Diari
By Benedetta Staffulani
23/03/2026

Benedetta dalla Strada: il suo Cammino lungo l’Intrepido Larth

Ci sono viaggi che ti portano lontano da casa. E poi ci sono cammini che ti riportano esattamente dove devi essere: dentro te stessa.

Questa settimana il diario di una nuova camminatrice, Benedetta, che ci guida attraverso i 60 chilometri di un cammino che va oltre il trekking, il Cammino dell’Intrepido Larth. Condividendo momenti di fatica, di bellezza e di riflessione, ci racconta come ogni passo sia diventato un’opportunità per scoprire non solo i paesaggi lungo i sentieri, ma anche sé stessa. Tra salite impegnative e attimi di quiete, Benedetta ci invita a rallentare, ad ascoltare il silenzio e a vivere ogni passo come un viaggio interiore.

Hai voglia di condividere il tuo racconto di cammino con la nostra community? Scrivici a info@camminiditalia.org: ti invieremo tutte le indicazioni per raccontare la tua avventura! E se preferisci un contatto diretto unisciti alla nostra Community su Facebook e condividi il tuo racconto con noi e altri appassionati.

E per non perderti lungo il tuo percorso, scarica l’app di Cammini d’Italia! Troverai tutte le tracce GPX dei principali cammini italiani e potrai navigare facilmente, anche offline. Scopri tutti i dettagli qui!

Introduzione

Sessanta chilometri per scoprire che, a volte, la strada più lunga è quella dentro di noi.

“Ci sono viaggi che ti portano lontano da casa. E poi ci sono cammini che ti riportano esattamente dove devi essere: dentro te stessa.”

Ci sono viaggi che si fanno per vedere un luogo. E poi ci sono cammini che si fanno per vedere un po’ più chiaramente dentro se stessi.

Il Cammino dell’Intrepido Larth è stato questo per me: sessanta chilometri non solo attraverso paesaggi meravigliosi, ma anche dentro le mie emozioni, la mia fatica e quella voce interiore che, nella vita di tutti i giorni, spesso rimane nascosta.

La mia avventura è iniziata molto presto. Alle cinque del mattino ero già sveglia. Due treni, un po’ di sonno negli occhi e una grande curiosità nel cuore. Quando sono arrivata a Orvieto erano ormai passate le undici del mattino, l’ora in cui di solito preferisco già essere in cammino da tempo.

In piazza centrale ho ritirato le credenziali e, alzando lo sguardo, mi sono trovata davanti allo splendore del Duomo di Orvieto. È stato come un segnale d’inizio, un momento perfetto per fermarsi un attimo, respirare profondamente e iniziare davvero il viaggio.

Se non sai cosa inserire nel tuo primo zaino per il tuo primo cammino, consulta la nostra Guida al primo cammino!

Giorno 1 – “la prova

I primi passi sono stati subito una sfida. Il percorso si è aperto con saliscendi e con una salita ripida che sembrava voler mettere alla prova la mia determinazione ancora prima che il cammino iniziasse davvero.

Ma il cammino insegna subito una lezione semplice e potente: dopo ogni salita c’è sempre una discesa, o una pianura che ti restituisce il fiato e il sorriso.

La fatica lascia spazio a una sensazione difficile da spiegare. È quasi adrenalina, una piccola esplosione di gioia che arriva quando ti accorgi che ce l’hai fatta, che il corpo e la mente hanno trovato un ritmo comune.

Il percorso si snodava tra paesaggi sempre diversi: tratti boschivi, sentieri sterrati, scorci che sembravano usciti da un dipinto. Poi, all’improvviso, il cielo ha deciso di cambiare le regole del gioco.

Una nuvola nera, spinta da un vento forte, è arrivata sopra di noi. In pochi minuti il sole ha lasciato spazio alla pioggia e poi persino alla grandine. Da una splendida giornata luminosa mi sono ritrovata sotto un temporale improvviso. Ma il bello del cammino è proprio questo: l’imprevisto non ti ferma, ti insegna come reagire.

Abbiamo continuato a camminare, persino cantando sotto la pioggia. A un certo punto una signora gentilissima, passando, ci ha regalato un ombrello. Un gesto semplice, ma pieno di umanità, che ci ha protetti dal vento e ci ha regalato anche un sorriso.

Con il sole ormai vicino al tramonto siamo finalmente arrivati a Bolsena, il paese arroccato sopra il lago di Bolsena. Abbiamo passeggiato un po’ tra le stradine del borgo, respirando la quiete della sera. Poi siamo arrivati in hotel. Quella è stata la prima vera pausa di questi tre giorni di cammino.

Dopo cena non è servito molto: il letto è arrivato subito, e il sonno ancora prima.

Giorno 2 – “il ritmo del cammino

La mattina è iniziata presto. Sveglia alle sette, una ricca colazione e poi di nuovo lo zaino sulle spalle. La meta della seconda tappa era Civita di Bagnoregio, il borgo conosciuto come “la città che muore”.

Il percorso di quel giorno era più dolce rispetto al primo. I saliscendi c’erano ancora, ma il corpo sembrava aver capito cosa stava succedendo. Era entrato nel ritmo della fatica e della gratificazione che il cammino regala. Dopo circa venti chilometri siamo arrivati.

Vedere Civita da lontano è già qualcosa di straordinario: sembra sospesa nel vuoto, quasi irreale. Ma è attraversando la lunga passerella che la collega alla terraferma che si entra davvero in una dimensione quasi fiabesca.

Abbiamo avuto il tempo di visitarla nel pomeriggio, senza fretta. Camminare tra le sue stradine è stato come entrare in un luogo fuori dal tempo.

La sera abbiamo cenato nel piccolo borgo e dormito in una stanza che si affacciava proprio sulla piazza principale. Da quella finestra abbiamo assistito a due spettacoli meravigliosi: il tramonto e, poche ore dopo, l’alba.

Giorno 3 – “andare oltre

Il terzo giorno siamo partiti prestissimo. Alle sei e trenta eravamo già in cammino. Questa tappa, che ci avrebbe riportati a Orvieto, è stata sorprendente.

Da una parte, il corpo sembrava ormai andare da solo, come se avesse ingranato una marcia nuova. Dall’altra iniziavano a farsi sentire i dolori: gambe stanche, ginocchia rigide, polpacci tesi, piedi affaticati. Anche lo zaino sembrava pesare più del primo giorno.

Eppure, dentro, sentivo una forza diversa. Una spinta che mi diceva che potevo continuare, che potevo arrivare fino in fondo.

Le soste sono state poche. Lungo il percorso abbiamo incontrato altri pellegrini, tra cui una coppia con il loro cane. Ci siamo ritrovati più volte nei punti in cui si timbrano le credenziali, scambiando parole, sorrisi e pezzi di cammino.

Camminare, per me, è soprattutto silenzio. È ascoltare il rumore dei passi, il vento, la natura. È lasciare spazio ai pensieri senza forzarli.

Dal punto di vista del paesaggio, questa terza tappa è stata forse la più bella: meno boschi e più spazi aperti. Distese verdi, praterie e sentieri brecciolati che sembravano allungarsi all’infinito.

Attraversavamo ambienti sempre diversi, fermandoci ogni tanto nei punti più belli per respirare davvero quello che avevamo intorno.

Conclusione

Quando sono tornata a Orvieto, il cammino era finito. O forse, in realtà, era appena cominciato.

Nelle mani avevo una semplice pergamena, l’attestato del Cammino dell’Intrepido. Un foglio leggero, quasi fragile. Eppure dentro quel foglio c’erano sessanta chilometri di passi, tre giorni di fatica, pensieri che si erano intrecciati con il rumore degli scarponi sulla terra e paesaggi che difficilmente dimenticherò.

Spesso pensiamo che, per trovare la meraviglia, bisogna andare lontano. Molto lontano. Pensiamo che il bello sia sempre altrove.

E invece, a volte, la bellezza è dietro l’angolo. È nei sentieri del Lazio, tra borghi sospesi nel tempo come Civita di Bagnoregio, tra laghi silenziosi come il lago di Bolsena, tra colline che sembrano respirare insieme a chi le percorre.

Camminare mi ha insegnato una cosa semplice ma preziosa: per vedere davvero il mondo bisogna rallentare. Oggi viviamo correndo. Corriamo tra impegni, notifiche, scadenze, giornate che scorrono veloci.

Rallentare sembra quasi una perdita di tempo. E invece, in quei tre giorni, ho capito che rallentare è forse il modo più autentico per ritrovare il tempo.

Camminando, ogni dettaglio torna a parlare: il vento tra gli alberi, il profilo di un borgo all’orizzonte, il suono dei passi sulla ghiaia. E forse è proprio da questi piccoli cammini che nascono i viaggi più grandi.

Sono grata di averli scoperti qui, vicino a casa. Sono grata a questi sentieri del Lazio che mi hanno accompagnata con dolcezza nei primi passi di una passione nuova.

Conoscevi tutti i Cammini nel Lazio?

Una passione che sono certa mi porterà sempre più lontano. Ma non solo nei chilometri. Mi porterà lontano dentro me stessa. Perché la strada più importante non è quella che percorri.

È quella che ti trasforma. E, a volte, per trovarla, basta solo fare la cosa più semplice del mondo: mettere un piede davanti all’altro e iniziare a camminare.

La libertà ha un sentiero… o 100! Nel nostro Atlante dei Cammini d’Italia trovi tantissimi percorsi per esplorare l’Italia da Nord a Sud.

Articolo di
Benedetta Staffulani

👩🏻‍⚕️Nutrizionista
@nutrizionista_bs

🧘🏻‍♀️📚🏞️🍃🌍🌅

Collaboriamo con

Cammini d’Italia collabora con le più importanti realtà ed eccellenze italiane legate al mondo del trekking.