Vivi l’Abruzzo più selvaggio sul Cammino Grande di Celestino. 225 km di cammino dai monti al mare, tra Parchi e patrimoni UNESCO.
Articolo in collaborazione con Parco Nazionale della Maiella

Che cos’è il Cammino Grande di Celestino: Storia e Spiritualità
Ti dico subito una cosa. Questo non è un cammino come gli altri. Qui non si tratta solo di macinare chilometri, ma di entrare nella testa (e nell’anima) di uno dei personaggi più rivoluzionari della storia: sto parlando di Pietro da Morrone, l’eremita che divenne Papa Celestino V per poi fare il “gran rifiuto”.
Il Cammino Grande di Celestino è la trasposizione geografica della sua vita. Immagina un uomo che cerca il silenzio assoluto tra le rocce della Maiella e che sceglie la natura come sua cattedrale. Ecco, il cammino nasce proprio per unire i puntini della sua esistenza in un unico grande viaggio.
Questo progetto, che proprio nel 2025 esplode come itinerario d’eccellenza, allarga l’orizzonte. Unisce l’entroterra aspro dell’aquilano alla dolcezza dell’Adriatico. È un percorso che ti sfida, che unisce fede, storia e quella wilderness tipica dell’Abruzzo che, se mi segui da un po’, sai quanto amo. Camminare qui significa ripercorrere i passi di un uomo che ha avuto il coraggio di dire “no” al potere per tornare alla sua montagna.
Se sei un amante dei numeri, segnati questo: 202 chilometri. Ma se sei come me, sai che i numeri raccontano solo metà della storia. Quello che conta davvero è come cambia l’orizzonte davanti ai tuoi occhi. Il Cammino Grande di Celestino è un’avventura che taglia l’Abruzzo in due, regalandoti una varietà di paesaggi che raramente trovi in un unico viaggio.
Si parte “in alto”, nel cuore dell’entroterra aquilano, dominato dai profili severi del Parco Regionale Sirente-Velino. Qui l’aria è sottile, le rocce sono aguzze e il silenzio è quello delle grandi quote. È la fase della fatica buona, quella in cui le gambe devono trovare il ritmo e il respiro si sincronizza con il passo. Poi, chilometro dopo chilometro, lo scenario muta. Scendi, attraversi le valli e ti immergi nel cuore roccioso della Maiella, la “Montagna Madre”, dove gli eremi sembrano nidi d’aquila incastonati nella parete.
E infine l’arrivo a Ortona, sulla Costa dei Trabocchi, è il premio finale di un’avventura incredibile. Dopo giorni di boschi, canyon e pietra, trovarsi davanti l’azzurro dell’Adriatico ha un sapore di liberazione pazzesco. È un viaggio che parte dalla terra e finisce nell’acqua, un’esperienza totale.

I Patrimoni UNESCO lungo il Cammino
Non capita spesso di camminare dentro la storia con la S maiuscola. Sul Cammino Grande di Celestino ti ritrovi ad attraversare ben quattro patrimoni riconosciuti dall’UNESCO che rendono questo viaggio unico.
La Perdonanza Celestiniana
Il primo lo incontri a L’Aquila ed è qualcosa che non si tocca ma si sente nell’aria. Parlo della Perdonanza Celestiniana, iscritta nella lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Davanti alla Basilica di Collemaggio capirai subito di essere in un luogo potente. Qui Celestino V ha istituito il primo Giubileo della storia donando l’indulgenza a tutti, ricchi e poveri. Ancora oggi quel messaggio di pace muove migliaia di persone e tu, arrivando a piedi, ne diventi parte integrante.
La transumanza
Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco dal 2019, la transumanza è la millenaria pratica di spostamento degli armenti (in Abruzzo le pecore) a seconda del volgere delle stagioni e alla ricerca dell’erba più fresca. Nata in Abruzzo alla fine del Neolitico questa pratica si sviluppò attraverso le grandi vie d’erba chiamate tratturi che in maggio e in settembre venivano percorse dalle greggi in direzione di Puglia e campagna laziale. Il Cammino attraversa costantemente le terre dei tratturi e in particolare quello che da Celano giungeva fino a Foggia.
L’Arte della costruzione in pietra a secco
Si tratta di un riconoscimento immateriale Unesco di carattere transnazionale che intende premiare e valorizzare il grande patrimonio di conoscenze e tecniche che soprattutto nei paesi del bacino Mediterraneo hanno visto fiorire fin dall’antichità strutture e costruzioni a servizio di allevamento e agricoltura realizzate esclusivamente con pietre sovrapposte senza l’aiuto di leganti. Sulla Maiella e in particolar modo tra i comuni di Caramanico, Roccamorice, Abbateggio, Lettomanoppello e Serramonacesca il Cammino attraversa magnifici campi terrazzati e centinaia di capanne agropastorali.
Maiella UNESCO Global Geopark
Poi c’è la roccia sotto i tuoi scarponi. La Maiella non è una montagna qualunque perché da qualche anno è diventata UNESCO Global Geopark. Per noi che amiamo l’outdoor significa camminare sopra un libro di geologia a cielo aperto. Qui ti aspettano canyon spettacolari e valloni che raccontano milioni di anni di evoluzione terrestre. È una sensazione strana e bellissima pensare che quelle pietre bianche e quei fossili erano un tempo fondali marini.

Attraverso i Parchi: la natura selvaggia del Sirente-Velino e della Maiella
Se cerchi la wilderness, preparati perché qui ne farai il pieno. Il tracciato è un corridoio verde che collega due delle aree protette più affascinanti d’Italia.
Le prime 4 tappe ti portano dritto nel cuore del Parco Regionale Sirente-Velino. Qui l’Appennino mostra i muscoli. Ti troverai davanti a paesaggi aperti e severi dove il vento tira forte e il silenzio è rotto solo dal bramito dei cervi o dal volo dell’aquila reale. È la parte del cammino dove le gambe devono lavorare sodo e la testa si libera velocemente dai pensieri della città.
Poi lo scenario cambia quando entri nel Parco Nazionale della Maiella. Questa è la “Montagna Madre”, un massiccio calcareo imponente e selvaggio. Ti immergerai in faggete vetuste che sembrano infinite e risalirai valloni profondi dove la luce gioca a nascondino. La natura qui ha una forza ancestrale. Camminando su questi sentieri capirai perfettamente perché Pietro da Morrone scelse proprio questi luoghi impervi per i suoi eremi. Cercava l’isolamento e il contatto diretto con il creato, e ti assicuro che quella stessa vibrazione la sentirai anche tu passo dopo passo.

Le tappe imperdibili tra eremi, abbazie e borghi
In 202 chilometri vedrai tantissime cose, ma ci sono dei luoghi che da soli valgono tutto il viaggio e che ti resteranno appiccicati addosso.
Il primo impatto forte lo avrai a L’Aquila davanti alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio. La sua facciata geometrica bianca e rosa ti cattura subito e pensare che tutto è partito da lì, dall’incoronazione di Celestino V, ti fa sentire piccolo davanti alla storia. Scendendo verso la Valle Peligna incontrerai Sulmona. È una città elegante e viva, perfetta per una sosta rigenerante prima di affrontare le salite vere. Qui si respira un’aria d’altri tempi e passeggiare per il centro storico con lo zaino in spalla ha un fascino tutto suo.
Ma il vero cuore pulsante del Cammino Grande di Celestino sono gli eremi. Preparati psicologicamente e fisicamente per l’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone. Sta letteralmente aggrappato alla roccia e per arrivarci dovrai sudare un po’, ma la vista da lassù ti ripaga di ogni fatica. È il luogo dove Pietro ricevette la notizia della sua elezione a Papa ed è incredibile pensare a come vivesse in quello spazio così ristretto e sospeso nel vuoto. Altrettanto potente è l’Abbazia di Santo Spirito a Maiella. Dopo tanto camminare tra i boschi, trovarti davanti a questa struttura maestosa incastonata nella montagna ti lascerà senza parole. È un luogo di silenzio assoluto che ti costringe quasi a rallentare il passo per rispetto.

Preparare il cammino nel 2026: consigli pratici e quando partire
Se questo racconto ti ha fatto venire voglia di partire, sappi che il 2026 è l’anno perfetto per farlo. Il progetto del Cammino Grande di Celestino è maturo e pronto ad accogliere i camminatori con servizi strutturati.
Per prima cosa vai sul sito ufficiale camminodicelestino.it. Inoltre, sulla nostra app trovi le tracce ufficiali aggiornate, la mappa dettagliata delle tappe e tutte le info sul cammino stesso. Non improvvisare, soprattutto nei tratti montani del Sirente-Velino e della Maiella studia bene il percorso perché l’ambiente è severo e va rispettato.
Fondamentale è la Credenziale. Non è un semplice souvenir di carta ma il passaporto del pellegrino che ti permette di ricevere il Testimonium finale una volta arrivato al mare. Richiedila prima di partire perché raccogliere i timbri lungo la strada dà un senso di compimento incredibile alla fine di ogni giornata.

Quando andare? Io ti consiglio le mezze stagioni. Maggio, giugno e settembre sono i mesi d’oro. Eviterai il caldo torrido sulla costa e la neve alta sui passi montani, godendoti fioriture spettacolari o i colori caldi dell’autunno nelle faggete.
Per l’attrezzatura comportati da vero hiker: scarpe rodate e consistenti con una suola bella performante (la Maiella non perdona), bastoncini da trekking per aiutarti nelle salite e abbigliamento a cipolla. Ricordati che passerai dalla montagna alla spiaggia, quindi nello zaino devi avere un po’ di tutto, dal guscio antivento al costume da bagno per il tuffo finale a Ortona.
Buon cammino!
