Quasi 100 chilometri, quattro giorni di cammino e un’immersione totale nel silenzio delle Foreste Casentinesi. Marcello ha scelto di percorrere il Sentiero delle Foreste Sacre in solitaria, partendo da Marradi e attraversando faggete ed eremi fino a raggiungere il Santuario della Verna. Un cammino impegnativo, con dislivello non indifferente, ma anche con moltissimi momenti vissuti nel silenzio più totale. Nel suo diario Marcello racconta le quattro tappe, i luoghi attraversati, la fatica, il maltempo e soprattutto quel senso di pace che, giorno dopo giorno, ha trovato camminando dentro la foresta.
Introduzione
Ciao. Da novello appassionato di trekking, a maggio 2026 ho percorso in solitaria la Via degli Dei in 5 giorni: bella esperienza e grandi emozioni.
Preso dalla voglia di ripartire subito, ho organizzato per settembre un veloce trekking di 4 giorni (avevo solamente questi 4 giorni) lungo le mie amate Foreste Casentinesi, che conosco abbastanza bene e che sono state terreno di allenamento per la preparazione della Bologna-Firenze.
Il Sentiero delle Foreste Sacre è un cammino che taglia longitudinalmente il Parco delle Foreste Casentinesi da nord a sud e copre le 3 province di Forlì-Cesena, Firenze e Arezzo, toccando il Monte Falterona e il Monte Falco, che si ergono fino a 1600 metri; parte ufficialmente dal Lago di Ponte, nel comune di Tredozio, e giunge a destinazione al Santuario di Chiusi della Verna.
Il Lago di Ponte è difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici, così ho deciso di partire da Marradi, servita da un comodo trenino che parte da Faenza. Tutto il trekking si sovrappone alle tappe dell’Alta Via dei Parchi e del Cammino di Dante e percorre sentieri CAI piuttosto battuti; inoltre, ci sono diversi punti obbligati segnati dagli eremi e dalle chiese (per questo “Foreste Sacre”).
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Tappa 01: da Marradi a San Benedetto in Alpe
28 km, +1500 m
Da Marradi, che fa parte del Mugello, sceso dal treno con il mio zaino da 7 kg, parto lasciando subito l’abitato e, dopo circa 10 km, raggiungo il sacro Eremo di Gamogna, fondato nell’XI secolo da San Pier Damiani e ristrutturato una trentina di anni fa da Don Antonio; attualmente sono presenti le monache, che vendono anche le confetture di loro produzione. Qui è possibile anche rifornirsi di acqua. Questa è stata anche zona di battaglie e sangue nel ’44: qui, infatti, passava la Linea Gotica.
Camminando sempre lungo il percorso della tappa 18 dell’Alta Via dei Parchi, dopo una salita di 3 km piuttosto impegnativa, che costeggia una collina in parte franata a causa dell’alluvione del 2023 e poi ricostruita, si raggiunge l’Eremo di Trebbana, fondato anch’esso nell’XI secolo, sempre da San Pier Damiani, e ristrutturato da Don Antonio Samorì.
Le Foreste Casentinesi non sono ancora iniziate, ma appena si scende dal Monte del Cerro (880 m s.l.m.) ci si tuffa letteralmente nella faggeta del parco che, percorrendo i sentieri CAI 553 e 557, porta definitivamente al Lago di Ponte. Qui è presente il Rifugio Casa Ponte, attualmente chiuso per inagibilità causata dal terremoto del 2023. Presso il lago sono presenti dei punti di sosta e dei barbecue.
Ufficialmente inizia il Sentiero delle Foreste Sacre: da ora si sentiranno l’odore della foresta, il suo impressionante silenzio e la pace che permea il corpo di chi la percorre. Dopo due anni trascorsi a percorrere queste foreste, da quando mi sono avvicinato a questa attività, posso dire di sentirmi a casa. Camminare qui in solitaria è qualcosa di indescrivibile e si può sentire di far parte di questa natura.
Dopo la sosta, a 18 km dalla partenza, si sale a 1000 m verso il Colle del Tramazzo, dove nasce l’omonimo fiume che, 10 km più a valle, si unirà al torrente Acerreta, dando vita al torrente Marzeno, che dà il nome al paese dove ho vissuto con i miei genitori fino ai 20 anni.
Sempre avvolto dai faggi, molti dei quali secolari, si scende verso San Benedetto in Alpe, verso il Rifugio Ca’ di Bovi, a 3 km dall’abitato. A San Benedetto è presente un’antica abbazia benedettina risalente all’anno 1000; siamo ancora in Emilia-Romagna, ma l’influenza fiorentina si sente molto: il confine è a pochi chilometri.
Oggi ho incontrato 2 asini, una mucca e un vitello, ma camminatori nemmeno l’ombra…
Tappa 02: da San Benedetto in Alpe a Prati della Burraia
29 km, +1990 m
Partenza alle 8 di mattina dal rifugio: oggi mi aspetta una tappa molto impegnativa, lunga e con molto dislivello. Appena tornato a San Benedetto in Alpe, si parte subito salendo di quota (da 500 m a 1000 m), sempre immerso nella foresta di faggi che, per quanto ti avvolge, diventa scura, quasi buia. Ancora silenzio quasi assoluto, se non per il mio respiro e per i bramiti dei cervi in lontananza.
Dopo aver avuto uno spiacevole incontro con un maremmano da pastore, che evidentemente mi reputava un intruso, finalmente incrocio il sentiero 00, che mi accompagnerà per tutta la tappa di oggi e per quella di domani e diventerà un caro compagno di viaggio.
Si arriva al Passo del Muraglione, rinomata meta per i motociclisti, presenti in buon numero anche di mercoledì, i quali mi guardano un po’ strano, forse chiedendosi dove avessi lasciato la mia moto…

È il momento della sosta per il pranzo, preparatomi dai gentilissimi proprietari del Rifugio Ca’ di Bovi. Proseguendo, si sale dai 1100 m di altitudine fino a quasi 1600 m in nemmeno 4 km di cammino, lungo il dorso del Pian delle Fontanelle, con una salita che spezza le gambe e il fiato. Il respiro è definitivamente perso quando si cammina sul lato esposto della montagna e sembra quasi di toccare le cime dei Monti Falco e Falterona, vette indiscusse del parco.
Finalmente un po’ di discesa fino a Piancancelli e, proseguendo, ai Fangacci; qui mi dirigo, salendo ancora un po’, verso i Prati della Burraia, dove troverò alloggio per questa notte. Sarei tentato di voltare a destra per salire sul Monte Falco, distante un paio di km, ma sento tutti i metri fatti in salita e non me la sento proprio; sarà per un’altra volta, tanto qui e nella vicina Campigna ci vengo una volta ogni due mesi.
Termino la giornata arrivando allo Chalet della Burraia, immerso anche lui nella foresta.
Anche oggi mi è rimasto impresso l’estremo silenzio: sentieri battuti, sì, ma deserti. La solitudine mi avvolge come le foreste e mi faccio cullare da entrambe; ogni volta che faccio una breve pausa, anche di pochi istanti, nel cammino, respiro profondamente e riesco ad assimilare, oltre all’aria pulita e fresca, anche il puro silenzio. Nessun camminatore incontrato nemmeno oggi.
Tappa 03: da Prati della Burraia a Rifugio Ca’ Santicchio
28 km, +1200 m
Oggi tappa “leggera” da programma. Il meteo prevede una pioggia intensa a partire dalle 15, ma io dovrei riuscire ad arrivare al rifugio poco prima.
Parto dallo Chalet, con acqua e cibo, e sono già sul percorso del sentiero 00, a 1400 metri di quota. Sono nel cuore del Parco delle Foreste Casentinesi; oltrepasso il Passo della Calla e lì trovo le nuvole e il vento teso, che mi accompagnano finché rimango sopra i 1300 m, costringendomi a indossare il guscio antivento e antipioggia, perché le nuvole… bagnano… Sembra di essere in una favola; attraversare la faggeta in semioscurità e avvolto dalle nuvole mi lascia senza fiato. Il percorso è quasi in piano e piacevolissimo.
Abbandono un attimo il mio amico 00 per scendere al sacro Eremo di Camaldoli (altra tappa obbligata delle Foreste Sacre), dove è presente anche il Monastero risalente all’XI secolo; mi fermo a comprare le caramelle allo zenzero che producono proprio qui all’eremo, richiestemi prima di partire.
Si riparte e ritorno in quota, a 1300/1400 m, dove ritrovo ancora vento e nuvole, che mi costringono a mettere e togliere continuamente l’abbigliamento protettivo.
Abbandono lo 00, perdo quota e arrivo all’abitato di Badia Prataglia, crocevia di diversi cammini importanti, dove ho in programma di pranzare.
Mi sistemo nella piazzetta principale, dove è ricavato un grande gazebo in legno, con diversi tavoli e panchine per gli incontri conviviali; rimango frastornato dalla confusione: sotto la struttura sono presenti ben 5-6 persone che parlano e nella strada adiacente transitano 10 auto. Non sono più abituato alla presenza di altre persone e mi manca il silenzio della foresta. Poco male, mangio e riparto subito, percorrendo 500 metri di asfalto, poi salendo verso il Poggio Aguzzo, a oltre 1100 m di quota.
In lontananza, alle mie spalle, sento il rumore dei tuoni, che mi avverte che si stanno avvicinando le 15… In realtà il temporale mi sembra piuttosto in anticipo: mancano ancora 5 km al rifugio, dovrei farcela.
Sto percorrendo il Cammino di Assisi / Via di San Francesco; il termine della mia tappa di oggi si trova nelle vicinanze del paese di Rimbocchi. Siamo al confine sud del parco e anche la vegetazione me lo sta indicando: non ci sono più solo gli alti faggi a farmi compagnia.
Giungo alla deviazione verso il rifugio; già da 10 minuti sta piovendo piano piano, poi sempre più forte. Sono le 14.20, il temporale è in anticipo e mi raggiunge. Inizia a piovere veramente forte: mancano 500/600 metri al rifugio, diluvia, lampi e tuoni… Inizio a correre sul sentiero in discesa, che è già diventato un rio… Nulla, sono già completamente zuppo…
Tappa 04: dal Rifugio Ca’ Santicchio al Santuario di Chiusi della Verna
12 km, +750 m
Ultima tappa, volutamente più breve per poter salire sul pullman delle 10.27 che parte da Chiusi della Verna e che mi porterà alla stazione ferroviaria di Bibbiena.
Quindi, partenza alle 07.00; il tempo è sereno già dalla sera precedente, l’aria è frizzante. Poco più di 2 ore per arrivare al santuario e poi, con calma, scendere in paese: dovrei farcela. I ritmi si fanno più serrati, la vacanza sta per terminare e l’organizzazione mi porta piano piano a tornare ai ritmi frenetici cittadini, anche se sono ancora sperduto nelle foreste.
Mi diverto ancora un po’ salendo per Poggio Montopoli a 1000 m, partendo da Rimbocchi (500 m), sentendo nuovamente i muscoli delle gambe in tensione. Ancora silenzio attorno a me, ma la vegetazione è mutata, a mio malincuore. Come lo 00 che ho lasciato, così anche la mia amata faggeta delle Casentinesi sembra lentamente scomparire… Poi… appena salgo di quota di altri 100 metri… riecco i “miei” faggi, antichi, maestosi e silenziosi… Sembrano tornati per salutarmi un’ultima volta prima della fine di questo meraviglioso viaggio; mi emozionano, la luce si abbassa improvvisamente… Rimango senza fiato (e non per la salita, ormai sono in piano): ci sono rocce enormi, staccatesi in tempi antichi dalla montagna, ricoperte di folto muschio. Poi un varco di luce lungo il sentiero… alzo lo sguardo e, su, in alto, a oltre 100 metri sopra di me, si erge il santuario, la mia meta.
Il sentiero termina, ci sono numerosi cartelli che indicano l’inizio o il transito di altri cammini. Imbocco il ciottolato creato dall’uomo, che mi conduce in alto verso il santuario.
Un luogo che lascia senza fiato anche me, che sono ateo: l’imponenza di una struttura creata sulla roccia del Monte Penna, a oltre 1100 m, nel luogo dove Francesco avrebbe ricevuto le stimmate.
Da lì ho una visuale a oltre 180 gradi sulle vallate e i monti, che sono tagliati a metà da diverse formazioni nuvolose… un panorama mozzafiato.
Dopo una breve visita, ritrovo il mio amico 00, che mi accoglie e mi conduce a Chiusi della Verna, dove concludo il viaggio tornando a casa con i mezzi pubblici.

Conclusione – cosa mi ha portato questo viaggio?
La fantastica solitudine e il piacevole silenzio: uno stacco completo dalla caotica e frenetica vita di tutti i giorni. Nonostante lo conoscessi già, il Parco delle Foreste Casentinesi mi ha stupito a ogni passo che ho percorso.
Ho percorso poco meno di 100 km, con circa 5500 m di dislivello positivo in 3 giorni e mezzo. Questo non è un semplice cammino, ma un vero e proprio trekking per persone allenate. Il percorso si può dividere ulteriormente; c’è da considerare che non è come la Via degli Dei o il Cammino dei Borghi Silenti. Qui i paesini, per fortuna, non sono attrezzati per un volume di camminatori simile a quello dei cammini più gettonati, quindi possono accogliere pochi trekker per volta. Infatti, non esistono credenziali o timbri da apporre; i punti acqua ci sono, ma bisogna saperli trovare. Io sono partito con solo un litro e mezzo di acqua e con temperature che hanno sfiorato i 25 gradi a 1000 metri, ma in parte conoscevo e avevo mappato i punti acqua a me necessari.



