Tom Search, autore del “Camminario”, racconta come prepararsi a un Cammino: dalla scelta dell’attrezzatura alla gestione degli imprevisti, fino all’importanza di avere qualche giorno di margine per affrontare il viaggio senza fretta.
È uscito qualche mese fa con il suo “Camminario. Manuale pratico per camminatori felici” pubblicato con Terre di Mezzo Editore, un manuale pratico per orientarsi nella scelta e nell’acquisto dell’attrezzatura da escursionismo e per prepararsi al primo – o anche al prossimo – Cammino. Tom Search, al secolo Tommaso Fiori, è stato con noi allo Yunka Festival 2026, dove ci ha raccontato il suo Cammino Minerario di Santa Barbara e ci ha coinvolto in numerosi workshop legati all’attrezzatura e al modo migliore per affrontare un cammino. In questa intervista ci racconta del suo progetto, nato sui social dalla voglia di rendere semplice e accessibile a tutte quelle persone che volevano avvicinarsi all’escursionismo temi che possono rivelarsi complessi, e diventato oggi un punto di riferimento per una community sempre più grande.
Hai avuto qualche mentore o punto di riferimento quando hai iniziato?
La mia passione per l’escursionismo è nata da sola: nessuno mi ha spinto a un certo punto ad affrontare i sentieri. Nell’avvicinarmi a questo universo, mi sono poi avvicinato anche ai social. Tom Search è nato proprio perché non riuscivo a trovare qualcuno che spiegasse in modo semplice temi dell’escursionismo come la scelta dell’attrezzatura o la valutazione della difficoltà dei sentieri, e così via. Proprio per il fatto che mancava ancora un punto di riferimento, ho deciso di affrontare questi temi complessi e raccontarli io, colmando una lacuna e condividendo step by step ciò che imparavo grazie anche ai feedback degli altri, con tantissima curiosità.
Quali sono le prime domande che ti sei fatto quando ti sei avvicinato a questo mondo?
Banalmente la scelta dello zaino, dell’attrezzatura, delle scarpe. Sono le prime domande che chi si approccia a questo mondo si fa: si va in un negozio, si va su un sito internet e si viene bombardati da migliaia e migliaia di prodotti. La prima necessità è capire quale differenza c’è tra un prodotto e l’altro, perché una scarpa costi tanto, per cosa è pensata, oppure perché quella scarpa è fatta in un modo rispetto a un’altra, pur avendo lo stesso prezzo ed essendo apparentemente simile. Le mie prime domande sono state relative alle differenze tra i prodotti e anche a quanto fossero adatti all’attività che avrei svolto: quali articoli o attrezzature avrebbero potuto essere più congeniali alla mia avventura? A seguire sono arrivate tutte le domande sui sentieri che stavo percorrendo, a partire dalla loro difficoltà, poi l’approfondimento dei termini della montagna, su come orientarmi, e così via. Una domanda dopo l’altra la mia curiosità ha continuato a crescere e non si è davvero più fermata, nemmeno adesso.

Qual è la cosa più rivoluzionaria che hai scoperto?
La più importante è stata probabilmente come alleggerire lo zaino e quindi come scegliere al meglio l’attrezzatura. Ho capito a un certo punto che dovevo uscire dalla comfort zone per entrare davvero nell’universo dei cammini e dell’escursionismo, che forse avevo dei pesi nascosti, umani e non soltanto, all’interno dello zaino. Nel corso del tempo, infatti, se all’inizio pensavo molto di più a fare recensioni e a raccontare l’attrezzatura in questo senso, oggi il mio approccio sta diventando più esperienziale, volto a rallentare davvero e a capire cosa mi circonda in cammino. In generale non cerco più di capire come arrivare a destinazione un giorno prima, ma piuttosto un giorno dopo. I cammini hanno contribuito moltissimo in questo senso.
Oltre a tutta la preparazione tecnica, come ti prepari psicologicamente prima di affrontare un cammino? Hai un modo tuo?
Mi rendo conto che ho sempre la stessa tensione della prima volta. Ho ancora il ricordo incredibile di quando ho affrontato Santiago. Arrivavo da quattro giorni in tenda da solo, nelle montagne, concettualmente un’esperienza difficile. Il giorno in cui ho messo ufficialmente piede sul Cammino e sul suo inizio ho pensato “Wow, devo arrivare dall’altra parte della Spagna, cosa ci sarà nel mezzo?”. Ecco, ogni volta è sempre un’emozione travolgente, per ogni avventura che inizio.
Non ho un rito particolare, forse la cosa che faccio sempre è preparare lo zaino il più velocemente possibile, almeno quattro o cinque giorni prima della partenza. Quando inizia a crescere l’ansia mi sento già in cammino, ed è come se ogni giorno che passa non vedessi l’ora di partire. Credo di non essere l’unico: grazie ai social e ai gruppi Facebook ho incontrato moltissimi altri camminatori e vedo online tantissime persone che pubblicano, anche un mese prima, la foto del proprio zaino.
Ti sarà capitato, nonostante la massima cura, di esserti comunque trovato più impreparato del previsto. Cosa si fa in quei casi?
In quel caso il trucco per me comincia prima e sta nel prendersi un giorno in più per affrontare un cammino, per gestire l’imprevisto: può capitare a chiunque di avere una vescica, un infortunio, di incontrare maltempo, o una qualsiasi eventualità che dopo averti fermato per un po’, comunque magari dopo ti permette di continuare. Se mi sono ritagliato cinque giorni per fare un cammino da cinque giorni e arriva il diluvio universale, non posso andare avanti e l’imprevisto lì non lo posso più gestire, perché poi diventa un dovere abbandonare quell’avventura. Io ora prendo più tempo quando organizzo: se il cammino dura tre giorni, ne prendo quattro o cinque, se ne dura cinque allora ne prendo sette, e così via. In questo modo, anche se incontro un imprevisto – compreso trovare un luogo stupendo in cui volermi fermare un po’ di più per godermelo – lo posso gestire. Poi, dipende sempre dall’entità del problema. Se è un problema di attrezzatura, consiglio di avere sempre con sé un kit di riparazione, una fibbia di ricambio, un po’ di nastro americano, tutte quelle cose che ti permettono di intervenire sul momento se succede qualcosa.

Qual è l’imprevisto più scomodo o sfidante che ti è capitato e come l’hai risolto?
Le vesciche sono l’imprevisto più invalidante per un camminatore, sono capitate anche a me. La cosa da fare è ovviamente cercare di tenere i piedi il più asciutti possibile: lavarsi i piedi finita la tappa, disinfettare e applicare il cerotto apposito. Per me è di solito l’unico vero possibile imprevisto da gestire, perché quando lo zaino è pesante si può sempre abbandonare qualcosa, mentre le vesciche possono essere invalidanti. Sono dell’idea che oggi su questo tema c’è ancora troppa poca informazione: tante persone utilizzano soluzioni un po’ arrangiate e può essere rischioso. Consiglio a tutti coloro che ci leggono, soprattutto se alle prime esperienze, di fare durante le tappe almeno due soste di un quarto d’ora-venti minuti, in cui togliere le scarpe e le calze e far asciugare completamente i piedi, perché l’umidità è gran parte del problema. Inoltre, è importante quando si fa escursionismo avere sempre due dispositivi o due strumenti in grado di fare la stessa cosa: se ho un fornellino a gas e magari l’accendino non va è utile avere con sé dei fiammiferi, ad esempio. Insomma avere sempre un piano B aiuta a rimanere tranquilli.
Quanto conta anche la testa, la presenza mentale nel risolvere le cose?
Molto. Mi è capitato, soprattutto più in trekking che in cammino: mi è capitato di avere sbagliato attrezzatura per un’escursione con notte in bivacco e di ritrovarmi con un sacco a pelo che non teneva la temperatura, sentendo molto freddo. In quei casi bisogna rimanere lucidi concentrati e io ho avuto paura ed ero scosso, anche perché ero da solo. Poi, con tranquillità, ho capito di dover abbandonare tutto per non mettermi in pericolo. Ho raccolto tutta l’attrezzatura, ho rifatto lo zaino e sono sceso con la torcia.
L’idea è di rimanere sempre tranquilli e un’ottima gestione va tenuta soprattutto nel caso dei temporali, perché può capitare di trovarcisi in mezzo anche quando non era previsto: bisogna abbandonare tutto ciò che è elettronico e i bastoncini, non avvicinarsi ad alberi isolati che pensiamo erroneamente potrebbero proteggerci e, se serve, accovacciarci a terra, coprire la testa. Rimanere tranquilli in quella circostanza fa la differenza. Mi è capitato proprio in uno dei miei ultimi cammini: io e Mara (ndr. la compagna di Tom) ci siamo trovati letteralmente nel mezzo in una tempesta che non avrebbe dovuto esserci. Eravamo sul Cammino dei Cappuccini, il meteo per quel giorno dava bel tempo, eppure… Allora ci siamo fermati, abbiamo lasciato gli oggetti che potevano attirare fulmini, ci siamo abbassati e abbiamo coperto la testa, perché pioveva molto forte.
Qual è la cosa più inutile, ma a cui tieni di più, che hai sempre con te durante un cammino o un trekking?
Ultimamente porto sempre il Camminario nello zaino, non so per quale motivo, forse come fosse un amuleto, perché contiene tutte le conoscenze che negli anni ho accumulato.
Com’è stato scriverlo?
Pensavo: le conoscenze le ho, scrivere il libro sarà facile. In realtà è stato difficilissimo metterle in ordine, in modo che fossero comprensibili, partendo da un tema A e arrivando alla Z. È stato un lavoro di un anno. Nello scrivere ho cercato di farmi da solo delle domande, ma non è facile quanto rispondere a quella di qualcun altro. Probabilmente la forma di divulgazione che preferisco sono i laboratori interattivi, dove c’è botta e risposta e ogni tema suscita una curiosità. Anche i video sono complessi, perché conquistare la soglia dell’attenzione è sempre più sfidante ed è sempre richiesto di trovare un modo per attirare l’attenzione. Questo porta sempre a modificare la propria narrazione. In un laboratorio invece, chi è presente è già interessato e c’è sempre il tempo per partire da un tema e arrivare per gradi a un altro.