La Via Spluga è un trekking di 70 km tra Svizzera e Italia, da Thusis a Chiavenna, attraverso le gole della Viamala e il Passo dello Spluga. Il racconto di un viaggio in solitaria tra sentieri, laghi, cascate e borghi alpini, con consigli su tappe, trasporti, stagione e punti di interesse. Un itinerario da affrontare in quattro o cinque giorni
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Introduzione
La via Spluga è un percorso di 70 km che collega Thusis, nel Cantone dei Grigioni in Svizzera, a Chiavenna, in Valchiavenna, Lombardia, e ricalca le orme dei pellegrini e dei mercanti antichi sulle Alpi occidentali. È possibile percorrerla in entrambi i sensi: io ho scelto di partire da Thusis (720 m) e di far rotta verso Chiavenna (333 m) e tornare in Italia attraversando le gole della Viamala e il Passo Spluga (2115 m) e seguendo una segnaletica sempre presente e facile da individuare. Per percorrere la via Spluga sono necessari dai quattro ai cinque giorni, seguendo le tappe suggerite: volendo si può dilatare la permanenza, oppure, per chi è molto allenato, anche tentare l’impresa in 3 tappe, anche se a parer mio decisamente impegnativo! Personalmente, consiglio di dividerlo in 4 giorni.
Avrei voluto percorrere la Via Spluga durante il ponte del 2 giugno, ma quando ho cominciato a programmare il mio viaggio nel mese di aprile ho scoperto che le strutture avrebbero inaugurato la stagione dopo il 10 giugno: questo infatti avrebbe garantito la massima sicurezza sui sentieri, evitando di trovare ancora neve in quota, in particolare al passo dello Spluga, tra i più importanti valichi dell’arco alpino, situato a 2.114 metri al confine tra Svizzera e Italia. La via è generalmente percorribile da metà giugno ai primi di ottobre: ho così rimandato il mio viaggio ai primi di luglio, trovando condizioni meteo ideali. Inoltre, con l’apertura della stagione, è molto più facile muoversi con i bus, che mi hanno permesso di raggiungere il punto di partenza Thusis da Chiavenna in poche ore.

Giorno 0, l’arrivo a Chiavenna
Era da quasi un anno che non affrontavo cammini ed escursioni in solitaria, essendomi sempre spostata in compagnia, e volevo un percorso panoramico, abbastanza vicino alla città in cui vivo e che mi permettesse di affrontarlo in un weekend lungo, facendomi sentire al sicuro.
Venerdì 2 luglio, dopo una mattinata in ufficio, sono partita da Milano nel pomeriggio: Chiavenna è comodamente raggiungibile in treno, in circa 2 ore con cambio a Lecco, o in 2 ore di macchina, che possono allungarsi in caso di traffico – per questo consiglierei il treno! Ho pernottato in una delle sistemazioni parte della rete, proprio accanto alla stazione dei treni, da cui il giorno dopo intorno alle 7 sarebbe partito il bus diretto a Splügen, dove ho cambiato, prendendo un altro bus che mi ha portato fino a Thusis.
Prima di cena ho esplorato il piccolo centro di Chiavenna: nella piazza di fronte a Palazzo Balbiani ho trovato una mappa in cui viene mostrato tutto il percorso che avrei affrontato nei giorni successivi. Poi ho seguito la via principale, ho camminato sulla passerella pedonale e ciclabile che segue il letto del Mera, il fiume che attraversa la città, e ho assaggiato l’acqua fresca delle fontane sparse per il centro. E poi a letto presto, in previsione di una rapida colazione prima di saltare sul bus e cominciare la giornata di cammino.

Tappa 1, in bus fino a Thusis e poi a piedi fino ad Andeer
Come in ogni cammino, il primo giorno è quello in cui l’adrenalina è alta. Svegliarsi e alzarsi in piedi non è stato per niente difficile! Dopo la colazione, ho ricevuto il mio pranzo al sacco con opzione senza glutine e senza lattosio e mi sono diretta verso la stazione per prendere il bus delle 7:45 verso Splügen – gli altri due sono programmati alle 14.45 e alle 16.45, quindi è possibile anche pernottare a Thusis anziché a Chiavenna, ma è sicuramente meno economico.
Il viaggio, tra i tornanti e panorami pazzeschi che hanno anticipato in parte ciò che avrei visto percorrendo la via, è durato quasi due ore. Mi sono seduta nei posti di fronte che erano liberi per ammirare meglio il panorama e ho avuto modo di chiacchierare a lungo con l’autista, che mi ha parlato del lavoro che ha svolto per oltre trent’anni in Valchiavenna e di come sul territorio siano in cerca di nuovi guidatori che subentrino a chi sta per andare in pensione come lui.
Il bus ha fatto tappa a Montespluga, ancora in territorio italiano, consentendo una pausa caffè, e poi valicato il Passo. A causa di alcuni lavori di rifacimento delle strade abbiamo accumulato qualche minuto di ritardo, ma grazie alla chiamata dell’autista alla compagnia Svizzera siamo riusciti a non perdere la coincidenza. A Splügen abbiamo infatti cambiato bus e dopo un altro viaggio siamo arrivati alla stazione di Thusis alle 10:23 spaccate! Da lì, un passaggio rapido al centro informazioni della Viamala, dove ho ricevuto una mappa cartacea e ho fatto timbrare il mio diario di viaggio, e poi ho ufficialmente cominciato il mio cammino!
Visto il bel tempo, ho percorso la variante classica, che attraversa due ponti tibetani e passa per le Gole della Viamala. La visita delle gole è inclusa nel VIA MIA PASS – che include anche i trasporti e tante altre attrazioni lungo il percorso. Per mia fortuna il sito non era troppo affollato, e ho potuto godermi questo luogo splendido in totale tranquillità, prima di riprendere il mio cammino immersa nei boschi e spesso incontrando il fiume.
La mia prima tappa è durata oltre 17 Km, con un dislivello positivo di 820 m, oltre a un negativo di -534. Dopo un bel po’ di strada immersa nel verde, ho incrociato Zillis, dove ho visitato la chiesa romanica di San Martino (XII secolo) e ammirato il suo soffitto in 153 tavole in legno che raffigurano episodi della vita di Cristo: per evitare il torcicollo mi sono distesa per terra, lungo il corridoio centrale tra i banchi. Accanto alla biglietteria ci sono dei tavoli in pietra dove consumare la merenda all’ombra di un albero.
L’ultimo tratto di strada si è fatto un po’ più lungo perché avevo davvero voglia di arrivare ad Andeer. Ho lasciato lo zaino nel mio albergo intorno alle 16:30 e poi sono corsa ai bagni termali per godermi un po’ di relax nella piscina riscaldata all’aperto, vista montagne. Mi raccomando, ricordate il costume (io lo avevo portato per regalarmi un bagno nel fiume!) e delle ciabatte pulite per poter fare ingresso negli spogliatoi e poi nell’area relax – la sauna è accessibile solo nudi.

Tappa 2, da Andeer a Splügen, tra laghi, cascate e incidenti di percorso
Il secondo giorno di cammino verso Splügen è più leggero del primo: 15.5 Km, + 604 m di dislivello positivo e una discesa di – 317 m. Dopo circa 45 minuti di cammino si arriva alle gole della Roffla e alla cascata che la rende un punto di interesse da oltre un secolo nel parco naturale di Berverin. Vi si accede dall’hotel affacciato sulla strada che avevo percorso in autobus per arrivare a Thusis, e ha una storia molto particolare. È infatti stata ispirata dalla visione delle cascate del Niagara e dalla necessità di portare nuovi ospiti all’albergo.
Dopo aver cercato (senza successo) fortuna negli Stati Uniti, nel 1907 i gestori della locanda (Christian Pitschen-Melchior e la sua famiglia), ancora oggi portata avanti dai discendenti, hanno scolpito con la dinamite la galleria che prima non esisteva e che oggi collega l’edificio alla cascata: ci sono voluti 7 anni e circa 800 esplosioni. Attenzione: nella locanda non accettano la carta di credito e sarà necessario avere con voi franchi o euro al fine di pagare l’ingresso che costa circa 5 euro o per consumare un caffè o un pranzo.
Dopo aver goduto del fresco e del rumore dell’acqua, mi sono accorta di aver perso un braccialetto a cui tenevo moltissimo. Ho rifatto tutta la strada in senso inverso, senza riuscire a trovarlo, e ho poi preso con un po’ di tristezza il bus di collegamento da Andeer alla Locanda per riprendere il mio cammino. I panorami mi hanno rimesso di buonumore, e finalmente lungo il percorso ho incontrato qualche altro camminatore, con cui scambiare qualche parola.
La seconda tappa del percorso segue spesso la strada: questo significa qualche attraversamento a cui fare un po’ di attenzione e un po’ più di inquinamento acustico rispetto al primo giorno. Prima di arrivare a Sufers, un paesino affacciato su uno dei tanti laghi della zona, sulla via si incontra un museo abbastanza insolito, scavato nella roccia e ricavato da un enorme bunker militare nato durante la Seconda Guerra Mondiale: è il museo della fortezza di Crestawald, visitabile dal 2000, tra uniformi e ricordi bellici. Un posto curioso, al cui interno la temperatura è decisamente fredda, tanto che per i visitatori vengono lasciati a disposizione dei paltò.
Verso Splügen, lasciata Sufers, si torna a immergersi nella natura e si respira sempre di più l’odore di confine. Arrivata al mio hotel, ho incontrato tre ragazzi americani, un fratello e due sorelle, con cui avevo scambiato qualche parola veloce lungo il percorso. Ci siamo fermati a bere qualcosa di fresco e poi a cenare insieme, dandoci appuntamento la mattina dopo per attraversare il confine, dopo una sostanziosa colazione…

Tappa 3, da Splügen a Isola, e poi Campodolcino
La terza tappa è iniziata subito con una bella salita dal 1.457 m di quota di Splügen fino ai 2.115 del Passo dello Spluga, dove due enormi bandiere e un cippo in pietra segnano il confine tra la Svizzera in cui si è camminato per due giorni e l’Italia. Sulla strada con noi diverse mandrie di mucche, che spesso abbiamo dovuto circumnavigare per proseguire sul sentiero.
Al passo c’era moltissimo vento e la nostra sosta, fatte diverse foto di rito, è stata piuttosto breve. Arrivati a Montespluga ci siamo fermati nello stesso bar in cui aveva sostato il bus un paio di giorni prima e poco dopo ho salutato i miei nuovi amici: la loro tappa, lunga 18,3 km, sarebbe terminata a Isola, mentre io avrei dovuto proseguire ancora per Campodolcino, percorrendo altri 5-6 Km e con l’obiettivo di arrivare in tempo per prendere l’ultimo bus, intorno alle 18.00.
Ci siamo salutati poco prima della diga della Stuetta, che separa due panorami molto diversi: da un lato il bacino artificiale di Montespluga, di un azzurro intenso; dall’altro la verdissima Gola del Cardinello, dove ho visto uno dei panorami più belli degli ultimi anni. Ho deciso di accomodarmi su un masso, a pochi passi da un gruppo di capre, e di consumare lì il mio panino, in contemplazione, approfittando anche di un numero ridotto di escursionisti in giro il lunedì mattina.
A Isola ho fatto una breve tappa per sbirciare all’interno della chiesa del paese e per ricaricare la borraccia a una fontana, e poi ho continuato il percorso che costeggia il fiume Liro, concedendomi una sosta merenda con i piedi a mollo nell’acqua fresca. La prima cosa che si incontra arrivati a Campodolcino è il camping, con tanto di cappelletta e chiosco in cui rifocillarsi, tra bibite, panini e gelati.
Visto che ero in anticipo, ho fatto un pisolino di mezz’ora sul prato verde – la stanchezza mi ha permesso di addormentarmi nonostante fossi circondata di bambini che giocavano a volume decisamente alto – e poi mi sono incamminata verso il centro del Paese. Per un pelo non sono riuscita a visitare il Mu.Vi.S., il Museo della Via Spluga e della Val San Giacomo: mi toccherà tornare per visitarlo e per apporre il timbro che mi manca. E anche per completare gli ultimi 14,5 Km che mancano al mio cammino!
L’ultimo bus di giornata mi ha permesso infatti di raggiungere Chiavenna, da cui sono rientrata a Milano in serata, pronta a una giornata in ufficio il giorno dopo. Se avessi avuto un giorno in più avrei fatto tappa a Isola e avrei fatto con più calma l’ultimo tratto… E se ne avessi avuti due mi sarei addirittura goduta il cammino in 5 tappe, esplorando meglio i dintorni.

Conclusione
L’idea di non aver potuto ancora completare il cammino mi lascia con emozioni contrastanti: da un lato il dispiacere di non aver finito, dall’altro il senso di possibilità che rimane nel lasciare aperto qualcosa, e l’occasione di poter tornare dove si è stati bene – magari campeggiando, visto che i costi, soprattutto in Svizzera, sono piuttosto elevati. Infine, faccio un ringraziamento a chi lavora alla Via Spluga per il supporto e l’accoglienza, per aver coperto il costo delle mie sistemazioni e per l’organizzazione impeccabile.
