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Diari
By Lucia Bruno
30/03/2026

Cammin facendo lungo la Via Ellenica: il diario di Lucia

Sono felice, e questo è proprio il momento ideale per accorgersene.

Questo non è solo il racconto di un cammino, ma di un tempo scelto per ascoltarsi davvero. In questo nuovo diario, Lucia Bruno, aka Camminfacendo, ci accompagna lungo la Via Ellenica, uno degli itinerari del Cammino Materano che attraversano la Puglia. Tra uliveti, gravine, pioggia e silenzi che lasciano il segno, il suo racconto restituisce tutta la verità del viaggio a piedi in inverno. Un diario intimo ma concreto, capace di portarti dentro ogni tappa e di farti venire voglia di partire, zaino in spalla, verso il Sud d’Italia.

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Introduzione

La mia partenza è programmata per mercoledì 14 gennaio. In realtà ho scelto di fare questo cammino neanche un mese prima, proprio perché in quel periodo stavo lavorando come una matta e non vedevo l’ora di prendermi del tempo per me. Così ho voluto fissare tutto a calendario, come se, non scrivendolo da qualche parte, questo sogno potesse volare via.

Sinceramente non avevo mai sentito parlare della Via Ellenica. Forse avevo visto il Cammino Materano a qualche fiera, ma niente di più. Volevo fare un percorso più lungo di sei giorni, durata del mio ultimo cammino da sola, proprio per sfidarmi ancora una volta, ma senza scegliere qualcosa di troppo difficile da percorrere in inverno. Anche la piattaforma di Cammini d’Italia in effetti mi è stata utile per trovarlo.

Dopo aver visto i luoghi che la Via Ellenica attraversa e la bellezza dei paesaggi, la mia scelta non poteva che ricadere qui. E mai scelta fu più giusta.

Il mio viaggio in realtà parte dal giorno 0, quando ho deciso di attraversare tutta la penisola, dalla Liguria a Bari, con bus e treni: 14 ore di un lento viaggiare. È stata un po’ lunga, certo, ma me la sono davvero goduta. Ammetto di essermi un po’ impuntata su questo, ma sono dell’idea che, se i giorni per farlo ce li avevo e non mi correva dietro nessuno, perché prendere l’aereo? Ho fatto un favore all’ambiente e mi sono goduta la vista dal finestrino.

La partenza dalla Liguria

Giorno 1

La Via Ellenica però non parte da Bari, bensì da Alberobello, perciò ho fatto ancora un piccolo tratto in autobus per raggiungere questa meraviglia patrimonio dell’UNESCO.

Non c’ero mai stata e metterci piede per la prima volta partendo per un cammino è stato davvero emozionante. In un periodo in cui non c’è folla, solo qualche turista straniero, è il momento ideale per girare liberamente nel centro storico.

Alberobello, nel mese di Gennaio

La prima tappa sulla carta risulta semplice: 18 chilometri con pochissimo dislivello, molto lineare. Ideale come primo giorno di cammino, non troppo traumatico visto il giorno precedente trascorso quasi tutto da seduta.

Parto quindi in direzione Martina Franca, seguendo il segnavia verde e giallo che mi accompagnerà per tutti gli otto giorni di cammino. Attraverso le campagne poco fuori Alberobello, tra uliveti e campi coltivati, con i muretti a secco, anche questi patrimonio dell’umanità, che incorniciano tutto come grandi quadri.

Questa tappa la prendo davvero con calma. Mi fermo anche a fare uno sketch sul mio nuovo quaderno, fedele compagno di praticamente tutte le mie avventure. Sono felice, e questo è proprio il momento ideale per accorgersene.

Poco dopo mi fermo a mangiare il mio paninetto Pasqualino, ricetta tipica di Alberobello che ho preso alla partenza in un alimentari locale. Ma Martina Franca mi aspetta: prendersela con calma va bene, però è pur sempre inverno e non voglio rischiare di camminare con il buio.

Arrivo nel bellissimo centro storico di questa città bianca. I vicoli sono un labirinto, ma riesco comunque a trovare velocemente il mio B&B, vicino alla Basilica di San Martino, patrono della città.

Mi riposo un attimo perché ho due appuntamenti: uno al punto informazioni per ritirare la mia credenziale. Non ero riuscita a farmela spedire in tempo e con il comitato dei volontari del cammino siamo riusciti a metterci d’accordo per il ritiro qui, dove finalmente posso apporre il primo timbro.

Il secondo appuntamento è al cinema teatro Verdi, dove danno l’ultimo film di Checco Zalone, Buen Camino. Erano settimane che programmavo di andarci, ma tra impegni e precedenze avevo sempre rimandato. Alla fine il destino ha deciso che lo vedessi proprio durante il mio viaggio. Incredibile.

Dopo lo spettacolo non è tardissimo ma neanche prestissimo, e domani mi aspetta una delle tappe più lunghe, quindi piccolo giretto e poi dritta in branda.

Giorno 2

Ho capito da questo secondo giorno che, camminando a gennaio, non è assolutamente necessario svegliarsi a un’ora indecente per partire. Alle 6 è ancora buio, fa decisamente freddo e le temperature diventano molto più tranquille verso mezzogiorno. Si può iniziare la giornata con molta più calma… ottimo.

Oggi mi aspettano quasi 28 chilometri tra Martina Franca e Crispiano, entrando in provincia di Taranto. In questa tappa e nella prossima le masserie pugliesi saranno tra le protagoniste più importanti del paesaggio.

Masserie pugliesi e muretti a secco come cornici

Camminando da sola in questo periodo, la possibilità di incontrare altri pellegrini si prospetta praticamente nulla, ma lo avevo messo in conto. Nelle tappe lunghe però arriva spesso l’overthinking. Col tempo ho capito come gestirlo: o inizio a cantare oppure ascolto musica. E così è stato anche oggi.

Gli stati d’animo sono un po’ altalenanti. C’è sempre lo stupore per i paesaggi, questo cammino è davvero molto vario dal punto di vista naturale, ma anche tante riflessioni. Ho capito che funziono così: tanti pensieri che nella vita quotidiana non trovano spazio, in cammino riescono finalmente a uscire.

All’inizio l’approccio è sempre un po’ confuso, ma poi capisco che bisogna lasciarli scorrere e guardarli da un punto di vista diverso. Si arriva alla fine del cammino senza troppe risposte, ma con le domande più chiare. E già questo è tanto.

La giornata però mi regala anche un incontro magico: quello con le zie Rosa e Pina della Masseria Querciulo, punto tappa condiviso con la Rotta dei Due Mari. Mi accolgono a braccia aperte con una merenda fatta di caciocavallo, taralli e una torta deliziosa. Una fetta me la impacchettano anche per la sera.

Lucia con le Zie Rosa e Pina, alla Masseria Querciulo

Poco dopo il paesaggio cambia completamente entrando nel bosco delle Pianelle, una riserva naturale che sembra uscita da una fiaba.

Gli ultimi chilometri verso Crispiano si fanno sentire. Le gambe capiscono che siamo quasi arrivati e iniziano a fare più fatica.

Arrivata in città corro a lavare due o tre cose e poi a far timbrare la credenziale prima che chiuda la biblioteca. Poi mi concedo un pasticciotto in totale relax e finalmente riposo.

Giorno 3

La terza tappa torna a essere di difficoltà medio-bassa: 18 chilometri verso Massafra, all’inizio della terra delle Gravine.

Inizio a scoprire questi primi insediamenti rupestri tra i canyon scavati dall’acqua, dove tra le rocce si possono trovare ancora tanti fossili.

Ma una parte di questo tratto mi meraviglia ancora di più: la Masseria Amastuola, del 1400. Gli ulivi centenari dalle forme sinuose e maestose e i suoi vigneti mi fanno percorrere questa strada bianca quasi in silenzio, rimasta a bocca aperta per lo stupore.

Verso Massafra, gli ulivi pugliesi

Terre coltivate a perdita d’occhio e, in lontananza, il golfo di Taranto. Si può quasi sentire il profumo del mare d’inverno.

Arrivo a Massafra verso mezzogiorno. Qui incontro Mino, referente di tappa, che mi dà qualche consiglio su dove andare a mangiare la sera. Il pomeriggio scorre tranquillo: giro per il centro storico, disegno e poi, quando arriva la pioggia, mi rilasso leggendo.

La sera ceno all’Osteria La Botte, che consiglio davvero per la quantità di cose buone che ho mangiato. Talmente tante che me ne faccio impacchettare una parte per il pranzo del giorno dopo. Non si spreca nulla, neanche in cammino.

Giorno 4

Oggi parto con la paura di prendermi la pioggia… e in effetti è successo, ma per fortuna solo nell’ultima ora di cammino. Mi aspettano 23 chilometri fino a Mottola, con circa 500 metri di dislivello.

Purtroppo, in un piccolo tratto poco fuori Massafra, ancora facilmente raggiungibile in macchina, tra bellissimi uliveti secolari si trovano delle zone a bordo strada piene di rifiuti che, per buona parte di questa tappa, devo dire la verità, mi hanno rattristato parecchio. Credo che ad oggi, soprattutto nel 2026, sia davvero incredibile che ci sia ancora qualcuno che preferisca, per chissà quale strano motivo, lasciare in natura tali schifezze.

Puoi essere ignorante sulla pericolosità di una cosa del genere, può magari non fregartene niente dell’ambiente e della salute perché forse non vedi gli effetti immediati delle tue scelte insensate, ma se volessimo proprio soprassedere su questa stupidità, mi sembra banale dire che lasciare tutti questi rifiuti è anche e solo semplicemente brutto da vedere.

In un paesaggio così bello, come ti può venire voglia di lasciare una traccia così brutta della tua esistenza? Incredibile.

Dopo questo piccolo sfogo arrivo fradicia a Mottola. Vado alla ricerca del timbro ed essendo domenica mi viene voglia di andare a messa. Rimango colpita dalla grande partecipazione della comunità alla funzione.

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Giorno 5

Da metà cammino in poi il meteo promette giorni molto variabili e grigi, ma era una possibilità che avevo messo in conto.

Oggi piove quasi tutto il giorno, ma la tappa è semplice: circa 17 chilometri. A metà strada c’è Palagianello, perfetto per fermarsi a pranzo al caldo.

Lungo il percorso incontro la chiesa rupestre di Sant’Angelo e poco più avanti quella di San Nicola, ancora affrescata. Uno spettacolo.

Arrivo a Castellaneta affacciata sulla sua splendida gravina. Qui mi accolgono Francesco e Maria all’ostello Japp’ca Japp’ca. Anche loro fanno parte del Comitato di tappa e lavorano davvero sodo per promuovere questa terra e far vivere le peculiarità di questi luoghi, con l’Associazione delle Gravine di Francesco.

Parliamo a lungo di cammini ed esperienze. Dopo tanti giorni in solitaria è una condivisione davvero preziosa. Inoltre mi hanno fornito tutte le informazioni sulla tappa appena percorsa e su quella che avrei percorso il giorno dopo, soprattutto il punto esatto dove effettivamente avrei incontrato dei cani liberi, cosa sempre utile da sapere prima perché ti prepara un po’, senza farti spaventare in modo eccessivo.

Giorno 6

Parto presto perché il tempo dovrebbe reggere. Oggi sono 25 chilometri fino a Laterza. Passo dal forno di zia Pina per prendere una focaccia barese consigliata da Maria e mi incammino. Il tratto lungo la gravina di Laterza è uno dei paesaggi più belli che abbia mai visto in Italia. Un canyon immenso.

La Gravina di Laterza

Qui, lo ammetto, mi manca qualcuno con cui condividere questa bellezza. Non perché non sia felice, ma certe emozioni sembrano quasi troppo grandi per tenerle solo per sé.

Detto questo, mi sono comunque fermata una mezz’oretta in più per contemplare, mangiare e disegnare. Laterza è un altro borgo pugliese davvero molto bello, un pochino più intimo rispetto a quelli attraversati fino ad ora, anche se i palazzi bianchi lucenti e i vicoli a labirinto sono una costante in tutti.

Arrivata qua, ho giusto il tempo di andare a far timbrare la credenziale in centro e tornare in appartamento che ricomincia a piovere. Lavo due cose e mi riposo… domani ci sarà temporale tutto il giorno.

Giorno 7

Mi sveglio, piove, come aveva detto il meteo. Anzi, in altre zone del sud c’è l’allerta, ma qua no ed essendo questa settima tappa abbastanza facile e corta, decido comunque di camminare sotto la pioggia. Tra Laterza e Ginosa ci sono solo 16 chilometri e ho voglia di camminare. Parto e subito sono tentata di cedere a un’offerta di passaggio da una signora davvero gentile, ma sono sicura delle mie scelte e vado dritta per la mia strada.

Alla fine vado davvero spedita per questo tragitto, sarà stata la pioggia, sarà stato il freddo e tutte le scarpe bagnate, ma in circa tre ore e mezza arrivo alla bellissima Ginosa. Davanti mi si prospetta la cittadina circondata da pareti scavate in lungo e in largo da case-grotta e chiese rupestri: un gioiello.

Qua mi accoglie Leonardo, volontario e referente di tappa, un super appassionato di cammini che ama ancora di più la sua terra. Mi accoglie e mi consiglia dove andare a mangiare a pranzo e a cena, dove alla sera mi raggiunge per timbrare la credenziale. Ha piovuto tutto il giorno, ma domani, che è l’ultima tappa, il tempo dovrebbe tenere.

Giorno 8

Ultima tappa: 27 km e 530 metri di dislivello verso Matera, patrimonio UNESCO, la più famosa per la sua gravina costellata da grotte, chiese e abitazioni rupestri. Parto prima oggi perché nel pomeriggio a Matera ho il primo autobus che inizierà piano piano a farmi avvicinare al nord.

La campagna fuori Ginosa

Matera è anche tappa finale del Cammino Materano – La Via Peuceta!

Questa è una tappa con molto asfalto, ma comunque immersa in paesaggi naturali infiniti. Anzi, in alcuni tratti in cui passo, in piena campagna, è inevitabile immergersi quasi completamente nel fango dopo tutta l’acqua venuta nei giorni scorsi.

Il tempo scorre velocissimo e le mie gambe stanno al passo. Da un lato un po’ mi dispiace, ma dall’altro ho quelle domande adesso più chiare che vorrebbero delle risposte tornando a casa.

Sono alla soglia della città, le gambe vanno da sole. Vedo i ragazzi e le ragazze uscire da scuola: è come se tutto d’un tratto ritornassi alla realtà. Attraverso la periferia per arrivare fino allo spettacolare centro storico di Matera. Mi fermo e in velocità faccio un ultimo sketch di quello che vedo, dell’attimo che sto vivendo. Non voglio far scappare questo momento, questa emozione.

Voglio arrivare alla Cattedrale, non troppo distante dal punto in cui devo andare a fare l’ultimo timbro e ritirare il testimonium.

L’arrivo a Matera

Ho finito il mio cammino. Ho conquistato la Via Ellenica e l’ho fatto tutto da sola. Questo ultimo giorno ho ascoltato per caso questa canzone, “Acida e imbattibile” di Gio Evan. Sarà stato davvero un caso? Non saprei, ma la consiglio a tutte le donne che hanno bisogno di credere un pochino di più in se stesse.

Hai paura di partire in cammino da sola? La nostra Sara ci ha scritto un articolo sulla sua esperienza!

A presto,
Lucia

Articolo di
Lucia Bruno

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