Ha un’azienda di famiglia e un futuro già scritto, ma decide di lasciare tutto e mettersi in cammino. Sembra una storia di oggi, vero? Invece risale a più di ottocento anni fa, quando un ragazzo di Assisi si spogliò di ogni cosa e se ne andò a Gubbio. A piedi.
Oggi quel ragazzo ha un cammino intitolato a lui: la Via di Francesco, detta anche Cammino di Francesco, che unisce La Verna, Assisi, la Valle Santa di Rieti e Roma. E qui arriva la cosa più assurda: Francesco quel cammino non l’ha mai fatto. Non per intero, non così, non con la credenziale, i timbri e le tappe già pronte. Il cammino è arrivato dopo, quando qualcuno ha deciso di unire i puntini sulla mappa.
Allora, cosa c’è di vero nella Via di Francesco? Quasi tutto, tranne una cosa: la strada. I luoghi sono autentici, le storie sono quelle, ma il percorso è una creazione moderna. E questo, a ben guardare, lo rende ancora più interessante.
La Via di Francesco: un cammino, tante strade
Prima di allacciare gli scarponi, c’è una cosa da sapere: quando si parla della Via di Francesco non sempre si parla dello stesso itinerario. Esistono varianti, punti di partenza differenti e suddivisioni delle tappe che cambiano a seconda della guida o del sito consultato.
Il cammino è una rete di itinerari, varianti e direttrici che collegano alcuni dei principali luoghi francescani dell’Italia centrale. Si può partire da La Verna, proseguire verso Assisi e continuare fino a Roma; si può fare al contrario, quindi da Roma ad Assisi; oppure si può percorrere soltanto il tratto della Valle Santa reatina, seguendo le tracce dei soggiorni di Francesco nel Lazio.
Anche il numero delle tappe cambia in base alla guida utilizzata, alla variante scelta e alla lunghezza delle giornate di cammino. I numeri delle tappe in questo articolo fanno riferimento alla suddivisione usata qui sul nostro sito.
Ma perché percorrerla? Per attraversare boschi, borghi e vallate, certo. E anche per seguire le tracce di una persona che, nel Duecento, fece una scelta decisamente fuori dagli schemi.

San Damiano: il Crocifisso che gli cambiò la vita
Prima di diventare il santo della povertà, Francesco era un giovane benestante, figlio di un ricco mercante di stoffe. Nato ad Assisi intorno al 1181-1182, amava le feste e sognava una vita piena di prestigio. Ma qualcosa cominciò a cambiare quando, secondo la tradizione francescana, entrò nella piccola chiesa di San Damiano e si fermò a pregare davanti a un Crocifisso.
Fu allora che udì una voce chiedergli di riparare la casa di Dio, in rovina. Francesco prese quelle parole alla lettera: si mise a procurarsi materiali e a restaurare edifici religiosi, convinto di aver trovato una nuova missione.
Solo in seguito avrebbe compreso che quella richiesta poteva avere un significato più profondo, legato al rinnovamento spirituale della Chiesa. La sua rivoluzione cominciò così, non con un grande discorso o una predica davanti a una folla, ma con una chiesa malridotta e un compito apparentemente semplice.
Luogo: San Damiano
Tappa: 16 – 17
Cammino: La Verna – Assisi e Assisi – Roma
Assisi: il giorno in cui Francesco lasciò tutto
La scelta di Francesco non poteva lasciare indifferente il padre, Pietro di Bernardone. Come avrebbe potuto accettare che il figlio rinunciasse alla ricchezza familiare per vivere di elemosina e dedicarsi ai poveri?
Il conflitto diventò così forte da arrivare davanti al vescovo di Assisi. È qui che la tradizione colloca uno degli episodi più celebri della vita del santo: Francesco restituì al padre i beni che rivendicava, rinunciando persino agli abiti che indossava. Francesco si presentò nudo davanti al vescovo, affidando simbolicamente a Dio la propria vita. Da quel momento, la povertà non fu più una condizione da subire, ma una scelta radicale.
Passeggiando oggi nell’area del Vescovado, ad Assisi, si può ripercorrere idealmente quel gesto. È una delle storie che rendono la città molto più di una meta religiosa: qui è cominciata la trasformazione di un ragazzo destinato a ereditare un’attività commerciale in un uomo che avrebbe fatto della semplicità la propria ricchezza.

Luogo: Assisi
Tappa: 17
Cammino: Assisi – Roma
Gubbio: il lupo e una città impaurita
Dopo aver lasciato Assisi, Francesco trova accoglienza a Gubbio, dove secondo la tradizione viene ospitato da una famiglia amica. La città medievale, con le sue salite e i vicoli di pietra, è oggi una delle tappe più suggestive per chi segue le sue tracce.
È qui che si ambienta anche la celebre storia del lupo. Un animale feroce terrorizza gli abitanti: nessuno osa uscire senza paura e ogni incontro può trasformarsi in una tragedia. Francesco decide di affrontarlo. Si avvicina al lupo, gli parla e, nel racconto tramandato nei secoli, riesce a trovare un accordo: l’animale smetterà di aggredire le persone e gli abitanti si impegneranno a nutrirlo.
È una delle storie più conosciute legate al suo nome, tanto da essere diventata parte dell’identità di Gubbio. Il lupo rappresenta il pericolo che incombe sulla comunità, ma anche la possibilità di trasformare uno scontro in una convivenza. Una vicenda che si presta a essere raccontata camminando per le strade della città, dove il Medioevo sembra ancora a portata di mano.

Luogo: Gubbio
Tappa: 13
Cammino: La Verna – Assisi
La Porziuncola: quando arrivano i primi compagni
La scelta di Francesco non resta a lungo una vicenda solitaria. Col passare del tempo, altre persone cominciano ad avvicinarsi a lui, attratte dal suo modo di vivere e dalla decisione di abbandonare ricchezze e ambizioni. Quello che era cominciato come il percorso di un singolo diventa lentamente una piccola comunità.
Un luogo centrale di questa storia è la Porziuncola, una chiesetta nella pianura sotto Assisi. Francesco la sceglie come punto di riferimento per sé e per i compagni che si raccolgono attorno a lui. È da qui che la fraternità francescana prende forma e comincia a crescere, fino a diventare un movimento capace di raggiungere molte città.
La Porziuncola, oggi custodita all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli, racconta proprio questo passaggio: da una decisione personale alla nascita di un gruppo. Non un esercito, non una compagnia di mercanti, ma persone che scelgono di condividere la strada e uno stile di vita essenziale.
Luogo: Basilica di Santa Maria degli Angeli
Tappa: 17
Cammino: Assisi – Roma
Greccio: il Natale messo in scena
Proseguendo verso il Lazio, la Via di Francesco entra nella Valle Santa di Rieti, tra colline, boschi e borghi raccolti. Qui si trova Greccio, il paese legato a uno degli episodi più noti della vita di Francesco.
Nel 1223, Francesco vuole celebrare il Natale in modo diverso dal solito. A Greccio organizza una rappresentazione della Natività con una mangiatoia e animali veri, ricreando l’ambiente in cui, secondo il racconto cristiano, nacque Gesù. L’idea è rendere quella storia qualcosa da vedere e da vivere, non soltanto da ascoltare.
L’iniziativa colpisce la comunità e Greccio entra nella storia del presepe. Ancora oggi il santuario ricorda quell’episodio e permette di visitare i luoghi legati alla tradizione.
Luogo: Greccio
Tappa: 25
Cammino: Anello della Valle Santa di Rieti
La Verna: il monte e l’ultima grande svolta
Tra i luoghi più suggestivi della Via di Francesco c’è La Verna, in Toscana. Il santuario sorge sul monte Penna, circondato da foreste e rocce che cambiano aspetto con la luce e le stagioni.
Francesco frequentò questo luogo appartato e vi si ritirò nel 1224. Secondo la tradizione, fu proprio qui che ricevette le stimmate, le ferite che nella narrazione religiosa richiamano quelle di Cristo. L’episodio segnò profondamente gli ultimi anni della sua vita.
Per chi cammina, La Verna è soprattutto una tappa in cui il paesaggio ha una presenza forte. Il sentiero sale tra gli alberi, l’aria cambia e il santuario appare quasi all’improvviso tra le rocce. Anche senza condividere il significato religioso del luogo, è facile capire perché sia diventato una meta così importante.
Luogo: La Verna
Tappa: 7
Cammino: La Verna – Assisi
Assisi: il ritorno e la fine del viaggio
Dopo anni di spostamenti, incontri e difficoltà, Francesco torna alla Porziuncola. È il 1226 e le sue condizioni sono ormai molto fragili. Muore il 3 ottobre, ad Assisi, a circa quarantacinque anni.
La sua storia, però, non si ferma lì. Nel 1228 viene proclamato santo e, nei secoli successivi, i luoghi legati alla sua vita diventano mete di pellegrinaggio. Le strade percorse in momenti diversi, le chiese in cui si era fermato e i paesaggi che aveva attraversato entrano progressivamente nella memoria collettiva.

Oggi la Via di Francesco collega proprio alcuni di quei luoghi, mettendoli in relazione attraverso un itinerario contemporaneo. Non è la ricostruzione di un unico viaggio compiuto dal santo, ma un percorso che permette di attraversare i territori della sua storia.
La Via di Francesco nel 2026: credenziale e organizzazione
Il 2026 segna gli ottocento anni dalla morte di Francesco, avvenuta nel 1226. Un anniversario che offre l’occasione per riscoprire i luoghi legati alla sua vita e per mettersi in cammino lungo uno degli itinerari più conosciuti dell’Italia centrale.
Per partire è utile procurarsi la credenziale, il documento su cui raccogliere i timbri delle località attraversate. È un ricordo concreto del viaggio e, in base alle regole dei servizi utilizzati, può essere utile anche per accedere alle strutture dedicate ai camminatori.
Prima di partire, occorre anche scegliere quale versione del percorso seguire. Le tappe e le distanze possono variare: meglio controllare tracce, dislivelli, disponibilità degli alloggi e punti di rifornimento. Non è necessario affrontare l’intera Via in una volta sola. Si può partire da La Verna, dedicare qualche giorno al tratto tra Assisi e la Valle Santa oppure scegliere una singola sezione da percorrere durante una vacanza.
La strada che Francesco non ha mai percorso
Francesco non ha camminato da La Verna a Roma seguendo le tappe che troviamo oggi sulle guide. La Via di Francesco è nata secoli dopo, collegando luoghi diversi in cui la sua storia ha lasciato una traccia.
Da Assisi, dove si spogliò dei suoi abiti e del futuro preparato dalla famiglia, a San Damiano, dove cominciò a ricostruire una chiesa; da Gubbio, con la storia del lupo, alla Porziuncola, dove si raccolsero i primi compagni; fino a Greccio, Fonte Colombo e La Verna, tra boschi, borghi e sentieri.
Non serve trasformare il viaggio in un’esperienza religiosa per apprezzarlo. Basta la curiosità di attraversare a piedi un territorio, conoscere le storie che lo hanno segnato e scoprire cosa succede quando si rallenta abbastanza da guardarsi intorno.
Perché, alla fine, il percorso più interessante non è necessariamente quello che qualcun altro ha già fatto. È quello che scegliamo di fare noi.
