C’è chi viaggia per collezionare vette, chilometri e record. E poi c’è chi, come Ezio, decide che il vero viaggio comincia quando ti fermi a bussare alla porta di uno sconosciuto.

Ingegnere edile di 32 anni, originario di Bovisio Masciago, Ezio ha passato gli ultimi anni tra Svezia e Norvegia, prima come studente, poi come professionista, infine come atleta di trail running e fastpacking; disciplina che l’ha portato, nel 2025, a percorrere tutta la Via Alpina, da Trieste al Principato di Monaco: 2000 km, 120.000 metri di dislivello, 63 giorni.
Ma la Via Alpina, più che un traguardo, è stata l’inizio di qualcosa di diverso. Da lì è nata l’idea di Destination Humans: un progetto che capovolge le priorità del viaggio a piedi. Non la performance, non il punto più lontano raggiunto nel minor tempo, ma le persone incontrate lungo il cammino. Da qualche mese Ezio ha lasciato tutto ed è partito da Capo Nord con l’obiettivo, a piedi, di attraversare Europa e poi l’intera costa occidentale dell’Africa fino in Sudafrica. Un’impresa che durerà, secondo le sue stime, tra i 3 e i 4 anni.
Lo abbiamo intervistato dopo i suoi primi tre mesi di cammino, tra i laghi e le notti bianche della Scandinavia, per farci raccontare com’è nata questa scelta, cosa significa davvero “viaggiare lentamente” e perché, a suo dire, i ricordi più belli non sono mai quelli davanti a un panorama mozzafiato.

Da dove inizia la tua storia?
Ezio, sono di Bovisio Masciago, provincia di Monza, ingegnere edile, 32 anni. Dopo un’adolescenza come tante, nel 2017 sono partito per la Svezia per completare gli studi (master) all’estero, e da lì, senza averlo programmato, la vita si è evoluta in Scandinavia.
Dopo un paio d’anni a Stoccolma mi sono trasferito ancora più a nord, a Sundsvall, dove ho lavorato come ingegnere e vissuto fino a quest’anno quando, appunto, ho lasciato un po’ tutto per mettermi in cammino. L’essermi trasferito in Svezia sicuramente mi ha sia formato che trasformato. In Italia giocavo a calcio e giravo in moto. Viaggiare ed esplorare mi ha sempre affascinato, ma le modalità erano decisamente diverse.
In Svezia ho iniziato a dare più importanza alla sostenibilità, a correre e a fare sci di fondo, sport che mi hanno appassionato sempre di più e che negli anni hanno praticamente preso tutto il mio tempo libero. Ho corso diverse maratone, tra cui quella di Milano e Roma, ma anche diverse gare di skyrunning, trail running e ultramaratone. Negli ultimi anni ho messo un po’ da parte il lato “competitivo” ed ho invece unito la corsa all’esplorazione di posti diversi, iniziando, senza neanche sapere dell’esistenza del termine, avventure di “fastpacking”, cioè corsa per sentieri, di più giorni, con equipaggiamento il più minimal e leggero possibile. Ho iniziato facendo qualche weekend, per poi passare a qualche settimana (ho fatto ad esempio l’High Coast Trail ed il King’s Trail in Svezia). Ho corso per montagne in Svezia, Norvegia, Portogallo, Galles, Scozia, per poi nel 2025 decidere di percorrere in questo stile di “fastpacking” tutta la Via Alpina, da Trieste al Principato di Monaco. 2000 km, 120.000 m, in 63 giorni.
Tutte queste esperienze, che insieme ad altre, mi hanno portato ad essere la persona che sono e a decidere di partire con un’idea in testa ben precisa, ma ci arriviamo passo passo.

Com’è nata l’idea di questo viaggio?
Questo viaggio ha sicuramente preso forma in diverse fasi. Come se, anno dopo anno, i pezzetti del puzzle avessero composto un’immagine che solo recentemente si è rivelata ed ho capito veramente cosa fosse e cosa volessi fare.
Il fatto è che sono almeno 10 anni che seguo persone che fanno viaggi particolari, magari stravolgendo la loro “vita precedente”. Che fosse a piedi, in bici, in moto, in van o “semplicemente” un cambio di vita, decidendo di dare spazio alle proprie passioni full time.
Io, per diversi motivi che spaziano dalla mancanza di coraggio nell’andare “controcorrente” e lasciare la vita creata (lavoro, appartamento ecc.) ed il non saper esattamente in che direzione andare, ci ho messo anni a prendere questa decisione e ci sono voluti diversi step.
L’anno scorso, per la prima volta nella mia vita, ho preso una “pausa più lunga del normale”, due mesi, per fare la Via Alpina. Fino ad allora non c’era mai stato qualche mese di gap praticamente dagli anni del liceo. Questa esperienza per me ha rappresentato il rompere un ciclo. Non è che avessi sognato di fare la Via Alpina per anni, ma era il primo passo in una nuova direzione che questa esperienza stessa mi ha aiutato a formare. Infatti, conclusi questi due mesi, sono tornato dicendo che se la rifacessi, la farei più lentamente, con meno pianificazione e meno attenzione alla parte atletica e più a quella umana e culturale. In questo caso avevo un piano, tappe pre-studiate e l’ambizione (e il dovere) di finire in due mesi, ma ciò non mi ha permesso di fermarmi a parlare con le persone, ricordarmi i nomi dei posti, imparare tradizioni e culture. Ed oltretutto mi sono anche reso conto che sì, belle le vette, i ghiacciai ed i panorami, ma riguardando tra le mie foto e video suscitava più ricordi ed emozioni un selfie con un gestore di un rifugio che mi ha offerto una doccia e polenta piuttosto che un panorama sensazionale o animali selvaggi.
E passando poi invece all’ultimo tassello del puzzle, quando ormai il progetto stava prendendo forma, molto dell’idea è racchiusa nel nome: Destination Humans e nel luogo in cui questo nome ha preso forma, in Kenya. Quest’inverno, quando ormai avevo deciso che questo era ciò che volevo fare, ho dato in affitto il mio appartamento e ho trascorso due mesi in Kenya dove, oltre a diverse esperienze, il progetto ha preso forma concretamente. Questo viaggio ha semplicemente rafforzato tutte le mie idee e la volontà di viaggiare più lentamente, e con il focus sul lato umano del mondo. Credo di essere tra i pochissimi ad aver passato due mesi in Kenya da turista senza aver fatto un safari e visto gli animali. Ho invece incontrato persone fantastiche, abitazioni locali, cerimonie in chiesa, piantagioni di caffè, scuole. Ho conosciuto persone e, per quanto possibile, ho raccontato le loro storie.
Ed è questo che voglio fare ora. Viaggiare il mondo a piedi, lentamente, senza pianificare troppo, lasciando spazio perché le cose accadano. Ed in questi primi tre mesi di cose ne sono accadute eccome! Destination Humans perché non mi interessa fare record o andare da punto a punto nel minor tempo possibile. Al contrario, se c’è da aggiungere qualche km per passare da un villaggio e conoscere persone dove sento possa valer la pena fermarsi più a lungo, voglio poterlo fare e raccontarlo. Viaggiare, per quel poco che ho fatto finora, mi ha fatto vedere che c’è molto più di positivo di quel che si pensa in qualsiasi angolo del mondo, e questo è ciò che voglio vivere e raccontare.

Qual è il percorso che vorresti fare e quanto tempo immagini di metterci?
Il percorso è molto a grandi linee e sarà sicuramente soggetto a variazioni. Sono partito da Capo Nord ed ho finito ora i primi tre mesi in Scandinavia tra Norvegia, Finlandia e Svezia. Ora prenderò il traghetto per l’Estonia e taglierò l’Europa in maniera molto diagonale da nord-est a sud-ovest, passando dai paesi baltici, Polonia, Repubblica Ceca, Austria, Slovenia, Italia, Francia e Spagna.
Conto di arrivare in Marocco nella primavera del 2027. Da lì cercherò di seguire la costa occidentale dell’Africa, per circa 17.000 km, fino in Sudafrica, situazioni geopolitiche permettendo. Credo che in totale ci vorranno 3-4 anni per attraversare Europa e Africa. Dopodiché valuterò se continuare o meno e che possibilità economiche avrò.
Quali sono gli aspetti più complicati che ti sei trovato a gestire finora?
Per ora è stato relativamente facile, tant’è che l’aspetto più difficile è stato quello legato alla condivisione del viaggio sui miei canali. Fisicamente sto bene e tanti aspetti quassù al nord sono facili. Basta pensare che per più di due mesi c’è stata sempre luce, acqua in abbondanza tra laghi e fiumi, estate, diritto di mettere la tenda praticamente ovunque, e, di fatto, in Svezia ero praticamente “a casa” (parlo fluentemente svedese).
Ora in Estonia cambieranno un po’ le cose e vedremo come evolverà il tutto. L’aspetto più difficile è stato appunto quello legato alla condivisione del progetto, che in qualche modo è legato al fatto di prendermi del tempo per me stesso.
È stato facile macinare km ed incontrare persone fantastiche, meno facile inserire ore di “lavoro” con i video, e dovrò lavorare su questo aspetto perché condividere è per me parte integrante di questo progetto. Non voglio solo vivere io queste esperienze fantastiche, ma voglio far vedere “al mondo” che si può incontrare un estraneo e, dal nulla, finire a casa sua e magari fare anche una sauna insieme.

Quanto ci hai messo per ideare e organizzare questo viaggio a piedi?
A livello pratico, direi 6 mesi. Da gennaio 2026 mi sono concentrato al 100% su questo progetto. Dalla costruzione del sito agli aspetti più pratici, vaccini, pianificazione ecc. Ma molta della pianificazione andrà fatta strada facendo, adattandosi a posti e climi diversi.
La tua famiglia come ha preso la notizia del tuo progetto?
Meglio di quanto potessi immaginare. Ho un bel rapporto con i miei genitori, ma nonostante io abbia 32 anni, mi risultava difficile rivelare questo “cambio di vita”. I miei genitori mi hanno sempre supportato, ma finora ho fatto scelte di vita “normali” e non sapevo bene come potessero reagire.
Ho deciso quindi di scrivere una lunga lettera, che potessero leggere individualmente poco prima di Natale 2025, quando anche io ero a casa a Milano. Di fatto è stata presa bene ed un aneddoto che ricorderò per sempre è che come regalo di Natale simbolico mia madre ha comprato una guida della Lonely Planet per il mondo intero e sul biglietto ha scritto “Siamo felici se tu sei felice”. E questo lo porterò con me sempre.
Farai delle pause per tornare a casa?
Innanzitutto prevedo di attraversare il Nord Italia dalla Slovenia alla Francia quest’inverno e sarebbe fantastico passare il Natale insieme. Dopodiché prevedo che durante l’estate 2027 dovrò probabilmente fare una pausa dettata dalle condizioni climatiche. Farà quasi sicuramente troppo caldo nel Nord Africa, però ad oggi non so se ci saranno occasioni per tornare a casa oppure fare qualcosa in loco.

Come finanzi il progetto?
Minimizzando le spese.
Scherzi a parte, cerco di spendere il meno possibile. Non ho un vero e proprio budget giornaliero perché varierà di paese in paese, ma comunque sono molto attento alle spese. Dopodiché è un mix tra risparmi, un minimo di entrate – dovute all’affitto del mio appartamento e dal fatto che continuo, in piccolissima parte, a fare l’allenatore di corsa a due persone, e piccoli sponsor – dovrei lavorare decisamente di più su questa parte. Da non dimenticare anche il supporto che sto ricevendo tramite le donazioni sul mio sito https://www.destinationhumans.com/supporters.
Com’è stato questo primo mese di cammino?
Fantastico.
Francamente non mi aspettavo neanche io che potessero accadere così tante cose giorno dopo giorno, eppure ho conosciuto un sacco di persone e storie fantastiche che potrebbero già riempire un libro. Sicuramente facilitato dal fatto che fosse estate, dalla lingua comune e dalla mia predisposizione, voglia ed apertura verso gli incontri, ma è stato davvero qualcosa di incredibile. Se continua così per 3-4 anni, sarà difficile rimanere in contatto con tutti!
Qual è la storia o la persona che più ti è rimasta dentro in questo primo periodo?
Ce ne sono veramente e mi sto scrivendo i nomi di tutte le persone più significative.
Se devo sceglierne una, scelgo l’incontro con Anders con il quale alla fine ho passato 5 notti. E lo scelgo anche per il modo in cui ci siamo incontrati. Quel giorno avevo camminato solamente 3km. Ho visto Anders e Frida seduti nel loro giardino ed ho pensato di andare a salutare. Da lì ne è nata una giornata fantastica. Mi hanno offerto una bibita e nel pomeriggio mi hanno invitato ad andare a pesca con loro. Al che ho accettato e chiesto se avessi potuto passare la notte lì. Non hanno esitato ad offrirmi una stanza in casa. La sera abbiamo affumicato il pesce all’aperto in giardino, fatto la sauna insieme, il bagno nel fiume. Semplicemente tutto perfetto.
Ma non finisce qui perché il giorno successivo sarebbero andati a visitare sua madre che viveva a circa 40km e mi è stata offerta la possibilità di passare un’altra serata (con grigliata) con loro mettendo la tenda nel giardino di sua madre. Ed il giorno successivo Anders è venuto a camminare qualche km con me.
Ma la storia non finisce neanche qui perché qualche settimana dopo sono passato nella città dove Anders vive e lavora, ci siamo sentiti ed ho finito per passare altre tre notti a casa sua. Mi ha aiutato con la logistica dandomi la possibilità di utilizzare l’auto ed abbiamo guardato entrambe le semifinali dei mondiali di calcio in compagnia. “In cambio”, se così si può dire, ho cucinato una carbonara, un tiramisù e l’ho aiutato con la ristrutturazione del garage. Infine, alla mia ripartenza, ha fatto di nuovo qualche km con me.
Una storia, come davvero molte altre, che ha davvero dell’incredibile. Continua a lasciarmi a bocca aperta come si possa passare da estranei ad avere un letto in casa e ridere assieme in poche ore. E mi fa particolarmente riflettere come a volte le cose migliori sono successe cambiando o non avendo piani. Se non avessi deciso che per quel giorno 3km erano sufficienti, nulla di tutto ciò sarebbe successo e neanche tanti altri incontri susseguenti a questo.

C’è uno Stato o una zona che sei particolarmente curioso di scoprire?
Dopo più di 60 giorni in Svezia sono intrigato dal vedere qualcosa di nuovo e, francamente, fin dall’inizio voglio scoprire i paesi baltici e le loro tradizioni, motivo per il quale allungo il viaggio spostandomi verso est. Poi sicuramente diversi paesi africani dal Marocco, Senegal, Ghana… So bene che sarà difficile ed intenso, ma voglio scoprire e vivere quella parte del mondo.
Cosa diresti a un giovane che vuole intraprendere un progetto simile al tuo?
Di provarci e che ogni caso sarà un’esperienza di vita positiva. Io ci ho messo tanto, troppo tempo per fare questo passo. Ci è voluto molto perché alla fine lo facessi ed ho toccato punti bassi che francamente avrei potuto evitare con un po’ più di coraggio.
Ed ora che sono “dall’altra parte della montagna”, francamente mi chiedo perché ci sia voluto così tanto. In fondo, se tutto dovesse andare male (economicamente o semplicemente dovessi pentirmi di questa scelta), ci vuole veramente poco a tornare sui passi precedenti. Ho due lauree, un’esperienza lavorativa di diversi anni. Ci vorrebbe veramente poco per tornare a fare la vita di prima, qualora dovessi pentirmi di questa scelta.
Quindi il mio consiglio è quello di provare ad inseguire i propri sogni, che una soluzione la si trova sempre. Prendere scelte e decisioni senza “incastrarsi” per anni. Potranno rivelarsi giuste o sbagliate in futuro, ma sul momento saranno sicuramente quelle giuste.

Ascoltando Ezio viene da chiedersi quante storie come quella di Anders, lo sconosciuto conosciuto per caso in un giardino e diventato, in poche ore, un amico con cui condividere sauna, pesca e semifinali dei mondiali, restino ogni giorno non raccontate, semplicemente perché nessuno si è fermato abbastanza a lungo per farle accadere.
Destination Humans è prima di tutto questo: la scommessa che il mondo, visto a passo d’uomo e senza fretta, riveli una generosità diffusa che raramente emerge nei titoli dei giornali. Un progetto che si misura non in chilometri percorsi, ma in porte che si aprono, cene condivise, lingue che si mescolano e barriere che cadono senza nemmeno accorgersene.
Il cammino di Ezio è appena all’inizio: davanti a lui restano i Paesi Baltici, l’Europa centrale, il Mediterraneo e poi migliaia di chilometri di costa africana, con tutte le incognite che questo comporta. Ma se il primo mese è già bastato a riempire un libro di incontri, viene da pensare che i prossimi anni ne conterranno molti altri.
Chi volesse seguire il suo cammino, sostenerlo o semplicemente lasciarsi ispirare da questa idea di viaggio “lento”, può farlo su destinationhumans.com.
