BOM Art Trail
Diari
By Silvia Vergottini
16/02/2026

Cammino di Oropa in solitaria: il diario di Silvia tra vesciche e meraviglia

Silvia scopre il Cammino di Oropa quasi per caso, in un giorno di pioggia passato a scorrere i social. Da quella curiosità nasce un’idea che diventa presto una sfida: partire da sola, senza aver mai viaggiato in solitaria, e mettersi alla prova passo dopo passo fino al Santuario. In questo nuovo diario seguirete le quattro tappe da Santhià a Oropa, tra campagne aperte, piccoli borghi, salite che si fanno sentire e tratti nel bosco dove il silenzio cambia il ritmo dei pensieri a passo d’uomo. Ogni giornata è raccontata con dettagli utili: soste, timbri, punti ristoro e deviazioni. Ma vi è anche la sua fatica senza filtri: imprevisti, dolore ai piedi, vesciche, un ginocchio che cede e il dubbio di non arrivare. Eppure, lungo la strada, emergono la gentilezza delle persone e quella sensazione che, anche partendo da sola, in cammino non lo si è mai davvero.

Sapevi che puoi condividere anche tu la tua esperienza di cammino con la nostra community? Inviaci una mail a info@camminiditalia.org, e ti forniremo tutte le linee guida necessarie. Se preferisci, puoi anche raccontare la tua avventura nella Community Facebook dedicata.

Se non vuoi perderti lungo la strada, ti ricordiamo di scaricare l’app di Cammini d’Italia prima di partire! In un unico strumento avrai tutte le tracce dei cammini italiani, permettendoti di navigare (anche in modalità offline!). Te ne parliamo a questo link!

Introduzione

Era un giorno di pioggia e decido di usare i social per occupare il tempo, ed ecco lì… mi compare il Cammino di Oropa della Serra. Mi incuriosisce e comincio a spulciare nel web per avere altre informazioni: 65 km, un cammino che sembra facile, e il mio cervello comincia a elaborare mille idee con altri duemila dubbi: posso farcela? Con chi vado? Ci vado sola? Io che sola non ho mai viaggiato… Riuscirò a camminare da sola in posti che non conosco? E se mi perdo? E se… e se… Tanti “se” e troppi, ma nella testa però c’è anche tanta voglia di farcela e comincio a cercare info ovunque.

Un cammino meraviglioso attende Silvia, ma lei ancora non lo sa del tutto! Ecco dei buoni motivi per il quale dovresti prendere zaino e scarpe e correre a percorre il cammino di Oropa!

Mesi prima rinuncio, ma poi decido: a primavera parto in solitaria. È una sfida con me stessa; male che vada tornerò sconfitta, ma almeno ci avrò provato! Preparo lo zaino: è troppo pesante. Lo rifaccio e così per almeno 4 volte, fino a che mi sembra ok… più o meno.

Il 20 giugno parto alle cinque del mattino in macchina fino alla prima stazione dei bus che dista circa diciannove km da casa, poi prendo bus e treno. Verso le undici arrivo a Santhià, scendo dal treno agitatissima, più di prima: pioviggina… Fuori dalla stazione trovo il primo cartello del cammino che mi accoglie. Si parte!

Tappa 01: Santhià – Roppolo

16.5 km

Con facilità trovo tutte le indicazioni con fondo nero e freccia gialla. Comincio a camminare a passo veloce con l’ombrellino aperto… nessun altro pellegrino in vista… “Posso farcela”, mi ripeto. Dai!

A un tratto devo fermarmi: sento un fastidio nella scarpa, forse un sassolino che inizialmente ignoro, poi mi costringe a fermarmi lì sul marciapiede a togliermi una scarpa, ma non esce nulla… boh!

Continuo, ma il fastidio persiste e per un attimo, stupidamente, mi convinco che sia la mia ansia e null’altro. Cammino per un bel po’, ma poi sono costretta a fermarmi: tolgo scarpa e calza e ci trovo una briciola di sassolino dentro il calzino (come ci sarà arrivato…). Mi procuro così un micro buco alla pianta del piede e da lì cominceranno i miei problemi, anche se ancora non lo so…

Arrivo alle campagne e comincio ad attraversare immense distese di campi coltivati che sembrano non finiscano mai (a un certo punto diventano monotone e noiose). Poi, all’improvviso, vedo un bel quadrifoglio che mi tira su il morale e poco dopo incontro il mio primo pellegrino che sta camminando in senso opposto al mio sulla Via Francigena e mi augura buon cammino… il mio primo saluto ufficiale: che emozione!!!

Campi lungo il percorso

Uno dei cammini più lunghi di tutto il mondo: la Via Francigena. Se vuoi scoprire altri itinerari presenti in tutta Italia, abbiamo scritto un Atlante con più di 100 percorsi! Così saprai sempre che ci sarà un cammino da fare che ti aspetta.

Intanto piove, non piove, ma non mi abbatto: sono carica e proseguo orgogliosa di me. Dopo poco trovo le indicazioni per una panchina gigante e area picnic e decido che è ora di fare uno spuntino; pensando di essere sola, invece trovo una signora con il suo cagnolino con cui scambio solo un buongiorno e qualche sguardo, poi riparto.

Arrivo a Cavaglià con un gran male alla pianta dei piedi: panico. Non sono ancora alla fine della prima tappa e già sto così… Comincio a pensare e spero di trovare da qualche parte delle solette in gel da mettere nelle scarpe (collaudate da molto tempo). Sono preoccupata: cavolo, ho scelto queste proprio per non avere dolore e ora che faccio…

Se ti servono consigli utili sulla tua prossima scarpa da cammino, abbiamo scritto un articolo qui!

Cammino in cerca di un supermercato, di una farmacia e… tac! Trovo un calzolaio: La Clinica della Scarpa. Che fortuna! Entro e trovo l’ultimo paio di solette del mio numero: uhaoo!! Scambio due parole con i proprietari, marito e moglie, super gentili, che ringrazio ancora tanto. Esco di lì… diluvia.

Cosa faccio? Mi fermo a pranzare o apro l’ombrello e riparto? Ci penso un attimo, guardo i miei appunti e decido di cercare la pizza al trancio tanto lodata nei post… ma è chiusa. Pochi passi più avanti però trovo una trattoria: chiedo se posso ancora pranzare e così faccio.

È ora di ripartire: esco, non piove, magnifico! Anche i piedi vanno bene e mi rincuora molto… Ritrovo la signora con il cagnolino e scopro che facciamo la stessa strada, ma per non fare agitare il cane decido di aumentare il passo e proseguo.

Sento la fatica di tutte le ore di viaggio sulle spalle, ma sono sicura che non manca più molto. Infatti ecco: vedo il prossimo paese. Trovo le indicazioni per il castello, affronto la salita che mi pesa, ma mi ripaga della fatica fatta con una vista sul lago di Viverone fantastica: pausa doverosa (non perdetevela).

Cerco il mio alloggio, “La Casa del Movimento Lento”, dove ho trovato una stanza fantastica con una pace incredibile. Non c’è ancora nessuno, perciò doccia, bucato (c’è uno spazio esterno al coperto per stendere: fantastico) e, dopo aver riposato, scendo in cucina dove consumo la cena portatami da casa, visto che quel giorno l’unica trattoria aperta era per me troppo lontana (avevo paura di uscire sola). Qui però trovo microonde, bollitore e bibite a disposizione… cosa volere di più? E ora si dorme: c’è un silenzio assoluto.

La mattina mi sveglio presto e aspetto l’ora per fare colazione, dove ho trovato di tutto. Ringrazio l’Associazione del Movimento Lento, che ti aiuta anche con le prenotazioni e ha anche dei gadget in vendita.

Tappa 02: Roppolo – Sala Biellese

17.6 km

Prima di partire ho fatto rifornimento all’alimentari del paese, dove ho trovato di tutto, dal dolce al salato, e un’estrema cortesia. Questa tappa è stata molto ricca di cose da visitare e da scoprire. (Qui vi consiglio di portarvi un repellente, perché vi servirà.)

In questa tappa mi sono persa nelle cose da visitare: il Parco degli Angeli, le coltivazioni di nocciolo, la panchina del pellegrino, la chiesetta, gli ulivi monumentali, il ricetto di Viverone… una tappa da prendere con calma, da gustare passo passo.

E poi, per non farmi mancare nulla… un brutto incontro per me: proprio in mezzo alla stradina dove ero obbligata a passare c’erano due bisce “in amore” che si rigiravano su loro stesse e non sapevo come passargli vicino, poiché ho il terrore dei serpenti anche se innocui… Ho avuto una paura che non vi dico!!!

Faccio una telefonata a casa (mi aiutano le parole e le risate di mio marito) e poco dopo vedo le bisce al lato strada, perciò trattengo il respiro e le sorpasso. E senza fiato sono arrivata fino in cima alla salita, dove mi sono fermata.

Dopo poco mi hanno raggiunto due signori del posto che erano a passeggio e ho cominciato a chiacchierare con loro mentre camminavamo. Mi hanno dato delle bellissime dritte su dove fermarmi a pranzare, quale sentiero percorrere e cosa visitare.

Su loro indicazione mi sono fermata al Santuario di Bose per il pranzo, dove ho trovato una sala interna e una esterna dove poter gustare il mio pranzo al sacco, con a disposizione anche distributori di bibite calde e fredde, un chiosco con prodotti fatti dai frati, la chiesetta con tanto di messa. Li ringrazio di cuore.

Dopo la pausa (troppo lunga perché mi spiaceva andar via), ho seguito le indicazioni e ho visitato la bellissima chiesetta romanica poco distante da lì (chiusa), per poi riprendere il sentiero nel bosco che mi è sembrato più ripido di quello che era, perché mi ero rilassata troppo.

In questo tratto ho incontrato diverse persone, tra cui anche tre pellegrini con cui ho percorso un bel tratto di strada che sembrava non finisse mai. Con loro ho legato subito e ci siamo salutati al campeggio dove ho dormito in roulotte (bellissima esperienza) e lì li ho poi ritrovati al ristorante Il Bocciodromo. Lì ho fatto amicizia anche con altre persone in cammino.

Al Bocciodromo ho fatto una cena da re e mi sono fatta preparare una pizza per il giorno successivo. Intanto i piedi cominciavano a farsi sentire.

Tappa 03: Sala Biellese – Santuario di Graglia

15.8 km

Dopo la notte in camper sotto una pioggia battente, ho dovuto attendere fino alle nove del mattino per poter partire perché pioveva davvero troppo. Le previsioni davano tregua alle nove e infatti fu così!

Guardo le indicazioni che mi ero appuntata a casa e che mi dicono che da lì c’è una deviazione per evitare il bosco dopo l’acquazzone, ma l’idea di fare anche solo un km in più, sull’asfalto, mi ha fatto scegliere il bosco.

Mi incammino e incontro tutti i pellegrini incontrati la sera prima che mi dicono che loro faranno l’asfalto… Io non me la sento: dico a tutti che farò il bosco e, dopo aver chiesto indicazioni a una signora gentilissima, mi incammino con un po’ di timore sperando di aver fatto la scelta giusta.

Dopo poco però mi rendo conto che ne valeva la pena: entro nel bosco dove vige un silenzio assoluto. Fango e nebbia, ma stupendo! All’improvviso un rumore che mi fa voltare ed ecco lì: due cerve femmine, fantastiche!

Il sentiero

Procedo a passo deciso: il sentiero non mi sembra così male, a parte il fango. Arrivo al laghetto della Cossa Vella che purtroppo è torbido, ma comunque bello.

Qui rincontro il gruppetto delle signore della sera prima, mi unisco a loro scambiando chiacchiere e scopro che hanno tutte intorno ai settant’anni… uhaooo! Vanno super spedite e nel mentre comincio a sentire che il dolore ai piedi peggiora: vesciche in arrivo… No cavolo!!

Tutte le accortezze e i consigli per evitare le vesciche. Clicca e leggi l’articolo!

Avevo quasi risolto con il buchino sotto il piede trasformato in ferita, però decido di non abbattermi e continuo a camminare: so che a Donato c’è una farmacia, posso farcela dai… ho bisogno di nuovi cerotti.

Saluto le mie nuove amiche, che si fermano a riprendere fiato prima della salita per arrivare a Donato. Arrivata lì faccio tappa al bar Società Operaia per una meritata colazione e timbro. Faccio velocemente per non fare l’errore del giorno prima: mi sono fermata troppo.

Proseguo, trovo la farmacia e faccio scorta di cerotti per le vesciche. Chiedo indicazioni alla farmacista per il market e lei, pensate un po’, lascia i clienti, esce fuori e mi mostra la strada esatta: troppo gentile.

Riparto, poi mi rendo conto che ho lasciato i bastoncini in farmacia… ci rido su e torno sui miei passi. Ritrovo le simpatiche signore che mi comunicano che percorreranno un altro tratto di strada diverso dal mio per un problema al ginocchio.

Io proseguo e trovo il Market “I Mille Sapori”: whaooo!! Mi sembra di entrare nel passato. Un fantastico market con tutto ciò che serve, con scaffali vintage e prodotti sistemati in casette di legno. Vi assicuro, è stato bellissimo entrare lì: mi spiaceva perfino andarmene e, oltretutto, hanno un timbro super bello.

Questa tappa mi porta al Santuario di Graglia con non poca fatica, perché il mal di piedi mi porta a camminare male e di conseguenza comincia un dolore insopportabile al ginocchio che mi deprime non poco. Ma vado avanti zoppicando e vi giuro, con il morale a terra, mi sembrava di non arrivare mai…

Prima del santuario però trovo la Sosta del Pellegrino, un luogo bellissimo dove timbrare la credenziale, fare una pausa e gustarsi una caramella: il tutto creato da una signora del posto e disseminato di sorpresine Kinder, davvero unico.

La sosta del pellegrino

Arrivata al Santuario di Graglia piena di dolori e sconsolata, chiedo informazioni su come fare per raggiungere Oropa il giorno dopo con i mezzi pubblici, perché ero convinta di non farcela. Purtroppo, per raggiungere Oropa sarei dovuta scendere fino a Biella per poi risalire.

Sono giù di morale, non so come fare: i piedi sono pieni di vesciche, il ginocchio quasi non lo piego e il servizio taxi c’è, ma davvero dispendioso… Ero disposta a pagare pur di arrivare.

Chiamo casa: sono davvero demoralizzata… Mi consolano, mi danno forza dicendomi “vedrai che domattina starai meglio” e mi consigliano di mettere una bottiglia gelata di qualsiasi cosa sul ginocchio, in mancanza del ghiaccio.

Per me sarebbe stata una sconfitta non finire il cammino, perciò dopo una super cena tipica al ristorante del santuario mi procuro una bottiglietta gelata, prendo un antidolorifico e cerco di dormire anche se la stanza (bellissima) è gelida… Ci impiego un po’, ma poi mi addormento sconsolata.

Tappa 04: Santuario di Graglia – Oropa

14.9 km

Mi sveglio alle cinque e mezzo: il ginocchio appena lo sento, ma i piedi… quelli sì che sono un problema. Fanno male ovunque, vesciche ovunque… Che faccio? Prendo il bus fino a Biella e poi salgo a Oropa… che sconfitta. Manca solo una tappa, che fare…

Chiamo di nuovo a casa per un consiglio e il consiglio puntuale arriva: mio marito, esperto di cammini lunghi, mi consiglia di mettere i piedi nell’acqua fredda ogni volta che ne avrò l’occasione.

Decido di partire: ho tante ore davanti a me… Metto le scarpe di cambio: fanno male ovunque anche se super morbide. Parto speranzosa di farcela.

Cammino come un robot ma non mi importa: voglio andare, ho un obiettivo. Devo arrivare ad Oropa.

Sapevi che ci sono tanti cammini che portano ad Oropa? Abbiamo scritto un articolo qui.

Mi è sembrato un calvario. Ad ogni ruscello toglievo le scarpe e facevo quasi congelare i piedi prima di rimettermele e per un attimo non sentivo dolore… poi ripetevo l’operazione e mi ripetevo: “posso farcela”.

Il sentiero mi sembra non finisca mai. Arrivo a Sordevolo, un fantastico borgo. Qui scelgo di prendere il sentiero D1 perché l’asfalto mi spaventa troppo e continuo con i pediluvi e tra un dolore e l’altro finalmente arrivo in cima al bosco.

Mi devo fermare: non ce la faccio più, ho quasi il magone… ed ecco incontro una signora con il suo cane che mi rassicura che “ci sono quasi”. Meno male, non ne posso proprio più.

Intravedo il cimitero monumentale, che non ho visitato: ho troppo male ai piedi! Proseguo… eccolo, lo vedo: il viale del santuario! Ce l’ho fatta!!!

Sono distrutta e felice. Chiedo le chiavi della stanza solo dopo aver chiesto il mio attestato, a mio dire meritatissimo! Sono soddisfatta di me: ce l’ho fatta, grazie anche al sostegno di mio marito che mi ha supportata per telefono per tutto il tempo.

Il santuario è grandissimo, non me lo aspettavo così enorme: infatti mi consegnano una mappa e fatico comunque a trovare il mio alloggio. La stanza è bellissima, ampia, comoda e soprattutto caldissima.

Dopo una super doccia indosso le mie pantofole e, zoppicando, visito il santuario per poi partecipare alla messa del pellegrino, dove ritrovo tutte le persone incontrate in questi giorni. Ognuna di loro si preoccupa dei miei piedi, mi offrono aiuto, consigli, come se mi conoscessero da tempo. Li ringrazio tutti, anche se purtroppo non ne ricordo i nomi: rimarranno sempre nel mio cuore perché, anche se ero sola, in cammino sola non lo sono mai stata veramente.

La sfida con me stessa è finita: domani si torna a casa con il cuore pieno e la testa leggera, aspettando la prossima avventura…

Scusate se vi ho annoiato e buon cammino a tutti!

Articolo di
Silvia Vergottini

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