Il primo diario e la prima condivisione per Anna, ragazza della Community di Cammini d’Italia. Con il desiderio di mettere un po’ d’ordine dentro di sé e ascoltarsi un po’ di più, decide di percorrere da sola il Cammino di Oropa. Nel suo diario racconta quattro giorni di pioggia, salite, nebbia, piccoli imprevisti e incontri arrivati proprio quando, forse, servivano. Da Santhià al Santuario di Oropa, il cammino diventa per lei un modo per alleggerire il cuore, ritrovare fiducia e scoprire quanto possano diventare familiari persone conosciute appena pochi chilometri prima. Perché è vero che la meta conta, ma forse conta ancora di più quello che succede lungo la strada.
Sapevi che puoi condividere anche tu la tua esperienza di cammino con la nostra community? Inviaci una mail a info@camminiditalia.org, e ti forniremo tutte le linee guida necessarie. Se preferisci, puoi anche raccontare la tua avventura nella Community Facebook dedicata.
Se non vuoi perderti lungo la strada, ti ricordiamo di scaricare l’app di Cammini d’Italia prima di partire! In un unico strumento avrai tutte le tracce dei cammini italiani, permettendoti di navigare (anche in modalità offline!). Te ne parliamo a questo link!
Introduzione
Ciao! Sono Anna, ho 25 anni e sono da poco tornata dal Cammino d’Oropa 🙂
Ho deciso di partire da sola per riuscire a trovare la pace da un dolore che da mesi mi sta mangiando dentro. Sono partita da sola per ascoltare quello che aveva da dire e che forse, nella frenesia della vita di tutti i giorni, non ero riuscita a comprendere davvero. Accade qualcosa di magico quando metti lo zaino sulle spalle, infili le scarpe e fai quel primo passo fuori dalla porta. Eh sì, tutto scompare e ti ritrovi tra la natura, così bella e imponente, e d’improvviso mi sono resa conto di essere felice. Felice di essere sotto la pioggia, felice del sole, della nebbia e soprattutto felice della fatica, che torna a farti emozionare come quando eri piccola e ti meravigliavi del creato e delle piccole cose. Beh, forse ho alzato un po’ le aspettative, maaa, shh, faremo finta di nulla 🙂 Buen camino!
Silvia sta per vivere un cammino speciale, anche se forse ancora non lo sa fino in fondo. Nel suo racconto troviamo tanti motivi per cui vale la pena preparare lo zaino, allacciare le scarpe e partire alla scoperta del Cammino di Oropa.
Tappa 01: da Santhià a Roppolo
Come prima cosa, comodissima partenza perché si può arrivare in treno! Io, siccome abito un pochetto lontana, mi sono fermata a dormire in ostello e sono partita il giorno dopo con il cuore in gola e l’eccitazione a mille. Ovviamente, piove! Metto su il guscio e il poncho e parto comunque, rendendomi conto dopo neanche 1 km che i miei pantaloni stanno imbarcando più acqua del Titanic, ma la gioia è troppa, perciò si continua! In realtà, la prima tappa è filata via liscia, è quasi tutta pianeggiante, perfetta come rodaggio, e non ho incontrato nessuno, perciò ho avuto modo di parlare con me stessa per tutta la strada. Dopo circa 7 km sono inciampata sui miei stessi piedi, cadendo rovinosamente a terra, e avrei voluto vedere davvero la scena dall’esterno perché deve essere stato alquanto divertente vedere un ammasso di roba spiattellarsi così al suolo; non ho avuto il coraggio di vedere il mio ginocchio fino all’arrivo (spoiler: era gonfio e la botta tuttora troneggia)!
Partire da sola significa anche riuscire a sfidare le proprie ansie e per me la parte più complessa è stata sicuramente riuscire ad andare a mangiare da sola al ristorante! Ma è proprio lì che ho conosciuto i miei primi amici del cammino, persone con le quali avrei condiviso la strada fino all’arrivo. Perché partire da sola vuol dire anche aprirsi all’altro, a chi, come te, ha una storia da raccontare e condividere. Ed ecco qui, quindi: Antonio e Valentina, una coppia di ragazzi svizzeri con Beck’s (il pellegrino d’onore, un labrador bellissimo).

Tappa 02: da Roppolo a Torrazzo
Il secondo giorno comincia, io parto sola, con il mio passo vivace e con meno peso nel cuore. Questa tappa è anche molto tranquilla: si viaggia con un cielo nuvoloso e, superato il monastero di Bose, viene giù un diluvio.

Per fortuna io sono in mezzo alla foresta e non lo sento particolarmente, ma ammetto a me stessa che i signori dell’ostello di Santhià avevano ragione: con la pioggia la natura esplode rigogliosa tutto attorno e io proseguo in salita un po’ emozionata, riconoscendo e cominciando sempre di più ad apprezzare questa fatica. Arrivo quindi a metà tappa, in un paesino che prometteva una bella vista, se non fosse stato che la nebbia copriva tutto, ma era proprio quella nebbia a dare migliaia di possibilità di immaginazione! Dopo il paesino incontro per strada Filippo, ragazzo con il quale avrei condiviso il resto della strada. Un po’ mi dispiace per lui perché l’avrò sicuramente intontito di chiacchiere ma, insomma, se abbiamo continuato la strada assieme vuol dire che non sono stata così tanto insopportabile, no?
La sera per me è una sorpresa: si cena tutti assieme nell’unico ristorante di Torrazzo. Una grande tavolata di risate, aneddoti, storie di vita e persone uniche. Ed è qui che presento gli ultimi viaggiatori del nostro gruppo: Pasqualina ed Eleonora (mamma e figlia che affrontavano il cammino assieme), il papà Rino e Artù (un bellissimo gatto), che le seguivano fedelmente in camper.

Tappa 03: da Torrazzo al Santuario di Graglia
Il terzo giorno l’ho vissuto con Filippo, camminando, parlando, ridendo, scherzando e faticando tra una salita e l’altra. A un certo punto, talmente immersi nelle chiacchiere, abbiamo anche sbagliato strada, ma nessun problema: facendoci largo tra i boschi e qualche guado, abbiamo ritrovato in breve la via maestra. In realtà il percorso è ben segnalato, basta non essere torda come me 🙂

Una cosa assolutamente da segnalare è il negozio di alimentari di Donato, dove è possibile comprare il panino per il pranzo, veramente eccezionale! Mi hanno anche lasciato il culetto del pomodoro che non era riuscito a entrare nel panino e io, da brava pellegrina, l’ho portato fino a Graglia con me; poi, ahimè, ho dovuto abbandonarlo.

Questa tappa cominciava a portare con sé l’eccitazione per l’arrivo del giorno dopo e già io pensavo con nostalgia ai bei momenti vissuti. È incredibile come, in davvero pochissimi giorni, persone sconosciute possano diventare casa. Ma forse è anche questo il bello: è così prezioso e perfetto perché l’unica imperfezione è, appunto, che deve finire.

Tappa 04: da Graglia a Santuario d’Oropa
Ultima giornata di cammino. Tutti preparati al peggio, alla salita verso Oropa. Ma posso dire che sì, è vero, la salita c’era, ma niente di così catastrofico come si preannunciava. Maledette voci che mettono paura! Tornando indietro, mi sarei vissuta questa tappa più lentamente, avrei rallentato di più, mi sarei goduta i paesaggi, gli animali, il respiro affannato, il cielo sopra di me… ma l’impazienza di vedere comparire la meta era tanta. E finalmente, eccola lì! Dopo 65 km, dopo 1.900 m di dislivello, era lì. Di fronte a me. O meglio, in teoria era lì, la nebbia copriva tutto.
Sapevi che ci sono tanti cammini che portano ad Oropa? Abbiamo scritto un articolo qui.
Ma la foto di rito c’è stata comunque e, dopo una doccia calda e la messa dedicata ai pellegrini, ci siamo trovati al bar perché una bella avventura va brindata.
La cena in uno dei ristoranti è stata spettacolare e la polenta concia ha rubato stomaco e cuori (non il mio, non sono un’amante della polenta). Abbiamo condiviso per l’ultima volta un pasto assieme, ci siamo salutati e abbracciati come vecchi amici e ci siamo diretti alle nostre camere (consiglio vivamente di fermarsi a dormire al santuario) per riposare finalmente e far sedimentare emozioni e fatiche.
Conclusione
Sono tornata a casa con il cuore caldo e colmo: per ogni persona che ti critica, ti giudica, ti fa sentire inadeguata, non abbastanza, o che non accetta come sei, ce n’è un’altra che invece ti accoglie così, per come sei, ti supporta e ti sostiene. E il cammino è anche questo. Ho voluto condividere la mia storia per rendere omaggio alle persone che ho avuto la fortuna di incontrare e che hanno reso la strada un cammino di crescita personale e di bellezza da scoprire. È stato davvero significativo perdersi per poi ritrovarsi.






