Nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, lontano dai circuiti più affollati, prende vita un nuovo itinerario escursionistico ad anello. Con i suoi 7 giorni di percorrenza, il Cammino degli Alti Pascoli attraversa le quote più alte del Comelico, la Val Visdende e i borghi di fondovalle, tra malghe ancora attive, memorie di guerra e boschi di conifere. Un percorso pensato per chi cerca le Dolomiti autentiche, quelle che si raccontano a voce bassa.
Articolo in collaborazione con il Consorzio Turistico Val Comelico Dolomiti

Il Comelico
Il Comelico è l’angolo più settentrionale della provincia di Belluno, incastonato tra il Cadore, la Carnia e il confine austriaco. È una valle che si raggiunge con un po’ di intenzione: nessuna strada importante la attraversa per caso, e forse è questo che l’ha protetta.
Qui le Dolomiti hanno un’altra grammatica. Non ci sono le passerelle dei gruppi più celebri né le code sui sentieri di cresta. Ci sono invece pascoli d’alta quota che d’estate si riempiono di bestiame, casere dove il formaggio si fa ancora come si faceva, borghi con i tabià di legno annerito dal tempo e una parlata ladina che resiste.
La Val Visdende, che il cammino attraversa nella sua quinta giornata, è considerata una delle valli più intatte dell’intero arco dolomitico: un catino verde chiuso dalle cime, senza costruzioni recenti, dove il silenzio è una condizione permanente e non un’eccezione.
È in questo territorio che nasce il Cammino degli Alti Pascoli, un anello che parte e torna a Padola.

La cultura della malga
Il nome del cammino non è decorativo. Gli alti pascoli sono l’elemento che tiene insieme tutto il percorso, e sono qualcosa di più di un paesaggio: sono un sistema economico e culturale ancora in funzione.
Ogni estate le mandrie salgono in quota, come si fa da secoli, e le casere tornano a lavorare. Il camminatore che percorre l’anello non attraversa una cartolina, ma un territorio produttivo: incontra chi munge, chi porta il latte, chi fa il formaggio. La Strada delle Malghe, il tratto più iconico dell’itinerario, collega Malga Campobon a Malga Chivion in un susseguirsi di pascoli, bestiame e casere tipiche.
Questo cambia la natura dell’esperienza. Fermarsi a mangiare in malga lungo il Cammino degli Alti Pascoli non è una sosta di servizio: è il modo più diretto di capire perché questa valle ha l’aspetto che ha. Il paesaggio degli alti pascoli esiste perché qualcuno continua a occuparsene.

Il percorso
Il Cammino degli Alti Pascoli si sviluppa ad anello per circa 100 chilometri, suddivisi in 7 tappe, con un dislivello complessivo in salita di circa 5.225 metri. Partenza e arrivo coincidono: il paese di Padola, in Comelico Superiore.
La scheda tecnica
- Tappe: 7
- Lunghezza: circa 100 km
- Dislivello totale in salita: circa 5.225 m
- Dislivello totale in discesa: circa 5.195 m
- Partenza e arrivo: Padola (Comelico Superiore, BL)
- Tipologia: anello
- Tema: montano, naturalistico, panoramico
- Regione: Veneto
- Periodo consigliato: da metà giugno a fine settembre
Tappa 1 — Padola › Rifugio Berti (9,8 km, 760 m di dislivello, 4 ore circa) Si parte dal paese e si imbocca la ciclopedonale verso le Terme di Valgrande, poi il bosco lungo il torrente Risena fino al Rifugio Lunelli, primo affaccio sul Gruppo del Popera. La salita al Rifugio Berti, nel Vallon Popera, apre il panorama: i mughi prendono il posto degli abeti e la valle si spalanca sotto i piedi.
Tappa 2 — Rifugio Berti › Rifugio Rinfreddo (11 km, 580 m, 4-5 ore) Una giornata in quota tra ambiente roccioso e forcelle, con discesa al Passo Monte Croce Comelico. Da lì il cammino si addolcisce: le strade di ghiaia bianca introducono nel cuore degli alti pascoli, con sosta alla tradizionale Malga Coltrondo.
Tappa 3 — Rifugio Rinfreddo › Casamazzagno / Candide / Dosoledo (16,5 km, 650 m, 6-7 ore) La tappa della vetta: si sale sul Monte Quaternà, a 2.503 metri, da cui lo sguardo abbraccia le cime del Comelico, del Cadore e dell’Austria. Poi la lunga cresta della Spina e la discesa nel bosco verso i borghi.
Tappa 4 — Casamazzagno / Candide / Dosoledo › Malga Dignas (1.715 m) (17 km, 1.510 m, 6 ore) La giornata più impegnativa. Dai tabià di Sega Digon si sale alla solitaria Chiesa di Cima Vallona, poi a Malga Melin e infine al Passo Palombino, dove il cammino incrocia la Traversata Carnica.
Tappa 5 — Malga Dignas (1.715 m) › Costa d’Antola, Val Visdende (22,5 km, 700 m, 8-9 ore) La più lunga, ma anche la più gentile: è la Strada delle Malghe, da Campobon a Malga Chivion, con discesa finale in Val Visdende.
Tappa 6 — Val Visdende › Rifugio De Doo (1.862 m) (12,5 km, 695 m, 4-5 ore) Risalita verso Forcella Zovo, poi boschi e pascoli solitari fino alla Sella dei Pradetti e alla cima del Monte Zovo, con il totem intagliato dagli artigiani locali. Si chiude al Rifugio De Doo, balcone panoramico sulla valle.
Tappa 7 — Rifugio De Doo (1.862 m) › Padola (14,5 km, 330 m, 4-5 ore) Lunga discesa verso Costa, Sega Digon e Candide, poi il rientro a Padola lungo il Troi delle Tradizioni e il Troi dei Mestieri.
Al percorso base possono essere aggiunte delle varianti più escursionistiche. Per scoprirle tutte, visita questa pagina.

Le montagne che ricordano: la Grande Guerra e i Troi
C’è una seconda lettura possibile di questo anello, ed è quella della memoria.
Il Vallon Popera, dove si conclude la prima tappa, ha ospitato migliaia di soldati durante la Prima guerra mondiale. Il Passo della Sentinella era un punto strategico e le montagne intorno furono teatro di imprese e di tragedie: trincee e fortini sono ancora oggi visibili lungo il percorso. Alla Forcella Pian della Biscia, sulla seconda tappa, si incontrano invece fortini di notevoli dimensioni risalenti alla Seconda guerra mondiale, costruiti e mai utilizzati.
All’estremo opposto, nell’ultima giornata, la memoria cambia registro. Il Troi delle Tradizioni e il Troi dei Mestieri sono due sentieri punteggiati di sculture in legno che raccontano il folklore e i lavori di un tempo della Val Comelico: il primo la vita tradizionale, il secondo i mestieri del passato.
Tra questi due estremi, il cammino tiene insieme la storia militare, la cultura pastorale e l’artigianato locale in un unico filo narrativo.

Il Consorzio Turistico Val Comelico Dolomiti
Il Cammino degli Alti Pascoli è promosso dal Consorzio Turistico Val Comelico Dolomiti, la realtà che riunisce gli operatori della valle e ne cura la promozione turistica.
Il progetto risponde a un’idea precisa di sviluppo: portare visitatori senza snaturare il territorio, distribuirli su un itinerario che tocca strutture piccole e a gestione familiare, e legare la promozione turistica alle attività che già presidiano la montagna. In una valle dove le malghe sono ancora in funzione, il turismo lento non è un’etichetta ma la forma di frequentazione più compatibile con quello che c’è.
Tutte le informazioni ufficiali sul percorso sono sulla pagina dedicata del Consorzio: Cammino degli Alti Pascoli

Dormire lassù: rifugi, casere e ospitalità di valle
Una delle caratteristiche più riuscite di questo anello è che ogni tappa si chiude in un posto dove si può dormire, e quasi sempre si tratta di strutture di montagna vere.
Si va dal Rifugio Berti, nel Vallon Popera, al piccolo Rifugio Rinfreddo, dalla Malga Dignas, dove le camere sono quelle di una malga in attività, al Rifugio De Doo, con la sua cucina tipica e il panorama sulla valle. Nelle tappe che toccano il fondovalle — Dosoledo, Candide, Padola — l’accoglienza passa invece per hotel a conduzione familiare e B&B.
Il cammino si rivolge a un escursionista con un buon allenamento di base: accanto a giornate più distese ci sono tappe da sei-otto ore e una salita da oltre 1.500 metri di dislivello. Non è un percorso da prestazione, ma nemmeno una passeggiata: chiede il passo di chi sa gestire uno sforzo prolungato e ha voglia di capire dove si trova.
L’anello si percorre da metà giugno a fine settembre, quando le malghe sono in attività e i rifugi aperti. Per prenotare i posti letto, soprattutto nei rifugi e nelle malghe, conviene muoversi con anticipo: i numeri sono piccoli e in alta stagione si riempiono.

Conclusione
Il Cammino degli Alti Pascoli non promette le Dolomiti più fotografate. Promette qualcosa di più raro: una valle che funziona ancora, dove i pascoli sono pascoli perché qualcuno ci porta le bestie, dove i rifugi si riempiono di camminatori e non di code, e dove sette giorni bastano per fare il giro completo di un territorio e tornare al punto di partenza con la sensazione di averlo capito.
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