, su quanto sia prezioso e su come sia il regalo più bello che possiamo fare a qualcuno: il nostro tempo.

Cena comunitaria

Tappa 11: Cardenuela Riopico – Tardajos

Per la prima volta abbiamo trovato pioggia sul nostro percorso, ma molto leggera e di passaggio. Arrivati a Burgos siamo stati catapultati nei suoni e nei rumori di una grande città, che stridono un po’ dopo tutti questi giorni a contatto con la natura.

Mi sono resa conto di quanto siamo bombardati da stimoli ogni giorno senza neanche accorgercene, chissà se sarà dura riabituarsi alla “realtà”. Qui mi sono resa conta che nelle grandi città i pellegrini non sono troppo ben visti. Tappa obbligatoria: la cattedrale. Incredibile quanto costino questi pochi passi in più nell’economia di un cammino.

Tappa 12: Tardajos – Castrojeriz

Siamo pronti ad affrontare il grande nemico del cammino: le mesetas. Temibilissime a detta di tutti, io ovviamente non sapevo di cosa parlassero; camminavo e basta.

Il deserto, distese di niente infinite, strade lunghe e tutte uguali, senza speranza di trovare conforto dal caldo. Partire presto la mattina qui è fondamentale. Sennò non avremmo potuto goderci lo spettacolo della luna piena illuminare immense distese di girasoli.

Finalmente sono arrivate le vesciche; le ho sentite formarsi già ieri, quando ho continuato a camminare sapendo di avere i calzini bagnati, che principiante.

Tappa 13: Tardajos – Villarmentero de Campos

Partenza difficile quest’oggi, una salita infinita, ma una volta arrivati in cima, le mesetas si sono aperte sotto ai nostri occhi, una strada lunga e serpeggiante fiancheggiata da campi di grano e sullo sfondo, ad illuminare il tutto, una luna gigante. I nuovi incontri e le chiacchierate profonde non mancano mai lungo il percorso, ma che sofferenza dover gestire il dolore delle vesciche, sembra aumentare ad ogni passo.

Tappa 14: Villarmentero de Campos – Terradillos de Los Templarios

Oggi il cammino è stato più dolce e l’aria fresca ci ha dato una marcia in più. La luna illumina sempre il nostro percorso e in ogni alba riesco a cogliere colori e sfumature diverse.

Salvador, uno spagnolo, mi ha detto che la cosa più importante è fare il proprio cammino, non avrebbe senso fare tanti km se non per incontrare se stessi.

La musica è il miglior antidolorifico; ammetto che nei momento più duri, quando i dolori alle vesciche diventavano insopportabili, alzando il volume (e cantando ovviamente) è andata molto meglio.

Tappa 15: Terradillos de Los Templarios – El Burgo Ranero

E’ meraviglioso che lungo il percorso ci siano locali dove puoi fare una colazione degna di questo nome. Sul cammino ci si aiuta sempre, alle volte offrendo antidolorifici o compeed, altre offrendo bottiglie di vino.

Tappa 16: El Burgo Ranero – Arcahueja

Non chiudere occhio durante la notte perché un tuo camerata russa a tutto spiano? Accade anche questo. Ho incontrato tante persone, tutte accomunate da una costante: il sentirsi strani e fuori posto nella “vita vera”. Forse siamo solo fuori contesto, come il brutto anatroccolo.

Spero di riuscire a portare con me da questo incredibile viaggio, la capacità di focalizzarmi solo sull’essenziale. Abbiamo deciso di non arrivare fino a Leòn, un po’ per evitare la grande città (e le persone), un po’ perché quando il corpo reclama riposo è fondamentale ascoltarlo.

Tappa 17: Arcahueja – San Martìn del Camino

Leòn distava meno di due ore di cammino, così ci siamo incamminati leggermente più tardi. Tutte le grandi città sono precedute e seguite da infinite zone industriali, lungo le quali camminare non è poi così piacevole, soprattutto dopo essere stati così a stretto contatto con la natura.

Ho trovato la cattedrale di Leòn davvero bella, ho apprezzato tanto le sue vetrate colorate, mentre continuo a pensare che la gentilezza sia un optional nelle grandi città, qui sembra diamo fastidio, e noi togliamo subito il disturbo.

La partenza ritardata ci ha dato filo da torcere, e a fatica abbiamo raggiunto la tappa successiva, in netto ritardo e del tutto sfiniti.

Tappa 18: San Martìn del Camino – Murias de Rechivaldo

L’hospitalera del nostro ostello ci ha salutati tutti con un abbraccio, dopo averci preparato una colazione da dieci e lode. This is the camino.

Lungo la strada ci siamo fermati in un donativo gestito da David, un uomo dagli occhi bellissimi e tristissimi allo stesso tempo; da 12 anni vive in quel luogo, sfiduciato e a tratti arrabbiato col mondo, chissà qual è la sua storia.

Abbiamo incontrato Julius, viene dal Cammino del Norte, ma li ha trovato troppe persone e pochi ostelli, così ha deciso di deviare il suo percorso.

Gli ultimi 6km sono stati davvero tosti, non tanto per il percorso, ma forse ho leggermente sottovalutato l’idratazione. Prima di andare a letto ho alzato gli occhi al cielo: non ho mai visto in vita mia un cielo così pieno di stelle.

Tappa 19: Murias de Rechivaldo – El Acebo

Il primo vero letto del cammino; ci sono comodità alle quali difficilmente ci si disabitua. Chissà come usciranno le analisi a fine cammino considerando la smodata quantità di uova che sto ingerendo?!

Anche oggi la musica mi ha aiutata ad affrontare le salite trovate lungo il tragitto, che è continuamente costellato di frasi motivazionali, incitamenti e il classico “ultreia et suseia”.

La salita ci ha portati diretti alla “Cruz de hierro”, un’alta croce in ferro in cui i pellegrini lasciano una pietra raccolta durante il cammino, simbolicamente significa lasciare i pesi che ci portiamo dietro inutilmente.

Tappa 20: El Acebo – Cacabelos

La grande città di oggi era Ponferrada, ma camminare da così tanti giorni ha affievolito la mia vena turistica, ogni passo è importante e non va sprecato. Raggiungere l’ostello è sempre un grande traguardo, specie quando ad attenderti c’è un allegra e rumorosa feste di paese.

Tappa 21: Cacabelos – La Faba

Di domenica mattina è praticamente impossibile mangiare qualcosa prima delle 10, se la prendono molto con calma gli spagnoli, meno male che la tratta di oggi è stata piuttosto ombreggiata. Il cammino è quando non ci sono bagni nelle vicinanze e una signora tanto gentile ti lascia entrare in casa sua per utilizzarlo.

Ho camminato insieme ad una signora francese, Laurence, fa parte di un’associazione che utilizza il cammino per reintegrare i giovani  problematici; sogna di aprire una sua associazione, per poter aiutare più ragazzi, per far capire loro che la costanza è fondamentale e che le cose veramente necessarie della vita si contano sulle dita di una mano.

Tappa 22: La Faba – Trìacastela

Ad attenderci c’è il fatidico  O’ Cebreiro, il punto più alto e temuto del cammino. In realtà, essendoci avvantaggiati con 3km di salita ieri, i 5 rimanenti sono stati sì faticosi, ma non impossibili. O almeno non quanto la discesa che ne è seguita, ripidissima e tutta brecciolina, un delitto per le mie ginocchia.

Con O’ Cebreiro abbiamo finalmente raggiunto la Galizia, la patria del polpo. E anche qui, altre salite. Il cammino è aiutare chi ne ha bisogno. Come dividere il carico dello zaino di un amico per alleviare un po’ il suo dolore. La tratta di oggi è stata parecchio dura, caratterizzata da tanti sali/scendi, ma qui sul cammino viene curato tutto a suon di cerveza.

Tappa 23: Trìacastela – Barbadelo

L’ennesima partenza in salita per raggiungere un donativo dove si elargiscono free hugs e intensi sguardi negli occhi, oltre che buonissimi cafe con leche e dolcetti.

La Galizia è incredibilmente umida, si cammina tra boschi e nebbia così che i capelli possano raggiungere gradi di crespo mai visti prima. La grande città incontrata lungo il percorso è Sarria, dove si trova anche un ospedale, per le evenienze.

Tappa 24: Barbadelo – Ventas de Naron

La nebbia stamattina era fittissima, si sarebbe potuta tagliare con un coltello. Il cammino da questo tratto in poi comincia ad essere pieni di pellegrini, perché sono gli ultimi 150k m che ti garantiscono la Compostela, il certificato che attesta l’aver percorso il cammino.

Sono tanti e sono ovunque, prenotano gli ostelli con largo anticipo e questo scombussola un po’ la rutine di chi è in viaggio da più di venti giorni. L’umidità rende l’aria più pesante e molto appiccicosa, con tanti km alle spalle la stanchezza si fa sentire.

Tappa 25: Ventas de Naron – Boente

Ripartiamo sempre immersi nella nebbia che a tratti diventa pioggia. I pellegrini degli ultimi 100km sfrecciano con zaini leggeri, si fanno spedire i bagagli e si incamminano solo alle 8, quando tu stai camminando già da diverse ore.
La pausa pranzo più studiata del cammino: il polpo! A Melide abbiamo mangiato un polpo veramente buono, in cui non fare la scarpetta sarebbe stata una vergogna.

Gli ultimi 100 km

Tappa 26: Boente – Lavacolla

Abbiamo iniziato a prenotare gli ostelli, con tutti questi pellegrini lungo il percorso diventa quasi impossibile trovare posti per dormire. La Galizia è piena di boschi profumatissimi, ottimi per ripararsi dal sole e dal caldo (sempre che non piova). Lungo la strada abbiamo trovato uno stand in cui veniva servita paella da una pentola gigante, tutto gratis.

Tappa 26: Lavacolla – Santiago de Compostela

Abbiamo cominciato a vedere le guglie in lontananza e ogni passo si intensificava di emozioni sempre diverse. Non arrivare a Santiago non rientrava nei piani, non ho mai dubitato che ce l’avrei fatta, nonostante il mio zaino esageratamente pesante, le vesciche e i problemi al ginocchio.

Raggiungere la cattedrale è stato toccante. Vedere arrivare quella frotta di persone sporche, stanche, con i capelli spettinati, gli occhi umidi e il cuore in festa è stato magico.

L’arrivo.

Una volta ritirata la compostela abbiamo assistito all’omelia del prete nella cattedrale, che ha parlato di quanto sia difficile fare i conti con se stessi, ma che questo è fondamentale se vogliamo aspirare ad una società  migliore.

Tappa 27: Santiago de Compostela – A Pena

Una constatazione, quando l’ostello è all’inizio di Santiago, per cominciare la tappa successiva dovrai attraversare prima tutta la città.

Il cammino che porta a Finisterre essendo meno frequentato è anche meno fornito di ristori e ostelli. I 90 km da percorrere presuppongono delle tappe quasi obbligate. E’ stato molto piacevole ritrovare la gentilezza e la genuinità che ha caratterizzato la prima parte del cammino.

Tappa 28: A Pena – Logoso

Sono stati giorni di gentilezza, di nuovi incontri e di vecchie conoscenze. Ormai le gambe erano assuefatte a tutte quelle ore di camminata, e devo dire che stavano reagendo davvero bene.

Non penso di essermi mai sentita meglio fisicamente. Incredibile, dopo quasi un mese è stata sensazionale asciugarsi con un vero asciugamano, gentilmente offerto dal nostro ostello, anziché il mio telo ultraleggero in microfibra.

Tappa 29: Logoso – Finisterre

Non sapevo cosa aspettarmi dal cammino, non avevo letto nessuna guida, non sapevo cosa fossero le mesetas, non sapevo dei Pirenei, sapevo solo che avrei terminato il mio percorso godendomi il tramonto lì dove la terra finisce. E invece il meteo portava pioggia, ininterrotta, per tutta la giornata.

La nebbia era molto fitta quando abbiamo iniziato a camminare, l’umidità era altissima. Abbiamo raggiunto l’oceano  a Cee e costeggiato la spiaggia per un lungo tratto. Il cielo era grigio e questo dava un’aura di tristezza un po’ a tutto. Percorsi gli ultimi 3k  per arrivare al faro, abbiamo raggiunto il fatidico KM0, Finisterre.

E’ stata una sensazione molto intensa, c’eri solo tu, l’oceano, il tuo zaino e le tue scarpe. A quel punto il mio cammino è davvero finito, ho lasciato andare tutti i fardelli che mi ero portata dietro, anche quella fastidiosa tendenza a voler controllare tutto.

L’arrivo al km 0, al faro di Finisterrae

Non avevo avuto il mio tramonto, ma ho avuto un cammino meraviglioso contrassegnato da incontri speciali ed esperienze vere, profonde. Ho capito una cosa, che il vero cammino sono le persone e non importa che tu le abbia incontrare per qualche minuto o per una settimana, importa invece ciò che ti hanno lasciato fin tanto che hanno camminato accanto a te.

Articolo di
Marianna Ferrara

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📍 Lanciano
🏐 Ex volleyball player
🐚 Once a pilgrim always a pilgrim 🥚
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