Ci sono persone che viaggiano per vedere il mondo e persone che viaggiano per capire chi sono. Linda Campostrini appartiene a entrambe le categorie.

Autrice del libro Sorridi, e vai, mental coach, guida escursionistica e viaggiatrice instancabile, Linda ha trasformato una passione coltivata fin dall’infanzia in uno stile di vita. Dai sogni di bambina, quando immaginava il Grand Canyon al posto delle Barbie e le praterie della Mongolia al posto dei giochi più comuni, fino alla decisione di partire da sola per costruire il proprio percorso nel mondo, il viaggio è sempre stato il filo conduttore della sua storia.
Negli anni ha attraversato oltre settanta Paesi, vivendo esperienze che l’hanno portata dall’Australia al Canada, dall’Islanda alla Colombia. Ma una delle avventure più significative è stata sicuramente il Te Araroa, il celebre percorso che attraversa tutta la Nuova Zelanda tra spiagge, foreste, vulcani, fiumi e montagne per oltre 3.000 chilometri.
In questa intervista ci racconta cosa l’ha spinta ad affrontare una sfida che inizialmente considerava impossibile, quali sono stati i momenti più difficili del cammino e cosa ha scoperto su sé stessa lungo il percorso.

Com’è nata la tua passione per i viaggi? È stato qualcosa che si è sviluppato progressivamente o c’è stato qualcosa che ti ha portato a cambiare vita?
Ma in realtà il viaggio è sempre stato dentro di me.
Quando avevo sei anni al posto delle barbie sognavo il gran canyon.
Mi vedevo galoppare nelle praterie della Mongolia in sella a un cavallo, oppure fantasticavo avventure caraibiche sul ponte di un veliero. Tutto questo però non potevano avere sbocchi e sono rimasti sempre e solo nella mia mente fino al mio diciannovesimo compleanno: “andrò a vivere in Sicilia”, mi comunicò mia madre “pensa a che fare, questa casa non ci sarà più”. Queste parole furono la fine e l’inizio di tutto. Il trampolino di lancio che mi ha fatto prendere in mano le redini del mio destino.

Come mai hai deciso di fare la Nuova Zelanda a piedi?
La prima volta che ho sentito parlare del Te Araroa ho subito pensato: ‘è i-m-p-o-s-s-i-b-i-l-e’.
Questo pensiero mi si è incastrato dentro e quando avevo quasi completato Sorridi, e vai ha iniziato a crescere facendosi sempre più spazio. Volevo mettermi alla pronta, osare, rendere possibile il mio impossibile. Ma soprattutto volevo uscire dalla zona di comfort e testarmi in un contesto nuovo: non avevo mai fatto un trekking prima. Ero sicura che sarebbe stata una esperienza trasformativa e potente.
Qual è stato il momento più duro del viaggio?
Il mio Te Araroa non è stato un percorso lineare: le difficoltà sono state diverse specialmente perché ho dovuto imparare ogni cosa, giorno per giorno, scontrandomi con l’inesperienza. Il momento più duro però è stato poco dopo aver raggiunto l’isola sud. Ero provata.. Alle spalle avevo più di 2.000km, il mio corpo non sembrava più reggere e ho avuto infortuni a piede e ginocchia. Ho dovuto dar fondo a tutta la forza che avevo dentro per non mollare. Se lo avessi fatto non avrei vissuto la parte più bella del percorso. Ciò che è avvenuto dopo è stato magico: una rivoluzione personale unica, probabilmente mai vissuta prima.
Hai avuto a che fare con animali particolari?
La Nuova Zelanda è un posto molto safe. Non ci sono animali pericolosi come nel caso della nuova Zelanda. Io però ho avuto un piccolo incidente di percorso in Guatemala. In alcuni paesi poveri i cani randagi possono essere piuttosto feroci ed è successo che mi ritrovassi attaccata da un branco selvaggio il cui timore mi segue ancora. Lungo il Te Araroa c’è stato un incontro con una cagna dalle mammelle gonfie: probabilmente era incinta e volevo proteggere i suoi cuccioli. Mi sono bloccata a una decina di metri e non ho avuto il coraggio di muovermi. Per fortuna è passata un’auto che ho prontamente fermato e mi ha aiutata a superare la sfida di quel momento.

Non hai fatto tutto il percorso a piedi ma hai affrontato alcuni tratti in bici e in Kayak, come mai questa scelta e cosa ti è rimasto di queste esperienze?
Why not? Il Timber trail, il tratto fatto in bici, è un percorso suggestivo e famoso da far in bici. Sono 85km immersi in una natura che ti riporta con la mente al mondo del Signore degli anelli. Pensavo fosse un’idea carina come aggiungere un po’ di panna su una cioccolata già buonissima. La parte in Kaya, invece, è parte ufficiale del Te Araroa per evitarla bisogna fare una grande e lunga deviazione che per quanto io ne sappia davvero in pochi fanno.
Cosa ti ha lasciato di nuovo questo viaggio che gli altri ancora non ti avevano insegnato?
Viviamo in un mondo che ci spinge continuamente a riempire ogni spazio e ogni momento, mentre camminare per mesi mi ha costretta a confrontarmi con il silenzio, con me stessa e con il tempo, senza nascondermi dietro alcuna distrazione. Ho scoperto che nella solitudine non c’è necessariamente mancanza, ma può esserci una grande ricchezza. È lì che impari ad ascoltarti davvero. Allo stesso tempo ho iniziato ad accettare e star bene nella noia, non mi era mai capitato prima. Infine, ho avuto l’ennesima conferma preziosa: siamo più capaci di quanto crediamo. Giorno dopo giorno, passo dopo passo, ho visto dissolversi paure e limiti che pensavo di avere e ho rafforzato la fiducia nelle mie risorse. Oggi, ancor più di prima, ho consapevolezza delle mie potenzialità. So che posso affrontare molto più di quanto immagino e che, quando qualcosa mi chiama davvero, posso trovare il modo di realizzarla.

La Nuova Zelanda è molto varia, ci racconti che paesaggi hai attraversato?
Il Te Araroa è come una sintesi della Nuova Zelanda. Ho camminato lungo spiagge infinite, attraversato foreste e paludi melmose, costeggiato vulcani attivi, guadato fiumi, percorso creste alpine e vallate glaciali. Nel nord mi hanno colpito le foreste subtropicali piene di punga, le grandi felci arboree simbolo della Nuova Zelanda, Nel sud, invece, il paesaggio cambia completamente: nelle vallate e sugli altopiani compaiono le distese di tussock, l’erba dorata tipica delle zone alpine, che con la luce del tramonto regala panorami straordinari. Ricordo il contrasto tra il verde intenso dell’Isola del Nord e gli ambienti più aperti, montani e selvaggi dell’Isola del Sud. La sensazione era quella di attraversare mondi diversi uno dopo l’altro, sempre accompagnato da una natura straordinariamente potente e ben conservata.
Hai fatto tanti viaggi intorno al mondo, c’è un luogo dove saresti voluta restare più di quanto tu ci sia stata? C’è un luogo che ti ha segnato più di altri?
È una domanda difficile, perché ogni viaggio mi ha lasciato qualcosa di unico. Se però guardo al mio percorso fino a oggi, sono cinque i luoghi che occupano un posto speciale nel mio cuore. L’Australia e la Nuova Zelanda hanno letteralmente riscritto alcune pagine della mia vita. Non sono stati semplici viaggi, ma esperienze che hanno cambiato il mio modo di vedere il mondo, insegnandomi il valore della libertà, dell’avventura e del contatto profondo con la natura. L’Islanda mi ha conquistata con i suoi paesaggi quasi surreali, capaci di ricordarti quanto siamo piccoli di fronte alla forza degli elementi e mi ha fatto scoprire il mio amore sconfinato per i ghiacciai. La Colombia, invece, mi ha avvicinata a una dimensione più spirituale e consapevole. Attraverso l’incontro con culture indigene, tradizioni ancestrali e visioni del mondo legate allo sciamanesimo, ho scoperto modi diversi di interpretare il legame tra l’essere umano, la natura e ciò che molti definirebbero energie superiori. E poi c’è il Canada, un luogo a cui sono particolarmente legata perché lì ho studiato e vissuto uno degli anni più belli e spensierati della mia vita. È uno di quei posti che, ogni volta che ci ripenso, riesce ancora a farmi sentire a casa. Se dovessi dire dove sarei voluta restare più a lungo, probabilmente risponderei: Australia, Canada e Nuova Zelanda perché ho dovuto lasciare tutti questi posti non perché ero pronta ma per questioni legate al visto.

Stai già programmando la prossima avventura?
Un viaggiatore non smette mai di sognare e forse è proprio questo il bello: avere sempre un nuovo orizzonte verso cui guardare… La mia prossima avventura è quella che sto vivendo adesso e porta il nome di Sorridi, e vai. Farò un tour tutto all’Italia in modo che giunga fra le mani di quante più persone possibile. Per il resto è ancora tutto da vedere. Una cosa però è certa: la curiosità continua a guidarmi e, in un modo o nell’altro, mi invento sempre qualcosa di nuovo. Perché il viaggio, prima ancora che un luogo da raggiungere, è uno stato mentale.
La storia di Linda Campostrini non parla soltanto di viaggi. Parla del coraggio di ascoltare una voce interiore che spesso scegliamo di ignorare. Parla della capacità di trasformare un sogno in un progetto concreto, anche quando sembra troppo grande, troppo lontano o semplicemente irrealizzabile.
Il Te Araroa è stato per lei molto più di un sentiero da completare: è diventato un laboratorio di crescita personale, un luogo in cui confrontarsi con i propri limiti, con la solitudine, con la fatica e con la scoperta di risorse interiori che spesso emergono solo quando siamo messi alla prova.
Dalle foreste subtropicali dell’Isola del Nord alle vallate alpine dell’Isola del Sud, ogni passo ha contribuito a rafforzare una consapevolezza che accompagna da sempre il suo percorso: siamo molto più capaci di quanto crediamo.
