Cammini
By Alessandra Lanza
24/03/2026

Camminare quando il meteo è avverso: partire o aspettare?

Camminare con la pioggia o aspettare che il meteo migliori? Dotarsi di scarpe in Goretex e di poncho waterproof o prendere un giorno di riposo? Beh, non c’è una ricetta univoca, e molto dipende dalla stagione, dal terreno e dall’area che dovremo attraversare e anche dalle nostre preferenze: l’importante è muoversi sempre il più attrezzati possibile e anteporre la sicurezza a qualsiasi altra cosa. Ma ammettiamolo, camminare sotto la pioggia o in condizioni non per forza ottimali fa parte del gioco, e ogni tanto può essere anche divertente!

Quando non si può scegliere: camminare sotto la pioggia

Al cuore non si comanda, ma nemmeno al meteo. Lo scorso anno sono partita per il Cammino dell’Alta Via Delle Grazie nei giorni di Pasqua. Come spesso succede in quei giorni d’aprile in cui c’è aria di vacanza – soprattutto a Pasquetta! – era prevista pioggia. Pioggia e, a sorpresa, anche un po’ di grandine che mi ha colto lungo la terza tappa. Ho controllato il meteo un paio di giorni prima di partire e ho accettato che sicuramente le prime tappe del cammino sarebbero state bagnate.

Non ero entusiasta, dopo il lungo inverno speravo in un po’ di sole primaverile!, ma avevo già riservato un letto per quasi tutte le tappe del percorso e soprattutto aspettavo quei 10 giorni di cammino da troppo tempo per tirarmi indietro. Ho optato per l’equipaggiamento più adatto possibile e sono partita. E grazie a fogli di giornale presi in prestito, stufette e lavanderie a gettone, anche l’acqua dei primi giorni non è stata un grosso problema. Forse il peccato più grande è stato non incontrare altri pellegrini visto che tutti avevano desistito, o rimandato la partenza. In diversi tratti, dovei sentieri erano particolarmente scivolosi, ho ringraziato di avere i bastoncini da trekking e scarpe dalle suole sufficientemente nuove, ma non mi sono mai sentita a rischio.

Anche quest’anno, a gennaio, mi sono ritrovata a percorrere un Cammino dei Borghi Silenti decisamente umido: fino a qualche giorno prima, a fine dicembre, la via era stata meravigliosamente assolata. Il mio tempismo, con partenza da Milano a Tenaglie il 3 gennaio e la prima tappa il 4, ha voluto che anche questa volta lo affrontassi sotto la pioggia, in questo caso invernale e per una giornata intera incessante. Per il freddo ero attrezzata; per l’acqua lo ero a sufficienza da mantenere all’asciutto il contenuto del mio zaino, la cosa più importante, mentre per il fango e per i guadi di torrentelli e ruscelli, soprattutto quando in piena, non si è mai del tutto preparati e bisogna prestare attenzione extra.

Io e il mio compagno di viaggio, conosciuto sul Camino de Santiago, accettata la sfida (o la sfiga?) lo abbiamo ribattezzato “Aquamino”, e abbiamo alternato momenti di stoicismo e imprecazioni a denti stretti ad accessi di ilarità incontrollata, perché coraggio, quando sul finire degli ultimi 10 km, dopo 4 giorni di scrosci, esce un timido sole, non puoi proprio crederci. E no, forse ne avevamo apprezzato i raggi mai così tanto come quel 7 gennaio. 

Non tutta la pioggia è uguale: valutare rischi e contesto

Non voglio dire che la pioggia vada sempre e comunque affrontata: chiaramente, molto dipende dalla località in cui ci troviamo, dal periodo dell’anno, dalla gravità delle condizioni avverse previste e dal tipo di strade e sentieri che stiamo percorrendo. Camminare sotto la pioggia in prossimità di centri abitati sarà probabilmente meno pericoloso rispetto ad affrontare le stesse condizioni in una zona disabitata di montagna. 7 mm di pioggia prevista per almeno 4 ore consecutive saranno sicuramente peggio di una pioggerellina veloce, ma anche molto meno preoccupanti di un previsto temporale, che potrebbe accompagnarsi ai fulmini.

La cosa da fare è controllare sempre le previsioni meteo prima di mettersi in marcia, verificando sempre la presenza di eventuali rifugi o zone riparate ed evitando aree in cui ci sia il rischio di frane o allagamenti in caso di pioggia. Quando si cammina in montagna, è sempre bene tenere a mente la regola del 3×3, un metodo di valutazione del rischio sviluppato dalla guida alpina svizzera Werner Munter negli anni Ottanta, che prevede l’analisi di 3 fattori principali durante 3 momenti diversi dell’escursione: le condizioni meteo, quelle del terreno e quelle fisiche, da verificare sia a casa prima della partenza, sia sul posto, controllando la corrispondenza con le previsioni, sia durante l’escursione. 

Il meteo quindi non va consultato solo prima di partire, ma anche durante la giornata, perché potrebbero esserci peggioramenti inizialmente non previsti. Dove controllare le previsioni? Su servizi affidabili come Meteoblue e Windy, per poi fare un’ulteriore verifica con un servizio locale o con Mountain-Forecast. 

I fattori da non sottovalutare: temporali, vento e visibilità

Tra le condizioni a cui fare più attenzione ci sono i temporali: non solo per la quantità di pioggia che potrebbe scendere, ingrossando i corsi d’acqua (occhio a eventuali fiumi o torrenti lungo il percorso), per il rischio ipotermia (per cui sarà importante avere a disposizione strati asciutti e multipli), ma anche per i fulmini, in presenza dei quali è bene ricorrere a buone pratiche, perché particolarmente pericolosi.

Se sono previsti temporali nel pomeriggio, allora è bene partire presto o evitare del tutto creste e tratti esposti. E se ci colgono alla sprovvista, evitare comunque luoghi esposti e alberi isolati, fare attenzione a non impugnare o non avere che spuntano dallo zaino oggetti metallici, abbassarsi per far sì che non siamo noi le cose più elevate nei dintorni e cercare piuttosto riparo in punti concavi o depressi come buche e avvallamenti, tenendo i piedi uniti per evitare che, in caso il fulmine cada vicino, ci sia un rischio di potenziale elettrico tra i due piedi, che farebbe transitare la scarica elettrica lungo il nostro corpo.

In inverno, pioggia o temperature di colpo più alte dopo abbondanti nevicate significano anche neve più instabile e maggiore rischio valanghe, oltre che formazione di ghiaccio di cui tenere conto. E d’estate? Beh, anche il sole e le ondate di calore non sono da sottovalutare: in questi casi, scegliere di non camminare nelle ore più calde ed essere sempre ben equipaggiati con tanta acqua può salvare la vita.

Un altro nemico spesso sottovalutato, e spesso più pericoloso della pioggia, è il vento: aumenta il rischio di caduta, destabilizzando i camminatori quando molto forte. Un vento fino a 20 km/h è sufficientemente debole per non dare troppo fastidio, ma già a 40, invece, può dare qualche problema. I bastoncini sono molto preziosi anche in questo caso, per bilanciare il corpo quando le raffiche superano i 60 km/h – velocità a cui il rischio di perdita di equilibrio è reale, soprattutto in cresta. Il vento, inoltre, può abbassare in pochissimo tempo la temperatura percepita (il cosiddetto fattore wind chill) ed è particolarmente stancante.

E infine lei, la nebbia: oltre a toglierci la possibilità di ammirare i panorami, può essere molto pericolosa quando ci impedisce di vedere correttamente la segnaletica, soprattutto in zone montane e boscose, dove non c’è un sentiero evidente quanto potrebbe essere una strada. In questi casi è importante avere con sé GPS, mappa e bussola, in caso il cellulare non prenda e avvisare sempre qualcuno di dove saremo. 

Equipaggiamento: cosa fa davvero la differenza

Camminare fuori stagione ha i suoi vantaggi: per esempio evitare le folle e, su Cammini più gettonati, di trovare più facilmente un tetto sopra la testa in zone in cui l’offerta di ospitalità non è ancora adeguata alla domanda. In questi casi, servirà compensare con un equipaggiamento adeguato, una miglior preparazione, un po’ di attenzione in più e, sicuramente, una dose extra di forza di volontà. Anche perché, se siamo in inverno, lo zaino sarà probabilmente più pesante – e le giornate più corte –, mentre d’estate ci toccherà svegliarci più presto per evitare le ore più calde.

Ma come vestirsi? In generale, a strati, ed evitando il cotone. Infatti questo materiale, quando è bagnato, tende con il freddo a dissipare tutto il calore del corpo: meglio preferire un primo strato in lana – sì, anche d’estate! – o di fibre sintetiche, che permettano una buona termoregolazione, a cui aggiungere uno strato che permetta un miglior isolamento dal freddo e poi uno strato impermeabile e a prova di vento.

In caso di freddo intenso, uno strato termico, sia per la parte superiore del corpo che per quella inferiore, può aiutare. E se piove molto, avere con sé dei pantaloni impermeabili (abbastanza leggeri), può salvare in parte gambe e piedi da acqua e fango. Attraverso pantaloni e calze, infatti, anche scarpe waterproof in Goretex possono riempirsi d’acqua, che, una volta entrata, uscirà molto lentamente e che contribuirà alla formazione delle vesciche.

Le calze sono sempre qualcosa che merita un investimento, tanto quanto le scarpe: calze in lana merino, morbide e rinforzate possono evitare o ridurre le vesciche, quasi garantite quando il piede è bagnato. I guanti, soprattutto quando usi i bastoncini, salveranno le tue mani dal freddo, così come un cappello e una protezione per il collo eviteranno ulteriori dispersioni di calore. Poche cose serviranno quanto il coprizaino, fondamentale per tenere all’asciutto tutto quello che c’è dentro – dall’elettronica, alla credenziale e ai documenti in carta, ai vestiti di ricambio.

Un vero alleato del camminatore è il poncho. Spesso sottovalutato perché considerato scomodo, oggi ne esistono modelli evoluti, con maniche, cerniere e lo spazio dedicato allo zaino, che lo rendono estremamente funzionale. Sono circa 300 grammi di peso che non mi hanno mai fatto pentire di averli portati.

Tuttavia, il poncho non è una soluzione universale. Sebbene sia perfetto per la maggior parte dei cammini, mostra i suoi limiti sui terreni tecnici: in discesa, la mantellina può ostacolare la visuale sui piedi, rendendo il passo meno sicuro. L’alternativa più agile (ma anche più costosa) è il guscio, ideale per chi cerca precisione nei movimenti.

Infine, non rinuncerei alle borse impermeabili, leggerissime e ottime per ottimizzare lo spazio e mantenere asciutto ciò che c’è nello zaino. E infine, menzione d’onore per il power bank, che pesa nello zaino, ma è sempre utile per la nostra sicurezza, perché il freddo porta le batterie a scaricarsi molto più velocemente.

Decidere se partire (e quando tornare indietro)

Partire o non partire, questo è il dilemma. Saper decidere se partire – o scegliere di tornare indietro in caso le condizioni siano al di là dello sfidante – è forse una delle competenze più importanti per chi cammina, che non sono però certo innate. Possiamo sempre allenarle, e confrontarci con i consigli di chi è più esperto di noi, anche se solo noi sapremo se siamo pronti o meno, grazie a una preparazione meticolosa e allo scrupoloso controllo delle condizioni, anche più volte al giorno, soprattutto nelle stagioni più dure.

Il meteo non è solo una variabile da controllare prima di uscire, ma un elemento dinamico che va osservato e interpretato lungo tutto il percorso. Se le condizioni peggiorano, se il vento aumenta, la visibilità cala o il terreno diventa insidioso, fermarsi non è mai un fallimento o una rinuncia, bensì una scelta consapevole.

Accanto al controllo delle previsioni, è sempre consigliabile avere un piano B. Non significa necessariamente rinunciare, ma prevedere un’alternativa più sicura o più breve: una tappa ridotta, un percorso a quota più bassa, oppure una variante che resti più vicina a centri abitati o punti di appoggio. In caso di peggioramento improvviso, sapere già dove deviare o fermarsi può fare la differenza tra una giornata gestibile e una situazione complicata. Pianificare un’alternativa, in fondo, è parte integrante della preparazione.

Conoscere i propri limiti, valutare in modo realistico esperienza e attrezzatura, e saper rinunciare sono parte integrante dell’esperienza del cammino. Perché un itinerario si può sempre riprendere un altro giorno, mentre la sicurezza non è mai negoziabile, ed è l’altra faccia della medaglia insieme all’avventura. Non esagerare mai con l’improvvisazione e impara a fidarti, anche, del tuo istinto.

Articolo di
Alessandra Lanza

Giornalista, fotografa, creator e project manager: racconto cose, cammino molto, porto i miei genitori a fare cose che senza di me non farebbero e non bevo. Nel tempo che rimane continuo a camminare!

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