Diari
30 Ago 2025

Assisi–Loreto: il pellegrinaggio di Stefania e Fabio lungo la storica Via Lauretana

Tra i tanti camminatori della community, anche Stefania e Fabio hanno deciso di vivere un’avventura diversa dal solito: percorrere a piedi l’antica Via Lauretana, da Assisi a Loreto. Tra salite impervie, borghi pittoreschi, panorami mozzafiato e incontri inaspettati, ogni giorno è stato per loro una scoperta nuova. In questo loro diario ci raccontano la loro esperienza senza filtri: le emozioni, le fatiche, i piccoli imprevisti e le grandi soddisfazioni di un cammino che è rimasto nel loro cuore. Se ami questo tipo di esperienze, quelle che ti fanno sentire vivo passo dopo passo, qui troverai pane per i tuoi denti. Pronti a partire?

Introduzione

Qui, abbiamo sentito nascere dentro di noi, passo dopo passo, la consapevolezza che non ci saremmo più fermati. Abbiamo iniziato a scoprire le emozioni che solo il cammino sa risvegliare, sensazioni che col tempo abbiamo imparato a riconoscere e ad amare. Camminare è la nostra essenza più vera; in ogni momento, in ogni occasione, non ci ha mai spaventato fare qualche passo in più per visitare città, raggiungere un luogo o semplicemente rilassarci.

Era il 2018 e da tempo, covavamo il desiderio di un’avventura diversa: un trekking di più giorni zaino in spalla. La scelta è caduta sulla Via Lauretana con partenza da Assisi e arrivo a Loreto. Il giorno prima della partenza, lasciamo l’auto a Macerata. Con gli zaini saldamente sulle spalle e il cuore colmo di attesa, prendiamo tre diverse corriere che ci portano fino ad Assisi dove passiamo la notte. Domani avrà inizio il nostro cammino!

Segnaletica del cammino

Se anche tu come hai voglia di condividere il tuo racconto di cammino, scrivici a info@camminiditalia.org: ti invieremo tutte le indicazioni per raccontare la tua avventura! E se preferisci un contatto diretto unisciti alla nostra Community su Facebook e condividi il tuo racconto con noi e altri appassionati.

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Tappa 01: Assisi – Spello – Foligno

22 km

Sistemati i nostri zaini, non ci rimane che procurarci l’elemento fondamentale che ancora ci manca per iniziare questa avventura: le credenziali. Ci dirigiamo verso la Basilica di San Francesco, facciamo una piacevole sosta per visitare la Chiesa di Santa Chiara ed, infine, entriamo nell’ufficio pellegrini dove ci consegnano e vidimano le nostre credenziali.

Basilica di San Francesco – Assisi

Ed ecco che da qui parte ufficialmente il nostro cammino, che emozione! La giornata è soleggiata e ci aspetta una tappa non troppo impegnativa. Ci incamminiamo verso Spello lungo incantevoli stradine secondarie abbracciate dagli ulivi. Il nostro percorso inizialmente segue dolcemente la costa del monte Subasio regalandoci panorami mozzafiato sulla pianura sottostante e sull’Appennino Umbro che si staglia dalla parte opposta.

Panorama su sentiero Assisi – Spello

Raggiungiamo Spello dall’alto, ammirando il caratteristico borgo, incastonato tra le colline. Attraversiamo porta Montanara e, appena dentro, scorgiamo un tranquillo parco pubblico: è il luogo perfetto per riposare e fermarci per pranzo, avvolti dal silenzio sospeso di un paesino in estate.

Vista su Spello

Riprendiamo il nostro cammino attraversando i pittoreschi vicoli del centro, direzione Foligno, sempre seguendo tranquille strade secondarie. Davanti ai nostri occhi il paesaggio si trasforma gradualmente, passando dalle dolci colline di Spello alla pianura. Arrivati a destinazione, ci liberiamo con sollievo degli zaini e ci concediamo una passeggiata nel grazioso centro storico di Foligno che si affaccia su piazza della Repubblica.

Purtroppo, la basilica di San Feliciano non è visitabile perché chiusa dopo il recente terremoto dell’ottobre 2016, quindi non possiamo né ammirarla né farci apporre il timbro sulla credenziale, che peccato! Stanchi ma soddisfatti di non essere troppo doloranti, andiamo a dormire curiosi di scoprire cosa ci riserverà la tappa di domani.

Tappa 02: Foligno – Colfiorito

25 km

Al mattino riprendiamo il cammino da dove lo avevamo lasciato, in Piazza della Repubblica, e qui inizia la seconda tappa! La prima parte di percorso, uscendo dalla città, è un po’ monotona ma, poco più avanti, nella frazione S. Giovanni Profiamma un ronzio in lontananza cattura la nostra attenzione. Ci avviciniamo e scopriamo che il rumore arriva dalle macine all’interno del Mulino Bordoni. Entriamo incuriositi. Il proprietario, davvero gentile, ci accoglie con entusiasmo e ci invita a scoprire il vecchio mulino del XIV secolo, sottostante a quello attualmente in uso, descrivendoci l’antico metodo di molitura.

Il Mulino Bordoni

Seguendo il suo consiglio, deviamo di poco verso il forno di Vescia per comprare pane e focaccia, fatti con le loro farine, che ci gustiamo seduti all’ombra nel paese di Belfiore. Ci rimettiamo in cammino lungo una strada sterrata tra gli ulivi e, poco dopo, ci aspetta la prima sfida del cammino: una salita ripidissima nel bosco, con gradoni e staccionate che mette alla prova le nostre gambe. Qui, per la prima volta ci rendiamo conto di quanto il peso dello zaino sia una zavorra importante da portare e quanto incida sulla fatica che proviamo.

Questa salita non la dimenticheremo facilmente! Per distrarci un po’ dallo sforzo, però, ci basta sollevare lo sguardo e lasciarci incantare dalla natura che ci circonda: il ripido sentiero che stiamo percorrendo è in ombra, immerso in un bosco verdissimo e fresco, ed è fiancheggiato da un fiume scrosciante che scende formando delle cascate. Con una piccolissima deviazione, vediamo una di queste, la cascata del Menotre, poi risaliamo verso il paese di Pale. Da lì, la vista sul Sasso di Pale e sull’eremo di Santa Maria Giacobbe ci ripaga di tutto.

Stiamo percorrendo il tracciato più antico della Via Lauretana. Accarezzati dal profumo della mentuccia che tappezza il terreno, proseguiamo fino a giungere al piccolo borgo di Sostino dove ci fermiamo a riposare davanti alla chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, e condividiamo uno spuntino con alcuni gatti affamati, attratti soprattutto dal fruscio dei nostri sacchetti. Dopo Forcadura, affrontiamo una lunga discesa che ci conduce a Colfiorito tra colline ricoperte da prati verdissimi punteggiati dal rosso vivace dei papaveri e da fiori variopinti.

In silenzio, osserviamo questo paesaggio che scorre lento davanti ai nostri occhi nella luce calda e dorata del tramonto imminente. Costeggiamo la palude dell’Oasi di Colfiorito fino a raggiungere un sentiero fiancheggiato da aceri bianchi, che ci conduce finalmente all’albergo.

In paese, iniziamo a renderci conto di quanto il terremoto abbia tolto a queste persone ma anche della loro forza nel voler riprendere la vita di tutti i giorni.Ci conforta immaginare che il nostro passaggio possa aiutarli, anche solo con la nostra presenza insolita ed i nostri zaini giganti.

L’oasi di Colfiorito

Tappa 03: Colfiorito – Muccia

20 km

Dopo una sosta al mercatino del paese per prendere un po’ di frutta fresca, percorriamo la piana di Colfiorito fino a raggiungere la chiesa di Santa Maria di Plestia che purtroppo troviamo puntellata e chiusa. Subito dopo la chiesa, lasciamo l’Umbria e la provincia di Perugia, e attraversiamo il confine delle Marche, entrando nella provincia di Macerata. Proseguiamo lungo la statale, che lasciamo per deviare verso la frazione castello di Serravalle, dove si ergono i resti delle mura della fortezza Varano che un tempo chiudevano completamente il passo.

I resti delle mura della fortezza Varano a Castello di Serravalle

Il percorso si alterna tra la statale, fortunatamente poco trafficata, e la strada antica attraversando Serravalle del Chienti e Bavareto, dove ci concediamo una pausa. In questa parte della tappa, percorriamo un lungo tratto di statale che lasciamo per imboccare un sentiero più impegnativo che si inerpica prima su un fondo sassoso e poi intricato di rovi, poco segnato e nascosto tra la fitta vegetazione, dove siamo costretti a seguire la traccia GPS. Dopo la salita, sbuchiamo su una strada sterrata in vetta che si arrampica fino al santuario della Madonna di Collevento.

Il Santuario della Madonna di Collevento

La chiesa non è agibile e quindi non possiamo entrare per visitarla ma davanti a noi si apre un panorama che toglie il respiro: le montagne che si stagliano maestose, la valle del Chienti che si perde all’orizzonte e il piccolo paese di Muccia sotto di noi.

Panorama sulla valle del Chienti e Muccia

La leggenda che avvolge questo luogo rende tutto ancora più magico: si dice che due giovani pellegrini tedeschi, portando un’icona dipinta della Madonna verso Roma, furono bloccati dal vento impetuoso. Pensarono allora che la Madonna volesse restare qui e affidarono la sua immagine a due pastorelle proprio nel luogo dove oggi sorge il santuario. Recuperiamo un po’ di energie e riprendiamo il cammino sull’unica strada asfaltata, Al bivio che conduce all’eremo del Beato Rizzerio, il nostro rifugio per la notte, imbocchiamo la strada a sinistra in salita fino a raggiungerlo.

L’eremo del beato Rizzerio

Riceviamo la chiave della nostra camera e scendiamo al paese di Muccia. Percorrendo la via principale, proviamo un senso di desolazione. Ci raccontano che più del 95% degli abitanti è lontano dalle proprie case e le abitazioni sulla strada principale mostrano i danni del terremoto, sostenute da puntelli e cinture di ferro. Il centro storico con la chiesa parrocchiale di San Biagio, è completamente transennato e non percorribile nemmeno a piedi. Torniamo all’eremo con il cuore pesante ma la serata ci regala un dono inatteso: un’ottima cena che condividiamo con Don Gianni e con coloro che qui hanno trovato un rifugio perché senza casa.

Trascorriamo una bellissima serata di condivisione e, anche se per un breve momento, ci sentiamo accolti come parte della famiglia allargata. Porteremo nel cuore questa serata e le persone che l’hanno resa speciale, come un prezioso ricordo di questa giornata.

Tappa 04: Muccia – Belforte del Chienti

27 km

Salutiamo questo luogo magico, scendendo di nuovo al paese di Muccia, e riprendiamo il tracciato che, prima del terremoto, attraversava la periferia del paese ma che oggi è diventata il cuore stesso di Muccia, composto da numerose “casetteˮ al posto delle abitazioni perdute. Proseguiamo verso la frazione di Giove dove la via principale è ancora sbarrata e siamo costretti a girarle intorno, camminando lungo la statale, finché ci ricongiungiamo al cammino. Per non farci mancare nulla, dopo aver oltrepassato il castello di Beldiletto, ci sorprende un veloce acquazzone sufficiente a bagnarci dalla testa ai piedi, nonostante lʼimpermeabile.

Superato il lago di Polverina, arriviamo a Gallazzano ed imbocchiamo uno stretto sentiero, chiamato asinovia e presto capiamo il perché: da qui fino a Valdiea, il percorso è un susseguirsi di pozze di fango, rovi di more ed erbacce che, per lunghi tratti, lo invadono completamente. Quando sbuchiamo sulla stradina asfaltata che, salendo a destra, conduce al paesino di Valdiea, decidiamo di prendere la deviazione che passa dalla più comoda ma trafficata statale 77.

A Campolarzo, il percorso si ricongiunge con la variante che arriva da Camerino. Attraversiamo paesi che portano ancora le cicatrici profonde del terremoto. Alcuni, sono stati abbandonati e li troviamo completamente deserti al nostro passaggio. Il silenzio è ovunque, interrotto solo dal rumore dei nostri passi. Camminando lungo il lago di Caccamo, all’altezza di Pievefavera, salutiamo per l’ultima volta il Cammino di San Francesco della Marca, che da qui prosegue la sua strada verso Ascoli. Oltrepassato il lago ed il paese di Caccamo, affrontiamo l’ultima salita verso Belforte del Chienti.

Lago di Caccamo

È lunga e mette alla prova anche l’ultima energia rimasta nelle gambe ma, arrivati in cima, il centro storico ci accoglie con il suo fascino antico e la vista sulla valle del Chienti. Dopo essere finalmente riusciti a farci apporre un altro timbro sulla credenziale nella sagrestia della chiesa di Sant’Eustachio, scendiamo nella parte bassa del paese dove ci aspetta il nostro B&B, in cui alloggeremo questa notte.

Belforte del Chienti

Ma il cammino non è ancora finito: per raggiungere la cascina immersa nella campagna dobbiamo affrontare un’ultima salita. Eppure, quando arriviamo, il verde che ci circonda, il silenzio e la bellezza della casa ci fanno dimenticare, quasi del tutto, la fatica.

Tappa 05: Belforte del Chienti – Macerata

31 km

Rinfrancati dal riposo della notte e coccolati da una colazione deliziosa, ci rimettiamo in cammino. È la tappa più lunga del nostro viaggio, avendo deciso di unirla a quella successiva. Lasciamo Belforte e ci dirigiamo verso Tolentino dove, una volta arrivati, raggiungiamo la Basilica di San Nicola, per richiedere il timbro sulla credenziale. La Basilica è ancora inagibile ed al suo posto è stata allestita una tenda nella parte posteriore.

Per pura fortuna, riusciamo a sbirciare allʼinterno del bellissimo chiostro della Basilica da una porta lasciata socchiusa. Facciamo un breve giro (ma non troppo per risparmiare le forze!) nel centro del paese, impreziosito dalla torre degli orologi, sulla quale compaiono 4 quadranti: fasi lunari, orologio italico, orologio astronomico e calendario, ed una meridiana.

Tolentino e il ponte del diavolo

Attraversando il suggestivo ponte del diavolo sul fiume Chienti, ci inoltriamo su strade secondarie nella bellezza della campagna che costeggia il fiume Chienti mentre il paesaggio si apre in dolci colline e campi dorati. Infine, Macerata e la sua cattedrale. Raggiungiamo l’hotel, stanchi ma entusiasti di essere riusciti ad arrivare, con le sole nostre forze, alla fine di questa lunga giornata di cammino.

Tappa 06: Macerata – Loreto

24 km

Verso Recanati

Siamo all’ultima tappa e la consapevolezza che questo cammino sta per concludersi ci accompagna fin dai primi passi, come un’emozione sottile e contrastante di gioia e tristezza insieme. È una bella giornata di sole e raggiungiamo la Cattedrale alla ricerca di qualcuno che possa metterci il timbro sulla credenziale. Quando entriamo nell’ufficio del vicario generale, tutti si mostrano curiosi ed interessati al nostro cammino.

Lasciamo Macerata in discesa verso il fondovalle del fiume Potenza, che attraversiamo nel paese di Sambucheto. La salita verso Recanati è dura, sotto il sole, ma avere davanti agli occhi il borgo che man mano si avvicina, ci spinge avanti, passo dopo passo. Intorno a noi, la campagna marchigiana si svela in tutto il suo splendore: campi ordinati, il verde vivo dei prati, il giallo dorato delle spighe che danzano leggere nel vento.

Arrivati a Recanati, raggiungiamo il convento dei Passionisti per chiedere il timbro sulla credenziale. Ci offrono dell’acqua, vedendoci un po’ stravolti dal caldo e dalla salita, e, stupiti, ci fanno domande sulla nostra avventura. Saliamo ancora fino al centro storico.

Da lì, all’improvviso il mare e la riviera del Conero ci appaiono in tutta la loro bellezza: il monte, Sirolo, Castelfidardo e tutti i paesini arroccati sulle colline. Attraversiamo il centro di Recanati, poi, dopo un’altra lunga discesa, arriviamo nella parte bassa del paese di Loreto. Ci aspetta l’ultima salita che ci mette alla prova e, finalmente, varchiamo Porta Romana ed entriamo a Loreto.

Il cuore accelera ma non solo per la fatica. Percorriamo la via principale con il fiato corto e gli occhi lucidi. Quando, improvvisamente, si apre davanti a noi la piazza della Madonna, con il santuario della Santa Casa che si staglia maestoso contro il cielo, tutto si ferma. Ci guardiamo. È fatta! Siamo alla fine del nostro cammino. Siamo stanchi, sì, ma sopra ogni cosa siamo grati e felici di aver portato a termine ed aver vissuto questa esperienza bellissima. Con un ultimo slancio di energia, raggiungiamo il nostro B&B. È l’ultima notte del cammino.

Piazza della Madonna di Loreto

Il giorno successivo ci svegliamo presto e raggiugiamo la Basilica della Santa Casa carichi di emozione, pronti a ricevere l’ultimo timbro sulla nostra credenziale e a ritirare il prezioso Testimonium. Nonostante la nostra credenziale non abbia tutti i timbri delle tappe percorse, quei pochi sigilli testimoniano ogni passo, ogni fatica, ogni scoperta lungo la Via Lauretana e ci permettono di ricevere quel riconoscimento tanto atteso.

Rendendo quel momento unico e indimenticabile, i nostri nomi vengono scritti a mano sull’attestato che portiamo a casa non solo come prova, ma come ricordo vivido e prezioso delle emozioni e delle esperienze che abbiamo vissuto durante questo nostro primo cammino.

Testimonium di fine cammino

A conclusione di questo viaggio, possiamo dire di aver vissuto giorni meravigliosi che ci hanno messo alla prova fisicamente, ma che hanno nutrito profondamente l’anima. Mentre attraversavamo molti paesi in solitudine con i nostri due grandi zaini sulle spalle, ci siamo spesso sentiti osservati, un po’ come “marzianiˮ in mezzo alla quotidianità, ma abbiamo incontrato tante persone gentili che si sono interessate con calore alla nostra esperienza. E proprio lì abbiamo trovato la magia del cammino.

Iniziativa “Cammini Aperti” –  Iniziativa finanziata con il Fondo Sviluppo e Coesione, Piano Sviluppo e Coesione a titolarità del Ministero della Cultura, “I cammini religiosi di San Francesco, San Benedetto e Santa Scolastica – Azioni trasversali” di cui è beneficiario il Ministero del Turismo.


Articolo di
Stefania e Fabio

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