Il primo cammino della storia: sulle orme dei pellegrini di Abydos
C’è stato un “Cammino di Santiago”… nell’antico Egitto? Quando pensiamo a un cammino, immaginiamo scarponi, zaini e credenziali timbrate. Ma se spostiamo lo sguardo indietro di quattromila anni, scopriamo che l’idea del “cammino” — un viaggio a tappe verso una meta sacra — è molto più antica. Tanto antica da portarci nel cuore dell’antico Egitto, in un luogo dove ancora oggi, tra sabbia e silenzio, si può camminare lungo la traccia di quello che fu probabilmente il primo pellegrinaggio della storia: Abydos.

Dove si trova Abydos
Abydos si trova nell’Alto Egitto, circa 160 chilometri a nord di Luxor. È un luogo quasi sospeso: il deserto da una parte, il Nilo dall’altra, e in mezzo un villaggio tranquillo dove gli abitanti ancora vivono tra campi di canna da zucchero e antichi blocchi di pietra riemersi dal tempo. È una delle città più antiche dell’Egitto. Già 5000 anni fa, i primi faraoni venivano sepolti qui. Ma la sua fama esplose quando il culto di Osiride, il dio della morte e della rinascita, prese piede. Secondo il mito, proprio ad Abydos si trovava la sua tomba.
Il pellegrinaggio degli Egizi
Per gli antichi Egizi, Abydos era la meta. Andarci significava avvicinarsi al dio che aveva vinto la morte. Non era un viaggio facile: si partiva dalle grandi città del Nilo — Tebe, Hermopolis, Assiut — e si camminava per giorni o settimane, tra caldo, sabbia e pericoli. Ma il senso era profondo: camminare verso Abydos significava rinascere. Molti Egizi credevano che raggiungere la città di Osiride garantisse una sorta di “biglietto per l’eternità”.
Le testimonianze lasciate dai pellegrini
Abydos è uno dei siti archeologici più studiati d’Egitto, e proprio lì gli archeologi hanno trovato centinaia di stele votive lasciate dai pellegrini. Sono lastre di pietra su cui i devoti facevano incidere il proprio nome e una breve preghiera a Osiride, come per dire: “Io sono stato qui”. Sono testi reali, scolpiti su stele oggi conservate nei musei del Cairo e di Londra, e ci raccontano qualcosa di sorprendente: che i pellegrini lasciavano traccia del loro passaggio proprio come noi oggi timbriamo la credenziale.
Il “cammino interiore”
Nel pellegrinaggio ad Abydos non c’erano miracoli o reliquie. Non si andava per chiedere una grazia o per espiare un peccato, ma per partecipare al mito. Camminare fino ad Abydos era rivivere il viaggio di Osiride: morire simbolicamente e rinascere. In fondo, è la stessa motivazione che spinge molti camminatori moderni: cercare se stessi attraverso il movimento, usare il viaggio per trasformarsi.

Cosa si trovava all’arrivo
All’arrivo, i pellegrini entravano nel grande tempio di Osiride, oggi noto come il Tempio di Seti I, uno dei più belli di tutto l’Egitto. Le pareti sono coperte da bassorilievi perfettamente conservati, con scene del faraone che offre doni agli dèi e la celebre Lista dei Re, dove sono incisi i nomi di tutti i sovrani d’Egitto fino a quel tempo.
Dietro al tempio si trova un edificio misterioso: l’Osireion, un santuario sotterraneo costruito per rappresentare la tomba di Osiride. È un luogo umido, avvolto dal buio, dove l’acqua scorre ancora sotto grandi blocchi di pietra. Probabilmente, qui si concludeva il viaggio del pellegrino, nel punto che simboleggiava la rinascita del dio e, con lui, dell’anima umana.
Si può visitare oggi?
Sì, e vale davvero la pena. Abydos è tuttora visitabile, anche se è fuori dai classici circuiti turistici. Da Luxor si arriva in circa 3 ore di macchina, attraversando villaggi e palmeti in un’atmosfera quasi sospesa nel tempo. Molti viaggiatori raccontano che camminare tra le sale del tempio di Seti I dà la sensazione di entrare nel cuore di un mistero antico, un po’ come se si percorresse il tratto finale di un cammino millenario.
Un cammino ancora vivo?
Oggi non esiste un itinerario moderno tracciato come “Cammino di Abydos”, ma alcuni progetti di archeoturismo e percorsi culturali stanno riscoprendo le antiche vie del Nilo, e non è raro che guide locali propongano piccole camminate simboliche intorno al sito, lungo i canali e il deserto circostante.

Cosa resta oggi di quel primo cammino
Abydos ci mostra che il desiderio di camminare verso qualcosa di sacro è antico quanto l’umanità. Prima di Santiago, prima di Roma, prima della Mecca, c’erano già persone che si mettevano in cammino, lasciavano tutto alle spalle e affrontavano il deserto per una ragione che andava oltre la sopravvivenza: la speranza di rinascere.
Oggi, quando percorriamo un cammino — religioso o laico —, seguiamo, senza saperlo, la stessa traccia che iniziò ad Abydos. Ogni passo, ogni fatica, ogni incontro lungo la via ripete un gesto vecchio di migliaia di anni: l’idea che camminando si possa diventare qualcun altro.
Come arrivarci e quando andare
- 📍 Dove: Governatorato di Sohag, Egitto
- 🚗 Come: 3 ore da Luxor in auto o minibus privato.
- ⏰ Periodo migliore: da ottobre ad aprile (temperature più miti).
🎟️ Ingresso: il sito è aperto tutti i giorni; si visita con biglietto d’ingresso statale (intorno ai 100 EGP).
Perché visitarlo oggi
Il cammino di Abydos non è solo un fatto archeologico: è un simbolo. Rappresenta la prima volta in cui gli esseri umani hanno trasformato un viaggio in un rito. E in un certo senso, tutti i cammini del mondo — da Santiago alla Via Francigena — nascono lì: nel momento in cui qualcuno ha deciso che mettere un piede davanti all’altro poteva essere una forma di preghiera.
