Cinque valli, cinque caratteri diversi e un’unica credenziale da riempire di timbri. Quest’estate siamo tornati in Trentino per percorrere a piedi un pezzo de La Via delle Valli, il progetto di turismo lento che unisce 50 valli alpine tra Madonna di Campiglio e il Lago d’Idro. Questo è il racconto di quei giorni, valle dopo valle.
Articolo in collaborazione con Madonna di Campiglio APT
Cos’è La Via delle Valli
La Via delle Valli non è un cammino lineare con una partenza e un arrivo. È una rete di 50 itinerari, uno per valle, che si snodano tra le Dolomiti di Brenta e i ghiacciai dell’Adamello, fino alle rive del Lago d’Idro. Ogni valle è un percorso a sé, con lunghezza e difficoltà diverse: ci sono itinerari per escursionisti allenati, per famiglie e per chi cammina soprattutto per ascoltare storie.
È un progetto modulare. Le valli si possono collezionare in un weekend, in una stagione o nell’arco di qualche anno. Alla partenza e all’arrivo di ogni itinerario si trovano un cartello con il codice della valle e un timbro da apporre sulla credenziale, cartacea o digitale: un vero passaporto del valligiano.
Ogni valle si può scegliere anche in base all’esperienza che si cerca:
- Natura: torrenti, cascate, laghetti alpini e boschi
- Arte: masi, borghi storici, artigianato e testimonianze della Prima Guerra Mondiale
- Gusto: malghe e rifugi con la cucina tipica trentina
- Emozione: panorami, albe e tramonti
- Avventura: percorsi più ripidi e fuori dai sentieri più battuti
Noi ne abbiamo scelte cinque, diverse tra loro: Val Bona, Val Dosson, Val Genova, Vallesinella e Val dei Carbonèr. Le abbiamo percorse una dopo l’altra, con zaino, credenziale e una troupe al seguito per raccontarle anche in un documentario.
Val Bona: formaggio alle nove del mattino e laghi a 2.200 metri
La prima valle ci accoglie con circa 10 chilometri e 800 metri di dislivello positivo. Partiamo dai pressi di Zeller con una meta precisa: i Laghi di Val Bona.
Dopo un primo tratto in salita su asfalto arriva il primo pit stop alla Malga Cengledino. Qui ci accolgono Chiara, sua sorella, sua madre e David, il pastore. Ci raccontano la gestione familiare della malga, il pascolo, la produzione dei formaggi. E ce li fanno assaggiare. Sono appena le nove del mattino, ma per un buon formaggio di malga è sempre il momento giusto.
Con noi ci sono Marta, accompagnatrice di media montagna e biologa, e Pino, profondo conoscitore del territorio, insieme alla sua inseparabile cagnolina Atena. Il sentiero entra nel bosco e si fa subito ripido. Intorno a noi abeti bianchi, abeti rossi e tantissimi larici: Marta ci spiega la natura della valle, Pino la riempie di ricordi e storie.

Il cielo minaccia pioggia, ma il temporale sceglie altre valli. A metà strada ci fermiamo alla Bait dei Cacciador, un piccolo bivacco dove troviamo perfino una caffetteria: Pino prepara il caffè con l’acqua della sorgente che scorre lì sotto.
Un’ora dopo raggiungiamo i Laghi di Val Bona, a circa 2.200 metri. La luce cambia di continuo, tra ombre e riflessi. E a un certo punto Pino tira fuori una canna da pesca e prova la pesca a mosca, in cerca di trote e salmerini. È l’immagine che riassume la Val Bona: una valle autentica, dove il legame tra le persone e la natura è ancora strettissimo.

Val Dosson: il temporale, la Casina e il risotto di erbe
Il secondo giorno parte con una preoccupazione: le previsioni danno un temporale. Anticipiamo la sveglia e raggiungiamo Pian del Forno, a 1.341 metri, nella Valle di San Valentino. Da qui saliamo verso Valletta Alta e la Val Dosson, dove passeremo la notte. Ci aspettano mille metri di dislivello, quasi tutti in salita.
Ci accompagna Nicola, accompagnatore di media montagna. Lungo il sentiero si ferma spesso a raccogliere erbe, e non ci dice perché. Il bosco è verde e fitto, l’acqua delle sorgenti spunta in piccole fontanelle gelide. Poi, sulla destra, compare all’improvviso una grande cascata a strapiombo: ci fermiamo a bocca aperta.
Quando vediamo la bandiera del nostro “hotel”, il cielo si spegne. Prima goccia, seconda goccia, poi pioggia. Arriviamo alla Casina Dosson giusto in tempo, bagnati e felici.
Fuori diluvia, dentro c’è la stufa accesa. Formaggi, salame, candele, tornei di briscola e zero connessione. Dopo una tisana con le erbe raccolte lungo il cammino, Nicola svela il mistero: un risotto con i sivoni, formaggio di malga e speck.

La mattina dopo il temporale ha ripulito l’aria. Vediamo l’alba, poi saliamo gli ultimi 350 metri fino a Bocca di Conca, a circa 2.700 metri, tra famiglie di stambecchi che ci guardano tranquille. Da lassù vediamo da una parte la Val Dosson, dall’altra la Val di Borzago e in lontananza il Rifugio Carè Alto.
Scendiamo mille metri con le gambe che tremano. Ma in quelle 24 ore abbiamo ritrovato qualcosa che spesso dimentichiamo: il valore di stare insieme, di parlare, di condividere il silenzio. Perfino il piacere di annoiarsi un po’.
Val Genova: cascate, api e una giornata da gustare
Al terzo risveglio le gambe si fanno sentire. Un po’ di stretching, una colazione abbondante e partiamo verso la Val Genova, la valle delle cascate, dove il fiume Sarca scorre tra boschi e sentieri che si aprono in infinite varianti. È anche una giornata speciale: il compleanno del nostro Vins.
Dopo circa 45 minuti nel bosco sentiamo il fragore delle Cascate Nardis, prima ancora di vederle. Pausa caffè al rifugio di fronte e si riparte.
La tappa successiva è la Ragada, dove incontriamo Elvio Mase dell’associazione ApiLab, apicoltore e custode del luogo. Ci racconta la vita di una colonia di api: dove vive la regina, come cresce l’alveare, quanto è delicato l’equilibrio che porta al miele.
Arriviamo poi al Rifugio Adamello Collini al Bedole, dove mettiamo un altro timbro sulla credenziale. Qui ci accolgono Adamello, Gigliola e i loro figli, che portano avanti il rifugio da quattro generazioni. Sederci alla loro tavola è come fare un altro viaggio, dentro la tradizione trentina.
Sulla via del ritorno ci fermiamo per un caffè al Rifugio Stella Alpina e per un pit stop dolce al Rifugio Fontana Bona. È qui che scatta la sorpresa per Vins: una crostata di mele e noci, mangiata tra le pecore libere nel prato.
Le Cascate del Lares ci lasciano ancora senza parole, mentre in fondo alla valle le Dolomiti di Brenta si tingono dei colori del tramonto. Chiudiamo a Carisolo, con un’ultima dolcezza alla cioccolateria Hansel e Gretel. In Val Genova abbiamo capito che una valle si scopre anche assaggiandola.
Vallesinella: l’acqua che scolpisce la montagna
La penultima valle parte da Madonna di Campiglio, lungo il Sentiero dell’Orso. Per risparmiare un po’ di strada usiamo la mobilità locale, che in diversi orari porta fino al parcheggio di Vallesinella.
La nostra guida è Luigina, guardia parco e grande conoscitrice della valle. Il sentiero sale piano tra faggi e abeti, e in lontananza si sente già il rumore delle cascate. La Vallesinella è più ampia delle valli precedenti: davanti a noi si alzano le Dolomiti di Brenta, sullo sfondo c’è il massiccio ghiacciato dell’Adamello.

Luigina ci racconta il carsismo. In migliaia di anni l’acqua ha scavato la roccia dolomitica, creando cavità, fessure, canali sotterranei e sorgenti che spuntano all’improvviso lungo il cammino. In Vallesinella l’acqua è la vera protagonista: scorre ovunque, tra cascate, ruscelli e sorgenti limpidissime.
Alla Malga Vallesinella, oggi abbandonata, si apre una piccola piana circondata dalle Dolomiti di Brenta. Altro timbro sulla credenziale. Sulla via del ritorno ci aspettano le Cascate di Mezzo, forse il punto più scenografico della valle.

Lì troviamo Graziano, immerso fino alle ginocchia nell’acqua gelida della sorgente. Lavora per Dolomiti Natural Wellness, un progetto che propone esperienze di benessere nella natura: respirazione, ascolto, lentezza. Proviamo anche noi. Il rumore dell’acqua, l’odore del bosco, il freddo della sorgente, il respiro. Per qualche minuto tutto rallenta.
Val dei Carbonèr: il lago, il castello e l’ultimo timbro
Ultima valle, quasi 20 chilometri e oltre mille metri di dislivello. Siamo sulle rive del Lago d’Idro, al confine con la provincia di Brescia, dove finisce il viaggio iniziato a Madonna di Campiglio.
Partiamo da Porto Camarelle, in località Baitoni, di mattina presto, con il lago ancora immobile. Ci accompagna Chiara, sindaca di Bondone, che ci avverte: la salita sarà lunga, ma ogni metro di fatica sarà ripagato.
La prima tappa è Castel San Giovanni, costruito dai Conti Lodron per controllare la valle e il lago. Ci aspetta Serena, storica dell’arte, che ci racconta le vicende del castello. Ma è il panorama a toglierci il fiato: il Lago d’Idro si apre tutto davanti a noi, mentre alcuni parapendii disegnano cerchi nel cielo.

Poi Bondone, uno dei Borghi più belli d’Italia: vicoli fioriti, case in pietra, dettagli in legno. Qui incontriamo Dario, memoria vivente del mestiere dei carbonai. Per secoli queste montagne hanno vissuto del loro lavoro: mesi nei boschi a sorvegliare giorno e notte le carbonaie, perché il fuoco trasformasse lentamente la legna in carbone vegetale. Ascoltarlo significa capire l’identità della valle. Prima di ripartire, caffè nell’unico bar del borgo, tra abitanti curiosi di sapere da dove arriviamo.

L’ultima salita ci porta a Malga Alpo. Ultimo timbro sulla credenziale. Ci sediamo in silenzio all’ombra, con cinque valli, decine di incontri e un’infinità di ricordi dentro di noi.
Le gambe sono molto più stanche di cinque giorni prima. Ma anche il cuore è diverso. La Via delle Valli ci ha insegnato che ogni valle ha un carattere, una storia e persone che la custodiscono. E che camminare non significa arrivare, ma lasciarsi cambiare, passo dopo passo, dai luoghi che si attraversano.
Il documentario: La Via delle Valli in 50 minuti
Tutto quello che abbiamo raccontato qui è diventato anche un documentario, uscito il 17 ottobre sul nostro canale YouTube. In 50 minuti attraversiamo la Val Genova con le Cascate Nardis, i Laghi di Val Bona, la Vallesinella e il Parco Naturale Adamello Brenta, fino a Bondone e al Lago d’Idro. Lungo il cammino incontriamo chi questi luoghi li vive ogni giorno: malgari, rifugisti, accompagnatori di media montagna, apicoltori, un carbonaio e un poeta di montagna.
Come vivere La Via delle Valli
Il bello di questo progetto è che non serve fare tutto in una volta. Si può partire da una sola valle, scegliendola in base al tempo a disposizione, all’allenamento e all’esperienza che si cerca: un lago d’alta quota, una cascata, una malga, un borgo.
Il nostro consiglio è di procurarsi la credenziale e lasciarsi guidare dai timbri. Valle dopo valle, la credenziale diventa il diario di un viaggio che può durare un weekend o qualche anno. E fermatevi a parlare con chi incontrate: è lì che le valli raccontano davvero chi sono.
Tutte le valli, i percorsi e le informazioni sulla credenziale sono sul sito di Campiglio Dolomiti.
Se volete scoprire altri percorsi in zona, date un’occhiata alla nostra lista completa dei cammini in Trentino-Alto Adige, alle 3 escursioni facili in Trentino fuori dalle solite rotte e al racconto della nostra Translagorai in tenda.
Grazie a Campiglio Dolomiti e a tutte le persone che ci hanno accompagnato, accolto e sfamato lungo queste cinque valli. Ci rivediamo in cammino.
